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venerdì 26 ottobre 2012
domenica 3 giugno 2012
Un caffè corretto al flashback
Oggi camminavo per il centro e pensavo al mio futuro.
Ho immaginato il mio lavoro, un angolo della mia casa, il mio gatto, il mio cane, il mio terrazzo.
Ho immaginato dettagli di dinamiche quotidiane della mia vita nel mondo degli adulti.
Sono inciampata in un san pietrino appena ho buttato l'occhio al futuro partner amoroso.
Ho scampato una signorotta sudata e tedesca per un pelo.
Mi sono ridata un contegno ed ho proseguito in direzione del mio caffè.
Aspettando un caffè shakerato, il mio pensiero si è velocemente ramificato (l'aggettivo mi piace preliminare al sostantivo quindi talvolta incappo in odiose rime baciate) .
Pensavo a come gli uomini possano "percepirmi" e come vorrei essere "percepita" io.
Pensavo alle occasioni sprecate, alla serietà svanita, a quanto abbia desiderato che il mio qualcuno notasse un certo lato di me che non volevo mostrare esplicitamente e a tutte le volte in cui il fatto che qualcun altro lo notasse con naturalezza mi facesse precipitare nello sconforto.
Pensavo alle serate in cui ho preferito un vestito scollato a due parole che mi avrebbero messa a nudo e alle giornate in pigiama nelle quali potevo conquistare il mondo.
Pensavo ai fraintendimenti che hanno rovinato tutto, all'ostinazione per non scendere a patti e ad una remissiva accondiscendenza scaturita da una triste paura.
Pensavo alle notti passate a leggere, alle passioni che mi hanno resa forte e debole insieme.
Pensavo a quante persone abbiano lasciato il segno dentro di me e in quante lo abbia lasciato io.
Pensavo a quando mi hanno annoiata certe parole e quanto incuriosita altre.
Pensavo a quanti mi abbiano parlato come se non capissi e che poi abbiano pagato pegno per aver frainteso i miei colpi di sole.
Pensavo ai lati di me che odio.
Pensavo alla dimensione reale del mio potenziale.
Pensavo che l'atto è il passo che sto compiendo adesso.
Pensavo "e se mi stessi sbagliando?"
Ci hanno messo un giga di pensieri prima di portarmi la coppa margarita col caffè shakerato che avevo ordinato e al solito, sotto il piattino non c'è il senso della vita o la scelta giusta ma solo lo scontrino col conto da pagare.
E hanno pure aumentato i prezzi.
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lunedì 19 marzo 2012
Ben Tornata GUD
Mia mamma è tornata a casa e mi ha portato due vuoti di quelle che, a occhio, furono bottiglie di limoncello.
Me le ha messe accanto al computer e mi ha detto "ti tiro fuori i colori da vetro, dipingici qualcosa che voglio farci delle lampade!"
Sì mia mamma è assurda, molto più creativa e geniale di me, o comunque molto più fattiva.
Io sono madre di idee lasciate lì, orfane, a marcire nella propria genialità, a scadere nel mondo del latente finché non vengono partorite nuovamente da qualche mente più degna.
Non è sempre vero ma mi piaceva il gusto tragico della frase.
In ogni caso, sono una ragazza strana, alle prese con la continua dicotomia dell'essere umano, e di una pigrizia rasente la vergogna.
Quindi ogni input è gradito.
Anche quello materno.
Dunque ho preso in mano la prima bottiglia e ci ho fatto i tratti salienti di un viso con la pastina a rilievo d'oro, ho tinto gli occhi di nero/blu e poi, con maniacale ossessione ho tracciato le linee morbide dei capelli, alcuni dei quali ho tinto col giallo dorato lucido trasparente.
Il risultato è stato gradevole oltre le mie aspettative.
La seconda bottiglia ho voluto farla in omaggio al mio amore, a Pablito Picasso mio.
Un po' per amore, un po' perché dato quant'era venuta bene la prima, la seconda avrebbe altrettanto fatto cagare, al solito...
Allora ho fatto lei, lei che ho visto live quasi un anno fa, La Donna che Piange.
E mentre la disegnavo, mentre la copiavo, mi sono sentita presa.
Rapita.
Completamente catturata da quest'immagine.
Mi si è stretto il morso allo stomaco.
M'è venuto da piangere.
Mi sono strusciata la mano sugl'occhi e il diluente misto all'azzurro oltremare mi ha fatto lacrimare come una demente.
Però mi sono illuminata.
Ed ho capito diverse cose.
Ad esempio che se io, ultimamente, non sono stata all'altezza delle mie potenzialità non ho perso comunque il mio valore.
Che se ho mostrato il fianco appoggiandomi ad alcuni che credevo amici o potenzialmente tali, non ho sbagliato e se c'è qualcuno che ha compiuto un bell'errore è chi ha finto, chi ha mentito e chi si è girato insieme al vento.
