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venerdì 10 maggio 2013

Tensione Tessuto

Facciamo che le persone siano tessuti.
Prima ancora di essere tessuti sono filati.
Prima di essere filati sono un'ammasso confuso di materia.
Ci sei?



Bene quindi questa massa di materia si fa filo e questo filo è un po' tutto.
Sei tu. Tu e tutte le cose che ti succedono e ti sono successe da sempre.
E anche i ricordi, che alla fine sono le stesse cose che ti son capitate ma spostate un po' più avanti, anche più volte. E i pensieri e le paure e le idee, insomma tutto.
Ok?

Sì sì ti seguo

Ottimo, dunque questo filo però all'inizio è solo un filo, è una vita in potenza, è la possibilità infinita di un'esistenza. Un forse intriso d'energia. Un filo impaziente d'essere.
E ti immagini un telaio coi controcazzi allora, una roba super.
Invece è un affare di legno un po' scheggiato con un pedale che si ingrippa e qui e là un pure un po' di ruggine. Ma non importa, il filo è così sul pezzo che come e dove non ha importanza, importa solo cosa, importa solo ora.
Ci sei? Mi segui ancora?

Certo.

Ecco e allora via si comincia, la senti l'emozione?
Trama, ordito.
Il primo dentino.
Trama, ordito.
Il primo regalo.
Trama, ordito.
Il primo giorno di scuola.
Trama, ordito.
Il ginocchio sbucciato.
Trama, ordito.
La prima bicicletta.
Trama, ordito.
Il primo amore.
Trama, ordito.
Un rimpianto.
Trama, ordito.
Il primo pianto.
Trama, ordito.
Litigare con mio padre.
Trama, ordito.
L'incidente.
Trama, ordito.
Cambiare direzione.
E così via.
Continua e se guardi dall'alto vedi proprio il tessuto che prende forma, e cresce, e cambia, e si colora, di una prevedibilità che lì per lì non ti aspetti.

Sì, dove vuoi arrivare?

Ci sono.
Quando ami qualcuno, e stai attento eh, non quando ti innamori, quando ami proprio, che non è il groviglio di farfalle, non confonderti.
Quando ami qualcuno, è proprio un altro filo che si attorciglia da un lato e si tesse un po' per sé e un po' con te, e si infila così, tra le tue trame, nei tuoi orditi, shakespiriano non trovi?
E se riguardi il tuo tessuto vedi una macchia che ramifica.
Ed è bellissima.
Ed è tremenda.

Ahi.

Ahi sì.
Che poi se viene il momento di eliminarla, se non la sopporti più questa variazione su tema, se non la vuoi più vedere, toglierla è un casino. Non è colore. È materia. È sangue nelle vene. Forse sono proprio vene.
E frizza
E graffia
E pesa.
E che fai?
Sfili, con la stessa pazienza che c'è voluta a tessere?
Mi ci vedi?
Tagli, così finché durerà il tuo filo, vedrai che c'è un buco sfrangiato da una parte?
Non è intelligente.

E dunque?

E dunque aspetti fino a quando non ti rendi conto che quello che quello che ti capita, quello che provi, tutto eh, l'odio, la rabbia, la tristezza, questa dannata solitudine non è tuo.
Che l'amore non è tuo, che amare qualcosa, qualcuno, non è un gesto che può appartenerti in nessun modo.
È una situazione in cui ti trovi immerso, che è sempre stata lì, in cui tutti fanno sosta o l'hanno fatta.
E allora ti senti sereno, deresponsabilizzato verso questo vuoto.
Però ti fa un po' freddo.
E allora la coperta.

giovedì 28 marzo 2013

Legami

Nella gabbia delle scale dell'istituto hanno fatto un'installazione.
Consiste in un filo rosso intersecato nella ringhiera, in tensione sul pozzo delle scale.

Entri e l'occhio segue questa traccia fulva che si perde nel grigio della pietra e delle impalcature.

La luce smorta delle scale concilia il sonno, s'intona alla pioggia, dal filo rosso un filo di pensieri.

Il nome dell'installazione è Legami.

Legàmi.
Una ragnatela emotiva.
Un tessuto di intenti.
Conoscenze.
Connessioni.

Alla prima ho letto Légami.
E ho pensato che se il fulcro delle mie emozioni potesse scegliere, tra tutte, una parola sola, una richiesta, sarebbe questa:  légami.

Legami.
Tienimi stretta.
Annodami, stringimi, tienimi vicina, più vicina. dentro.

C'è scritto legàmi dislessica del cazzo.
C'è scritto che mi pare, psicopatica vocina bastarda nel mio cervello.

Tutto questo per dire che gli spunti per andare oltre alla patina nebbiosa di questa finta primavera sono tantissimi se ti lasci accorgere.