mercoledì 15 agosto 2012

RedHaired girls



Baciami come se guidassi una 1100


Ferragosto.
Se non sei sulla spiaggia di Gran Canaria o al solito bagno al Forte, a giocare a calcetto, bere l'estatè al limone ed evitare i gavettoni più ingrati, sei a pranzo coi parenti.
Ed è tipo natale, solo che fa caldo. Quindi alla fine c'è il gelato.
Mia mamma cucina troppo bene. Ha preso tutto dalla nonna.
E poi è troppo bella quando aiutandola a cucinare, la osservo mentre si perde in un ricordo sabbioso che la fa sorridere, apparentemente senza perché...
Oggi poi, a riempire la cucina, c'erano cento e una canzoni di altri tempi che le facevano brillare lo sguardo.
Così aspettando che il timer del forno suonasse, mentre a risuonare era questa canzone, ho fatto questo disegnino.
E pensavo che mi sarebbe piaciuto stare dentro ad uno di quei documentari in bianco e nero, messi in onda da rai storia, in cui intervistavano le ragazze in spiaggia, coi primi due pezzi a pois, ed era tutto ancora da scoprire, e se volevi parlare con qualcuno dovevi telefonargli a casa, e i baci andavano guadagnati, e sapevano di gelato, di "i miei non devono saperlo",  di passeggiatine mano nella mano e canzoni soprattutto in italiano...
Invece siamo nell'era di facebook, dei blog, degli sms, della geolocalizzazione, il gelato è sammontana, la musica a volte nemmeno sai cosa ti dice e se non ti bacia la prima sera è sicuramente gay.
Ah, l'evoluzione.

martedì 14 agosto 2012

L'amore ai tempi del colera

Il titolo non c'entra niente col libro, che non mi piace nemmeno tanto, c'entra solo perché volevo enfatizzare le fusa della mia gatta mentre ho il mal di gola.


La mia odietamo cugina mi ha regalato un ciondolino tipo questo che ho disegnato.
Perché sono viziata e quando sono malata, a casa in famiglia, soprattutto ad agosto, i famigli si impietosiscono vedendomi fissare le pale ferme del ventilatore, che se lo accendessi farei la gioia delle mie placche. 
Mi comprano anche il gelato. 
Tanto gelato da rendere inutili questi due anni di dura palestra.
Maledetti.
La mia odietamo cugina mi ha regalato il suscritto ciondolo dicendo

"te l'ho preso perché ti somiglia, è magrolina come te".

A quel punto,il rancore profondo nato per tutte le magliette che mi ha sottratto, tutte le scarpe prese in prestito e mai più riviste, tutti i trucchi e i profumi che hanno fatto la stessa fine si è dissolto, dipanato nel suono di una più che piacevole bugia.
Però spero che il potere glamour di questa bambolina dorata e anoressichina, influisca su di me nella notte e mi faccia pensare a desiderare cose inutili e costose come altre scarpe o borse nel momento in cui si paleseranno di fronte a me gelati al cioccolato extrafondente della mia gelateria preferita, ad esempio.

Stasera non ha funzionato, ma non abbiamo ancora dormito insieme, quindi non valeva.

Però prometto.
Da ora a natale, solo insalatina.
Niente carboidrati dopo le diciotto.
Niente dolcini con la cioccolata.
Niente hamburger di mezzanotte.

Perché se non va bene con design dovrò trovare un ricco marito che mi mantenga e per questo nobile fine ho bisogno che il mio caro lato b rimanga in questa 26, e che magari ci stia pure un po' largo...
No, in fin dei conti sono fan del "due cuori e una capanna", certo non che "due cuori e una villa con piscina" mi faccia proprio schifo ma non è poi così fondamentale...via vedo che lo spirito gretto, superficiale e materialista della mia FashionVoodooDoll sa facendo effetto.

Eccellente.

lunedì 13 agosto 2012

Credevo fosse amore, invece era un calesse.


