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giovedì 14 febbraio 2013

L'amore ai tempi del Nespresso

L'amore è come il caffè.

Nero.

Ho letto e sentito la parola "amore" trecento volte oggi.

Da piccola ogni tanto prendevo una parola, la ripetevo dentro di me tante volte (sì mi sono sempre divertita male) e dopo venti, trenta volte che mi risuonava in testa, mi piaceva che questa parola tornasse ad essere soltanto un suono, staccato da ogni significato.

Amaro.

Cambi una lettera ed hai risposta, soluzione e beffa del destino.

Sono ascendente gemelli, quindi ho molti impulsi contrastanti.
Con una mia frenetica logica amo tutto e tutto detesto, uso la scusante dell'ascendente, ma le scusanti non mi piacciono.

Non ho bisogno di dimostrare un qualche genere di superiorità trasudando cinismo.
Non ho pregiudizi verso l'amore romantico, a prima vista, vero, infinito, disney, dei nonni.
Anzi, lo guardo con fascino e malinconia.

È che prima avevo tutto molto più chiaro.
L'amore era il messaggino prima di dormire, la lettera a sanvalentino, tenersi per mano, le sorprese e quei "ti amo" detti perché li senti proprio straboccare.

Ora mi interessa molto meno e molto di più.
Per quanto sia, in fin dei conti, un'amante della tradizione, del corteggiamento, dell'imparità dei sessi in ambito di cortesia e galanteria, mi importa molto di più aver davanti qualcuno che stimo, del quale non mi interessi rimarcare i difetti e che si senta fortunato ad avere me.

Bla Bla Bla vomito arcobaleni.

È che mi sono rotta di vedere storie logorate da litigi nati perché alla fine le persone si detestano e stanno insieme per non stare sole o per paura di mancarsi.

Io per me voglio una storia vera, che dei giorni fa fatica prendere un autobus per vederci e degl'altri invece per un fine settimana non programmato prendi due aerei.
Una storia in cui il senso di coppia sia il rendere felice chi hai vicino.
Una storia che faccia venir voglia di essere migliori.
Una storia di cose in comune e spazi privati.
Una storia senza divieti e che non facesse nascere il bisogno di distrazioni.

L'amore è come il caffè.
Io lo prendo nero
e amaro sì.
Che se è fatto come dio comanda è eccellente.
Appena meno è uno schifo.




domenica 9 dicembre 2012

Ritenta, sarai più fortunata

Il primo ragù che ho fatto è venuto buono.
Il secondo però era dieci volte tanto.
Sbagliando si impara.

Ti è mai capitato di amare qualcuno da piangere?
Cioè che se pensi che stai insieme a questa persona ti senti fortunatissimo e immeritevole perché questa persona è bellissima e ti rende felice, ti fa sentire così speciale che non esiste paragone ed è come il regalo che desideravi ma non avevi il coraggio di chiedere?

Col tempo questa sensazione, per me è cambiata.
È passata da "ti amo da piangere" a "mi viene da piangere perché ti amo" .
Che descrive il momento nel quale non ti capaciti di amare una persona capace di (elenco personalizzato) e dunque di star male per fraintendimenti o dispetti.

Io ho amato una volta sola, e se in certi momenti mi dico che avrei fatto meglio a sbattere contro una trave piuttosto che uscirci insieme o cadere in un burrone prima di dargli un bacio, in fin dei conti non sono tanto pentita.

Provo una certa tenerezza nel rivedermi piccola nei ricordi con B.
Ed anche, col senno di poi, quante cose potevano andare solo come sono andate, nonostante sentissi su di me chissà quali responsabilità.

Tanti drammi interiori li avrei evitati se mi fossi accorta prima che era tutto un 50 e 50, e che come non ho il potere di cambiare una persona, non ho il potere di farlo agire pessimamente contro di me (B era molto persuasivo, ed io, col fatto che mi piaceva da morire ascoltare le cose che mi raccontava sulla matematica, sulla fisica, sulla meccanica, ero portata a prendere tutto in considerazione, anche le cazzate... ma l'ho detto che ero piccola)

Forse era piccolo anche lui e non ci siamo semplicemente capiti.
Non ne so parlare con chiarezza perché tra noi non è mai riuscita a resistere questa chiarezza.

