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domenica 12 giugno 2011

A Prima Svista

Aldilà del talento, dell'occhio, dell'abilità che si possa, scusate l'assonanza, possedere,
chiunque sia visivamente sensibile, porta con sé una piccola grande maledizione.
Si innamora.
Di continuo.
Di quell'angolo di strada.
Di come quell'auto rifletta il sole.
Del rosso violaceo delle foglie di quell'albero.
Della terrazzina in fiore che si nota per caso.
Del ragazzo seduto a quel tavolino del bar.
Dello sguardo sereno di quell'anziana signora.
Dell'espressione buffa di quel cane.
Di come tornino le pieghe dell'abito di quella ragazza straniera.
E di queste e di mille altre cose e persone ancora.
Per quanto sembri un jolly, una scusa da tirare in ballo appena un soggetto artisteggiante manchi di attenzione alle responsabilità della vita quotidiana tipo :

"Giuliaaaa perché non funziona il telefono???Hai pagato la bolletta???Ti avevo lasciato i soldi nella biscottiera!!"

"Beh mamma, lo so che la bolletta è importante, ma non puoi veramente essere arrabbiata con me se non ho pagato, perché proprio mentre stavo entrando per adempiere ai miei doveri, beh mi sono innamorata di..."

"Ancora... e per curiosità, i soldi che fine hanno fatto?"

"Ohiohi ma come sei venale...cioè la superficialità fatta mamma..."

Ecco in realtà non lo è.
Non lo è affatto.
Ed il risvolto ancor più grave è che quando questi soggetti si innamorano, quando io mi innamoro, anche nel tempo di un secondo, a volte, un po', è per sempre.