Una volta avevo un fidanzato.
All'inizio mi piaceva e basta, non so neanche bene perché.
Però ridevamo tanto.
Una mattina gli mandai un messaggio e non mi rispose per tutto il giorno.
La sera gli telefonai e lui il messaggio, lo aveva letto la mattina.
Non gli sembrava abbastanza importante, semplicemente.
Un'altra sera mi disse "ti chiamo".
Ed io risposi " anche io ti amo".
Lui rise, io volli morire, semplicemente.
Quel capodanno gli dissi "ti amo"
"Anche io una cosa incredibile" rispose.
Poi il suo migliore amico mi dette un bacio dichiarandomi il suo amore.
Gli dissi solo del bacio.
Litigammo tutta la notte, semplicemente.
Non venne mai a prendermi a scuola.
Ci vedevamo il giovedì sera.
Il giorno libero delle badanti rumene, pensavo io.
Venne il giorno dell'orale della maturità.
Mi misi a piangere, mi abbracciò, ma doveva andare via subito.
E' normale, pensavo io.
La prima parte di vacanza insieme fu splendida, in un posto da incubo.
La seconda parte di vacanza insieme fu un incubo, in un posto da incubo.
Non venne a Parigi con me.
Ci andai coi miei genitori.
Non venne a prendermi alla stazione.
Aveva il torneo di beach volley.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l'amore.
Da capo.
Lui faceva l'ingegnere.
Io facevo i disegnini.
Lui aveva mal di stomaco e mal di ginocchio.
A me faceva male il cuore dagl'occhi.
Per un "brava" avrei fatto cose impensabili per me.
Per un "brava" ho fatto cose impensabili per me.
I ritagli del nostro mondo erano comunque bellissimi.
C'era un fiume, un lago, un divano coi film.
Il mare di inverno sapeva d'amore.
Il mare d'estate sapeva di inferno.
Non venne con me a Barcellona.
Ci andai con le amiche.
Venne con me a Tropea.
Portandosi dietro la famiglia.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l'amore.
Da capo.
Per un natale mi regalò una valigia gigante piena di pantoni.
"al mio unico amore" c'aveva scritto sopra.
L'aveva firmata con nome e cognome, ma gli credetti lo stesso.
Tre giorni dopo mi scrisse un messaggio.
Non sapeva se mi amasse o meno, scrisse.
A capodanno mi dette un bacio.
Doveva ancora pensare.
Partii per la Francia.
Tornai ma non aveva ancora pensato.
Lui faceva l'ingegnere.
Io facevo lettere e i disegnini.
Si scordò del mio compleanno.
Glielo ricordai.
Mi lasciò.
Ma non era vero.
Però doveva ancora pensare se mi amava.
Mesi dopo mi disse che mi amava di nuovo.
Ma non era vero.
Mi aveva detto che mi amava perché mi era morto il cane.
Passai l'estate da un'amica.
E fu la più bella di sempre.
Passò l'estate con gli amici.
Mi disse una bugia.
Tornai sperando d'essergli mancata.
Quanto lui a me credo.
Tornò contento della vacanza.
Odiai l'estate.
Con tutto il cuore.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l'amore.
Litigare ancora.
Lasciarsi.
Io baciai un altro.
Lui si fidanzò con una di Tirana.
Un gran casino poi.
Per un "è te che voglio" avrei fatto cose impensabili per me.
Per un "è te che voglio" ho fatto cose impensabili per me.
Ci perdonammo.
Forse ci siamo detti che ci eravamo perdonati.
Mi sembrò perfetto.
Come le ginocchia che tremano a quattordici anni.
La mia amica stette male.
Ci fece prendere paura.
Lui strinse la mano d'una sua amica.
Non la mia.
Fu allora che il mio amore morì.
Non un attimo prima e non uno dopo.
Elettrocardiogramma non piatto, monitor spento.
Per forza.
Lui mi amò d'un amore perfetto poi.
Mai le cose che disse erano state tanto giuste.
Mai le sue proposte tanto invitanti.
Mai le sue carezze tanto dolci.
Perfetto.
Come mai era stato.
Come l'avevo sempre visto lo stesso.
Ora che era come volevo, non lo volevo più, mi disse.
E non era vero.
Io lo volevo ancora.
Volevo ancora baci.
Ancora abbracci.
Ancora amore.
Ancora mattine insieme.
Ma non potevo più.
Gli faceva male la testa.
Mi facevano male gli occhi dal cuore.
Non sono certo perfetta.
Non sono nemmeno come vorrei.
Non del tutto.
Mai del tutto.
Sono una che ci crede.
Sono una che torna.
Sono una che forse nemmeno se n'è mai andata.
Sono una Lassie.
Bionda col cuore di cane.
E per certe cose spacco veramente le palle.
Forse ero troppo complicata per uno complicato.
Forse ero troppo complicata per uno semplice.
In quella semplicità ci avevo visto la mia speranza.
Invece è stata la mia disperazione.
Smettere di fare l'amore.
Smettere di baciarsi.
Continuare a non capirsi.
Litigare.
Lasciarsi.
Ora ho un ex fidanzato
Dal quale non ho imparato cosa mi piaccia
Ma cosa no.
Però ho imparato a piacermi io.
Che non sono un'ingegnere, ho chiuso con lettere, faccio i disegnini e tutto il resto.




