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domenica 15 gennaio 2012

Le principesse non hanno i capelli corti.


Una volta c'ero.
Non sembra più lo stesso posto.
Cammino tra le rovine.
Non si distingue il vialetto dalle macerie.
Le case non sembrano nemmeno più case.
Si vede soltanto il fiume ma il percorso è cambiato.
E l'acqua non è più trasparente.

Albeggia.
Cammino da prima che facesse buio.
Stremata ma non stanca.
Soffia uno scirocco leggero.
Penetra negli strappi incrostati del mio vestito che era bellissimo.
Di fronte a quest'albero. Il nostro.
Cado in ginocchio.
Eccomi.
Ci sono.
Sono tornata.
Fa ridere vero?
Se fossi qui, se fossi qui e te lo avessi detto, avresti fatto lo stizzoso, almeno un po'.
Poi, piano piano, il sorrisetto sghembo avrebbe preso il posto del serioso te.
Però sono qui.
Ho fatto tanta strada per tornare.
Sì lo so, ne ho voluta fare tanta per andare. Forse troppa, diresti.
Ma ho dovuto, e anche se sbraiteresti col riaffiorare di tutti i momenti in cui mi volevi accanto e non c'ero, anche se il nodo in gola di quelle notti in cui mi cercavi  tra le coperte vuote tornerebbe a galla, anche se ha fatto male tutto e fino in fondo, fino all'osso, ora sono qui.

Non sembra più lo stesso posto.
L'aria sa di polvere e di un dolciastro quasi nauseante.
Se fossi qui, forse, nemmeno mi riconosceresti.
Due notti fa scappavo da un incubo.
E sono rimasta incastrata nella grata a scorrimento della vecchio palazzo.
Colpa dei capelli selvaggi. Perdo sempre i fermagli, ricordi?
Ho visto la morte ridermi in faccia.
L'ho sentita alitarmi sul collo.
Mi sono slogata un polso ed ho dato un taglio, netto, a tutti i capelli, che ti piacevano tanto.
Sono scivolata via velocissima, ho anche perso una scarpa. e solo dopo mi sono accorta che sanguinavo.
Ancora.
Perché non erano bastate le ferite collezionate dagli scontri di questi lunghi mesi o i graffi che ormai sembrano striature quasi naturali.
Ci volevo io, che, al solito, so farmi male meglio di chiunque altro.
Come per il mio compleanno, che volevo rifinirmi il vestito da sola a tutti i costi e mi punsi, e mi trovasti svenuta e sanguinante...
Quindi se mi vedessi adesso avrei i capelli corti con le ciocche storte, e la clavicola che affiora in due punti dalla pelle.
Oltre a polvere e fango su tutta la mia superficie.
Un po' diversa da come mi ricordavi, credo.

Sì, un po' diversa.
Sai che la polvere, non l'ho mai sopportata.
Ed il vestito, da giallo brillante che era, è di un grigio strappato e logoro.


Mentre camminavo per i tornanti ai piedi del monte, mi è venuta in mente la prima volta che ho avuto bisogno di te e quel ricordo mi ha tenuto in caldo il cuore anche sotto la pioggia più torrenziale di questi giorni.
Ogni volta che una cicatrice mi ha fatto male, ho stretto i denti pensando a quando ti avrei raccontato come me le sono fatte, ad una ad una, stretta tra le tue braccia.

Lo sapevo che non avrei retto, che la tensione si sarebbe spezzata, che questi mesi senza versarne nemmeno una mi avrebbero portato a questo.
Devastante e dirotto.
Piango.
Per ogni cosa storta, per ogni livido. per ogni graffio. per ogni passo falso. per ogni volta in cui mi sono persa e che cadere in basso non mi ha fatto guardare che più giù.
E per ogni volta in cui dire "mi dispiace" era più arduo che ingoiare rospi amari e per tutte le volte in cui son stata zitta e avrei dovuto urlare. E per la volta in cui ho parlato per liberarti dal mio peso quando non era quello che volevo, quando non era quello che chiedevo.
Per ogni volta in cui non ho capito.
Per ogni volta in cui non mi hai afferrato.
Per ogni volta in cui non ho saputo salvarmi da me stessa e che nemmeno tu l'hai fatto.
Ma soprattutto per quel "non importa più" che mi risuona in testa.

Chinata su me stessa.
I pugni stringono tra terra e ghiaia che sulle ferite nelle mani frizza ancora.
E sono pulita solo sotto i segni delle lacrime che ho pianto.
E non importa quanta strada abbia dovuto fare per esserci di nuovo.
Ma ci sono.
E resto.
Non me ne importa se "non importa più".
Se non a modo ma per sempre.
Se nuovi soli sorgeranno su nuove case e nuovi viali saranno edificati da queste rovine.
Sono le mie rovine.
E resterò in eterno ad aspettare il tuo ritorno.
Il tuo ritorno che aspettavo già.
Che aspettavo da prima di conoscerti.
Da prima che me ne andassi via.
Resterò in eterno tra queste radici.