lunedì 28 febbraio 2011

Settembre "17

Permettete che mi asciughi i capelli.
Dunque, parliamo di mercoledì scorso.
Sono le ventuno e quindici circa.
Mi trovo al primo piano del grande ristorante presso le Murate.
Sono in compagnia di M, il mio ex-compagno di liceo, ed A, un'amica comune.
Non frequento M da almeno due anni, ma in occasione della nostra rinnovata amicizia, abbiamo deciso di cenare insieme.
M ha dimostrato un eccessivo interesse per quell'incontro.
Mi ha sottolineato più volte, la necessità di vedersi.
Ho l'impressione voglia dirmi qualcosa di importante, ha fatto accenno soltanto vagamente, al mio lavoro...
Quindi no, non avevo idea di cosa succederà poi.
Aspettiamo i caffè, quando un uomo, alto, sulla trentina, capelli brizzolati, viso glabro e spigoluto, vestito di nero, con un lungo cappotto, si siede al nostro tavolo, di fronte ad M.
A. non è sorpresa.
Io rimango ad osservare la scena.
Quest'uomo, che io mai avevo visto prima, dice ad M, che sia inutile opporsi, che nessuno avrebbe potuto fare assolutamente niente, che tutto sia già stato deciso, che il meccanismo sia già stato innescato...
M sbianca chiaramente.
Suda freddo, è incredulo e irrassegnato.
L'uomo ripeteva "Non c'è più niente da fare. E' troppo tardi"
Ci alziamo tutti da tavola, sotto cenno di M, intenzionato ad uscire.
L'uomo in nero si presenta a me e mostra già conoscere bene il mio nome.
La cosa non mi piace ma non ho tempo per fare domande, o meglio, per ottenere risposte.
Scendiamo in fretta e ci dirigiamo verso l'uscita principale: sbarrata.
Io non capisco, mi giro verso M che è atterrito ma non sorpreso.
Affatto sorpreso.
Cerco di passare, ma subito due camerieri mi chiedono "gentilmente" di tornare al mio tavolo.
M mi afferra per un braccio, mi guarda negl'occhi e mi dice:
"Tu devi trovare un modo per uscire. Non preoccuparti per noi"
Le mie domande sono state inutili.
Mi sono diretta verso l'uscita sul retro e lì c'erano delle persone ad impedirne il passaggio.
Tuttavia, con una scusa tragica, riesco ad uscire fuori.
E' già buio e la testa scoppia di interrogativi irrisolti.
Cammino e non riesco a smettere di pensare.
Squilla il telefono.
E' mia sorella e mi chiede dove sono, perché mi aveva visto nel ristorante e voleva salutarmi ed ora non mi trova più.
Io la liquido in fretta.
Le dico che sto arrivando.
Riattacco.
E non so che fare.
Torno indietro.
Cammino a testa bassa, cercando una soluzione che non trovo e vedo un gruppo di ragazzi, vestiti tutti uguali e soprattutto armati.
Uno di loro mi guarda.
Io so chi sono, sono mercenari, soldati di strada.
Scarti dell'esercito nazionale, auto organizzati in questo periodo di crisi politicomilitare.
Pattuisco un prezzo e loro mi aiutano volentieri.
Arrivati di fronte all'edificio, lo spettacolo è orrendo.
Si sentiva gridare.
Il sangue grondava anche dalle finestre.
I mercenari si guardano e dicono
"non sarà peggio della battaglia del ''12 "
Sfondiamo l'entrata ed io...
Scusate.
Insomma, sfondiamo l'entrata e lo spettacolo che ci si offre è tremendo.
Ci sono corpi squartati ovunque.
L'odore del sangue nauseante.
E ci sono degl'uomini.
Degl'uomini in divisa che afferrano le persone e le consegnano nelle mani meccaniche di questi orribili mostri robotici.
Ho visto coi miei occhi accartocciare un uomo come si fa con una bozza mal riuscita.
Vedo L nascosta sotto un tavolo.
Comincia lo scontro tra i mercenari e gli uomini in divisa.
L è spaventata, piange ed io la rassicuro, fingendo una consapevolezza tranquilla.
Lei si fida di me ed io non ho nessuna risposta.
La faccio uscire grazie al capo dei mercenari che un attimo dopo averla messa in salvo, viene afferrato ed infilzato da un lungo palo.
Scappo.
Veloce e lontano.
Vago randagia per alcuni giorni.
Per strada non c'è nessuno.
Nessuno sa cosa sia successo e perché.
Da una vetrina di un negozio di elettronica, vedo un servizio del telegiornale.
Vedo i Mercenari, infilati uno per uno in una tela metallica.
Come perline.
Le riprese del tg sono aeree.
Nessuno ha il coraggio di avvicinarsi.
L'esercito ha preso il comando della Nazione e consiglia ai cittadini di non uscire di casa almeno per le prossime 48 h.
Mostrano il luogo del nuovo insediamento.
Io lo conosco.
E' vicino, molto vicino, a dove andavo al mare da piccola, coi miei genitori.
Mi sembra strano ma non ho tempo per pensare.
Ritrovo la mia auto e vado.
E' tutto deserto.
La radio non prende e sento il peso dei giorni di vagabondaggio.
Vedo la fortezza.
Soldati armati ovunque.
Io sono sola e disarmata.
Scelgo la via della diplomazia.
E due nerboruti soldati mi afferrano e mi tengono le braccia piegate dietro la schiena.
Io chiedo di vedere il loro capo e loro, dopo una pausa breve ed uno scambio di sguardi, mi infilano una specie di moneta in tasca e mi portano in una stanza enorme e vuota.
Un grande macchinario satinato viene portato di fronte a me.
Rimango immobile.
Sola di fronte a questo pezzo levigato di metallo.
Emana freddo.
D'un tratto si aziona.
Si accende, non so, comincia ad emettere luce.
E mi attira a sé.
Mi tiene stretta, legata da una dolorosa forza elettrica.
Mi fa male ogni parte del corpo.
Sento la scossa penetrare ed avvolgere ogni singolo organo.
Ed è in quel momento che ho capito.
Che ho visto tutto.
E' lì che ho ricevuto tutte le risposte.
Ho perso i sensi.
L'ultima cosa che ricordo è mio nonno che mi dice
"A volte si è la persona giusta solo perché ci si trova al posto giusto nel momento giusto"
Ho sicuramente azionato io il riempimento della vasca ed anche l'assurda temperatura del liquido di ripristino.
Non lo ricordo ma è categoricamente impossibile che sia stato qualcun altro eccetto me.
Soltanto io ho la competenza necessaria per farlo.
Poi siete arrivati voi.
Sì so chi siete, ma non posso seguirvi.
Però voi potete fare qualcosa per me.
Trovate M. e dategli questa.
Lui saprà cosa fare.
In cambio...
Beh in cambio vi prometto che uscirete di qui.
Vivi.




giovedì 24 febbraio 2011

Appuntamento col Destino

"Stesso posto e stessa ora?"

"Certamente."

Ma che vuol dire "certamente"?
Razza di sgrammaticato, è uno stramaledetto avverbio che così solo non vuol dire assolutamente niente.
Vago ed incerto...
Falso ed abile.
Al solito.