Per anni non ho avuto niente a che fare con l'orgoglio, credevo fermamente che si trattasse di un ostacolo ad un rapporto sereno, ed ho sofferto come un cane.
Poi mi sono sforzata di convincermi che se ad una persona importa di te cerca di capirti e all'idea di farti piangere starebbe male e telefonerebbe e farebbe di tutto pur di chiarire.
E sono rimasta sola
ed ho sofferto come un cane.
Ma meno.

Dico sempre che ho un carattere difficile.
Ed è vero ma fino ad un certo punto.
Ho reazioni molto forti, forti quanto, talvolta, la mia indifferenza.
Pretendo molto da pochissime persone che sono le uniche per le quali mi smuovo.
Del resto non me ne importa molto.
Ci sono delle sciocchezze che ritengo importantissime e tendo a non dirlo.
E quando una persona non lo capisce sto malissimo.
Ma quando lo capisce sono la ragazza più felice al mondo.

B ed io abbiamo sempre litigato molto e questo perché non sono mai riuscita a spiegarmi.
Buffo.
Avrei voluto potergli dire cosa mi faceva rimanere male, senza scatenare la sua arrabbiatura, avrei voluto che i motivi per i quali ci facevamo orribilmente soffrire a vicenda fossero stati argomenti importanti di cui parlare, da risolvere insieme perché ci volevamo bene.
A volte è stato davvero così, ed era così convincente che credevo potesse esserlo sempre.
Ma questo succede solo nelle sitcom.

Poi mettiamoci la sua capacità di rinfacciare ogni cosa dall'alba dei tempi, anche totalmente fuori contesto, la sua attitudine al volgare, la sua capacità di innervosirmi facendo muro, non fare mai squadra con me, alimentare costantemente, negando sempre, la competizione, le mie insicurezze e, fondamentalmente, sentirsi sempre in diritto di dirmi o fare qualunque cosa, senza mai scusarsi, perché, non facendo ingegneria, avevo torto.
(ovviamente scherzo, non è solo per ingegneria)
E poi io che quando sento qualcosa che non torna insisto, la mia gelosia in totale contraddizione al mio egocentrismo, il mio istinto all'abbocco, il peso che do ai gesti, il peso che do alle parole, il peso che do alle scelte e all'essere scelta.

Insomma, presi singolarmente magari siamo anche belle persone, io per lo meno sì.
Ma con lui ho insistito tanto, troppo forse e per cosa? Per vedere un gesto palese, per sentirmi davvero la più importante, certo la sua inacidita bestfriendforever sempre attaccata al culo e la sua ex complessata della quale lui si prendeva sempre così teneramente cura magari hanno influito un po' sul mio selfcontrol ma non per ciò di cui lui era convinto.
Queste due giovani a me non piacevano esteticamente, non mi sono mai sentita in competizione fisica o estetica, quello che non capivo era il suo atteggiamento protettivo, comprensivo, denso di stima e complicità con ragazze di cui non era innamorato, mentre ogni cosa con me è sempre stata una guerra.

Niente, complici gli addobbi di natale e quei terribili discorsi che gli amici comuni si lasciano scappare, mi era presa un po' di nostalgia per un amore che, bello come me lo ricordo, mi sa che l'ho solo immaginato.

Sbagliando si impara.
Ho imparato a fare il ragù, ho preso la mia strada, ho ripreso a fumare e, fondamentalmente ho imparato a farmi i cazzi miei, con tutto l'amore del mondo.
Ritenterò.
Il mio prossimo amore sarà più fortunato.


lunedì 6 agosto 2012

La signora in bicicletta

Mi sono concessa un paio di serate vecchio stampo a base di singolari shot, lunghe passeggiate, prati e chiacchiere amene al chiar di una luna enorme ed una, ma bellissima, stella cadente.
Ah, mi sono permessa anche un giorno di mare, così, per ravvivare l'abbronzatura mi ero detta, ed oggi sono qui, bollente e di una nuance gabibbesca sagomata dal costume, che, a quanto pare, mi si è spostato più volte.
Poi stamattina il destino ha deciso di farmi ritrovare la penna multicolore delle principesse in un momento nel quale sarebbe stato preferibile sembrare una persona rispettabile secondo criteri socialmente convenuti... ma stupirsi ancora sarebbe sciocco, no?

