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lunedì 11 marzo 2013

Morire, dormire, forse sognare

Amo i giochi di parole
Leggo l'oroscopo
Non credo nel caso
E le risposte importanti le trovo dormendo




martedì 27 novembre 2012

L'amore ai tempi di Android


































Sta tutto chiuso lì.
In un miracolo di tecnica e concetto.
Un centinaio di grammi fragili e complessi.
Un amore odio costante e morboso.
Un bisogno. Inventato.
Lo dimentico.
Spesso.
Eppure la sera, quando vado a letto, diventa scrigno di pensieri inespressi, desideri percepiti e non formulati, diventa il nesso tra i sogni fatti anche prima di dormire e la vita vera, a forma di vita.
Una scatola porta svolte, con un tasto.
È tutto lì, nel messaggio che vorrei aspettare di leggere, nel momento in cui mi sveglio per il suono acuto e che mi accorgo che mi ha balenato il cuore per un'info della Tim.
È tutto lì, nel gesto e nel luogo, nel tenerlo acceso la notte, accanto al letto, sul comodino o anche proprio in mano, stretto come si stringe un sogno.
È il "potrebbe" che ti inchioda.
Il salva in bozze, la maledizione.
L'attesa di un indefinito e preciso qualcosa che cambierebbe tutto.
Potrei scriverti io.
Vorrei mi scrivessi tu.
Dovrei spegnere e dormire.
Ti penso sempre.
Me lo dimentico spesso.

Cazzo la batteria.




mercoledì 7 novembre 2012

L'ultima notte al mondo

Ogni tanto mi capita di pensare ad amene assurdità:
cosa farei se fossi una rockstar, se vincessi l'enalotto, se potessi leggere nel pensiero, se i Maya avessero ragione...
Se i Maya avessero ragione.
Se il mondo finisse sul serio, se ci credessi davvero, penso non cambierebbe niente.
Penso che mi piacerebbe lo stesso imparare a fare le curve precise su illustrator, mi piacerebbe lo stesso finire i progetti complessi che ho in corso, mi piacerebbe lo stesso guardare le tele bianche intatte e immaginare cosa ci dipingerò quando avrò imparato a dipingere, e poi, fondamentalmente, la cosa che ci terrei più a fare sarebbe correre da te, rallentando prima di girare l'angolo, ti arriverei di fronte e tu penseresti che non ha senso che sia lì, che nemmeno ci pensavi e nel mentre ti stupisci della mia presenza ti darei il bacio che ti volevo dare l'ultima volta. Dalla prima volta.

"Sei la fine del mondo."

domenica 12 agosto 2012

Psicopatici si nasce.

Ho la febbre.
Sono le quattro.
Faccio un incubo.
Mi sveglio madida di sudore, con la gola che pareva avessi usato un boa dell' Amazzonia al posto della sciarpa.
Bevo dell'acqua quasi col contagocce.
Addio sonno.
Muoio di caldo.
Scendo in giardino e sembro una matta.
In pigiama, con la sciarpa e il computer nel giardino buio.
Alle cinque si sveglia mio babbo che mi riconosce dopo aver pensato che fossi un ladro.
Prendiamo il caffè insieme e mi chiede che mi è successo.
Ho sognato che frullavo una tetta col minipimer a una tipa.
Ah, figurati, io ho sognato che rinchiudevo la nonna e la zia in una prigione segreta che avevo costruito in cantina... i sogni son desideri no? com'è che faceva?

Ed è in questi momenti di psicopatia, illuminati dalla luce metallica dell'alba, che sento viva l'identità familiare.

lunedì 30 luglio 2012

D'ispirazione

Tangibile.
Tra il sonno, il sogno, il vino e le lenzuola.
C'è la tua mano lungo la mia schiena nuda.
Il tuo respiro soffia e reinfiamma il mio desiderio sottocenere.
Io sono qui.
Tu, tu pure.
C'è ancora la tua mano.
Sul mio collo
sul mio viso
delicata e
violenta.
Come sempre.
Io mi divincolo
e la punta delle tue dita dipinge su di me
linee dure
e morbide
e profonde
di dolcissimo strazio.
Ti voglio e tu
mi tieni ad una spanna di distanza.
Il tempo sei tu a batterlo
o così mi piace che pensi.
C'è la tua mano stretta alla mia
i palmi attaccati
incollati
le dita
intrecciate
annodate
Ti sento scorrere dentro
e ancora
le mie mani
le tue mani
e rimani
vorrei dirti
rimani.

