giovedì 30 dicembre 2010

The Other Boleyn Girl


Bello.
Se non penso alle imprecisioni storiche.
Poi Natalie è bellissima.
Ma anche Scarlett lo è.
E questo film, come altri, è origine di profondo dibattito interiore.
Anne o Mary? E non esteticamente.


Non a caso, il mio nuovo tatuaggio sarà la parola che, per eccellenza, mi rappresenta.

Oxumoròn.

In greco. Ma si capisce bene lo stesso.
Il perché, è altrettanto evidente: per non scordarmi chi sono e non spaventarmi nei momenti di analitica ed assoluta autoconsapevolezza.
Perché talvolta, nel rendermi conto della mia consona capacità di desiderare d'essere una tal persona ed il suo chiaro opposto, provo una certa perplessità avvolta da una velata confusione.
Certo, poi mi dico " è normale, io sono fatta così" e tutto rientra negli schemi, forse.

E' che non posso esimermi da questa costante ed onnipresente domanda che mi assilla ed è intersecata nella trama di tutta la mia vita intera.
Immanente.
Onnipresente.
E poi c'è quel buon senso che mi porto dietro da sempre e che, malgrado i miei sforzi negazionisti, non riesco ad estirpare.

E dunque.
Per quanto sia affascinata da relazioni libertine, ambigue, segrete e belle come solo le bugie tra amanti siano, quello che voglio per me è diverso. Lontanto da tutto ciò.
Mi scopro a desiderare la banalità di un salotto e un film, di un té dopo cena, della coperta lanosa scozzese.
Una cosa da ultrasessantenni in pratica.
E mi piace e mi fa senso insieme, ovviamente.
Però mi rendo anche conto che non basta volere una cosa, deve andare bene, deve tornare, anche il modo in cui questa cosa ti giunga.
Già, è una fissazione questa del "modo" per me, ma è un altro discorso...
Tornando alla confusione soprastante, se il modo non è quello giusto, allora passo, aspetto il prossimo giro. Sì.
Perché in questo adorabile quadretto, c'è un elemento che non deve e non può mancare:
la serenità.
Quell'armonia con la vita che senti trovandoti nel giusto posto, al giusto momento, con la giusta persona di fronte.
Ecco.
Il punto ultimo è che se la serenità di qualcuno si trovasse aldilà del momento e del posto in cui mi trovi io, sebbene egoisticamente non sia portata ad una placida accettazione bensì ad uno sclero alla maga magò, non posso proprio fare nient'altro che aprire la porta di casa e dare il biglietto per la libertà a tal qualcuno.
Già.

Pensandoci bene, in fin dei conti ho mentito, so chi sarei tra le Boleyn.

lunedì 20 dicembre 2010

17/09/2008

Lo scrissi che avevo diciassette anni.
Non lo posto perché sia un capolavoro di cui sia solita vantarmi.
Lo posto perchè rileggendo i miei antichi elaborati, provo spesso, profondo imbarazzo. Dato dalla distanza abissale tra la me scrivente e la me leggente
Ecco, rileggendo questo, mi rendo conto che una parte di me non sia affatto cambiata.


se non te lo avessi già detto una volta giuro che adesso verrei da te e ti chiederei di guardare quello che hai, dopo ti fisserei negli occhi nascondendo la mia paura folle
e ti offrirei tutte le sicurezze che non ti ho mai voluto dare per timore che tu mi ferissi…Dio come vorrei che tu leggessi con l’anima,
che capissi che è proprio a te che sono dirette le mie parole…
in realtà il mio cuore punta più in alto, vorrei che mi volessi come io voglio te e
se non l’avesse detto quel coglione di Moccia, ti direi sempre e scriverei ovunque che ho voglia di te e di te solo!
cosa non darei per averti qui, per rendermi conto che non vuoi quella normalità ma me che non capisci mai…
vorrei avere il coraggio e la faccia tosta di tornare da te e dirti che quello che sentivo per te è cresciuto con me,
che io sono la stessa persona ma anche diversa,
che tu sei quello che mi fa venire voglia di amare…
non è una questione d'orgoglio. non mi presento perché non posso destabilizzare il tuo equilibrio, non dinuovo.vorrei però.
e quindi scrivo questo che è come darti un bacio dolce, ad occhi chiusi, mentre dormi;
questo che è tutto il mio amore che filtra su di te al confine tra il sogno e l’illusione.
anche se pare che non mi muova sto correndo da te…

martedì 14 dicembre 2010

Idee malsane

Gli ideali.
Tzè.
Mica avevi vent'anni negl'anni 80 del settecento...
e nemmeno a fine anni 60 del secolo appena trascorso.
Nessuna rivoluzione per te.
Nessuna che conti. Che lasci il segno.
Soltanto satira triste ed infruttuosa.

E rivendichi il valore del tuo cervello, chiedendoti a che servano altrimenti, le cose che sai e la cultura che scegli ritagliando francobolli di sapere dalla tua personale raccolta di menti meritevoli..
e la risposta, malgrado le tue, giovanili e vane speranze, è lineare e chiusa.
Al tuo piccolo mondo.
Al tuo piccolo, forse, lavoro.
Alla tua piccola, allargata, famiglia.
Nella tua piccola, non condonata casa.
Non spaventarti adesso, non guardarmi con quegl'occhi lì, niente lucciconi o scatti d'ira.
Le idee cambiano il mondo solo quando il mondo è pronto a farsi cambiare.
Tu e quelli come te, non siete nemmeno più mosche bianche.
Il punto è che non importa cosa siate o meno.
Non fa differenza alcuna.
Ma non devi rassegnarti, devi solo capire. Accettare.
E le bandiere avrebbero più valore usate come toppe del tendone Orfei.
Ammutolite per scelta.
Non vogliono più dire niente.
Non piangere, non arrabbiarti.
Forse, qualche possibilità pulita per te ed i tuoi compagni c'è... sì... forse.
Spes ultima dea, no? Non dicevano così i tuoi amici antichi?
E poi sei carina, il fisico c'è, il viso...sì magari le labbra appena più turgide e poi l'altra maglietta, sì quella scollata, nera.
Perfetta.
Ancora ti lamenti? Ma che dici! L'università? La laurea?
Cara adesso non ti occorre più.
Un futuro sicuro? i risparmi al sicuro? meritocrazia? legalità? giustizia?
Bella bimba ma per chi m'hai preso? per Babbo Natale? Io non posso darti proprio un bel niente più di ciò che già hai! Sono solo la Realtà dei fatti.
Avanti sii una qualunquista qualunque, non ti avvelenare il fegato.
In fin dei conti hai delle così belle tette.
Certo che non sei mai contenta eh...

