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venerdì 5 aprile 2013

Otto capitoli

Capitolo uno

Bisogna prendere profondamente sul serio qualunque azione si scelga di compiere, soprattutto le cazzate.


Capitolo due

"Ah non è stasera? La prossima settimana? Perfetto, allora niente... sì sì, sì. Ciao."

Che idiota, penso, e le luci dello specchio ancora accese.
Distratta.
Così distratta che persino il tempo scivola ininfluente rispetto alle cose che ho una gran voglia di fare.
Una settimana non è infinita? Non sembra di una durata esagerata?
Infinitamente esagerata.
Certo se sei indietro con le consegne, hai tre esami da preparare e l'abbonamento alla palestra sotto due dita di polvere, probabilmente senti la domenica sera come la lama affilata della ghigliottina costruita col tuo senso di colpa.
Ma è ancora giovedì.
Esco.

Capitolo tre 

I confini del mondo stanno esattamente fin dove riesco a vedere.
C'è un "oltre" solo se lo guardo in faccia, solo se riesco a immaginarlo.
Dove arrivo esiste.
Il resto è buio.
Titoli di coda.
L'oscar va alla sceneggiatura.

Capitolo quattro

Il rumore dei pensieri.
Silenzioso e assordante.
Lo stesso rumore che fa l'attesa d'una telefonata che non ancora.
Cade proprio come la neve.
Ma più che neve è piombo.
Il rumore dei pensieri cambia a seconda di chi.
I miei pensieri parlano.
Uno più di tutti.
Quando è caduto ha pianto
ma mi ha chiesto di non dirlo.

Capitolo cinque

I pensieri quando si perdono dove vanno?
Dove vanno i sogni che muoiono.
Il cimitero dei sogni dev'essere proprio un brutto posto.
Sì, da incubo.
Risorgono i sogni?
Non sono mica gesù.
E le idee? Quelle abbandonate dove stanno?
C'è un ideotrofio? Si possono adottare?
Ognuno il suo.
L'importante è crederci.

Capitolo sei

Dagl'occhi che hai si vede anche troppo.
La prima impressione è quella che conta.
Conta che la prima volta che ti ho visto, nemmeno me la ricordo.
Ho mentito.
Dagl'occhi che hai si vede se menti a chi parli ma se menti alla base, chi vede?
L'occhio interiore ha una voce?
La senti solo se vuoi?
Vuoi?
No grazie, magari più tardi.

Capitolo sette

Ho la nausea.
Il bloody mary a stomaco vuoto non sembrava un'idea tanto pessima.
Ogni disfatta collezionata ha questa premessa.
Ho la nausea perché in questo posto fa caldo, ho bevuto veloce e mi è venuta la fitta da freddo in mezzo alla fronte.
Dietro la fronte anche peggio.
Fuori si gela.
Non sto dentro lo stesso.
Hai visto? Piove anche qui.
Faccio due passi, anche se non è maggio.

Capitolo otto

La nausea e le farfalle, prima di arrivare allo stomaco passano dagl'occhi.
Alle volte guardando la stessa cosa.
È già venerdì.

Che suono fastidioso.


mercoledì 30 gennaio 2013

Stasera offro io


La tequila.
Sì, non è il top dell'eleganza uno shot che per berlo devi passare la lingua sulla mano.
Però è divertente.
E non è dolce.
Ed io per la gestualità, il lato fisico, ci sento.
Un bicchiere che non è né primo né ultimo, di una serata in coda ad un giorno infinito e storto.
La ragazza del bar mi conosce.
Sa che reggo il giusto e che ci vado giù peso, in certe sere.
Sa anche che torno a casa a piedi.
Glielo ripeto tutte le volte ed ogni volta mi risponde che due birre e cinque shot su un ragazzo non stanno bene, anche se riesce a non sbiascicare, io la guardo storto e lei, dopo un po', mette su quel disco che le piace che, cazzo, tutte le volte ci sta.

Ma basta.
Basta queste complicazioni.
Gli esseri umani sono un casino, anche quelli semplici, incasinano tutto.
E poi al giorno d'oggi, dopo un po' non basta più piacersi, non basta un bel paio d'occhi o di tette per qualche sera, e la sera dopo ancora uguale e da capo.

Dopo un po' vuoi che qualcuna che dorma con te, qualcuna diversa, ti somigli.
Vuoi qualcuna che sappia che non sei perfetto, che puoi fare cose belle e che se a volte sbagli,  non sei comunque da buttare.
Vuoi qualcuna che ti abbracci perché sei tu, non perché hai una camicia figa e hai fatto il galante.
Vuoi qualcuna da vivere nelle sciocchezze quotidiane, che magari ascolti un po' della musica che ascolti tu e che certe cose che ti piacciono proprio non le capisca.
Vuoi qualcuna con cui creare una routine, diversa dalla routine che hai con tutte le altre.
Insomma una tranquilla, con gli occhi che brillano di sogni, che abbia una vita sua, delle ambizioni, dei desideri e che le piaccia da morire condividerli con te.
Con me.
Una tipo lei.

- sicuro che ne vuoi un altro?

- sì, lo voglio.