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domenica 17 marzo 2013

Stiamo insieme ma ancora non lo sappiamo

Ti guardo da lontano con la stessa premura che adopererei standoti accanto, passando la mano leggera tra i tuoi capelli, mentre dormi, avendo cura di non svegliarti.

A separarci non un lenzuolo
chilometri di silenzi
di segreti
di mosse non annunciate tanto per non scoprirsi
deboli fondamenta di un castello di mattoni solidi come cirri.

Amore mio
mi manchi
come solo un ricordo mai vissuto può mancare.
Mi manchi
coi capelli spettinati
la mattina
in un'estate
ancora da venire.

Non tornare.
Non andartene.

Resta qui.
Dove non sei mai stato.
Ancora.


lunedì 13 agosto 2012

Credevo fosse amore, invece era un calesse.


Una volta avevo un fidanzato.
All'inizio mi piaceva e basta, non so neanche bene perché.
Però ridevamo tanto.
Una mattina gli mandai un messaggio e non mi rispose per tutto il giorno.
La sera gli telefonai e lui il messaggio, lo aveva letto la mattina.
Non gli sembrava abbastanza importante, semplicemente.
Un'altra sera mi disse "ti chiamo".
Ed io risposi " anche io ti amo".
Lui rise, io volli morire, semplicemente.
Quel capodanno gli dissi "ti amo"
"Anche io una cosa incredibile" rispose.
Poi il suo migliore amico mi dette un bacio dichiarandomi il suo amore.
Gli dissi solo del bacio.
Litigammo tutta la notte, semplicemente.
Non venne mai a prendermi a scuola.
Ci vedevamo il giovedì sera.
Il giorno libero delle badanti rumene, pensavo io.
Venne il giorno dell'orale della maturità.
Mi misi a piangere, mi abbracciò, ma doveva andare via subito.
E' normale, pensavo io.
La prima parte di vacanza insieme fu splendida, in un posto da incubo.
La seconda parte di vacanza insieme fu un incubo, in un posto da incubo.
Non venne a Parigi con me.
Ci andai coi miei genitori.
Non venne a prendermi alla stazione.
Aveva il torneo di beach volley.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l'amore.
Da capo.
Lui faceva l'ingegnere.
Io facevo i disegnini.
Lui aveva mal di stomaco e mal di ginocchio.
A me faceva male il cuore dagl'occhi.
Per un "brava" avrei fatto cose impensabili per me.
Per un "brava" ho fatto cose impensabili per me.
I ritagli del nostro mondo erano comunque bellissimi.
C'era un fiume, un lago, un divano coi film.
Il mare di inverno sapeva d'amore.
Il mare d'estate sapeva di inferno.
Non venne con me a Barcellona.
Ci andai con le amiche.
Venne con me a Tropea.
Portandosi dietro la famiglia.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l'amore.
Da capo.
Per un natale mi regalò una valigia gigante piena di pantoni.
"al mio unico amore" c'aveva scritto sopra.
L'aveva firmata con nome e cognome, ma gli credetti lo stesso.
Tre giorni dopo mi scrisse un messaggio.
Non sapeva se mi amasse o meno, scrisse.
A capodanno mi dette un bacio.
Doveva ancora pensare.
Partii per la Francia.
Tornai ma non aveva ancora pensato.
Lui faceva l'ingegnere.
Io facevo lettere e i disegnini.
Si scordò del mio compleanno.
Glielo ricordai.
Mi lasciò.
Ma non era vero.
Però doveva ancora pensare se mi amava.
Mesi dopo mi disse che mi amava di nuovo.
Ma non era vero.
Mi aveva detto che mi amava perché mi era morto il cane.
Passai l'estate da un'amica.
E fu la più bella di sempre.
Passò l'estate con gli amici.
Mi disse una bugia.
Tornai sperando d'essergli mancata.
Quanto lui a me credo.
Tornò contento della vacanza.
Odiai l'estate.
Con tutto il cuore.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l'amore.
Litigare ancora.
Lasciarsi.
Io baciai un altro.
Lui si fidanzò con una di Tirana.
Un gran casino poi.
Per un "è te che voglio" avrei fatto cose impensabili per me.
Per un "è te che voglio" ho fatto cose impensabili per me.
Ci perdonammo.
Forse ci siamo detti che ci eravamo perdonati.
Mi sembrò perfetto.
Come le ginocchia che tremano a quattordici anni.
La mia amica stette male.
Ci fece prendere paura.
Lui strinse la mano d'una sua amica.
Non la mia.
Fu allora che il mio amore morì.
Non un attimo prima e non uno dopo.
Elettrocardiogramma non piatto, monitor spento.
Per forza.
Lui mi amò d'un amore perfetto poi.
Mai le cose che disse erano state tanto giuste.
Mai le sue proposte tanto invitanti.
Mai le sue carezze tanto dolci.
Perfetto.
Come mai era stato.
Come l'avevo sempre visto lo stesso.
Ora che era come volevo, non lo volevo più, mi disse.
E non era vero.
Io lo volevo ancora.
Volevo ancora baci.
Ancora abbracci.
Ancora amore.
Ancora mattine insieme.
Ma non potevo più.
Gli faceva male la testa.
Mi facevano male gli occhi dal cuore.
Non sono certo perfetta.
Non sono nemmeno come vorrei.
Non del tutto.
Mai del tutto.
Sono una che ci crede.
Sono una che torna.
Sono una che forse nemmeno se n'è mai andata.
Sono una Lassie.
Bionda col cuore di cane.
E per certe cose spacco veramente le palle.
Forse ero troppo complicata per uno complicato.
Forse ero troppo complicata per uno semplice.
In quella semplicità ci avevo visto la mia speranza.
Invece è stata la mia disperazione.
Smettere di fare l'amore.
Smettere di baciarsi.
Continuare a non capirsi.
Litigare.
Lasciarsi.
Ora ho un ex fidanzato
Dal quale non ho imparato cosa mi piaccia
Ma cosa no.
Però ho imparato a piacermi io.
Che non sono un'ingegnere, ho chiuso con lettere, faccio i disegnini e tutto il resto.