- Capo, andava bene così? Ero Realistica? Come? solo al 48%? La rifaccio allora...-

lunedì 6 dicembre 2010

MuoriMi

Le Brave persone non fanno, volutamente, del male ad altre persone.
Le Brave persone non odiano, consapevolmente, altre persone.
Le Brave persone trovano, pazientemente, la strada per il bene.
La Brave persone si prendono, poco raramente, persino responsabilità che non hanno.
Le Brave persone sanno amare anche incondizionatamente.
Le Brave persone hanno la coscienza pulita.
Le Brave persone sono semplicemente brave persone.
Non conosco Brave persone in assoluto,
ma conosco Brave persone con me.
E queste persone meriterebbero, sempre, la parte migliore dell'egoista orribile che io sia.
Meriterebbero la brava gud che alberga in qualche remoto angolo di me,
che non sono certo una Brava persona.
Quando mi sorprendo ingrata, il mio cuore elementare si stringe e schernisce i miei ridicoli rimorsi.
Stolta. Sapevi di star per compiere un errore ed hai scelto di non arrestarti.
I grovigli emotivi che ne conseguono sono comunque niente rispetto a ciò che meriteresti.
Sei una fottutissima stronza.
Ardi nel più profondo degl'inferi.
Vaga perenne nel tuo colpevole limbo.

E se lo salvassi in bozze senza pubblicare, non avrebbe senso.


venerdì 3 dicembre 2010

Vita Sequitur

Un ammaliante nobile ottocentesco, di somma cultura, raffinati modi e seducenti movenze, T.
Adorabile corteggiatore di migliaia d'anime.
Uomini o donne che siano, non fa alcuna differenza.
Tutti gradiscono la sua presenza, amano passeggiarci di fianco ed averlo, in un certo senso, a disposizione.
Lui, T., arriva quando e solamente egli stesso ritenga opportuno, ha sempre fatto così e per sempre così farà, con la sua aria consapevole e piacente, talvolta velata di perfidia, si trova assolutamente dove debba essere.
Eternamente impeccabile.

I. è un visino acqua e sapone sotto un groviglio rosso di ricci.
Si addormenta tardi la sera e si sveglia molto presto al mattino.
Veloce si veste, si lave, si pettina ed esce di casa.
Nella costante e frenetica attesa che qualcosa accada, beve un caffè, scottante, dopo l'altro.
Si entusiasma per niente ed il suo cuore palpitante si innamora ad ogni scattante passo.

Una sera, ad una festa imbastita dai genitori di I., la suddetta, muovendosi celere per la sala, distratta dalla luce riflessa sulla scodella cristallina del ponce, sbatté violenta sul petto inesorabile di T.
Lui le rivolse il solito sguardo dorato e lei, frettolosa, si scusò ed alzò d'improvviso la testa.
E lui non ebbe voglia che di stringerla a sé in un istante.
Ed il respiro di lei rallentò.
E gli occhi le brillarono più della scodella.
Fu molto di più che comune amore.
Molto di più di una passione occasionale o di un "per sempre" inatteso.
Insomma, per dirla in breve, quel colpo tra gola e stomaco che, anche volendo, non puoi ignorare; quella svolta che, accettata o meno che sia, ti cambia la vita.
Così il dittico incarnazione del paradosso ebbe inizio.
In fin dei conti, al solito, era per merito di C. che aveva volto la scodella verso il grande lampadario, anch'esso in vetro.

"Ti amo. Devo fuggire ma ti amo."
dice sempre T, crudele e pieno d'amore.
"Non riesco a vedere l'ora che torni"
risponde sempre I., muovendo le dita tra i capelli o spiegazzando il lenzuolo tra le mani.

T. non c'è mai abbastanza.
I. chiede spesso l'aiuto di P. che è tanto cara ai forti.

Perché se brillano ancora gli occhi non puoi che attendere.

venerdì 26 novembre 2010

Scritta a margine. Macchiata di caffè.

Un' anima in pena
in costante, trepida attesa.
Il respiro tentato profondo
si mozza nel mezzo.
Non v'è pace per i cuori sospesi
Per le anime prave
Per gli spiriti ambigui
Per loro.
Ustionati dalla caustica luce
albeggiante.

mercoledì 17 novembre 2010

Io posso cambiare.

J. lo vede ogni mattina.
S. arriva, le da il buongiorno e poi le dice sempre le stesse parole.
"un caffé macchiato ed un cornetto integrale. Grazie."
Non che J non sapesse cosa S desiderasse, per lei sarebbe bastato un "il solito", ma la piccola gioia provata in un soffermarsi più lungo di S. al bancone, di fronte a lei bella di estetista, la tratteneva dall'interromperlo con un "lo so".
J., che poi non si chiama mica J., il suo nome è G., solo che G., non andava bene per lo standard delle sue frequentazioni e quindi, con la semplice scelta del soprannome, ha preso poi tutti gli atteggiamenti e le caratteristiche di una J di battesimo.
Insomma J. in principio non rimase colpita da S..

Tutto accadde una mattina.
Era più presto del solito, J stava riempiendo rasobordo le zuccheriere ed un S. nervoso ed impaziente, dopo aver pronunciato puntualmente la propria battuta, si sedette al solito tavolino e tirò fuori dalla valigetta da ufficio, quattro giornali freschi d'edizione.
Li aprì tutti più o meno allo stesso punto e cominciò a leggere lo stesso tipo d'articolo, prima su uno poi sull'altro, poi di nuovo un passo del primo per poi passare al terzo e così via.
Ecco, J. neanche si ricorda di che leggesse S quella mattina, J è una ragazza da rivista patinata, non certo da giornale in bianco e nero; però si ricorda perfettamente cosa pensò di S da quel momento in poi:

"cacchio, lui è intelligente..."

E da lì cambiò tutto.
Improvvisamente, inconsapevolmente, S era passato da quello del "un caffè macchiato ed un cornetto integrale grazie" a "quello intelligente del caffé macchiato e cornetto integrale grazie".
Giorno dopo giorno, caffè dopo caffè, J rivestiva quella figura posata, mite, integra ed intelligente, di tutti i sogni nati dal proprio cuore infranto.
J aveva una curiosa abitudine, che molte donne hanno, finiva sempre per accoppiarsi, o meglio, per accompagnarsi, con i classici, tipici, soliti... figli di puttana.
E così, nella sua vita le era capitato di rimanere senza soldi, senza auto, senza appartamento, senza vestiti e persino senza due di queste cose insieme.
Ogni volta si era ripromessa che mai più sarebbe rimasta senza qualcosa.
Ed ogni volta si trovava smentita dai fatti.
Ecco. In S, lei riconosceva qualcosa che in M, B, K, D, I, P, di nuovo B, L, E, T, R e Y non aveva mai percepito: la presenza di un cervello.
E questo l'aveva fatta sperare, le aveva aperto un mondo nuovo e rigoglioso d'opportunità.
Certo, S non ha i muscoli di K e nemmeno il volto da tronista di B, però, forse non era importante.