domenica 12 agosto 2012

Psicopatici si nasce.

Ho la febbre.
Sono le quattro.
Faccio un incubo.
Mi sveglio madida di sudore, con la gola che pareva avessi usato un boa dell' Amazzonia al posto della sciarpa.
Bevo dell'acqua quasi col contagocce.
Addio sonno.
Muoio di caldo.
Scendo in giardino e sembro una matta.
In pigiama, con la sciarpa e il computer nel giardino buio.
Alle cinque si sveglia mio babbo che mi riconosce dopo aver pensato che fossi un ladro.
Prendiamo il caffè insieme e mi chiede che mi è successo.
Ho sognato che frullavo una tetta col minipimer a una tipa.
Ah, figurati, io ho sognato che rinchiudevo la nonna e la zia in una prigione segreta che avevo costruito in cantina... i sogni son desideri no? com'è che faceva?

Ed è in questi momenti di psicopatia, illuminati dalla luce metallica dell'alba, che sento viva l'identità familiare.

venerdì 10 agosto 2012

giovedì 9 agosto 2012

Una Stella inciampa. Poi cade.

Ho messo addosso una maglia colorata.
E' rossoarancio, credo.
Era della mia mamma, devo averla presa da uno degli scatoloni di "roba di quand'ero giovane e magra" che era nella mansarda dove ora vivo io.
Ho diecimila magliette, ma sono tutte degli stessi colori, più o meno.
Svariate sfumature di grigio, ancor più di blu, qualcosa beige o marrone e nero.
Bianco poco. Rosa fosforescente una.
Però questa aranciorossa ora che sono un po' abbronzata non fa l'effetto malaticcio che risultò quando me ne appropriai, declassandola a "maglia per stare in casa".
Ma non l'ho messa perché mi stesse bene fuori, l'ho indossata perché mi accendesse dentro.
Sono vestitopatica.
Ed ho una memoria antipatica che lascia appigli improbabili e precisi.
Un tessuto, un odore, un profumo, un sapore, una parola, una pronuncia, un pensiero.
E bum.
Mi è venuto in mente un sms pieno di sogni inespressi che scrissi, mi vergogno di scrivere quanti anni fa, ed è triste e buffo vedere che penso la stessa cosa, ad una distanza infinita, ma senza affetto.
Poi mi sono messa a pensare che domani è San Lorenzo (che sì non è vero che le stelle cadono solo il dieci agosto, anzi ne cadono di più la settimana dopo e poi non sono stelle eccetera eccetera...)
e che non sono mai andata alla spiaggiata a vedere queste famose stelle, ero sempre da un'altra parte e col cielo coperto. Quando qualche volta con gli amici andavamo nei campi a fare i filosofi e tutti si esaltavano per averne vista "una enormeeee" io stavo guardando sempre dalla parte opposta del cielo. E' successo così tante volte che fino all'estate scorsa mi chiedevo se esistessero davvero queste "stelle" cadenti. Poi le vidi, ne vidi un casino, quasi a compensare gli anni di spiaggiate mancate. Mi prese tanto bene che ci scrissi un racconto in treno, a mano, che parlava di stelle cadute, farò prima a riscriverlo che a sbobinarlo.
Il desiderio espresso, sempre lo stesso.
Quindi complice la playlist di arpeggi malinconici di chitarristi romantici, un'aria di leggera tristezza ha riempito camera mia, dove sto piegando le magliette grigie e blu da mettere in valigia.
Per questo la maglia rossarancio, e vaffanculo la spiaggiata che mi resta tutta la sabbia nei capelli.

