Mi sono concessa un paio di serate vecchio stampo a base di singolari shot, lunghe passeggiate, prati e chiacchiere amene al chiar di una luna enorme ed una, ma bellissima, stella cadente.
Ah, mi sono permessa anche un giorno di mare, così, per ravvivare l'abbronzatura mi ero detta, ed oggi sono qui, bollente e di una nuance gabibbesca sagomata dal costume, che, a quanto pare, mi si è spostato più volte.
Poi stamattina il destino ha deciso di farmi ritrovare la penna multicolore delle principesse in un momento nel quale sarebbe stato preferibile sembrare una persona rispettabile secondo criteri socialmente convenuti... ma stupirsi ancora sarebbe sciocco, no?
Invece una signora alla Coop mi ha offerto la perla di saggezza della giornata.
Stavo entrando e lei era lì fuori a caricare le buste sulla sua bicicletta.
Mi guarda e sorridendo mi chiede se sia sposata, io le rispondo semplicemente di no, ignorando il grappolo di pensieri sbocciatimi in testa, e lei mi fa diversi complimenti e poi mi dice :
"Signorina, prima di dire -sì lo voglio- si faccia mostrare l'estratto conto!"
Tornasse indietro lei lo chiederebbe subito a suo marito, solo che cinquant'anni fa non ci ha pensato.
Perché le donne non finiscono mai di fare, dice la signora, mai mai mai.
Ed io dovrei sposarmi per amore tenendo anche conto dell'estratto conto, dice sorridendo.
Mi regala qualche altro dolce complimento e inforcando la bici scompare seguendo la linea della ciclabile.
Io rimango lì, a dare un'occhiata veloce alla lista cercando di capire cosa ho scritto sotto 'pane' che non è decifrabile ma sarà certamente qualcosa di necessarissimo di cui sentirò sicuramente il bisogno una volta a casa.
E sorrido perché se ti accorgi dei dettagli che la vita ti offre, anche andare a fare la spesa con l'asfalto che ti fonde le suole delle ciabattine è un'esperienza preziosa.
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lunedì 6 agosto 2012
sabato 30 giugno 2012
Coincidenze
“Cos’è l’amore?”
Tesoro mio che domandona.
Beh, hai presente il quadro che c’è nell’ingresso, proprio appena entri, di fronte al portone?
Sì, quel quadro con lo sfondo intenso che sfuma dal verde acqua al viola fino al rosso con un cerchietto ritagliato in fondo a destra?
Ecco quel quadro l’ho dipinto io, lo sai no?
Era una sera, una caldissima sera d’estate, molto più caldo di ora ed io ero a casa mia a riflettere sul mondo, sui rapporti umani, sui casini che combinavo e che dovevo in qualche modo risolvere… ed intanto dipingevo quello che doveva essere il cielo visto da una finestra.
D’improvviso mi chiama un’amica, un’amica un po’ scema e mi dice “mettiti un vestito e i tacchi tu-sai-quali che stasera mi servi in forma”
Io mi lamento per una decina di minuti ed in un quarto d’ora sono già fuori di casa.
Andiamo in uno di quei locali così esclusivi da essere quasi sconosciuti.
Balliamo fino a tarda notte e quando saliamo sul taxi per tornare a casa la mia amica dice al conducente di portarci alla stazione.
Io mi metto a ridere, sai come fanno le ragazze dopo qualche flute di troppo…
Quindi finiamo alla stazione con due biglietti del treno per Parigi.
Così, perché suonava bene e partiva tra venti minuti.
Saliamo, ci sediamo e cominciamo a farci un milione di autoscatti assurdi sfruttando tutto il repertorio di espressioni.
Qualche ora dopo il treno si ferma e per un guasto non bene identificato, una voce robotica si scusa per il disagio e ci fanno scendere.
Noi, rinsavite appena, cominciamo a chiederci se non è il caso di tornare a casa.
Mentre ci avvertono che non sarà possibile proseguire il viaggio col treno che ci aveva portato fin lì e che avremo dovuto attendere la corsa successiva, noi andiamo al box per farci cambiare biglietto per battere ritirata.
La mia amica si mette in fila, io vado a prendere un paio di caffè e mentre sono al banco sento una voce che conosco.
Pago, infilo in tasca i dieci centesimi di resto,
“fa che il trucco abbia retto, che non somigli a Curtney Love del giorno dopo” penso e mi volto con nonchalance.
Tesoro mio che domandona.
Beh, hai presente il quadro che c’è nell’ingresso, proprio appena entri, di fronte al portone?
Sì, quel quadro con lo sfondo intenso che sfuma dal verde acqua al viola fino al rosso con un cerchietto ritagliato in fondo a destra?
Ecco quel quadro l’ho dipinto io, lo sai no?