Invece una signora alla Coop mi ha offerto la perla di saggezza della giornata.
Stavo entrando e lei era lì fuori a caricare le buste sulla sua bicicletta.
Mi guarda e sorridendo mi chiede se sia sposata, io le rispondo semplicemente di no, ignorando il grappolo di pensieri sbocciatimi in testa, e lei mi fa diversi complimenti e poi mi dice :
"Signorina, prima di dire -sì lo voglio- si faccia mostrare l'estratto conto!"
Tornasse indietro lei lo chiederebbe subito a suo marito, solo che cinquant'anni fa non ci ha pensato.
Perché le donne non finiscono mai di fare, dice la signora, mai mai mai.
Ed io dovrei sposarmi per amore tenendo anche conto dell'estratto conto, dice sorridendo.
Mi regala qualche altro dolce complimento e inforcando la bici scompare seguendo la linea della ciclabile.
Io rimango lì, a dare un'occhiata veloce alla lista cercando di capire cosa ho scritto sotto 'pane' che non è decifrabile ma sarà certamente qualcosa di necessarissimo di cui sentirò sicuramente il bisogno una volta a casa.
E sorrido perché se ti accorgi dei dettagli che la vita ti offre, anche andare a fare la spesa con l'asfalto che ti fonde le suole delle ciabattine è un'esperienza preziosa.

sabato 30 giugno 2012

Coincidenze


“Cos’è l’amore?”
Tesoro mio che domandona.
Beh, hai presente il quadro che c’è nell’ingresso, proprio appena entri, di fronte al portone?
Sì, quel quadro con lo sfondo intenso che sfuma dal verde acqua al viola fino al rosso con un cerchietto ritagliato in fondo a destra?
Ecco quel quadro l’ho dipinto io, lo sai no?

Era una sera, una caldissima sera d’estate, molto più caldo di ora ed io ero a casa mia a riflettere sul mondo, sui rapporti umani, sui casini che combinavo e che dovevo in qualche modo risolvere…  ed intanto dipingevo quello che doveva essere il cielo visto da una finestra.
D’improvviso mi chiama un’amica, un’amica un po’ scema e mi dice “mettiti un vestito e i tacchi tu-sai-quali  che stasera mi servi in forma”
Io mi lamento per una decina di minuti ed in un quarto d’ora sono già fuori di casa.
Andiamo in uno di quei locali così esclusivi da essere quasi sconosciuti.
Balliamo fino a tarda notte e quando saliamo sul taxi per tornare a casa la mia amica dice al conducente di portarci alla stazione.
Io mi metto a ridere, sai come fanno le ragazze dopo qualche flute di troppo…
Quindi finiamo alla stazione con due biglietti del treno per Parigi.
Così, perché suonava bene e partiva tra venti minuti.
Saliamo, ci sediamo e cominciamo a farci un milione di autoscatti assurdi sfruttando tutto il repertorio di espressioni.
Qualche ora dopo il treno si ferma e per un guasto non bene identificato, una voce robotica si scusa per il disagio e ci fanno scendere.
Noi, rinsavite appena, cominciamo a chiederci se non è il caso di tornare a casa.
Mentre ci avvertono che non sarà possibile proseguire il viaggio col treno che ci aveva portato fin lì e che avremo dovuto attendere la corsa successiva, noi andiamo al box per farci cambiare biglietto per battere ritirata.
La mia amica si mette in fila, io vado a prendere un paio di caffè e mentre sono al banco sento una voce che conosco.
Pago, infilo in tasca i dieci centesimi di resto,
“fa che il trucco abbia retto, che non somigli a Curtney Love del giorno dopo” penso e mi volto con nonchalance.

“E tu che ci fai qui?”
“Lunga storia… sono con un’amica”
“E dove vai?”
“Sto tornando a casa…”

Siamo finite a girare il nord Europa con dei metallari…
Io sono tornata a casa un mese dopo con un anello al dito, una promessa al cuore e dieci centesimi in tasca che se guardi sono il buco preciso nel quadro.

Per me l’amore è questo.
E’ uno sfondo intenso, pieno di sfumature, su cui succedono le cose.
Ma non c’è una risposta jolly che vale per tutti, sicuramente se lo chiedi al nonno, sarà una di quelle canzoni fatte di grida indistinte e assoli di mezz’ora che mi faceva ascoltare dal suo ipod perché capissi il suo sentimento per me…

Ma tu lo sai cos’è un ipod?

sabato 24 marzo 2012

Ti amo.