"Allora a  più tardi."

Insistere è inutile.
Sarà pure tanto potente ma in fin dei conti...

Parlare con lui, anche solo per telefono, mi da una strana sensazione.
Mi fa sentire dentro il vuoto e l'universo intero insieme.
La voce mi esplode dal mezzo del petto e la gola si stringe in un colpo.

All'inizio era tutto più teso.
Ogni singola parola era calibratissima.
Ed un po', lo temevo.

Adesso...
Adesso sono successe tante di quelle cose, che è diventato un gioco a carte scoperte.
Alla pari.
Quasi.

Lui.
Conosco il suo compito.
So quale sia il suo ruolo.
Mi rendo conto che certe cose le faccia perché deve, non perché vuole.
Però conosco anche lui.
Bene come nessuna mai.
E so che in fin dei conti, farmi girare, un po', gli piace.
Annoda i miei fili col sorriso sghembo sulle labbra.
Ed ogni disastro è la sua firma.
La sua presenza, a suo modo, nella mia vita.
Non lo approvo.
Non avrà mai il mio plauso.
Ma lo capisco.

E mi tiene così.
Sospesa.
Sul filo del rasoio.
Sull'orlo del crollo.
Ed in cuor suo, se ne ha uno, spera che io smetta di farlo.
Spera che smetta di insistere.
Spera che smetta di dirgli che, in fin dei conti, è lui che sceglie.

E' per questo che fa di tutto per abbattere le mie convinzioni.
E' per questo, che mi invita in questa danza di illusioni effimere ed esiti reali.
Contorti.
Orribili.

E per un po' ha funzionato.
Per un po' gli ho creduto.

Poi ho imparato.
Ho visto.
Ho compreso quale fosse il mio potere su di lui.
Ed è lì che ho smesso di temerlo.
Ed'è da lì che mi ha voluta come non mai.

Ed eccolo che arriva.
Con passo lento e cadenzato.
Sempre più vicino.

"Ti ho fatta attendere a lungo?"

"No..."

"Mi ami ancora?"

"Certamente."

venerdì 18 febbraio 2011

Lungi da me l' essere bacchettona, ma cosa c'è di più bello di un sorriso pulito e dei capelli profumati?


Se sei una femmina ed in linea di massima, le tue caratteristiche fisiche rientrano nella media, a circa quattordici anni di vita, il mondo cambia d'un tratto.
Le gambe si allungano e somigliano molto più a vere gambe che a stecchi con giunture.
La vita si affusola e si forma lo stacco che nel pancino delle bambine non c'è.
Il viso si distende, perde la turgidezza paffuta, gli occhi si aprono, le labbra si fanno più pronunciate e il sopracciglio diventano due.
Ovviamente non è una metamorfosi tra scie luminose e musichette incantevoli alla Saylor Moon.
E' un processo orribile, di pianti e drammi interiori, di brufoli e jeans preferiti che non coprono più le caviglie.
Una sofferenza. 
Ma poi c'è la rivalsa dell'Eva.
Da ragana dell'ultimo banco a sinistra, con l'acquisto del primo reggiseno ( non top, proprio reggiseno) compi il passaggio di casta, l'evoluzione naturale, diventi..."desiderabile".
E d'improvviso basta un sorriso per un invito alla festa più bella, bastano due parole per un' uscita al cinema ed un vestito più corto è il pass per il meglio e subito.
E poco importano tutte le sere passate a sfogliare romanzi Austeniani o a scrivere in cerca di sé, guardando la luna dalla vasistas.
Il paese dei balocchi è tutto intorno e basta solo sbattere le ciglia.

Sembra tutto perfetto. 
Finché, in un giorno di calo ormonale, ti rendi conto che non è così che vuoi comunicare.
Non è sullo splendore divino del tuo corpo che vuoi la vera attenzione. 
La vuoi su te. Su te di tutti i giorni.
Su te che hai messo i tacchi per farti bella per lui e che appena lo vedi inciampi slogandtoti una caviglia.
Su te che stai facendo un discorso serio, incurante della strisciata di dentifricio che ti riga il volto.
Su te che non sai mangiare un kebab senza sembrare un suino al trogolo.
Su te che anche se hai il visino d'angelo, russi come un trombone.
Su te che leggi libri e ti senti toccata dentro.
Su te che ti sbatti in mille modi per essere meritevole.
Su te che hai sentimenti, emozioni e competenza.
Su te. Che è molto meno e molto più di quello splendido e divino corpo.