C'è la tua mano sulla mia schiena nuda.
Tra le lenzuola, il vino, il sogno e il sonno.
Tangibile.




sabato 30 giugno 2012

Coincidenze


“Cos’è l’amore?”
Tesoro mio che domandona.
Beh, hai presente il quadro che c’è nell’ingresso, proprio appena entri, di fronte al portone?
Sì, quel quadro con lo sfondo intenso che sfuma dal verde acqua al viola fino al rosso con un cerchietto ritagliato in fondo a destra?
Ecco quel quadro l’ho dipinto io, lo sai no?

Era una sera, una caldissima sera d’estate, molto più caldo di ora ed io ero a casa mia a riflettere sul mondo, sui rapporti umani, sui casini che combinavo e che dovevo in qualche modo risolvere…  ed intanto dipingevo quello che doveva essere il cielo visto da una finestra.
D’improvviso mi chiama un’amica, un’amica un po’ scema e mi dice “mettiti un vestito e i tacchi tu-sai-quali  che stasera mi servi in forma”
Io mi lamento per una decina di minuti ed in un quarto d’ora sono già fuori di casa.
Andiamo in uno di quei locali così esclusivi da essere quasi sconosciuti.
Balliamo fino a tarda notte e quando saliamo sul taxi per tornare a casa la mia amica dice al conducente di portarci alla stazione.
Io mi metto a ridere, sai come fanno le ragazze dopo qualche flute di troppo…
Quindi finiamo alla stazione con due biglietti del treno per Parigi.
Così, perché suonava bene e partiva tra venti minuti.
Saliamo, ci sediamo e cominciamo a farci un milione di autoscatti assurdi sfruttando tutto il repertorio di espressioni.
Qualche ora dopo il treno si ferma e per un guasto non bene identificato, una voce robotica si scusa per il disagio e ci fanno scendere.
Noi, rinsavite appena, cominciamo a chiederci se non è il caso di tornare a casa.
Mentre ci avvertono che non sarà possibile proseguire il viaggio col treno che ci aveva portato fin lì e che avremo dovuto attendere la corsa successiva, noi andiamo al box per farci cambiare biglietto per battere ritirata.
La mia amica si mette in fila, io vado a prendere un paio di caffè e mentre sono al banco sento una voce che conosco.
Pago, infilo in tasca i dieci centesimi di resto,
“fa che il trucco abbia retto, che non somigli a Curtney Love del giorno dopo” penso e mi volto con nonchalance.

“E tu che ci fai qui?”
“Lunga storia… sono con un’amica”
“E dove vai?”
“Sto tornando a casa…”

Siamo finite a girare il nord Europa con dei metallari…
Io sono tornata a casa un mese dopo con un anello al dito, una promessa al cuore e dieci centesimi in tasca che se guardi sono il buco preciso nel quadro.

Per me l’amore è questo.
E’ uno sfondo intenso, pieno di sfumature, su cui succedono le cose.
Ma non c’è una risposta jolly che vale per tutti, sicuramente se lo chiedi al nonno, sarà una di quelle canzoni fatte di grida indistinte e assoli di mezz’ora che mi faceva ascoltare dal suo ipod perché capissi il suo sentimento per me…

Ma tu lo sai cos’è un ipod?

lunedì 25 giugno 2012

Oltremare

Siamo in quella spiaggia.
Quella dove andavi sempre.
Quella con l'acqua cristallina, con la sabbia fine.

Ho un vestito leggero di pizzo avorio.
I capelli sciolti sulle spalle, mossi dal vento.

Solo tu ed io.

Nemmeno una parola.

Solo io e te.

Le mie labbra sulle tue.

Le tue dita a seguire le linee del mio corpo.
Il viso.
Il collo.
Le spalle.
Lo scalino tra il seno ed il costato.
I fianchi.
Il solco del bacino.

Ancora un bacio.
Un altro.
Un altro ancora.

Sei perfetto.

Attento alla sabbia.

venerdì 16 marzo 2012

Sei così bello.