Mentre S continua le sue mattutine visite al bar, J. punzecchiata costantemente da questo nuovo spillo sentimentale, si è resa conto di quanto questo percorso si trovi in salita.
S è intelligente.
J, J fa le cose come sente giusto, si fa il bordo alle labbra perchè l'ha visto fare a una in tv che ha una vita da star, ogni martedì pomeriggio si fa fare il french sulle unghie, ed il tastino "k" nella tastiera qwerty del suo cellulare fuxia si è quasi consumato.
Certo, cultura non è forzatamente sinonimo d'intelletto e a questo pensiero, J si era attaccata molto, la terza volta di seconda media.
In fin dei conti J preferiva vivere la vita invece di leggerla, è così sbagliato?
Chi può dirlo senza peccare di presunzione?
Comunque J, determinata nella sua mira espansionistica, ha già iniziato la preparazione alla conquista.
Tre settimane fa ha comprato un libro.
Da un mese non caccia in malo modo, il ragazzo che le lascia il giornale al semaforo e legge qualcosina eccetto il proprio oroscopo.
Ha smesso di scrivere "KoMe sTai" così.

E' sabato, sono quasi le otto ed ecco S. entrare dalla lunga porta a verti.
J. lo vede e percepisce chiaramente di trovarsi sul punto di non ritorno.
One Shot. O la va o la spacca.
"un caffé macchiato ed un cornetto integrale, grazie."
"S, che fai stasera?" colpisce diretta J.
" ehm..stasera? perché che giorno è?" risponde sottotono S.
" Sabato. E c'è una festa interessante al K2. Sono sola, ci verresti con me?" dice J facendo attenzione ai verbi.
S non è il tipo da festa.
Il K2 è uno dei locali più frequentati della città.
S non sa nemmeno che cosa sia il K2, eccetto un numero da Guinnes.
E poi J non è proprio il suo tipo.
Il suo cuore da tre lunghi anni, batte segretamente per V., l'assistente del suo capo.
Con cui tra l'altro il suo capo ha una relazione extraconiugale da manuale, che S finge di non vedere.

Perché il caffé è sempre buono.
Perché è stata gentile.
Perché non si ricorda nemmeno più come si bacia.
S accetta.

La serata è strana e l'imbarazzo si taglia col coltello.
J si è fasciata in una sintesi d'abito nero coi ricami fuxia come il cellulare.
S è impalato, muove un po' la testa a quello che pensa essere il ritmo della musica circostante.
J gli da una Pina Colada ed S entra nel mondo degl'elefanti rosa.
Gli gira la testa ma asseconda J in ogni sua mossa.
Fino a giungere nell'appartamento della suddetta.
Dopo un quasi svenimento di S ed un caffé la testa gira meno e la realtà torna bilanciata.
S sta per andarsene, è sulla porta, ringrazia J e la bacia.
Poi la ribacia.
La bacia ancora.
La porta si richiude.
I vestiti cadono a terra sconfitti.
il respiro si fa affannoso.
I tempi stringono.
La tensione sale.
Sale ancora.
Lei inarca la schiena e grida:

"Ti lovvoooo!!!"

Silenzio.

Nero.

Titoli di coda.

domenica 14 novembre 2010

J.

Distrattamente guardo il cielo e nemmeno capisco che cosa stia cercando.
Quant'è? Due mesi, forse tre.
Tre mesi che sto qui, nella casa della vecchia pazza.
Sì quella che sta in fondo alla strada.
Mi ha affittato il terzo piano a una miseria.
E ci credo. Chi cazzo vuole viverci in una città così!
Con lei come condomina poi!
Decrepita vecchia come quella casa.
Credo ci siano pure i topi.
Ogni cosa cigola. Scricchiola. Schiocca.
Si sente proprio la pesantezza dell'esistere.
Mi manca il mio divano. Rivoglio il mio frigo con le calamite.
Rivoglio tutte le mie cazzo di calamite.
I giorni sono fusi tra loro.
Alba e tramonto. Differenza zero.
Tutto uguale. Tutta una grandissima merda.
Mi alzo, non so quando.
Mi vesto.
Vado al Bar.
Mi faccio una rossa doppio malto.
Forse mangio.
Mi faccio un'altra rossa.
Smetto di pensare. Finalmente.
Butto giù un whisky.
Forse due.
Pier passa la spugna sul bancone.
A volte lo saluto.
Torno a casa, faccio le scale e collasso appena chiusa la porta.
Ho i soldi per altre due settimane scarse, e per un altro mese d'affitto.
Dovrei trovarmi un lavoro.
Un lavoro vero.
E dovrei farmi la barba.
Ancora quei rumori. Basta. Quei maledetti topi.
In quella fottuta stanza chiusa.
Ah adesso davvero basta.
Dov'è la chiave?
Dove accidenti...Eccola.
Ora ve lo faccio vedere io.






Oh cazzo.


.

venerdì 12 novembre 2010

Save Our Sottoponte...

Le cose cambiano. In continuazione.
E lo diceva Eraclito col suo Panta Rei... non abbiamo inventato niente.
Certo, è un ciclo evolutivo continuo, costante, instancabile ed inarrestabile.
Però è anche vero che certe cose, in fin dei conti, sono sempre le stesse.
E non perché retrograde, quanto perchè la maggior parte degl'esseri umani, ha bisogno di legami, sensazioni e posti da chiamare "casa".

Casa.

Non è rincuorante?

Qualunque cosa si intenda per "casa".

Ed è più o meno di questo che volevo parlare, essendo una Bloggettara compulsiva.

Sono passati tre anni dall'acquisto del mio primo sketchbook con cognizione di causa.
Tre anni nei quali la mia vita ha subito una rivoluzione centrifugata pazzesca.
Ho capito cose, ho fatto scelte, ho studiato, letto, conosciuto persone, fatto esperienze, cambiato taglio di capelli, cambiato giro, cambiato modo, cambiato senso, pianto un casino e di tutto ciò è profondamente rimasto il di-segno.
E coi miei compagni di scarabocchio c'è molto di più di un confronto timoroso, orgoglioso, ritroso, stimoso (che fa cagare ma si capisce) di linee e macchie di china su pagine e pagine.
C'è di più di qualche birra di troppo su uno sketchbook coi fogli imbarcati.
C'è di più dei ritratti rubati per caso o degli scleri con volto e parola.
C'è di più perchè l'esigenza di "artificare" nasce da un "di più" in cui certe persone credono.
Quindi ripenso nostalgica alla prima sera in cui, per caso, mi sono accorta di quel "di più".
Ed è per questo che il Sottoponte DEBBA esserci.
Perchè non è solo un posto dove ti dicono che un uomo è la somma di sette teste e mezza.
E' di più. E' l'occasione di molte persone di trovare il loro di più.
Ed anche se suona clochard, per qualcuno, per me, è casa.

giovedì 11 novembre 2010

un maschio idiota.

Le donne.
Io, che donna sono, talvolta mi trovo d'accordo su certi incisi misogeni alla Wilde, per intenderci.