E per un po' magari pensi di sfruttare il sistema, di dare al mondo quello che chiede, quello che si merita, che per te non costa niente perché tanto sai quanto vali e chi sei veramente.
Ma alla fine, chi sei veramente, lo perdi di vista.
Ed è lì che scegli.
E' lì che prendi in mano le redini della tua condotta di vita.
E' lì che comprendi di cosa tu abbia maggiormente bisogno.

Nessuna delle due scelte è sbagliata. E non è sicuramente definitiva.
Contro la Pigrizia umana, fortunatamente la vita ci offre costante rimedio.
Veniamo e saremo continuamente stimolati da pungoli che ci porteranno con altissima frequenza a rivedere le nostre posizioni. Ed è giusto così.
Senza bisogno di giudicare nessuno.
Perché in fin dei conti, quando noti una frivolezza, non sai cosa ci stia davvero dietro.

Ecco.Detto ciò, ieri sera stavo maluccio e il digitale terrestre mi aveva, e mi ha tuttora, censurato la visione dei canali Mediaset, impedendomi di prendere visione dell'agognato Match Point e costringendomi alla paccottiglia di Sanremo, ottimo solo per alimentare il mio cinismo e la mia misantropia.
Siamo in un periodo sociopolitico di fermento, forse qualcosa sta davvero cambiando, e la rimonta dei valori del genere femminile tornano a farsi sentire.
Il senso della Donna sta tornando a galla agguerrito più che mai ed affamato di rispetto e meritocrazia.
Sento l'eco delle suffragette, sento il sangue ribollirmi nelle vene, sento di poter abbandonare la matita da occhi...
Sento i passi dell'ennesima showgirl che shakera le sue forme al silicone, contornata da ballerini vogliosi e immersa nel plauso della folla, sulla tv nazionale.
E' spettacolo? E' solo spettacolo?
No.
E' sbagliato.
E' solo sbagliato.

sabato 22 gennaio 2011

Dimmi quand'è che hai vissuto le piccole cose, che fanno grande la tua vita...

Le cose non vanno mai come credi.
Tantomeno come desideri.
E volendo fare statistiche, la legge di Murphy ci ripete, stanca come Cassandra, che non è vero che un qualche accadimento possa avere le stesse probabilità di andar a buon e a cattivo fine...
Non si tratta MAI di un vero 50 e 50.
Se c'è la possibilità che vada male, è quasi certo (dove il quasi è rappresentato da un 1 % proforma) che così andrà.
Sono troppo pigra perché la mia preparazione si trovi spesso al passo con le occasioni che capitano, quindi ho anche imparato che la sorte gira e che è sempre, comunque, importante aver fede nel proprio destino, in noi stessi ed in quella manciata di buon'anime che ci sta vicino vicino.
E così, anche nei momenti di sfiga più colossale, in cui te ne capitano inverosimilmente troppe ed immagini di premere pausa, guardando in camera, e parlare con i fantaspettatori ridenti delle tue disgrazie... ecco anche lì, l'importante è tener presente che "non potrà piovere per sempre" (forse).

Ecco.
Credo a quello che ho scritto, però: Regia! Manipolo di Sceneggiatori della mia vita!
Malgrado tutto, che bisogno c'era di farmi assaporare così a fondo il gusto pieno del Winsor e Newton INK?????






mercoledì 12 gennaio 2011

martedì 11 gennaio 2011

Dubito ergo Sum

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi."
"Ne sei sicuro?"
"Non ho alcun dubbio"
cito mia mamma che cita De Crescenzo. Sempre.



Chi non ha mai googlato una domanda esistenziale?
Oggi pensavo alla mia incrollabile fiducia amorosa.
Che mi fa sentire tanto ingenua quanto forte.
Ma non è il discorso portatore di valori a saldo che ho in mente.
Penso piuttosto a quanto sia semplice sembrare bravi di fronte alle altrui debolezze.
E a quanto siano rare le persone che si possano guardare in faccia senza vergogna o disprezzo. Per eccesso.
Ma non era nemmeno questo.
O meglio, c'entrano, forse, entrambe le cose.
Googlando circa l'amore e soprattutto su come si faccia a comprendere se si ami o meno, sono finita in un forum dal floreale tema, con utenza femminile del 99.9 periodico % .
Uno di quelli dove si possano trovare i pipponi dattiloscritti più lunghi et infruttuosi del web intero.
Insomma lì.
E sotto questo interrogativo, la risposta più gettonata era la seguente:

Dal momento in cui sorgono i dubbi, non sei più innamorato.

mh.
Accantonando per un attimo le mia religione Disneyana e Austeniana, non riesco comunque a non pensare che questa sia una cazzata.
Credo che questa parola, dubbio, nel fragile animo collettivo, sia spaventosa, mostruosa, sintomo di angoscia più efficace della scadenza incombente delle bollette.