Non sono sconvolta.
Forse non sono nemmeno stupita.
Sì, ho tremato appena.
Sì, ho abbassato lo sguardo subito dopo avertelo detto.
Ma non c'è stato un momento in cui mi sia accorta che era così.
Non c'è stato perché malgrado tutto, lo sapevo già da quel bacio rubato la prima sera.
E' buffo? Assurdo? Strano?
Forse.
Poco importa, il resto che è venuto poi è stato solo una conferma di quel balenio che mi ha attraversato il cuore la sera in cui m'hai vista e m'hai scelta.
Dopo che avevo scelto te.

mercoledì 14 marzo 2012

Buon Compleanno agl'uomini più importanti della mia vita.

Buon compleanno.
Al mio adorato babbino che mi sta sempre accanto e mi offre sempre le sue braccia forti e le sue spalle larghe.
E al mio adorato nonnino che è sempre qui nei nostri cuori disastrati a tenere unita questa strana famiglia.

lunedì 9 gennaio 2012

Le parole stanno a zero

Potrei scrivere mille parole.
Che formerebbero frasi bellissime.
Con qualche frecciatina e tanta gratitudine.
Ma non importa.
Non importano le cattiverie.
Né le dette, né le fatte.
Non importa l'invidia


E' tutto qui
quello che conta.



lunedì 12 dicembre 2011

A Fuoco Lento

Fuori è buio.
Il bollitore per il tè è sul fuoco.
Accendo le luci in camera, quelle piccoline avvolte intorno alla trave, che fanno tanta atmosfera.
Mi sdraio sul letto e aspetto.

Arrivi tu.
Sai di freddo.
Di freddo e di buono.
Mi baci.
Mi baci ancora.
Mi baci in quel modo semplice.
Poi di più, più lungo.
Da film.
Mi accarezzi il viso.
Poi mi stringi i fianchi.
Ti passo la mano sulla barba appena incolta.
Poi sul collo.
Il tuo giubbotto cade.
Mi sbottoni il golfino. Grigio.
Riconosci il mio profumo. Alla vaniglia.
Mi baci ancora.
Sul collo.
Sul petto.
"Spogliati"
"Spogliami"
Come sei bello- penso.
Mi sei mancata- dici.
E' incredibile.
Come sempre.
E' incredibile.
Come non era ancora stato.

Il fischio del bollitore.
Mi sveglio.

domenica 11 dicembre 2011

A come Amore


Perché in due teste grandi ci stanno più cose...
Più intelligenza, più ricordi, più testi di canzoni Disney...
e più ammmmòre.

sabato 10 dicembre 2011

Adele



Questo è invece è l'unica scansione che feci a settembre... ancora "Someone like you" non era stra pompata in radio e non circolavano orrendi remix...
Fa parte dei disegni copiati a tempo, questo è 6 minuti senza cancellature.
E infatti si vede (:
Ma lo posto perché mi sono imposta di farlo e non potendo scannerizzare i nuovi disegni, sto scandagliando quelli vecchi...
E poi la canzone è bella. Un po' "tristezza a palate" ma comunque bella.
Soprattutto questa versione







sabato 12 novembre 2011

Ataf

Dling.
Siamo in San marco e il 6 ha appena aperto le portiere.
Una signora anziana entra in autobus e si siede di fronte a me.
Io tengo le maniche della felpa imbottita di finta pecora, allungate e strette nelle mani.
Tengo lo sguardo fuori dal finestrino. Insolito, perché di solito osservo i passeggeri e mi immagino storie.
La signora mi guarda.
Dopo qualche secondo la guardo anche io ed abbozzo un sorriso. Uno di quelli gentili, un po' forzati.
La signora ricambia ma scuote la testa.
Poi dice:
"le belle ragazze come te non dovrebbero mica essere così tristi! La vita è breve ragazza mia! Che cos'è quella faccia, è mal d'amore?"
Dling.
Siamo in piazza Oberdan.
Io la guardo bene e  non rispondo.
Lei continua:
" Eeeeeeeeeeh che sarà mai, gli amori vanno e vengono, e tu sei così bella, così giovane...quanti anni hai?"
"Venti" rispondo.
"Venti?" E dopo che lo ha detto ha fatto una breve pausa, ha aggrottato leggermente le sopracciglia e poi se n'è uscita dicendo:
"Beh ragazza mia, dovresti darti una mossa, alla tua età ero già sposata!"
Dling. 
E' la mia fermata.