"speriamo che una stella ti caschi in testa, di punta." c'era scritto nel messaggio.





mercoledì 8 agosto 2012

Esse di Lisca

Con questa esse che non posso pronunciare
nostro signore c'ha scritto un sacco di parole.
Il sesso, il sonno, il sogno, la sabbia, l'assonaza, l'assonometria, la sostanza, il sinolo, la stranezza, il sillogismo, il sussurrare un segreto, anche scomodo.
Salire ma non scendere,  scoprire.
Stare.
Sospirare.
Sostenere, assecondare, sindacare, schierarsi, scegliere.
Scrivere sul soffitto, rispondere solo: sì.
Silenzio, sottile sospetto.
E i salti, i saldi, le tasche, i se senza i ma, le scale, le pesche, i suoni, i sordi, un sacco di sassofoni e le percussioni.
Gli spartitraffico, tutti i segnali, i massi, i sassi.
La strada.

ma soprattutto il sesso.

lunedì 6 agosto 2012

La signora in bicicletta

Mi sono concessa un paio di serate vecchio stampo a base di singolari shot, lunghe passeggiate, prati e chiacchiere amene al chiar di una luna enorme ed una, ma bellissima, stella cadente.
Ah, mi sono permessa anche un giorno di mare, così, per ravvivare l'abbronzatura mi ero detta, ed oggi sono qui, bollente e di una nuance gabibbesca sagomata dal costume, che, a quanto pare, mi si è spostato più volte.
Poi stamattina il destino ha deciso di farmi ritrovare la penna multicolore delle principesse in un momento nel quale sarebbe stato preferibile sembrare una persona rispettabile secondo criteri socialmente convenuti... ma stupirsi ancora sarebbe sciocco, no?

Invece una signora alla Coop mi ha offerto la perla di saggezza della giornata.
Stavo entrando e lei era lì fuori a caricare le buste sulla sua bicicletta.
Mi guarda e sorridendo mi chiede se sia sposata, io le rispondo semplicemente di no, ignorando il grappolo di pensieri sbocciatimi in testa, e lei mi fa diversi complimenti e poi mi dice :
"Signorina, prima di dire -sì lo voglio- si faccia mostrare l'estratto conto!"
Tornasse indietro lei lo chiederebbe subito a suo marito, solo che cinquant'anni fa non ci ha pensato.
Perché le donne non finiscono mai di fare, dice la signora, mai mai mai.
Ed io dovrei sposarmi per amore tenendo anche conto dell'estratto conto, dice sorridendo.
Mi regala qualche altro dolce complimento e inforcando la bici scompare seguendo la linea della ciclabile.
Io rimango lì, a dare un'occhiata veloce alla lista cercando di capire cosa ho scritto sotto 'pane' che non è decifrabile ma sarà certamente qualcosa di necessarissimo di cui sentirò sicuramente il bisogno una volta a casa.
E sorrido perché se ti accorgi dei dettagli che la vita ti offre, anche andare a fare la spesa con l'asfalto che ti fonde le suole delle ciabattine è un'esperienza preziosa.

domenica 5 agosto 2012

Pensandotibrucio



Ho caldo.
Una canzone strana mi gira in testa da tutta la sera e non sono annoiata ma mi annoio.
Vorrei un caffè più freddo di quello che ho appena preso.
Una camicia più sbottonata di quella che indosso.
Una camicia da sbottonare.
O da strappare, forse.
Ho caldo.
E il caldo mi fa smattare di brutto.
Mi trascina in pensieri che, di solito, evito con accuratezza.
E mi ci lascio trascinare senza nemmeno impegnarmi a fingere di non volere.
Perché alla fine,
voglio.

Mi infilo i jeans e le scarpe raso terra, quelle comode, perché di scomodo mi basta il chiodo fisso.
Esco.
E, al solito,
ci siamo soltanto io e la strada.
Ho caldo.

Sketch di me nuda e pigra come un bradipo narcolettico.