Ci sono io.
Nel nostro letto.
Ho chiuso gli occhi solo un istante brevissimo ma devo essermi addormentata.
Al solito.
Mi sveglio e tu stai suonando. Piano. Dolce.
Ti amo.
Mi alzo e cammino lenta verso di te.
Ti arrivo alle spalle.
Ti bacio il collo e tu vorresti abbracciarmi ma poso la mia mano sulla tua:
"Ti prego, continua."
Sorridi.
Sorridi con quel sorriso che ogni volta mi spalanca il cuore.
Sei così bello.
Mi sdraio sul nostro divano e ti guardo.
Ti ascolto.
Tieni la testa bassa e mi guardi di rimando.
Sei così bello, penso ancora.
Passo una mano tra i capelli e tu sorridi ed annuisci.
Sì, la frangia, lo so, me la sono tagliata stamattina, da sola, perché volevo sentirmi diversa in un modo che conoscevo già, per sentirmi bella, per sentirti dire che sono bella.
Suoni ancora.
Amo questi momenti. Solo nostri. Tuoi. Miei.
Quando vieni assorbito completamente da ciò che fai e godi, perché si vede che soffri, che patisci ma godi nel premere ogni singolo tasto.
Si vede e si sente.
Eccome se si sente.
Ed io vengo trascinata da questo ciclone di passione del quale sei il, bellissimo, occhio.
Non oppongo certo resistenza.
Mi lascio cadere placida in questo distillato d'emozione.
Ti amo.
Ti ho amato da subito.
Da ancor prima, forse.
Sì da prima.
Da prima che me lo dicessi tu quel giorno inaspettato.
Da prima che te lo dicessi io, mentre dormivi, a casa mia.
Da prima ancora di sapere chi fossi.
Ti amo.
Con tutta me stessa.
Dal più profondo.
Ti amo.
Continui a suonare.
Suoni ancora.
Ancora.
Chiudo gli occhi, solo un istante, un istante brevissimo.

Ci sono io.
Nel mio letto.





era questa.

venerdì 11 novembre 2011

A Crystalware inside me.



Avevo meno di cinque anni.
Era tutto chiarissimo.
Avrei fatto la pittrice ed avrei vissuto in una fattoria nella quale le mucche sarebbero servite solo per il latte, le pecore per il formaggio, le galline per le uova ed i conigli per bellezza.
Volevo le scarpe con gli strap ed i pantaloni con l'elastico e pieni di tasche perché erano più comodi.
Mangiavo quello che mi pareva e speravo che alla mia mini cugina non andasse tutto il suo tenerone perché l'avrei finito volentieri io.
Odiavo l'insalata.
Era tutto chiarissimo.

Il primo dubbio è l'inizio della fine.

Ed è così che a forza di crescere dentro, crescere troppo, a volte mi sento in questo modo:
Un  enorme pachiderma circondato da cristalli emotivi fragilissimi.
La mia PiccolaGud mi guarda sdegnata.
Come biasimarla.
Lei è alta un metro e un tappo, è tutta ossa, ha gli occhi grandi e salta come un grillo senza sfiorare nemmeno un bicchiere.
Mi sgattaiola accanto mentre io sto qui in bilico tra i cristalli, mi supera, mi guarda e mi striglia dicendo: "Quello che non capisco è perché hai indossato quel costume ed hai messo tutti i bicchieri intorno a te se poi dovevi arrivare qui...ne hai già rotto uno, e non si fa! "

Lì per lì volevo dirle "MiniGud, stai nel tuo!"
Poi ho capito.
Sì ho rotto uno, due, cento bicchieri.
Il cristallo non si reincolla.
Ma il costume...beh prendo un respiro.
Abbasso la zip.
MiniGud sorride...

lunedì 24 ottobre 2011

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

A volte penso che non avrei dovuto lasciare tutto questo spazio alla mia fantasia.
Da quando ho cominciato a pensare e disegnare, la mia immaginazione, che già era potente, si è trovata a briglia sciolta in un mondo pieno zeppo di stimoli e appigli.
Così l'insegnante di greco è una fattucchiera illuminata dalla luce giallastra del calderone bollente.
La mia gatta la reincarnazione di Jane Austin.
Le mie amiche delle fate abitanti di un paese magico.
E le persone in autobus...oh, le persone in autobus sono le mie preferite.
Tutto per dire che sognare non è un atto involontario svolto durante il mio sonno (che comunque occupa la gran parte delle mie giornate zZzZz)
Ma è piuttosto l'inscindibile paio di lenti rosa attraverso il quale vedo e filtro tutto, da desta.




giovedì 24 febbraio 2011

Appuntamento col Destino

"Stesso posto e stessa ora?"