lunedì 9 gennaio 2012

Le parole stanno a zero

Potrei scrivere mille parole.
Che formerebbero frasi bellissime.
Con qualche frecciatina e tanta gratitudine.
Ma non importa.
Non importano le cattiverie.
Né le dette, né le fatte.
Non importa l'invidia


E' tutto qui
quello che conta.



venerdì 9 dicembre 2011

Io ho scritto la mia storia.


Fin da bambina tengo il diario.
Certo da piccola, era un libretto quadrato foderato di carta fiorentina con un lucchettino dorato e due chiavine che perdevo sempre...
Poi è diventato una moleskine a righe, poi uno sketchbook privatissimo e misto a stralci narrati.
Però durante la mia stesura cartacea, ho mantenuto anche quella cybernetica...
Ed oggi, aprendo un blog antichissimo che ha i primi post risalenti al 2004, ho trovato questo.
Questo è un pezzo non titolato, scritto, non so in base a cosa, nell'insospettabile giugno 2009.
Anche la me diciottenne già sapeva come sarei andata a finire e mi bacchetta le mani a due anni di distanza.
Complimenti.
Faccio proprio progressi!



"bastava sempre così poco...un attimo, uno sguardo, un sogno e...
e tutto ricominciava di nuovo, ancora, peggiore, logorante, profondo, devastante, irrefrenabile, incontenibile.
una voglia di lui che riusciva a consumare ogni mia energia.
non cadrò, non un'altra volta, non adesso. queste parole mi risuonavano nella testa, assordanti, ogni singola volta in cui sentivo il suo odore, percepivo la sua presenza o peggio, ero costretta ad averlo di fronte.
era molto più che un'ossessione, la sua essenza scorreva nelle mie vene unita indissolubilmente al mio stesso sangue. lui è sempre stato la mia vita, lui voleva esserlo ed io volevo lo fosse. non ho mai potuto vivere senza di lui, non ho mai nemmeno voluto. per questo dovetti andarmene e dare inizio al mio dolore lento e masochista, alla straziante agonia di vivere come spettatrice immobile. tutto per non aver capito cosa volesse dire essere e sentirsi liberi..maledetta me che ho corso in contro ai miei errori, maledetto lui che non ha voluto strapparmi al mio destino.
chiedermi perché riapre una ferita troppo profonda, un dolore troppo lancinante.
ora sopravvivo, sopravvivo respirando la sua assenza dalla mia esistenza che lo reclama solamente.
solo lui potrebbe salvarmi adesso, soltanto se fosse lui a chiedermelo potrei tornare in vita"

lunedì 20 dicembre 2010

17/09/2008

Lo scrissi che avevo diciassette anni.
Non lo posto perché sia un capolavoro di cui sia solita vantarmi.
Lo posto perchè rileggendo i miei antichi elaborati, provo spesso, profondo imbarazzo. Dato dalla distanza abissale tra la me scrivente e la me leggente
Ecco, rileggendo questo, mi rendo conto che una parte di me non sia affatto cambiata.


