Una volta conoscevo un ragazzo bello come il sole, talentuoso come un dio greco.
Per questo lo chiamerò Apollo.
Non sono Dafne, né Giacinto, né Melissa.
Sono un po' ninfa, un po' uomo, un po' donna mortale.
E nel tempo in cui tutto poteva essere, almeno un po', siamo stati anche noi.
Nelle acque fredde di un fiume antico, intingevo i pennelli in un giorno d'estate.
Un masso scaldato dal sole ospitava con grazia, me , le mie piccole tele e le mie lunghe chiome ondulate.
Fu allora che un annoiato Cupido ordì la sua trama dolceamara.
Scoccò due dardi, uno contro il verso di Zefiro.
Troppo lirica?
Non sto, sebbene sia da me, indorando la pillola...
Questa è una storia bella e triste, vera e falsa, infinitamente lontana, proprio dietro l'angolo, come una leggenda, un mito dipinto su un vaso che qualche crepa per qualcuno è segno di vecchio, per qualcun altro di fascino.
Tra la polvere di un ricordo e la nebbia appena sotto un monte che forse non era l'Olimpo, se chiudo gli occhi, sento ancora la terra umida sotto i piedi e le mani poggiate sulle cortecce ruvide degl'alberi.
Finché non lo incontrai, non feci che cantare di lui.
Dopo che l'ebbi incontrato non sopporto nemmeno la vista del suo nome scritto.
Troppo concettuale?
È sempre difficile raccontare una bugia, almeno quanto dire il vero.
Questa è una storia che non comincia, che era già iniziata, io sono arrivata dopo, almeno cinque minuti. Al solito.
Mi sono svegliata tardi, stavo facendo un sogno, sognavo proprio questo ragazzo bello come il sole, ed anche questo sogno era bello così, quindi ho ignorato la sveglia, ho affondato la testa sul cuscino quel tanto che è bastato per guardare il riflesso ambrato, tipico dei sogni belli forte, che lo stava giust'appunto illuminando...
non ce l'ho fatta a baciarlo.
Mi sono svegliata.
Per questo ho fatto tardi.
Scusate.
È per questo che non ho il colpo di scena.
Ho tante parole, un paio di canzoni, un profumo tanto vivo da far male e una serie infinita di incontri mancati, di casualità perdute, di svolte filate lisce, di bivi ad una sola uscita.
Ogni mito, ogni favola, ogni storia che valga la pena leggere, vivere, ascoltare, non è precisa, non è definita, è come sfumata, perché non parla di nessuno ma alla fine somiglia a tutti.
Così questo ragazzo bello come il sole io non l'ho mai visto, e lo conosco meglio di chiunque altra al mondo.
Come un eroe mi ha stretta tra le sue braccia e sono scivolata via perché ero già in ritardo per la fine triste di ogni amore impossibile che meriti di essere raccontato sottovoce, che meriti di rimanere protetto in un segreto infinito.
E vissero per sempre lontani e insieme, incompleti e felici come quella volta che forse non c'era mai stata.
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martedì 22 gennaio 2013
Forse. Una Storia.
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sabato 24 marzo 2012
Ti amo.
Non sono sconvolta.
Forse non sono nemmeno stupita.
Sì, ho tremato appena.
Sì, ho abbassato lo sguardo subito dopo avertelo detto.
Ma non c'è stato un momento in cui mi sia accorta che era così.
Non c'è stato perché malgrado tutto, lo sapevo già da quel bacio rubato la prima sera.
E' buffo? Assurdo? Strano?
Forse.
Poco importa, il resto che è venuto poi è stato solo una conferma di quel balenio che mi ha attraversato il cuore la sera in cui m'hai vista e m'hai scelta.
Dopo che avevo scelto te.
Forse non sono nemmeno stupita.
Sì, ho tremato appena.
Sì, ho abbassato lo sguardo subito dopo avertelo detto.
Ma non c'è stato un momento in cui mi sia accorta che era così.
Non c'è stato perché malgrado tutto, lo sapevo già da quel bacio rubato la prima sera.
E' buffo? Assurdo? Strano?
Forse.
Poco importa, il resto che è venuto poi è stato solo una conferma di quel balenio che mi ha attraversato il cuore la sera in cui m'hai vista e m'hai scelta.
Dopo che avevo scelto te.
mercoledì 14 marzo 2012
Buon Compleanno agl'uomini più importanti della mia vita.
Buon compleanno.
Al mio adorato babbino che mi sta sempre accanto e mi offre sempre le sue braccia forti e le sue spalle larghe.
E al mio adorato nonnino che è sempre qui nei nostri cuori disastrati a tenere unita questa strana famiglia.
Al mio adorato babbino che mi sta sempre accanto e mi offre sempre le sue braccia forti e le sue spalle larghe.