"Certamente."

Ma che vuol dire "certamente"?
Razza di sgrammaticato, è uno stramaledetto avverbio che così solo non vuol dire assolutamente niente.
Vago ed incerto...
Falso ed abile.
Al solito.

"Allora a  più tardi."

Insistere è inutile.
Sarà pure tanto potente ma in fin dei conti...

Parlare con lui, anche solo per telefono, mi da una strana sensazione.
Mi fa sentire dentro il vuoto e l'universo intero insieme.
La voce mi esplode dal mezzo del petto e la gola si stringe in un colpo.

All'inizio era tutto più teso.
Ogni singola parola era calibratissima.
Ed un po', lo temevo.

Adesso...
Adesso sono successe tante di quelle cose, che è diventato un gioco a carte scoperte.
Alla pari.
Quasi.

Lui.
Conosco il suo compito.
So quale sia il suo ruolo.
Mi rendo conto che certe cose le faccia perché deve, non perché vuole.
Però conosco anche lui.
Bene come nessuna mai.
E so che in fin dei conti, farmi girare, un po', gli piace.
Annoda i miei fili col sorriso sghembo sulle labbra.
Ed ogni disastro è la sua firma.
La sua presenza, a suo modo, nella mia vita.
Non lo approvo.
Non avrà mai il mio plauso.
Ma lo capisco.

E mi tiene così.
Sospesa.
Sul filo del rasoio.
Sull'orlo del crollo.
Ed in cuor suo, se ne ha uno, spera che io smetta di farlo.
Spera che smetta di insistere.
Spera che smetta di dirgli che, in fin dei conti, è lui che sceglie.

E' per questo che fa di tutto per abbattere le mie convinzioni.
E' per questo, che mi invita in questa danza di illusioni effimere ed esiti reali.
Contorti.
Orribili.

E per un po' ha funzionato.
Per un po' gli ho creduto.

Poi ho imparato.
Ho visto.
Ho compreso quale fosse il mio potere su di lui.
Ed è lì che ho smesso di temerlo.
Ed'è da lì che mi ha voluta come non mai.

Ed eccolo che arriva.
Con passo lento e cadenzato.
Sempre più vicino.

"Ti ho fatta attendere a lungo?"

"No..."

"Mi ami ancora?"

"Certamente."

lunedì 21 febbraio 2011

Ecco cosa accade a non ricevere il bacio della buonanotte...


























C'ero io, intenta a mettere in salvo tutti i passanti per la piazzetta davanti casa.
Non casa mia questa.
Quella in campagna, nel paesino.
Quella con la facciata gialla e la fontana incassata nel muro.
Insomma io stavo lì al cancello e facevo entrare persone che poi si radunavano in giardino ed in casa.
Poi arrivi tu, con qualche amico di quelli simpatici, resi seri dall'imminente pericolo.
E mi chiedi se è casa mia, se potete entrare ed io annuisco doppiamente.
Poi mi prendi da parte perché sai che siamo noi a dover fare qualcosa.
E in quel momento, il pericolo, il male, si presenta di fronte a noi, sotto forma di una bellissima e terrificante lince.
Io tremo, impallidisco, sudo freddo tutto in un istante.
Tu lo stesso ma mi afferri la mano e mi dici che dobbiamo camminare, dobbiamo farla uscire.
E così facciamo, e scappiamo nel viale del bosco ed il pericolo sembra già lontano.
Finché non rispunta scattante da una siepe.
Ci voltiamo lenti e acceleriamo il passo, ma lei è più veloce.
Mi volto e la vedo saltarmi addosso.
Cado a terra e la bellissima bestia passa il muso sul mio collo nudo.
Tu ti fermi, impietrito.
Intanto questo felino indugia a sbranarmi, gioca coi miei capelli...
Ed io ti dico che ti voglio bene, che te ne ho voluto da subito, da prima di conoscerti meglio.
E tu mi dici che non vuoi ascoltarmi, che non è il momento per certi discorsi.
Allora rimango scornata in punto di morte, pensando a come scacciare la bestiola.
E vedo una donna, scostante, antipatica, atta a sciacquare dei piatti in quel che ha tutta l'aria di essere un lavandino in granito da campeggio.
Mi ha vista e continua a sciacquare.
Non muove un passo, non piega ciglio.
Tu con un umido stratagemma distrai l'animale.
Ed io lo indirizzo verso la donna.
Ce ne andiamo.
Mi batte forte il cuore.
Anche a te.