Il punto è che, sebbene sia piena di difetti e spesso il mio ego abbia bisogno di un intero appartamento tutto per sé, non posso non rendermi conto di una peculiarità che mi appartenga:
L'intelligenza.
E qui c'è chi penserà alla mia presunzione astronomica o al totale ammanco di modestia...
beh, chissenefrega.
Non ho detto di essere la più intelligente del mondo. Rita Levi Montalcini o Luciana Littizzetto potrebbero darmi del filo da torcere...
Per questo provo un certo fastidio nonché un notevole disappunto nell'accorgermi quanto certe persone abusino di questo termine.
E mi riferisco a queste sciacquette da night club, queste donne scialbe che riempiono le frasi di "fidati di me" e sguardi maliziosi, queste donnicciole volgari, prive di cultura che hanno di che dire su ogni cosa.
Io sono una rinomata rompicazzo. Non dimentico di essere umile ma quando è troppo è troppo.
E la cosa che ancora mi stupisce è quanto gli uomini siano in balia di questi occhietti color del cielo che in questo caso rappresentano proprio l'aereo vuoto cerebrale...
Che tristezza.


lunedì 8 novembre 2010

E & M

I baci caldi, i movimenti frenetici, il respiro veloce, gli abiti come ostacoli da strappare via.
Gli sguardi scagliati diretti come proiettili, atti a bruciare dentro quanto più possibile.
L'inferno. La beatitudine. L'immenso in una stanza. In quella stanza.
E adesso, tra le stesse quattro mura, il respiro si faceva corto, stretto dal morso allo stomaco.
E. è lì, raccolta in un angolo del letto, il viso occultato dai capelli ed il pianto strozzato in fondo alla gola.
Vuole che M. la stringa a sé. Vuole sentire l'odore della sua pelle, vuole le manchi il fiato ascoltando il battito corrispondente dal suo petto. Vuole, o meglio ri-vuole quel senso d'appartenenza che M. le aveva dato in tutto quel tempo.
Lui l'aveva trovata, lui l'aveva salvata, lui l'aveva resa bella, o meglio, lui le aveva mostrato quanta bellezza fosse racchiusa in lei. Lei che si era sempre sentita sbagliata. Lei che non si era mai sentita pura.
In quel momento, i loro corpi, i loro occhi erano come avvolti dalla nebbia, in un notturno invernale.

M. sta in piedi, di fronte a lei.
E. alza piano la testa, i due si guardano, M. si volta verso la portafinestra.
E. scatta, arriva davanti a lui.
Vorrebbe urlare, vorrebbe gridargli tutta la sua rabbia, tutta la sua paura folle.
Invece si avvicina, trema, gli posa le mani gelide, sul viso, quasi si scusa e gli occhi le si fanno lucidi.
M. si volta verso di lei, la vede bella, bella come sempre, forse più di sempre. Sente le vertigini fissando quegl'occhi grigi e spofonda in se stesso.
Vorrebbe non sentire il peso dell'equilibrio infranto.
Vorrebbe soffocare in un abbraccio devastante il proprio terrore.
E. lo guarda " baciami ancora" dice piano.
M. vorrebbe farlo, non desidera altro. Esita.
E. si alza sulle punte, socchiude gli occhi e posa le sue labbra morbide su quelle di M.
Lui non si sente degno ma la sente sua.
La stringe forte. Più di sempre.
La bacia. Davvero.
La respira. Affondo.
E' suo come non mai.
Si trascina su di lei.
La bacia ancora.
L'unica desiderio è raggiungerla.
Ed è un altro brivido tra le lenzuola increspate.
E. scivola via. Lo guarda e si rannicchia in un angolo del letto. Sfatto.
Il volto occultato dai capelli e l'inclemenza in fondo alla gola.


lunedì 25 ottobre 2010

Fuori Sincrono

Sveglia antelucana, ore di dita passionali strusciate su pagine antiche, tempo perduto ad ascoltare parole leggere tanto da non lasciare segno alcuno, e finire la giornata ad eseguire ordini altrui.
In un giorno di questo tipo essere messi spalle al muro da noi stessi, di fronte all'ultimo caffé, è davvero inevitabile.
Sei lì, ed appoggiando lo sguardo stanco sulla cremina beige macchiata di latte che non volevi ma altrimenti sarebbe ridicolmente avanzato, sentendo gli interrogativi svolazzare tra le pieghe cerebrali, non puoi far altro che chiuderli danodogli quel perché che tanto reclamano.

"Ogni cosa a suo tempo".

Questo inciso dovrei farmelo marchiare a fuoco in fronte.
E' il monito che più mi sia stato ripetuto. E' il post-it mentale che mi affligge continuamente.
La fretta non è mai stata una cattiva consigliera e l'ultimo minuto è il mio miglior amico e sebbene sappia che facendo le cose con calma e cogliendo i frutti da maturi, ci sia solo tanto di guadagnato, è più forte di me, faccio di tutto e mi sbatto fino all'invero simile per raggiungere ciò che corrisponda alle esigenze del mio frenetico e battente cuore.

Il punto è che la maggior parte delle volte riesco a spuntarla, o almeno penso che sia così; ma per quanto il tempo si faccia galante, quando gli passi avanti storce il naso, allunga il passo e poi ti supera di quel metro scarso che ti lascia stranito lì, ad osservargli le terga.

I biscotti e la cioccolata in tazza vanno presi e consumati insieme.
Il bagnoschiuma va versato in vasca mentre quest'ultima si sta riempiendo.
L'acqua si sala prima di buttare la pasta.

Ogni cosa a suo tempo.

Ecco.

C'è poco da fare quando, pur restando un sorriso di fondo, uno arriva coi biscotti mezz'ora dopo aver sciacquato la tazza o versa il bagnoschiuma in vasca dopo che ci si è già serviti dell'accappatoio o che porti il sale quando gli spaghetti sono bolliti sciocchi.

Non è la stessa cosa e non lo sarebbe stata.

Ogni cosa a suo tempo. Ogni tempo ha la sua cosa.
E davvero non c'è niente da fare...senza posto per i "se" di circostanza.
La cioccolata è stata lo stesso gradevole, ho usato i sali al posto del bagnoschiuma ed ho puntato sul sapore del sugo.

La luce dello schermo cessa di illuminarle il viso.
Rimette la cosa nel cassetto. Lo chiude.
Spegne la luce lasciando la stanza. Lentamente.
Nero.
Titoli di coda.

lunedì 11 ottobre 2010

and I'm feeling not so gud.

Non ho capito perché l'immaginuccia di oggi appaia notevolmente rimpicciolita...
Qualunque sia la causa, non me curerò oltre.

Eh, cosa non si fa pur di evitare ciò che si deve...

C'è chi esce, chi si perde in chiacchiere e chi si arrovella con livelli in perenne disaccordo...
C'est la vie...




mercoledì 29 settembre 2010

Put your head on my shoulder...