E al mio adorato nonnino che è sempre qui nei nostri cuori disastrati a tenere unita questa strana famiglia.
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domenica 15 gennaio 2012
Le principesse non hanno i capelli corti.
Una volta c'ero.
Non sembra più lo stesso posto.
Cammino tra le rovine.Non si distingue il vialetto dalle macerie.
Le case non sembrano nemmeno più case.
Si vede soltanto il fiume ma il percorso è cambiato.
E l'acqua non è più trasparente.
Albeggia.
Cammino da prima che facesse buio.
Stremata ma non stanca.
Soffia uno scirocco leggero.
Penetra negli strappi incrostati del mio vestito che era bellissimo.
Di fronte a quest'albero. Il nostro.
Cado in ginocchio.
Eccomi.
Ci sono.
Sono tornata.
Fa ridere vero?
Se fossi qui, se fossi qui e te lo avessi detto, avresti fatto lo stizzoso, almeno un po'.
Poi, piano piano, il sorrisetto sghembo avrebbe preso il posto del serioso te.
Però sono qui.
Ho fatto tanta strada per tornare.
Sì lo so, ne ho voluta fare tanta per andare. Forse troppa, diresti.
Ma ho dovuto, e anche se sbraiteresti col riaffiorare di tutti i momenti in cui mi volevi accanto e non c'ero, anche se il nodo in gola di quelle notti in cui mi cercavi tra le coperte vuote tornerebbe a galla, anche se ha fatto male tutto e fino in fondo, fino all'osso, ora sono qui.
Non sembra più lo stesso posto.
L'aria sa di polvere e di un dolciastro quasi nauseante.
Se fossi qui, forse, nemmeno mi riconosceresti.
Due notti fa scappavo da un incubo.
E sono rimasta incastrata nella grata a scorrimento della vecchio palazzo.
Colpa dei capelli selvaggi. Perdo sempre i fermagli, ricordi?
Ho visto la morte ridermi in faccia.
L'ho sentita alitarmi sul collo.
Mi sono slogata un polso ed ho dato un taglio, netto, a tutti i capelli, che ti piacevano tanto.
Sono scivolata via velocissima, ho anche perso una scarpa. e solo dopo mi sono accorta che sanguinavo.
Ancora.
Perché non erano bastate le ferite collezionate dagli scontri di questi lunghi mesi o i graffi che ormai sembrano striature quasi naturali.
Ci volevo io, che, al solito, so farmi male meglio di chiunque altro.
Come per il mio compleanno, che volevo rifinirmi il vestito da sola a tutti i costi e mi punsi, e mi trovasti svenuta e sanguinante...
Quindi se mi vedessi adesso avrei i capelli corti con le ciocche storte, e la clavicola che affiora in due punti dalla pelle.
Oltre a polvere e fango su tutta la mia superficie.
Un po' diversa da come mi ricordavi, credo.
Sì, un po' diversa.
Sai che la polvere, non l'ho mai sopportata.
Ed il vestito, da giallo brillante che era, è di un grigio strappato e logoro.
Mentre camminavo per i tornanti ai piedi del monte, mi è venuta in mente la prima volta che ho avuto bisogno di te e quel ricordo mi ha tenuto in caldo il cuore anche sotto la pioggia più torrenziale di questi giorni.
Ogni volta che una cicatrice mi ha fatto male, ho stretto i denti pensando a quando ti avrei raccontato come me le sono fatte, ad una ad una, stretta tra le tue braccia.
Lo sapevo che non avrei retto, che la tensione si sarebbe spezzata, che questi mesi senza versarne nemmeno una mi avrebbero portato a questo.
Devastante e dirotto.
Piango.
Per ogni cosa storta, per ogni livido. per ogni graffio. per ogni passo falso. per ogni volta in cui mi sono persa e che cadere in basso non mi ha fatto guardare che più giù.
E per ogni volta in cui dire "mi dispiace" era più arduo che ingoiare rospi amari e per tutte le volte in cui son stata zitta e avrei dovuto urlare. E per la volta in cui ho parlato per liberarti dal mio peso quando non era quello che volevo, quando non era quello che chiedevo.
Per ogni volta in cui non ho capito.
Per ogni volta in cui non mi hai afferrato.
Per ogni volta in cui non ho saputo salvarmi da me stessa e che nemmeno tu l'hai fatto.
Ma soprattutto per quel "non importa più" che mi risuona in testa.
Chinata su me stessa.
I pugni stringono tra terra e ghiaia che sulle ferite nelle mani frizza ancora.
E sono pulita solo sotto i segni delle lacrime che ho pianto.
E non importa quanta strada abbia dovuto fare per esserci di nuovo.
Ma ci sono.
E resto.
Non me ne importa se "non importa più".
Se non a modo ma per sempre.
Se nuovi soli sorgeranno su nuove case e nuovi viali saranno edificati da queste rovine.