Era una sera, una caldissima sera d’estate, molto più caldo di ora ed io ero a casa mia a riflettere sul mondo, sui rapporti umani, sui casini che combinavo e che dovevo in qualche modo risolvere… ed intanto dipingevo quello che doveva essere il cielo visto da una finestra.
D’improvviso mi chiama un’amica, un’amica un po’ scema e mi dice “mettiti un vestito e i tacchi tu-sai-quali che stasera mi servi in forma”
Io mi lamento per una decina di minuti ed in un quarto d’ora sono già fuori di casa.
Andiamo in uno di quei locali così esclusivi da essere quasi sconosciuti.
Balliamo fino a tarda notte e quando saliamo sul taxi per tornare a casa la mia amica dice al conducente di portarci alla stazione.
Io mi metto a ridere, sai come fanno le ragazze dopo qualche flute di troppo…
Quindi finiamo alla stazione con due biglietti del treno per Parigi.
Così, perché suonava bene e partiva tra venti minuti.
Saliamo, ci sediamo e cominciamo a farci un milione di autoscatti assurdi sfruttando tutto il repertorio di espressioni.
Qualche ora dopo il treno si ferma e per un guasto non bene identificato, una voce robotica si scusa per il disagio e ci fanno scendere.
Noi, rinsavite appena, cominciamo a chiederci se non è il caso di tornare a casa.
Mentre ci avvertono che non sarà possibile proseguire il viaggio col treno che ci aveva portato fin lì e che avremo dovuto attendere la corsa successiva, noi andiamo al box per farci cambiare biglietto per battere ritirata.
La mia amica si mette in fila, io vado a prendere un paio di caffè e mentre sono al banco sento una voce che conosco.
Pago, infilo in tasca i dieci centesimi di resto,
“fa che il trucco abbia retto, che non somigli a Curtney Love del giorno dopo” penso e mi volto con nonchalance.
“E tu che ci fai qui?”
“Lunga storia… sono con un’amica”
“E dove vai?”
“Sto tornando a casa…”
Siamo finite a girare il nord Europa con dei metallari…
Io sono tornata a casa un mese dopo con un anello al dito, una promessa al cuore e dieci centesimi in tasca che se guardi sono il buco preciso nel quadro.
Per me l’amore è questo.
E’ uno sfondo intenso, pieno di sfumature, su cui succedono le cose.
Ma non c’è una risposta jolly che vale per tutti, sicuramente se lo chiedi al nonno, sarà una di quelle canzoni fatte di grida indistinte e assoli di mezz’ora che mi faceva ascoltare dal suo ipod perché capissi il suo sentimento per me…
Ma tu lo sai cos’è un ipod?
“Lunga storia… sono con un’amica”
“E dove vai?”
“Sto tornando a casa…”
Siamo finite a girare il nord Europa con dei metallari…
Io sono tornata a casa un mese dopo con un anello al dito, una promessa al cuore e dieci centesimi in tasca che se guardi sono il buco preciso nel quadro.
Per me l’amore è questo.
E’ uno sfondo intenso, pieno di sfumature, su cui succedono le cose.
Ma non c’è una risposta jolly che vale per tutti, sicuramente se lo chiedi al nonno, sarà una di quelle canzoni fatte di grida indistinte e assoli di mezz’ora che mi faceva ascoltare dal suo ipod perché capissi il suo sentimento per me…
Ma tu lo sai cos’è un ipod?
lunedì 25 giugno 2012
Oltremare
Siamo in quella spiaggia.
Quella dove andavi sempre.
Quella con l'acqua cristallina, con la sabbia fine.
Ho un vestito leggero di pizzo avorio.
I capelli sciolti sulle spalle, mossi dal vento.
Solo tu ed io.
Nemmeno una parola.
Solo io e te.
Le mie labbra sulle tue.
Le tue dita a seguire le linee del mio corpo.
Il viso.
Il collo.
Le spalle.
Lo scalino tra il seno ed il costato.
I fianchi.
Il solco del bacino.
Ancora un bacio.
Un altro.
Un altro ancora.
Sei perfetto.
Attento alla sabbia.
Quella dove andavi sempre.
Quella con l'acqua cristallina, con la sabbia fine.
Ho un vestito leggero di pizzo avorio.
I capelli sciolti sulle spalle, mossi dal vento.
Solo tu ed io.
Nemmeno una parola.
Solo io e te.
Le mie labbra sulle tue.
Le tue dita a seguire le linee del mio corpo.
Il viso.
Il collo.
Le spalle.
Lo scalino tra il seno ed il costato.
I fianchi.
Il solco del bacino.
Ancora un bacio.
Un altro.
Un altro ancora.
Sei perfetto.
Attento alla sabbia.
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