se non te lo avessi già detto una volta giuro che adesso verrei da te e ti chiederei di guardare quello che hai, dopo ti fisserei negli occhi nascondendo la mia paura folle
e ti offrirei tutte le sicurezze che non ti ho mai voluto dare per timore che tu mi ferissi…Dio come vorrei che tu leggessi con l’anima,
che capissi che è proprio a te che sono dirette le mie parole…
in realtà il mio cuore punta più in alto, vorrei che mi volessi come io voglio te e
se non l’avesse detto quel coglione di Moccia, ti direi sempre e scriverei ovunque che ho voglia di te e di te solo!
cosa non darei per averti qui, per rendermi conto che non vuoi quella normalità ma me che non capisci mai…
vorrei avere il coraggio e la faccia tosta di tornare da te e dirti che quello che sentivo per te è cresciuto con me,
che io sono la stessa persona ma anche diversa,
che tu sei quello che mi fa venire voglia di amare…
non è una questione d'orgoglio. non mi presento perché non posso destabilizzare il tuo equilibrio, non dinuovo.vorrei però.
e quindi scrivo questo che è come darti un bacio dolce, ad occhi chiusi, mentre dormi;
questo che è tutto il mio amore che filtra su di te al confine tra il sogno e l’illusione.
anche se pare che non mi muova sto correndo da te…

mercoledì 29 settembre 2010

Put your head on my shoulder...




Ok, l'amore, carnale o platonico che sia, è un business di infinite risorse.
E' anche l'argomento su cui sia stato maggiormente discusso, scritto, dipinto, cantato, composto, filmato, inventato...

Così, ogni volta che mi trovo a fare i conti con l'amore che provo io, ecco che l'ansia della banalità mi assale, ed ogni cosa che mi venga in mente mi sembra simile ad una decina di film, un paio di canzoni ed una manciata di puntate salienti di telefilm vari.

Nella banalità non c'è mica niente di male, soltanto che, coi tempi che corrono, sta diventando il titolo della scusa più gettonata per non sforzarsi " un po' " di più.

Ma non ho più diciassette anni, i panegirici di ricercate aggettivazioni che descrivono il più tragico e passionale sentimento sopportabile dall'essere umano, poco si addicono a come ami adesso... (sebbene rimangano tra le mie letture favorite)

Per dirmi alla mia dolce metà, mi occorre un linguaggio alla Volo.
Qualcosa di profondamente umano e meravigliosamente contemporaneo ma non contemporaneo come gli Emo, contemporaneo meritevole di un posto nel mio personale olimpo...

E quindi ho scavato nei ricordi, riletto pagine di diario coll'inchiostro sbaffato a pioggia, aperto album e rivisto fotografie. Fotografie di sensazioni che riaffiorano con magia Proustiana....

Sebbene, nel mio immaginario, difficile da scindere dalla mia reale esistenze, l'amore è lui che mi viene a prendere, una notte, a Parigi...no quello è "Sex & the city"...
Insomma, se per me l'amore, concettualmente, è un classico Disney riadattato alla One tree hill... nella vita, quella vera, quella in cui, quando, raramente, lui mi dice una frase dolcissima e perfetta, non solo non c'è colonna sonora o neve ma io non ho né fondotinta né capello a modo...ecco, in questa vita qui, l'amore che conta non è quello patinato e perfetto...
è dargli la parte più buona del pollo senza dispiacersi troppo... è la preoccupazione che il caffé non sia venuto come le piace, è il trovarlo alla porta la sera in cui non c'era tempo per vedersi e tirarsi su le maniche, prendersi per mano e saltare oltre le incomprensioni, mille pro die...

E se è una fregatura non lo so... e nemmeno voglio saperlo.