Poi mi sveglio.
E capisco.

sabato 5 febbraio 2011

Sciupafiabe.

Non voglio fare un discorso a discapito della categoria, però ora basta...
A me la vita piace, tantissimo.
La amo proprio.
Ecco ma mi piacciono lo stesso, un casino, anche le favole...
Mi piace leggerle, scriverle, disegnarle e soprattutto, adoro che mi si raccontino...
Mi piacciono tanto da aver reso certi personaggi, parte integrante di me.
E stasera, presa più dallo studio che dal senso fiabesco, mi sono resa conto che uno dei miei personaggi preferiti è una persona che non vorrei mai essere.

Ed è Wendy.

Peter è quel bambino che un giorno ha deciso non sarebbe più cresciuto, ok?
E' il suo perchè. Il suo bene e male. Il suo.
Lo dice dall'inizio. Lei lo sa benissimo.
Eppure, usando la sua abilità di rammendo e l'abitudine a raccontar novelle, una volta svoltata la seconda stella a destra, è tutto un susseguirsi di mezze frasi e punzecchiamenti morali per, di fatto, cambiare la di lui natura.
E lo fa sembrare pure una cosa giusta...
"Oh Peter, ma io devo crescere, mica mi basta che sbaciucchi il ditale, o ti prendi le tue responsabilità oppure io ed i fratelli che mi son portata dietro, torniamo a casa..."
Ed io ho sempre trovato triste questa favola, perché alla fine lei se ne andava e non poteva stare con Peter e l'amore finiva e l'unica ad essere felice era quella stronza di Trilly.
Wendy è proprio odiosa.
Se almeno avesse scelto la maturità losca di Uncino, se si fosse invaghita di lui e fosse diventata la sua depravata compagna, avrei potuto, in cuor mio, salvarla...
Invece no.
Con questo non dico che non si possa cambiare o che P. faccia bene a far come fa (sebbene un po' lo pensi)
Però lui è così. Sincero.
E si merita una che lo ami e lo scelga per com'è.
Che lo aiuti coi bimbi sperduti, che lo segua svolazzando per pattugliare l'isola, che si prenda cura di lui in quanto compagna ma che sappia stargli dietro.
Che è un po' quello che sarebbe giusto succedesse...
Però noi donne, ora non generaliziamo, sicuramente c'è chi così non fa, abbiamo la tendenza alla modifica, al perfezionamento... e le caratteristiche che all'inizio erano il motivo per cui ci siamo avvicinate al Peter della situazione, diventano quel "però" che se non ci fosse, filerebbe tutto liscio.
Rimanere giovani, almeno un po', è molto più complesso che sposarsi un responsabilissimo impiegato di banca.
Wendy.
No, grazie.

martedì 25 gennaio 2011

Dormi con me.

Insomma, sembra che tra facebook e I-google, siano tutti a riarredare mansarde.
Certo non sono immune al fascino della trave a vista, è che ci ho battuto tante di quelle immeritate testate che l'idea di avere un soffitto a 3m di distanza non è che mi dispiaccia poi tanto...
Però poi ho visto questa e...
eh...
e mi ci sono vista tutte quelle sere passate a guardare la luna dalla vasistas, e a scrivere, disegnare, pensare troppo, o semplicemente lì, a coccolare quello tra i gatti che ancora non dorme...
perfetta.

sabato 22 gennaio 2011

Dimmi quand'è che hai vissuto le piccole cose, che fanno grande la tua vita...

