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venerdì 11 novembre 2011

A Crystalware inside me.



Avevo meno di cinque anni.
Era tutto chiarissimo.
Avrei fatto la pittrice ed avrei vissuto in una fattoria nella quale le mucche sarebbero servite solo per il latte, le pecore per il formaggio, le galline per le uova ed i conigli per bellezza.
Volevo le scarpe con gli strap ed i pantaloni con l'elastico e pieni di tasche perché erano più comodi.
Mangiavo quello che mi pareva e speravo che alla mia mini cugina non andasse tutto il suo tenerone perché l'avrei finito volentieri io.
Odiavo l'insalata.
Era tutto chiarissimo.

Il primo dubbio è l'inizio della fine.

Ed è così che a forza di crescere dentro, crescere troppo, a volte mi sento in questo modo:
Un  enorme pachiderma circondato da cristalli emotivi fragilissimi.
La mia PiccolaGud mi guarda sdegnata.
Come biasimarla.
Lei è alta un metro e un tappo, è tutta ossa, ha gli occhi grandi e salta come un grillo senza sfiorare nemmeno un bicchiere.
Mi sgattaiola accanto mentre io sto qui in bilico tra i cristalli, mi supera, mi guarda e mi striglia dicendo: "Quello che non capisco è perché hai indossato quel costume ed hai messo tutti i bicchieri intorno a te se poi dovevi arrivare qui...ne hai già rotto uno, e non si fa! "

Lì per lì volevo dirle "MiniGud, stai nel tuo!"
Poi ho capito.
Sì ho rotto uno, due, cento bicchieri.
Il cristallo non si reincolla.
Ma il costume...beh prendo un respiro.
Abbasso la zip.
MiniGud sorride...

martedì 23 agosto 2011

La verità è come un pruno.

Io non capisco niente.
In generale.
Non sono una di quelle persone a cui si chiedono chiarimenti o da cui ci si aspetti coerenza o responsabilità.
Sono un essere particolare.
Filantropa e misantropa in egual misura.
E odio questo fottuto vizio  che ho, di grattare la superficie.
Qualunque essa sia.
Che sia la crosticina di una sbucciatura sul ginocchio, la scorza dura di una persona o l'involucro di un'emozione fa lo stesso.
Io devo testarne la consistenza col polpastrello, farci leggermente pressione e cominciare con l'unghia limata dell'indice, a scoprire il punto più nascosto.
In senso lato.

Ed è per questo che non mi basta sentire un impulso, un leggero imbarazzo, un accenno di paura o un tremore del cuore.
Devo, giuro che devo, andare più a fondo, seguire il cordone, fino alla base, alla radice, a quel perché che ha dato origine al brillio dei miei occhi, o allo sbuffo sommesso.

Sono tutta una cicatrice, ricucita dopo mille e mille autopsie un po' maldestre a cui non ho potuto evitare di sottopormi.
Ma mi lascio anche vivere, per qualche secondo, e prendo gl'attimi, i flussi emotivi si adagiano sul presente che prende forma tutto intorno.
Ed è perfetto.
Bellissimo.
Da piangere.
MeStessa però torna sempre, e alla fine è con lei che devo convivere.
Torna e chiede il resoconto, il saldo emotivo, lo scontrino fiscale di quel flusso incontenuto.
Ed io non so che rispondere.
Il cuore mi salta dal petto alla gola, come fossi alla cattedra o di fronte alla corte di francia di qualche secolo fa.
Sbatto la testa.
Apro libri e cartelle.
Ci sono fogli, ci sono foto, ci sono canzoni e ricordi.
E' tutto qui, su questa incasinata scrivania di vita.
Ed è notte fonda, sento le civette ed il caffè si è freddato ed è già da rifare.
Nessuna risposta.
Nessuna pratica da consegnare.
E rimane solo questa faccia, che porta i segni della notte trascorsa.
Che sembra non voler parlar d'altro che di questa benedetta e maledetta notte.
Solo questa faccia rimane ad accogliere il giorno che viene, il sole che sorge lo stesso, incurante dei vasi di Pandora che sono stati aperti a forza.
Già.
Perché qualunque cosa accada, si fa comunque mattina.

Forse allora il bisturi non serve.
Non questa volta.
Proprio questa volta.

E la verità alla fine è come un pruno.
Se non la estrai con le pinzette, dopo poco viene fuori da sé.

giovedì 21 aprile 2011

Ecoline 2010

Ecoline, primo amore...



Autoritratto spigoluto


A proposito di Fish


Politically correct



Bernardo alle Oblate


Nonna (in realtà è più bella)


Obrobrio con clavicole esposte.


Barricadera




Senza parole

giovedì 4 marzo 2010

Citazioni.

" Se permetti, le cose che faccio io sono più impegnative e serie dei tuoi disegnini del cazzo"

ma questo non è amore?

mercoledì 27 gennaio 2010

Verba manent, scripta abundant.

Le parole volano e gli scritti rimangono...
Proverbiale innegabile verità.

Scrivere, scrivere un post-it col titolo di quel film da scaricare, col programma da installare, annotarci il nome della persona che ha telefonato o alla quale telefonare.
Scrivere l'elenco degl'invitati alla festa, la lista della spesa, decaloghi di regole da tenere a mente.
Scrivere un tema per scuola, un'analisi antologica, un racconto, una storia, un romanzo, una saga, un soggetto.
Scrivere sms, mail, status su socialnetwork...
Quantità infinite di dati, che in un modo o nell'altro, sono concreti, tangibili, di inopinabile e reale esistenza. Potendo leggerli, di fatto, esistono.
Eppure ci sono cose, idee, pensieri, forse segreti che non possono lasciare il loro stato di inconfessabili, scritti su pur pregiatissime, carte di allucchettati diari.
E' necessario che prendano vita nel modo più naturale...
Sussurrate piano, al vento, ad un ascoltatore teso, della stessa consistenza dell'animo.