domenica 12 giugno 2011

A Prima Svista

Aldilà del talento, dell'occhio, dell'abilità che si possa, scusate l'assonanza, possedere,
chiunque sia visivamente sensibile, porta con sé una piccola grande maledizione.
Si innamora.
Di continuo.
Di quell'angolo di strada.
Di come quell'auto rifletta il sole.
Del rosso violaceo delle foglie di quell'albero.
Della terrazzina in fiore che si nota per caso.
Del ragazzo seduto a quel tavolino del bar.
Dello sguardo sereno di quell'anziana signora.
Dell'espressione buffa di quel cane.
Di come tornino le pieghe dell'abito di quella ragazza straniera.
E di queste e di mille altre cose e persone ancora.
Per quanto sembri un jolly, una scusa da tirare in ballo appena un soggetto artisteggiante manchi di attenzione alle responsabilità della vita quotidiana tipo :

"Giuliaaaa perché non funziona il telefono???Hai pagato la bolletta???Ti avevo lasciato i soldi nella biscottiera!!"

"Beh mamma, lo so che la bolletta è importante, ma non puoi veramente essere arrabbiata con me se non ho pagato, perché proprio mentre stavo entrando per adempiere ai miei doveri, beh mi sono innamorata di..."

"Ancora... e per curiosità, i soldi che fine hanno fatto?"

"Ohiohi ma come sei venale...cioè la superficialità fatta mamma..."

Ecco in realtà non lo è.
Non lo è affatto.
Ed il risvolto ancor più grave è che quando questi soggetti si innamorano, quando io mi innamoro, anche nel tempo di un secondo, a volte, un po', è per sempre.

martedì 22 marzo 2011

Ritorno alle origini.

(...) -L'attrice aveva una maschera di coccio.Una donna alta come te, una donna di pietra come te, una donna tenerissima come te. Mandava un dolore muto dalla maschera che teneva sul viso con una mano lunga e un tantino maschile. Non era la tua mano, unico punto che mi distrasse da te reale. La donna cercava il suo amore, lo rincorreva esausta senza correre: fece soltanto sette passi sulla scena e sette giri su sè stessa impiegando un tempo indescrivibile. Per ogni giro lei mostrava quel dolore sempre uguale, un dolore di pietra appunto, immedicabile, che un attore fuori campo accompagnava con uno strumento a fiato: una nenia struggente. Un dolore di coccio illuminato da un riflettore, nel buio. Era il tuo, era il mio dolore che la maschera nascondeva dietro la sua inespressività? Non morire, ti prego. Dipende da te. Non morire per i piedi stanchi o per la pena. Lo so che hai camminato per sette colli, lo so tutto il tempo e gli spazi che hai percorso con l'amore. Li hai riempiti tutti, ma la morte uccide sempre, anche se non sei tu a morire ma il nostro amore. Aspetta, non compiere l'ultimo passo, non accasciarti ai piedi dellultimo colle. Hai percorso tutti i colli dell'amore, perchè morire adesso? Sono carico di pena che nascondo sotto una maschera effimera come la tua, nel suono sempre uguale dell'armonica che chiama giù, giù fino in fondo: fino alla morte dell'amore. Aspetta. Aspetta a morire. Aspetta che io arrivi, che io capisca. Non compiere l'ultimo passo. Anche se pare che io non mi muova sto correndo verso di te. Anch'io ho la maschera, per questo non mi vedi correti incontro. Ecco, vedi, io mi muovo. Quel personaggio dalla maschera d'oro falso, coperto di stoffe vaporose e pesanti si è mosso, si muove verso di te. Fermati. Lo puoi se arresti l'ultimo volteggio.-

Eutanasia di un Amore, Giorgio Saviane, 1978.

martedì 25 gennaio 2011

Dormi con me.