-Devo pagare 8267.30 € di utenze perché non sapevo che mia sorella fosse in giappone mentre la chiamavo per dirle che ho dei dubbi.

-Oh mio Dio! ma com'è potuto succedere! Hai dei dubbi???Povera cara, ti compatisco.

Il dubbio è diventato il segno più palese dell'impurità di un pensiero o di un sentimento.
Ecco, per me che credo nell'amore come una dodicenne e che sono stata cresciuta con l'abitudine a tenere il cervello acceso, abitudine dalla quale, talvolta, prendo le distanze,
ho sempre visto il Dubbio come un mezzo, come un punto fondamentale per l'evoluzione mentale.
Il punto interrogativo è stato il primo simbolo che abbia messo in bocca al primo personaggio da me creato.
Farsi domande non è sintomo solo di debolezza o mancata convinzione.
Da una domanda può nascere la riconferma con la stessa probabilità con cui si possa scegliere di cambiare direzione.
Il dubbio è manifestazione del ruolo attivo nella propria vita.
E dubitare di noi stessi, come scriveva Ojetti,e non solo, è il primo segno d'intelligenza.
L'amore che si prova pe un essere vivente, un altro da noi, non credo sarebbe vero se scevro dalla presenza del suddetto dubbio.
Davvero, a volte, siamo così spaventati dal nostro dubitare che rischiamo di perdere o perdiamo ciò che ci sta a cuore.
Il dubbio dovrebbe spronare all'indagine, non affievolire il coraggio.
E per tornare a noi, vorrei dire a tutti questi che pronunciano incisi colmi di falsa saggezza, che vincono facile, giocano comodo, che sono bravi tutti a girare il dito nella piaga e che è di gran lunga più semplice gettare la spugna all'alba del dubbio piuttosto che guardarci dentro e arrivarne al tramonto dopo un po' di vita.
Ecco. Io credo che, per quanto si possa soffrire, per quanto sia profondo un patimento, l'amore valga sempre la pena e valga sempre e per sempre la pena crederci.
Questo è ciò che, anche i classici Disney mi hanno detto, perché in quelle storie non c'è solo lo scintillio dei primi passi di una coppia, c'è un valore vero.
Musica di sottofondo.
La folla, dopo un attimo di silenzio, applaude sconvolta.

A forza di tutto questo rimuginare, una leggera emicrania ha attanagliato la mia nonpiccola testa...

C'est mieux que je vais dormir.
Bonne Nuit.



però, il vero interrogativo che non mi fa chiudere occhio è:

se fossi ancora bionda, al posto delle tempie, a dolermi sarebbero le tette?

mercoledì 5 gennaio 2011

E.

“Emma, ti amo.
Sei tu la donna della mia vita!”
Le disse Phil, sotto i piccoli, gelidi fiocchi di dicembre.

Cinque giorni dopo, Emma, tornava a casa con le buste della spesa, quelle di plastica doppia, perché quelle più leggere ed ecologiche le si erano dilaniate tra le mani appena sollevate dalla cassa, generando la frittata di sei uova che aveva in mente di cucinare per pranzo.
Fatta un’altra fila alla cassa, comperate altre sei uova, Emma cercò di fare in fretta per riuscire a preparare il pranzo, prima che Phil dovesse tornare a lavoro.
Entrando in casa trovò il suo amato Phil, in ginocchio davanti al divano, tra le gambe di Vanessa, la prosperosa commessa dell’alimentari all’angolo della strada.

Rettifica: nemmeno le buste in plastica doppia salvano dalla frittata sul pavimento.

venerdì 26 novembre 2010

Scritta a margine. Macchiata di caffè.

Un' anima in pena
in costante, trepida attesa.
Il respiro tentato profondo
si mozza nel mezzo.
Non v'è pace per i cuori sospesi
Per le anime prave
Per gli spiriti ambigui
Per loro.
Ustionati dalla caustica luce
albeggiante.