Aspetterò lo stesso.
Anche se non sembra più lo stesso posto.
Anche se non sembro più la stessa io.


domenica 25 settembre 2011

Frittata di cipolle

-Sto bene- continua a rispondere.
-Sto bene, davvero, mai stata meglio- dice anche.
-Sono serena come non lo ero da anni interi- ha aggiunto una volta.

Sto bene, pensava entrando nel supermercato, irrigidita dal getto freddo del bancone frigo.
Sto bene perché è andato tutto come doveva andare, ed anche se ho sbagliato, se ho fatto questa scelta sbagliata, che poi chi lo ha detto che è sbagliata? manca anche il latte già...
Insomma se ho fatto un errore è colpa mia ma se doveva andare così, io alla fine che potevo farci?
Niente. Ecco anche le uova...
-Sto bene, non deve preoccuparsi- dice all'uomo che l'aveva urtata col carrello.
-Quattro euro e settanta, ha la carta fidaty? vuole una busta?-
-Sì sì tenga, grazie. Sono precisi-

Sto bene, pensava camminando per tornare a casa.
Non sono ingrassata nemmeno un po', vuol dire che non sono depressa...

La casa non era grandissima, ma nemmeno piccola. Era normale.
Il profumo si sentiva già dal primo pianerottolo delle scale.
E si sentiva anche il rumore del coltello che batteva deciso sul tagliere.
Un profumo deciso, un colore violaceo, un singhiozzo smorzato a mezza gola.

-Sto bene- diceva asciugandosi gli occhi con un canovaccio.
-Sto bene, sto bene, sto bene maledette cipolle.-

La frittata è fatta.




lunedì 21 febbraio 2011

Ecco cosa accade a non ricevere il bacio della buonanotte...


























C'ero io, intenta a mettere in salvo tutti i passanti per la piazzetta davanti casa.
Non casa mia questa.
Quella in campagna, nel paesino.
Quella con la facciata gialla e la fontana incassata nel muro.
Insomma io stavo lì al cancello e facevo entrare persone che poi si radunavano in giardino ed in casa.
Poi arrivi tu, con qualche amico di quelli simpatici, resi seri dall'imminente pericolo.
E mi chiedi se è casa mia, se potete entrare ed io annuisco doppiamente.
Poi mi prendi da parte perché sai che siamo noi a dover fare qualcosa.
E in quel momento, il pericolo, il male, si presenta di fronte a noi, sotto forma di una bellissima e terrificante lince.
Io tremo, impallidisco, sudo freddo tutto in un istante.
Tu lo stesso ma mi afferri la mano e mi dici che dobbiamo camminare, dobbiamo farla uscire.
E così facciamo, e scappiamo nel viale del bosco ed il pericolo sembra già lontano.
Finché non rispunta scattante da una siepe.
Ci voltiamo lenti e acceleriamo il passo, ma lei è più veloce.
Mi volto e la vedo saltarmi addosso.
Cado a terra e la bellissima bestia passa il muso sul mio collo nudo.
Tu ti fermi, impietrito.
Intanto questo felino indugia a sbranarmi, gioca coi miei capelli...
Ed io ti dico che ti voglio bene, che te ne ho voluto da subito, da prima di conoscerti meglio.
E tu mi dici che non vuoi ascoltarmi, che non è il momento per certi discorsi.
Allora rimango scornata in punto di morte, pensando a come scacciare la bestiola.
E vedo una donna, scostante, antipatica, atta a sciacquare dei piatti in quel che ha tutta l'aria di essere un lavandino in granito da campeggio.
Mi ha vista e continua a sciacquare.
Non muove un passo, non piega ciglio.
Tu con un umido stratagemma distrai l'animale.
Ed io lo indirizzo verso la donna.
Ce ne andiamo.
Mi batte forte il cuore.
Anche a te.

Poi mi sveglio.
E capisco.

lunedì 6 dicembre 2010

MuoriMi

Le Brave persone non fanno, volutamente, del male ad altre persone.
Le Brave persone non odiano, consapevolmente, altre persone.
Le Brave persone trovano, pazientemente, la strada per il bene.
La Brave persone si prendono, poco raramente, persino responsabilità che non hanno.
Le Brave persone sanno amare anche incondizionatamente.
Le Brave persone hanno la coscienza pulita.
Le Brave persone sono semplicemente brave persone.
Non conosco Brave persone in assoluto,
ma conosco Brave persone con me.
E queste persone meriterebbero, sempre, la parte migliore dell'egoista orribile che io sia.
Meriterebbero la brava gud che alberga in qualche remoto angolo di me,
che non sono certo una Brava persona.
Quando mi sorprendo ingrata, il mio cuore elementare si stringe e schernisce i miei ridicoli rimorsi.
Stolta. Sapevi di star per compiere un errore ed hai scelto di non arrestarti.
I grovigli emotivi che ne conseguono sono comunque niente rispetto a ciò che meriteresti.
Sei una fottutissima stronza.
Ardi nel più profondo degl'inferi.
Vaga perenne nel tuo colpevole limbo.

E se lo salvassi in bozze senza pubblicare, non avrebbe senso.