Ok, l'amore, carnale o platonico che sia, è un business di infinite risorse.
E' anche l'argomento su cui sia stato maggiormente discusso, scritto, dipinto, cantato, composto, filmato, inventato...

Così, ogni volta che mi trovo a fare i conti con l'amore che provo io, ecco che l'ansia della banalità mi assale, ed ogni cosa che mi venga in mente mi sembra simile ad una decina di film, un paio di canzoni ed una manciata di puntate salienti di telefilm vari.

Nella banalità non c'è mica niente di male, soltanto che, coi tempi che corrono, sta diventando il titolo della scusa più gettonata per non sforzarsi " un po' " di più.

Ma non ho più diciassette anni, i panegirici di ricercate aggettivazioni che descrivono il più tragico e passionale sentimento sopportabile dall'essere umano, poco si addicono a come ami adesso... (sebbene rimangano tra le mie letture favorite)

Per dirmi alla mia dolce metà, mi occorre un linguaggio alla Volo.
Qualcosa di profondamente umano e meravigliosamente contemporaneo ma non contemporaneo come gli Emo, contemporaneo meritevole di un posto nel mio personale olimpo...

E quindi ho scavato nei ricordi, riletto pagine di diario coll'inchiostro sbaffato a pioggia, aperto album e rivisto fotografie. Fotografie di sensazioni che riaffiorano con magia Proustiana....

Sebbene, nel mio immaginario, difficile da scindere dalla mia reale esistenze, l'amore è lui che mi viene a prendere, una notte, a Parigi...no quello è "Sex & the city"...
Insomma, se per me l'amore, concettualmente, è un classico Disney riadattato alla One tree hill... nella vita, quella vera, quella in cui, quando, raramente, lui mi dice una frase dolcissima e perfetta, non solo non c'è colonna sonora o neve ma io non ho né fondotinta né capello a modo...ecco, in questa vita qui, l'amore che conta non è quello patinato e perfetto...
è dargli la parte più buona del pollo senza dispiacersi troppo... è la preoccupazione che il caffé non sia venuto come le piace, è il trovarlo alla porta la sera in cui non c'era tempo per vedersi e tirarsi su le maniche, prendersi per mano e saltare oltre le incomprensioni, mille pro die...

E se è una fregatura non lo so... e nemmeno voglio saperlo.

domenica 19 settembre 2010

Sarah Kane, Crave (Fame)

E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni

e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te"


mercoledì 15 settembre 2010

Frederick

Se avesse un cervello funzionante?
Se fosse intelligente?
Se fosse colto?
Se fosse intuitivo?
Se fosse sensibile?
Se fosse buono?
Se fosse innamorato?
Se lo fosse di me?
Se amasse quello che faccio?
Se fosse tenero?
Se fosse dolce?
Se fosse...
ah meno male!

domenica 12 settembre 2010

Questione di Sketch

Questi sono alcuni degli schizzi (orrendi)
fatti attraverso un sito di websketching...
Niente a che vedere con Odoscketch!
Comunque divertente.

Cleo:
Marta:
Paola:
Lisa:


il sito web è Harmony


Un diavolo per disegno...

Fare le illustrazioni per il blog.
Che INCUBO!
E' da prima delle vacanze estive che giro con un post-it nello sketchbook che riporta l'elenco delle sezioni che vorrei/dovrei illustrare ed i miei fogli sono piene di prove e bozze cancellate e poco amate perché non sono riuscita nemmeno a decidermi sullo stile da seguire.
Ieri poi, scarabocchiando di brutto, mi sono stancata ed ho scannerizzato il primo foglio a caso, che è diventato la nuova intestazione blog.
Incubo è il nome della bionda ragazza dalle parti intime luminescenti.
Questa qui sotto è FaseRem, la versione light.

Quando avrò qualche idea migliore od una manualità più soddisfacente, non tarderò ad apportare modifiche...



lunedì 6 settembre 2010

Il Dentista...

Dopo una settimana al limite del sopportabile, ho tirato un respiro di sollievo quando al mio albeggiante risveglio, mi sono resa conto che le cose che avrei assolutamente dovuto fare mi piacevano tutte.
Eccetto l'appuntamento col figlio del demonio, sanguisuga di risparmi, essere senza scrupoli e totalmente privo di moralità.

Il Dentista.

Oltre ad essere uno spietato arrampicatore sociale, lucrante sulle altrui atroci sofferenze, in questa figura che sfiora il mitologico, è forte l'istinto sadico, che sfoggia con boria consunta, già dalle prime manifestazioni di sé.
Ti studia, ti deride per l'errato utilizzo del filo interdentale e ti invita, celando il suo fine con un diabolico sorriso, a sederti su quel moderno rifacimento di sedia elettrica...
"Prego, si accomodi..." dice il discendente di Satana...
E quando trovi la risposta all'interrogativo circa il perché le assistenti della suddetta prole di Blezebù, più che dall'università, sembrino uscite dal catalogo di Victoria Secret's...

E' troppo tardi.

Sei già in trappola. Inerme. Nella medesima condizione di una tartaruga dondolante sul carapace.
E nonappena vedi l'ago anestetico che dovrebbe esserti amico o percepisci il suono dell'apparentemente innocuo e minuscolo trapano, il tuo occhio prende le stesse sembianze di quello del povero bovino destinato al macello.
Ecco, lì ti rendi conto concretamente dell'ineluttabilità della sofferenza, della vittoria schiacciante del male incombente...
Ed a coronate questo Satanico quadretto c'è la faccia gaudente che l'anticristo ti mostra per tutto quell'infinito tempo infernale...
Mi sfugge ancora il meccanismo che mi porta, in conclusione a questo tour nella bolgia odontoiatrica, a remunerare fior fior di quattrini il primogenito di Lucifero...
In effetti avevo sentito dire che le anime di oggi non valessero più come quelle di una volta...

sabato 21 agosto 2010

Intrasportabile. Ineluttabile.

Dannazione.
Lo giuro, mi odio.
Non sono autoinconsapevole, mi rendo conto di non essere ciò che tu dici sia esser normale.
Ok, ora mi siedo e ci rifletto sopra. Poi deciderò sul da farsi.

-Giulia, non ti avrei detto niente ma così non ce la fai nemmeno con la tracolla.Pesa veramente troppo.
Mi dici a che ti serve questo quadernetto rosso?!-

-Quello è importantissimo, ci sono gli incisi che mi vengono in mente, le frasi a effetto, quelle parole che compaiono così, per caso, e che sai che saranno perfette in bocca all'ultimo uomo a matita che c'è proprio in quello sketchbook che tieni in mano adesso...-

-Questo qui blù? Ecco ma qui ce n'è un'altro nero, tolgo?-

-No, stai scherzando? Quello nero è per gli schizzi dal vivo, è fondamentale, senza quello puoi pure buttare via tutto il resto e chiudermi in una clinica per poveri sperduti. Quello è l'unica cosa che mi tiene gli occhi sulla realtà. Quello è la mia salvezza umana.-

-D'accordo...
e questo bianco?
e questo verde?
e questi altri tre blu?
Oddio. E questa sottospecie di Bibbia nella tasca esterna?-

- Cos'è, in fin dei conti, una lussazione alla spalla... tanto mica mi serve la manca.-

lunedì 9 agosto 2010

Buon giorno...

