- A che pensi?
- A lui...
- E che pensi?
- Di parlarci...
- E dirgli cosa?
- "Prendimi e sbattimi qui, al muro di questa stazione!"
- E ma che volgare sei...
- Dici? Hai ragione...
"Prendimi e sbattimi qui, a questa parete intonacata dell' Accademia della Crusca!"
... meglio?
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martedì 31 luglio 2012
venerdì 6 luglio 2012
Distrazioni
Sto mettendo in ordine, poi mi fermo solo un istante e guardo.
Guardo la trave portante sopra il mio letto.
La sfioro con la mano.
Con la punta delle dita seguo le venature e mi soffermo sui nodi che formano.
Un movimento lento.
Ipnotico.
Respiro.
La mia mano sul tuo viso.
Le mie dita sulle tue labbra.
Lungo il collo.
Piano sulle clavicole sporgenti.
Sul petto.
Lungo l'addome caldo e segnato dai muscoli.
Poi l'incavo del bacino, le vene.
Respiro.
Non importa se bevo acqua gelida o leggo noiosa saggistica perché
c'è il divano.
La scrivania.
La colonna.
Il pavimento del corridoio.
La porta con l'oblò della cucina.
Oddio la cucina.
Il piano di lavoro.
Il lavello.
Il tavolo di legno.
La lavatrice.
La trave più bassa.
La doccia immensa.
L'armadio.
La coiffeuse.
La specchiera.
e il letto.
Già, anche il letto.
Respiro.
Un bip del telefono:
"sai ti pensavo. che stai facendo?"
"metto in ordine."
Guardo la trave portante sopra il mio letto.
La sfioro con la mano.
Con la punta delle dita seguo le venature e mi soffermo sui nodi che formano.
Un movimento lento.
Ipnotico.
Respiro.
La mia mano sul tuo viso.
Le mie dita sulle tue labbra.
Lungo il collo.
Piano sulle clavicole sporgenti.
Sul petto.
Lungo l'addome caldo e segnato dai muscoli.
Poi l'incavo del bacino, le vene.
Respiro.
Non importa se bevo acqua gelida o leggo noiosa saggistica perché
c'è il divano.
La scrivania.
La colonna.
Il pavimento del corridoio.
La porta con l'oblò della cucina.
Oddio la cucina.
Il piano di lavoro.
Il lavello.
Il tavolo di legno.
La lavatrice.
La trave più bassa.
La doccia immensa.
L'armadio.
La coiffeuse.
La specchiera.
e il letto.
Già, anche il letto.
Respiro.
Un bip del telefono:
"sai ti pensavo. che stai facendo?"
"metto in ordine."
domenica 3 giugno 2012
Un caffè corretto al flashback
Oggi camminavo per il centro e pensavo al mio futuro.
Ho immaginato il mio lavoro, un angolo della mia casa, il mio gatto, il mio cane, il mio terrazzo.
Ho immaginato dettagli di dinamiche quotidiane della mia vita nel mondo degli adulti.
Sono inciampata in un san pietrino appena ho buttato l'occhio al futuro partner amoroso.
Ho scampato una signorotta sudata e tedesca per un pelo.
Mi sono ridata un contegno ed ho proseguito in direzione del mio caffè.
Aspettando un caffè shakerato, il mio pensiero si è velocemente ramificato (l'aggettivo mi piace preliminare al sostantivo quindi talvolta incappo in odiose rime baciate) .
Pensavo a come gli uomini possano "percepirmi" e come vorrei essere "percepita" io.
Pensavo alle occasioni sprecate, alla serietà svanita, a quanto abbia desiderato che il mio qualcuno notasse un certo lato di me che non volevo mostrare esplicitamente e a tutte le volte in cui il fatto che qualcun altro lo notasse con naturalezza mi facesse precipitare nello sconforto.
Pensavo alle serate in cui ho preferito un vestito scollato a due parole che mi avrebbero messa a nudo e alle giornate in pigiama nelle quali potevo conquistare il mondo.
Pensavo ai fraintendimenti che hanno rovinato tutto, all'ostinazione per non scendere a patti e ad una remissiva accondiscendenza scaturita da una triste paura.
Pensavo alle notti passate a leggere, alle passioni che mi hanno resa forte e debole insieme.
Pensavo a quante persone abbiano lasciato il segno dentro di me e in quante lo abbia lasciato io.
Pensavo a quando mi hanno annoiata certe parole e quanto incuriosita altre.
Pensavo a quanti mi abbiano parlato come se non capissi e che poi abbiano pagato pegno per aver frainteso i miei colpi di sole.
Pensavo ai lati di me che odio.
Pensavo alla dimensione reale del mio potenziale.
Pensavo che l'atto è il passo che sto compiendo adesso.
Pensavo "e se mi stessi sbagliando?"
Ci hanno messo un giga di pensieri prima di portarmi la coppa margarita col caffè shakerato che avevo ordinato e al solito, sotto il piattino non c'è il senso della vita o la scelta giusta ma solo lo scontrino col conto da pagare.
E hanno pure aumentato i prezzi.
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martedì 13 marzo 2012
A che Pensi?
Questo piccolo autoritratto me lo sono fatto l'altro giorno e sono io riflessa narcisisticamente nel vetro del mcDonald fuori dalla Stazione.
Ero insieme alla Virgi.
No, non ci siamo concesse il solito HappyMeal, giusto un caffeino.
Che poi volevamo prendere da un'altra parte ma c'era troppa gente quindi cosa meglio del Mc per mettere alla prova la nostra ferrea forza di volontà messa a stecchetto nell'ennesima dieta?!?
E brave noi.
Lo posto così, alla cazzo di cane.
Giusto per dire, che a forza di ascoltarmi il remix di Shake Senora, non pensavo a niente per davvero.
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