Sono le mie rovine.
E resterò in eterno ad aspettare il tuo ritorno.
Il tuo ritorno che aspettavo già.
Che aspettavo da prima di conoscerti.
Da prima che me ne andassi via.
Resterò in eterno tra queste radici.
Aspetterò lo stesso.
Anche se non sembra più lo stesso posto.
Anche se non sembro più la stessa io.
Fa ridere vero?
Se fossi qui, se fossi qui e te lo avessi detto, avresti fatto lo stizzoso, almeno un po'.
Poi, piano piano, il sorrisetto sghembo avrebbe preso il posto del serioso te.
Però sono qui.
Ho fatto tanta strada per tornare.
Sì lo so, ne ho voluta fare tanta per andare. Forse troppa, diresti.
Ma ho dovuto, e anche se sbraiteresti col riaffiorare di tutti i momenti in cui mi volevi accanto e non c'ero, anche se il nodo in gola di quelle notti in cui mi cercavi tra le coperte vuote tornerebbe a galla, anche se ha fatto male tutto e fino in fondo, fino all'osso, ora sono qui.
Non sembra più lo stesso posto.
L'aria sa di polvere e di un dolciastro quasi nauseante.
Se fossi qui, forse, nemmeno mi riconosceresti.
Due notti fa scappavo da un incubo.
E sono rimasta incastrata nella grata a scorrimento della vecchio palazzo.
Colpa dei capelli selvaggi. Perdo sempre i fermagli, ricordi?
Ho visto la morte ridermi in faccia.
L'ho sentita alitarmi sul collo.
Mi sono slogata un polso ed ho dato un taglio, netto, a tutti i capelli, che ti piacevano tanto.
Sono scivolata via velocissima, ho anche perso una scarpa. e solo dopo mi sono accorta che sanguinavo.
Ancora.
Perché non erano bastate le ferite collezionate dagli scontri di questi lunghi mesi o i graffi che ormai sembrano striature quasi naturali.
Ci volevo io, che, al solito, so farmi male meglio di chiunque altro.
Come per il mio compleanno, che volevo rifinirmi il vestito da sola a tutti i costi e mi punsi, e mi trovasti svenuta e sanguinante...
Quindi se mi vedessi adesso avrei i capelli corti con le ciocche storte, e la clavicola che affiora in due punti dalla pelle.
Oltre a polvere e fango su tutta la mia superficie.
Un po' diversa da come mi ricordavi, credo.
Sì, un po' diversa.
Sai che la polvere, non l'ho mai sopportata.
Ed il vestito, da giallo brillante che era, è di un grigio strappato e logoro.
Mentre camminavo per i tornanti ai piedi del monte, mi è venuta in mente la prima volta che ho avuto bisogno di te e quel ricordo mi ha tenuto in caldo il cuore anche sotto la pioggia più torrenziale di questi giorni.
Ogni volta che una cicatrice mi ha fatto male, ho stretto i denti pensando a quando ti avrei raccontato come me le sono fatte, ad una ad una, stretta tra le tue braccia.
Lo sapevo che non avrei retto, che la tensione si sarebbe spezzata, che questi mesi senza versarne nemmeno una mi avrebbero portato a questo.
Devastante e dirotto.
Piango.
Per ogni cosa storta, per ogni livido. per ogni graffio. per ogni passo falso. per ogni volta in cui mi sono persa e che cadere in basso non mi ha fatto guardare che più giù.
E per ogni volta in cui dire "mi dispiace" era più arduo che ingoiare rospi amari e per tutte le volte in cui son stata zitta e avrei dovuto urlare. E per la volta in cui ho parlato per liberarti dal mio peso quando non era quello che volevo, quando non era quello che chiedevo.
Per ogni volta in cui non ho capito.
Per ogni volta in cui non mi hai afferrato.
Per ogni volta in cui non ho saputo salvarmi da me stessa e che nemmeno tu l'hai fatto.
Ma soprattutto per quel "non importa più" che mi risuona in testa.
Chinata su me stessa.
I pugni stringono tra terra e ghiaia che sulle ferite nelle mani frizza ancora.
E sono pulita solo sotto i segni delle lacrime che ho pianto.
E non importa quanta strada abbia dovuto fare per esserci di nuovo.
Ma ci sono.
E resto.
Non me ne importa se "non importa più".
Se non a modo ma per sempre.
Se nuovi soli sorgeranno su nuove case e nuovi viali saranno edificati da queste rovine.
Sono le mie rovine.
E resterò in eterno ad aspettare il tuo ritorno.
Il tuo ritorno che aspettavo già.
Che aspettavo da prima di conoscerti.
Da prima che me ne andassi via.
Resterò in eterno tra queste radici.
Aspetterò lo stesso.
Anche se non sembra più lo stesso posto.
Anche se non sembro più la stessa io.
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