Insomma, sembra che tra facebook e I-google, siano tutti a riarredare mansarde.
Certo non sono immune al fascino della trave a vista, è che ci ho battuto tante di quelle immeritate testate che l'idea di avere un soffitto a 3m di distanza non è che mi dispiaccia poi tanto...
Però poi ho visto questa e...
eh...
e mi ci sono vista tutte quelle sere passate a guardare la luna dalla vasistas, e a scrivere, disegnare, pensare troppo, o semplicemente lì, a coccolare quello tra i gatti che ancora non dorme...
perfetta.

mercoledì 12 gennaio 2011

martedì 11 gennaio 2011

Dubito ergo Sum

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi."
"Ne sei sicuro?"
"Non ho alcun dubbio"
cito mia mamma che cita De Crescenzo. Sempre.



Chi non ha mai googlato una domanda esistenziale?
Oggi pensavo alla mia incrollabile fiducia amorosa.
Che mi fa sentire tanto ingenua quanto forte.
Ma non è il discorso portatore di valori a saldo che ho in mente.
Penso piuttosto a quanto sia semplice sembrare bravi di fronte alle altrui debolezze.
E a quanto siano rare le persone che si possano guardare in faccia senza vergogna o disprezzo. Per eccesso.
Ma non era nemmeno questo.
O meglio, c'entrano, forse, entrambe le cose.
Googlando circa l'amore e soprattutto su come si faccia a comprendere se si ami o meno, sono finita in un forum dal floreale tema, con utenza femminile del 99.9 periodico % .
Uno di quelli dove si possano trovare i pipponi dattiloscritti più lunghi et infruttuosi del web intero.
Insomma lì.
E sotto questo interrogativo, la risposta più gettonata era la seguente:

Dal momento in cui sorgono i dubbi, non sei più innamorato.

mh.
Accantonando per un attimo le mia religione Disneyana e Austeniana, non riesco comunque a non pensare che questa sia una cazzata.
Credo che questa parola, dubbio, nel fragile animo collettivo, sia spaventosa, mostruosa, sintomo di angoscia più efficace della scadenza incombente delle bollette.

-Devo pagare 8267.30 € di utenze perché non sapevo che mia sorella fosse in giappone mentre la chiamavo per dirle che ho dei dubbi.

-Oh mio Dio! ma com'è potuto succedere! Hai dei dubbi???Povera cara, ti compatisco.

Il dubbio è diventato il segno più palese dell'impurità di un pensiero o di un sentimento.
Ecco, per me che credo nell'amore come una dodicenne e che sono stata cresciuta con l'abitudine a tenere il cervello acceso, abitudine dalla quale, talvolta, prendo le distanze,
ho sempre visto il Dubbio come un mezzo, come un punto fondamentale per l'evoluzione mentale.
Il punto interrogativo è stato il primo simbolo che abbia messo in bocca al primo personaggio da me creato.
Farsi domande non è sintomo solo di debolezza o mancata convinzione.
Da una domanda può nascere la riconferma con la stessa probabilità con cui si possa scegliere di cambiare direzione.
Il dubbio è manifestazione del ruolo attivo nella propria vita.
E dubitare di noi stessi, come scriveva Ojetti,e non solo, è il primo segno d'intelligenza.
L'amore che si prova pe un essere vivente, un altro da noi, non credo sarebbe vero se scevro dalla presenza del suddetto dubbio.
Davvero, a volte, siamo così spaventati dal nostro dubitare che rischiamo di perdere o perdiamo ciò che ci sta a cuore.
Il dubbio dovrebbe spronare all'indagine, non affievolire il coraggio.
E per tornare a noi, vorrei dire a tutti questi che pronunciano incisi colmi di falsa saggezza, che vincono facile, giocano comodo, che sono bravi tutti a girare il dito nella piaga e che è di gran lunga più semplice gettare la spugna all'alba del dubbio piuttosto che guardarci dentro e arrivarne al tramonto dopo un po' di vita.
Ecco. Io credo che, per quanto si possa soffrire, per quanto sia profondo un patimento, l'amore valga sempre la pena e valga sempre e per sempre la pena crederci.
Questo è ciò che, anche i classici Disney mi hanno detto, perché in quelle storie non c'è solo lo scintillio dei primi passi di una coppia, c'è un valore vero.
Musica di sottofondo.
La folla, dopo un attimo di silenzio, applaude sconvolta.

A forza di tutto questo rimuginare, una leggera emicrania ha attanagliato la mia nonpiccola testa...

C'est mieux que je vais dormir.
Bonne Nuit.



però, il vero interrogativo che non mi fa chiudere occhio è:

se fossi ancora bionda, al posto delle tempie, a dolermi sarebbero le tette?