Le cose non vanno mai come credi.
Tantomeno come desideri.
E volendo fare statistiche, la legge di Murphy ci ripete, stanca come Cassandra, che non è vero che un qualche accadimento possa avere le stesse probabilità di andar a buon e a cattivo fine...
Non si tratta MAI di un vero 50 e 50.
Se c'è la possibilità che vada male, è quasi certo (dove il quasi è rappresentato da un 1 % proforma) che così andrà.
Sono troppo pigra perché la mia preparazione si trovi spesso al passo con le occasioni che capitano, quindi ho anche imparato che la sorte gira e che è sempre, comunque, importante aver fede nel proprio destino, in noi stessi ed in quella manciata di buon'anime che ci sta vicino vicino.
E così, anche nei momenti di sfiga più colossale, in cui te ne capitano inverosimilmente troppe ed immagini di premere pausa, guardando in camera, e parlare con i fantaspettatori ridenti delle tue disgrazie... ecco anche lì, l'importante è tener presente che "non potrà piovere per sempre" (forse).

Ecco.
Credo a quello che ho scritto, però: Regia! Manipolo di Sceneggiatori della mia vita!
Malgrado tutto, che bisogno c'era di farmi assaporare così a fondo il gusto pieno del Winsor e Newton INK?????






lunedì 3 gennaio 2011

Je t'aime...

Quando ripenso a quel sorriso, che in un certo senso, da quel giorno, mi ha spaccato il cuore,
mi rendo conto che ogni cosa, porta in sé una parte di quel piccolo segreto, chiuso in fondo al desiderio di un "per sempre" impronunciato.

Questa sciocchezza l'ho trovata scritta sul quadernino dove un anno fa, tenevo le note salienti del mio percorso on Photoshop. Quadernino caduto in malora e finito insieme ad appunti di terza liceo, riesumati cercando il foglio coi dati della mia carta di credito...
Stranezze della vita.

Mi ricordo quando la scrissi, ma voglio dedicarla alla mia amata ed odiata consanguinea, che stasera ha preso un treno con la sua dolce metà, per andare a trascorrere il resto della settimana, nella città dove albergano le mie fantasie, e non solo le mie.
Paris.

Quando si segue lo stesso ritmo, quando si sente la stessa musica, quando il respiro è scambievole ed il tempo insieme non basta mai, l'amore è bellissimo.
E' un continuo divenire.
E lo so che cambia, ma la cosa non è poi così spaventosa, perché se l'impianto audio è buono, tutto fila liscio.
E spero che l'entusiasmo che accende l'incontro dei loro sguardi, in loro, non sia affievolito dallo scorrere del tempo, che in fin dei conti è un galantuomo.
Bisogna aver fede. Giorno per giorno.
Buon viaggio cari giovinastri innamorati...







lunedì 20 dicembre 2010

17/09/2008

Lo scrissi che avevo diciassette anni.
Non lo posto perché sia un capolavoro di cui sia solita vantarmi.
Lo posto perchè rileggendo i miei antichi elaborati, provo spesso, profondo imbarazzo. Dato dalla distanza abissale tra la me scrivente e la me leggente
Ecco, rileggendo questo, mi rendo conto che una parte di me non sia affatto cambiata.


se non te lo avessi già detto una volta giuro che adesso verrei da te e ti chiederei di guardare quello che hai, dopo ti fisserei negli occhi nascondendo la mia paura folle
e ti offrirei tutte le sicurezze che non ti ho mai voluto dare per timore che tu mi ferissi…Dio come vorrei che tu leggessi con l’anima,
che capissi che è proprio a te che sono dirette le mie parole…
in realtà il mio cuore punta più in alto, vorrei che mi volessi come io voglio te e
se non l’avesse detto quel coglione di Moccia, ti direi sempre e scriverei ovunque che ho voglia di te e di te solo!
cosa non darei per averti qui, per rendermi conto che non vuoi quella normalità ma me che non capisci mai…
vorrei avere il coraggio e la faccia tosta di tornare da te e dirti che quello che sentivo per te è cresciuto con me,
che io sono la stessa persona ma anche diversa,
che tu sei quello che mi fa venire voglia di amare…
non è una questione d'orgoglio. non mi presento perché non posso destabilizzare il tuo equilibrio, non dinuovo.vorrei però.
e quindi scrivo questo che è come darti un bacio dolce, ad occhi chiusi, mentre dormi;
questo che è tutto il mio amore che filtra su di te al confine tra il sogno e l’illusione.
anche se pare che non mi muova sto correndo da te…