Affondò dolce, la testa nel cuscino bianco. Poi aprì gli occhi.
Il viso disteso, i capelli scomposti. Aspetto rilassato e selvaggio.
Si tirò su mollemente.
Si riadagiò qualche istante dopo e tirò un respiro profondo.
La luce del sole filtrava, sottile, dalle fessure delle serrande.
Si girava piano nel letto, come per sentirsi avvolta dall'abbraccio di una nuova giornata.
I vestiti erano ancora sparsi per la camera da letto.
Tutti secondo il percorso passionale della notte prima.
La sua biancheria, posata sul comodino, le strappò il primo sorriso della giornata...
Poi un rumore dolce e metallico, ed il profumo del caffé riempì, a poco a poco, quella stanza già piena di mattina.
Per quanto la notte sia magica, intrigante, onirica, fascinosa, oscura ed attraente, niente è migliore del risveglio, il mattino dopo.

domenica 8 agosto 2010

Il bianco è anche una specie di nero. Ludwig Wittgenstein



Bianco.

"Giulia, questo disegno non è finito, devi colorarlo meglio..."
"no. E' finito. Il muro è bianco, le nuvole sono bianche...se qui c'è solo un muro e un cielo nuvoloso non è colpa mia. E poi non mi piace colorare le fotocopie.
E' da bambini stupidi."

Quello era il tempo in cui lui, il bianco, era soltanto un riempimento comodo...
un modo semplice di non stancare il mio esile esile polso.

Però è stato bravo. Ha fatto un buon lavoro.
E' stato calmo, disteso, paziente.
E' tornato a spiegarmi chi era quando ero pronta ad accoglierlo...
E perciò si merita tutto il mio amore.
I love W

mercoledì 21 luglio 2010

Sola Loquor

Ore cinque e quarantaquattro.
Il mio corpo è posseduto da bollori estremi; boccheggio. L'inutilità del ventilatore.
La mia anima è attanagliata da un'imprecisata ansia.
Del mio sonno, nessuna traccia.
Ho bevuto un po' d'acqua che non era fresca affatto ma già l'azione del bere mi ha tolta da quella fase di torpore privo di senso e, certamente, di produttività inutile.
Sapevo che accendendo il computer, le mie speranze di dormire si sarebbero ridotte esponenzialmente, quindi ho disegnato. Fino alle quattro.
Poi mi si è stancata la mano, ho pulito il viso come nemmeno la mia estetista è solita fare, ho dato lo smalto, ho bevuto ancora ed in fine, presa dalla rassegnazione e retta dallo sconforto sicuro, ho tirato pigramente su lo schermo dell' amMaccato ed ho premuto il piccolo tasto in alto a destra.
Prima di cominciare a scrivere, mi era venuta un'idea: cambiare la grafica del blog.
Era una cosa che sapevo fare bene a quindici anni. Avevo un bel libretto dal titolo stringato "html" e Dio solo sa quante ore ho passato a cambiare layout, sfondi o effetti speciali sui miei vecchi blog... che poi un terzo delle cose che facevo, potevo ottenerle con un comando prestabilito... ma mica era divertente allo stesso modo!
L'era del bloggaggio estetico compulsivo è finita qualche anno fa ed ora, pensare alla grafica del mio blog scrauso, è un'attività che mi diverte solo in teoria.
Una cosa del tipo "sarebbe bello che lo sfondo fosse....e che nella colonna a destra si vedesse...e che la scritta sul banner ricordasse...." "si però che palle..." ecco.
Insomma, ho dato un'occhiata rapida alle nuove e standardissimamente elaborate opzioni che blogger offre e poi ho puntualmente rimandato a data da destinarsi....
Però ho fatto un'altra cosa, una cosa che mi ero ripromessa di non fare senza almeno averci pensato un minimo sindacale... ho navigato per i Blog.
Sì, sono caduta e per l'ennesima volta, nel tranello de "Blog successivo" che si muove su criteri simil-casuali.... per cui ho visto una decina di spazi dedicati ad acquerelli e progetti handmade, qualche angolo dedicato alla critica politica ma più in generale alla critica facile su ogni singola cosa, dal caso Verdini a Gemma del Sud per intendersi...e prima di incappare in una serie infinita di blog votati allo spirito cattolico che dovrebbe essere dentro di noi più delle molecole d'accadueò, il cimitero. Già. Il cimitero degli scrittori. Gli scrittori in erba, quelli che hanno ottantasette gigabyte di hardisk esterno riempiti solo e soltanto di racconti, ordinati, ed impaginati con doppia interlinea.
Il mio insigificante giudizio?
Troppi.
E comunque " da che pulpito vien la predica..." so di essere un tassello di questo sistema privo di meritocrazia che ha come unico scopo quello di impestare il web con combinazioni diverse di lettere. Non sono ipocrita. Mi limito a prendere atto, ad ottenere consapevolezza di me.
Chissà cosa mi consiglierebbero il mio Friedrich, od il mio Immanuel....
Di scovare l'essenza dell'oltreBlog? di intuire il sublime bloggaggio aprioristicamente?
Ecco, non è arrivato Morfeo ma il Delirio non s'è fatto attendere più di tanto...
Per chiudere direi che, una volta pubblicato questo soliloquio mattutino ( sei e undici AntiMeridian) riprenderò in mano la noiosa grafica.
Ed anche, appena sarò tornata dalla Spagnolissima Barcellona, vedrò di inchiodarmi allo scanner e scannerizzare lo sketchbook estivo che già si sta riempiendo, merito di molteplici fonti ispiratrici. Effettivamente vengo preventivamente colta da malessere al pensiero di dover scannerizzare tutto. Ecco, sarebbe tanto bello e comodo avele l'Ipad con SketchBookPro...
sì...sarebbe proprio un bel risparmio d'alberi trinciati e fatti a fette...
Chissà se buttandola sul piano ecologico, i miei vecchi non mi sponsorizzino l'acquisto...
muahahahah.
Vabè. Anche basta. La mattina è alle porte, gli uccellini già cinquettano e qui c'è un blog che ha bisogno del mio intervento....

martedì 13 luglio 2010

Maieutico Dialogo.

" tu mi dici che non dovrei fare caso alla sua caratteristica bellezza, ai suoi muscoli definiti, al suo sguardo intrigante perchè facenti parti di un complesso estetico destinato al solo deperimento causa tempo e che dovrei invece dedicarmi ad altri uomini, tipo te, a casual esempio, più acuti per sensibilità e con una cultura letteraria più ampia...giusto?"