Non si tradisce.
E non me ne frega niente se esiste chi continui a credere altrimenti, io non tradisco.
Posso non essere presente, diventare evanescente, ritirarmi in eremi lontani e solo miei ma non tradisco.
Faccio un sacco di altri errori eh, in compenso.
In ogni caso, se mi odio per un centinaio buono di motivi, questa stronzata colpa della catto-educazione che ho subito da bambina, mi fa guardare il mio riflesso senza ansia.
Senza timore e priva di vergogna.
Gli errori si pagano, tutti.
L'insincerità la sconti sempre.
Ed io che fino ad ora sono stata zitta e remissiva perché credevo che abbassando un po' la testa avrei trovato gente più sincera mi son resa conto che se guardi in basso l'unica razza di teste che vedi è quella più bassa del tuo sguardo stesso.
E quindi che si fotta chi ha riso col mio nome tra le labbra.
Che si fottano stronzi e troie d'ogni provenienza.
Non sarò cattiva, lo prometto, e nemmeno scioccamente perfida, ma mai più perderò occasione di rimettere al proprio posto chi dimostra di non aver capito quale questo posto sia.
Le dighe dell'ego si sono infrante. Scorre impetuoso nuovamente.
In questa personalità imperiale ritrovata, bella e devastante, giuro, con semplicità, godo.
Me le ha messe accanto al computer e mi ha detto "ti tiro fuori i colori da vetro, dipingici qualcosa che voglio farci delle lampade!"
Sì mia mamma è assurda, molto più creativa e geniale di me, o comunque molto più fattiva.
Io sono madre di idee lasciate lì, orfane, a marcire nella propria genialità, a scadere nel mondo del latente finché non vengono partorite nuovamente da qualche mente più degna.
Non è sempre vero ma mi piaceva il gusto tragico della frase.
In ogni caso, sono una ragazza strana, alle prese con la continua dicotomia dell'essere umano, e di una pigrizia rasente la vergogna.
Quindi ogni input è gradito.
Anche quello materno.
Dunque ho preso in mano la prima bottiglia e ci ho fatto i tratti salienti di un viso con la pastina a rilievo d'oro, ho tinto gli occhi di nero/blu e poi, con maniacale ossessione ho tracciato le linee morbide dei capelli, alcuni dei quali ho tinto col giallo dorato lucido trasparente.
Il risultato è stato gradevole oltre le mie aspettative.
La seconda bottiglia ho voluto farla in omaggio al mio amore, a Pablito Picasso mio.
Un po' per amore, un po' perché dato quant'era venuta bene la prima, la seconda avrebbe altrettanto fatto cagare, al solito...
Allora ho fatto lei, lei che ho visto live quasi un anno fa, La Donna che Piange.
E mentre la disegnavo, mentre la copiavo, mi sono sentita presa.
Rapita.
Completamente catturata da quest'immagine.
Mi si è stretto il morso allo stomaco.
M'è venuto da piangere.
Mi sono strusciata la mano sugl'occhi e il diluente misto all'azzurro oltremare mi ha fatto lacrimare come una demente.
Però mi sono illuminata.
Ed ho capito diverse cose.
Ad esempio che se io, ultimamente, non sono stata all'altezza delle mie potenzialità non ho perso comunque il mio valore.
Che se ho mostrato il fianco appoggiandomi ad alcuni che credevo amici o potenzialmente tali, non ho sbagliato e se c'è qualcuno che ha compiuto un bell'errore è chi ha finto, chi ha mentito e chi si è girato insieme al vento.
Non si tradisce.
E non me ne frega niente se esiste chi continui a credere altrimenti, io non tradisco.
Posso non essere presente, diventare evanescente, ritirarmi in eremi lontani e solo miei ma non tradisco.
Faccio un sacco di altri errori eh, in compenso.
In ogni caso, se mi odio per un centinaio buono di motivi, questa stronzata colpa della catto-educazione che ho subito da bambina, mi fa guardare il mio riflesso senza ansia.
Senza timore e priva di vergogna.
Gli errori si pagano, tutti.
L'insincerità la sconti sempre.
Ed io che fino ad ora sono stata zitta e remissiva perché credevo che abbassando un po' la testa avrei trovato gente più sincera mi son resa conto che se guardi in basso l'unica razza di teste che vedi è quella più bassa del tuo sguardo stesso.
E quindi che si fotta chi ha riso col mio nome tra le labbra.
Che si fottano stronzi e troie d'ogni provenienza.
Non sarò cattiva, lo prometto, e nemmeno scioccamente perfida, ma mai più perderò occasione di rimettere al proprio posto chi dimostra di non aver capito quale questo posto sia.
Le dighe dell'ego si sono infrante. Scorre impetuoso nuovamente.
In questa personalità imperiale ritrovata, bella e devastante, giuro, con semplicità, godo.
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