" esattamente!"

" ma la sensibilità non è forse la capacità di attingere intuitivamente alla sfera di istinti, emozioni, appetiti e sensazioni proprie ed altui?"

"certamente!"

" e questa capacità, sebbene innata nell'essere umano, non fosse particolarmente spiccata in un individuo, non è logicamente presumibile, nonché altamente probabile che acuisca con il passare del tempo e l'esposizione attivo-passiva ad un maggior numero di episodi emotivamente significativi?"

"sì, è così"

" e per quanto riguarda il sapere letterario, non è forse qualcosa di acquisibile attraverso l'esperienza?"

"assolutamente"

"bene, dunque per quale ragionevole motivazione dovrei rinunciare a qualità meritevoli di cui potrò godere soltanto per un tempo prossimo e ristretto, a favore di altre che non tendono a deperire ma accrescono nel tempo? per essere comunque appagata, non basterà forse, soltanto la mia dedita attesa paziente?"

"suppongo di sì..."

"vedo che siamo d'accordo!"

"eh sì..."

"giunti a questa conclusione, il tuo congedo ha tutta la mia approvazione."

giovedì 8 luglio 2010

Scheletro

La sublime purezza dell'idea di me.
La massima perfezione concreta.
La sintesi di ciò che dovrei e vorrei essere.
E' qui, posso toccarla, la sento scorrendo piano le dita sulla mia pelle.
Qui nelle braccia, qui nel torace, nel volto, nelle mie mani.
Ovunque dentro di me.
Da quando me ne sono resa conto, da quando ho capito che il mio era un cammino straziante votato al fine più puro e perfetto possibile, vivo qui, in una parte piccola di me, come in trans per non ascoltare le voci sbagliate e vane che tentano di dissuadermi, di riportarmi all'orrido, schifoso, insano mondo di cui fanno parte.
Già, vivo qui, in questa parte piccola di me, ed attendo che la Perfezione prenda possesso di tutta me stessa.

mercoledì 12 maggio 2010

"Giulia, tu vieni ?"

se le persone, in genere, si fanno viaggi mentali di qualche minuto, io faccio i bagagli, chiudo per ferie, prendo il bus per la stazione, il treno per Fiumicino ed il volo solo-andata per TooFarAwayFromReality-Beach.

martedì 11 maggio 2010

Parole Magiche

non sono "Per Piacere" o "Grazie". No. Affatto.
Piuttosto "Scusa", "Hai ragione", "E' colpa mia", "Ti amo".
In casi estremamente spinosi, se le sovra elencate non procurassero l'effetto desiderato, la soluzione sicura può fornirla soltanto la più potente tra le formule magiche:
"Sei molto più bella (facoltativo: -ed intelligente-) della mia ex"

domenica 25 aprile 2010

Semper ego auditor tantum?

Tanto qui non si dorme mai.
Stasera, al posto di rigirarmi tra le coperte nell'attesa che il mio viso venga illuminato ancora dall'alba, ho qualcosa da dire.

Come ho già detto altre volte, non dovrei accendere la televisione così a caso, perché il risultato spesso è terrificante.
L'oscenità di questa volta è il seconround del "La Pupa e il Secchione" .
ecco. appunto.
Forse nemmeno dovrei perdere tempo a scrivere cosa ne pensi... ma ormai sono qui.
Ho presente qualche motivo per non essere completamente orgogliosa della mia nazionalità ma provare una parvenza dello stesso sentimento contro il mio stesso genere è decisamente troppo.
Sono certa del valore intrattenitivo di cotale RealityShow e del suo posto d'onore tra le varie estensioni della Tv spazzatura, mi rendo conto persino che SuperQuark o Passaggio a Nord Ovest non tengano altrettanti Italiani difronte agli schermi... ma qui si supera nettamente il limite.
Polemizzo ulteriormente:
Vogliamo parlare dell'uso smodato degli stereotipi di questo programma?
qual'è il messaggio? Che l'intelligenza è a discapito della gradevole estetica?
Che l'unica cosa importante per una donna è il silicone eccessivamente distribuito sottopelle?
Sono veramente e forse persino esageratamente indignata.
Ed è inutile che mi si dica che è un programma divertente, che fa tanto ridere e che alla fin fine è pure gradevole. NO. E' come un film di Fantozzi. Non fa ridere dal divertimento. E' un riso che lascia l'amaro in bocca. O almeno così dovrebbe essere.
Si pensi a tutti gli approfondimenti giornalistici sulle abitudini giovanili contemporanee, si pensi alle ore di Talkshow a proposito di esclusivissima critica generazionale.
Ecco. E poi?
E poi ti arrivano queste svampite col baricentro spostato che godono della loro (apparente?) ingoranza ed imbecillità, accompagnate da portatori della cultura dall'aspetto molto più che Nerd. Qual è il messaggio?
Se studi guarda come diventi! Sfigato.
Se molli la scuola in terza elementare per dedicarti a meches e tacchi a spillo sei una figa ed un giorno ti pagheranno per essere semplicemente te stessa.
Bello. Complimenti.
Accidenti!!!!
Non dico che sia necessaria una doppia laurea o la vocazione indiscussa al Sapere ma un minimo di consapevolezza di sé, di ricchezza d'animo, d'intelligenza è necessario.
Sono Sinceramente schifata. Vedere quelle espressioni da "bovino al macello" e quelle labbra evocative pronunciare una bestialità dopo l'altra mi da la nausea.
Ma si va da un estremo all'altro.
Un uomo può essere intelligente anche senza il totale abbandono della cura del corpo.
Sottolineo che Cultura ed intelligenza non vanno obbligatoriamente di pari passo.
Inoltre vorrei ricordare il buon Giovenale che annotava con decisioni le seguenti parole:
Mens sana in corpore sano.
Che è il principio corretto su cui ognuno dovrebbe muoversi.
Basta con questo schifo.
In un'epoca in cui le donne sono costrette spesso a dimostrare ciò che hanno ottenuto, per merito e non per altro, un format del genere è soltanto lesivo ed offensivo e dovrebbe scatenare soltanto il risentimento collettivo.
Che schifo. Ripeto.

sabato 10 aprile 2010

Baci d'autore

Prima lui, il fumettista, quello bravo, quello celebre...
e le lunghe passeggiate, e le mani fredde, ed il cuore che batte inaspettatamente forte.
Ricordo il suo sguardo, un po' su di me ma non troppo. Mai troppo.
E quando ero io ad avvicinarmi, tremava .
Anche i baci con lui erano strani. Tesi. Anche il primo come fosse l'ultimo.

Poi lui, lo scrittore, bello incredibile, silenzioso, geniale.
Un gioco di ruolo fatto di sguardi e risposte nette, pungenti.
Dopo quel bacio nessuna maschera, e quella segreta e inattesa dolcezza.
Per le ragioni più sciocche veniva da me e niente al mondo aveva più senso del nostro incontro.

Dopo soltanto la fine del mondo.
Correre coi tacchi alti su marciapiedi sconnessi.
Verso la stabilità della casa.

martedì 6 aprile 2010

Strusciavo i piedi sulle fantasie delle mattonelle.

Camminavo per queste stanze, strusciavo la mano lungo i muri intonacati del corridoio.
Con la punta delle dita, riuscivo a sentire il legno delle cornici di quei quadri pesanti.
Camminavo per queste stanze come persa in un tempo inesistente, in un tempo emotivo fatto di ricordi passati e dolori presenti.
E queste pareti le toccavo quasi fossero vive, quasi fossero umane.
E dentro qualcosa faceva un male incredibile.
Ho abbracciato il pezzetto di muro che separa l'andito dopo l'ingresso dal corridoio.
Sono uscita.
Non era più casa mia.

venerdì 26 marzo 2010

Buon Compleanno Lalle...

Cuginetta aspirate fotografa...
Son finiti i tempi in cui ci rincorrevamo tra le tende del campeggio chiamandoci in modo strano...
Anche quelli in cui mi chiamavi Duda (meno male) perché non sapevi dire Giulia...
Un casino di cose che abbiamo fatto insieme sono già, più o meno felicemente, passato.
Però, a parte tutto, ora sei qui, bella come il sole, a fare l'innamorata iperdolciosacuoriciosa, e brilli costantemente per la tua assenza in the family.
Ma è ok, alla fin fine ti vogliamo bene così.
Oddio, lo sai che non è certo quello che vorrei io, però come dire...se questo passa il convento ;)
Ti voglio un casino di bene.
Sempre e comunque.
Quindi BuonCompleanno...
e non mangiare troppi dolci...:P

lunedì 22 marzo 2010

Due minuti e sette secondi

Una panchina lungo la via centrale del paese.
L'uomo si siede.
Accende una sigaretta.
Un gesto lento, perfetto. Quasi sacro.
Un respiro profondo. Il fumo brucia nei polmoni che si riempiono.
Lo sguardo è a mezz'aria e, improvvisamente, c'è calma.
Intorno. Dentro. E' silenzio.
Le parole hanno premuto in testa fino al dolore.
Le tempie parevano scoppiargli.
Un turbinio senza sosta.
Una tempesta irragionevole.
Ed ora anche la coscienza tace. E' respiro. E' quasi vita.
Ora c'è di nuovo il tempo, che scorre disteso.
Gli si siede accanto, gli poggia una mano sulla spalla e continua il suo corso.
Ora può di nuovo stare lì e guardare.
Già, nessun vizio è più appropriato del fumo per accompagnare il solo guardare.
Guardare lo snodarsi degl'eventi.
Guardare la signora coi tacchi bassi che cammina in fretta o l'uomo che passeggia e nervosamente stropiccia il giornale...
Solo guardare e forse accorgersi...
Il mozzicone tocca il lastricato.
L'uomo sorride, mette una mano in tasca e riprende il tempo, di qualche passo più avanti.

venerdì 19 marzo 2010

Baciami ancora.



Lei ha tre anni, è esile, silenziosa e sorridente.
Lui ne ha tre e mezzo e, seduto sulla ringhierina dello scivolo di legno, la guarda negl'occhi e le dichiara il suo amore eterno.
Lei sorride e gli prende la mano.
Scivolano giù, sull'erba. Si siedono l'uno di fronte all'altro.
Il loro tenero chiacchiericcio accompagna il vento primaverile delle campagne.

Lei ha un bel visino, è sgamata e fa sempre merenda con le girelle.
Lui è biondo ed ha una sorella che raccoglie conchiglie.
Il sale rimane tra i capelli.
Lui parla un'altra lingua ma le disegna i cuoricini sulla sabbia e questo, per luglio e agosto, è più che sufficiente.



Lei ha cinque anni, fa la capobanda, ha una smodata passione per le barbie.
Lui di anni ne ha sei, ha la bicicletta più veloce del paese e due pezzetti di cielo al posto degl'occhi.
Lei confabula con le sue amiche e da dietro un cespuglio spunta lui, che la prende deciso per mano e dice a gran voce " questa è la mia fidanzata".
Lei lo guarda. Ride.
Lui le da una margheritina striminzita. Lei ricambia con un bacino schioccante sulla guancia.
Sopra la bicicletta, poi, c'era sempre una barbie.

Lei mette il grembiulino per la prima volta ed è più piccola di tutti.
Lui ha le scarpe lucide e gioca con le spade.
E mentre lei hai i capelli più lunghi di tutti, lui li porta corti e tagliati con la scodella.
Intenso. Burrascoso. Malricambiato. Troppo lungo.

Lei ha quindici anni e crede di capire il mondo. L'ideale e la verità sono comunque le carte vincenti.
Lui ha diciassette anni e la testa che pesa sulle spalle.
Lui la guardava spesso. Lei non era abbastanza emancipata.
Il Platonismo li mietette. Non senza sofferenze.

Lei si veste dei regali di Natale e non sa pattinare.
Lui è classico. Tradizionale.
Quel capodanno, bere, non fu necessario.

Lei balla.
Lui parla.
La musica è giusta.
La serata è strana e la proposta indecente.
Affinità benedetta persino dal turista solitario.

Lei ha diciotto anni. E' sorridente, ha un bel visino, fa la capobanda, ha i capelli lunghi, sa che la verità è la carta vincente e non sa comunque pattinare.
Ha tanti gatti e disegna.
Lui non ha capito.


lunedì 15 marzo 2010

Gud: Malamoreno



















Sarà pure tanto allegra da parere cartoonesca.
Sarà eccessivamente retrò.
Sarà quello che vi pare.
Però è vera.
Elementare. In due parole spiega perché mi brillano ancora gli occhi.

chiedo perdono per PS impropriamente utilizzato.


"ma l’amore, ma l’amore può
far tornare a sorridere ancora
imboccare una strada sicura
sì l’amore, sì l’amore può
e se scoppia in un attimo il sole
tutto quanto potrebbe finire
ma l’amore, ma l’amore no
anche i prati rinunciano ai fiori
perchè i fiori hanno perso i colori
ma l’amore, ma l’amore no
ma l’amore, ma l’amore..."

lunedì 8 marzo 2010

Odio lo sfumino. ODIO.







da "Cento sonetti d'amore"

Oggi non ho voglia di scrivere.
La giornata è volta all'insegna del disegno e delle scansioni, visto che è stato riesumato uno scanner superfigo del quale mi sono loscamente appropriata.
Però, visto che le sei di questa mattina mi hanno trovata sveglia e riflessiva, riporto le righe che mi hanno fatto compagnia, al solito, grazie Pablo.



Sete di te m'incalza

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.


Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.


Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.


XLIV sonetto

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.


Nuda sei semplice

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo.
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.



Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.