Quanti metri sono?
Non lo so
Non lo sai tipo cinque? Meno?
Non lo so, tipo venti.
Torno indietro.
Non puoi.
Cazzo non posso.
E buttati.
E cristomadonna.
Conosco un posto bellissimo.
Questo posto è una spiaggia sassosa, una di quelle che se hai scordato le infradito, alle tre, quando sulle pietre più piane potresti friggerci un uovo, se c'è una cosa che ti ricordi sono tutti i santi del paradiso e li tiri giù uno per uno.
La strada per arrivare a questa spiaggia sassosa passa in discesa, da una radura che tra una lattina e una cicca, ricorda il boschetto di fantaghirò, o quello di blarwitchproject, dipende dall'orario.
Passata la macchia verde, un bivio.
Da una parte la strada continua tra pietre quasi verticali da scalare stando attenti a non far cadere lo zainetto coi panini, che ti senti tipo Jane, col vento tra i capelli e le mosse agili e fluenti, in perfetto equilibrio nelle tue ciabattine e invece sei tipo Cita, spettinata e maldestra, che dopo aver sudato sette camicie quando hai messo male la caviglia, arrivi in fondo ringraziando il cielo che provvede abbracciandoti con un cavallone che impietoso bagna te, il prendisole e lo zaino dei panini.
Dall'altra parte il sentiero continua per tre massi piani, poi il balcone dei suicidi, dritto sullo strapiombo.
L'acqua è molto bella.
È trasparente e salata.
Cristallina e piena di cose da vedere.
Un'acqua giusta per le immersioni.
Non potendo fare le buche o i castelli, le immersioni sono il gioco più divertente.
E poi i tuffi.
Ecco.
I tuffi non so ancora se sono divertenti.
Però sono interessanti.
Ci sono diversi scogli in questa spiaggia sassosa, e ce n'è uno alto, il più alto di tutti e da questo scoglio si fanno i tuffi seri.
E sono seri perché il sentiero per arrivare a quel trampolino roccioso è impervio, scivoloso e a senso unico.
Devi arrampicarti tra scogli vestiti d'alghe, ed anche scavalcare sassi aguzzi ed una volta che sei lì non puoi più tornare indietro.
Proprio non puoi.
Puoi scendere solo tuffandoti.
Non mi sorprenderei se un giorno ci trovassero lo scheletro sbiancato dal salmastro, di qualche timoroso avventuriero preso da un attacco di rischio troppo forte per il proprio timoroso cuore.
Quindi sei lassù ed il cielo è vicinissimo e i bagnanti piccolissimi e il cuore batte, per amor di superlativo, fortissimo.
E ti chiedi perché sei salito, perché non sei rimasto a prendere il sole tranquillo, a mangiare un gelato comprato dal venditore abusivo che alla fine sembrava simpatico, e stai prendendo tempo con te stesso per fare una cosa che ormai devi fare dicendo che non vuoi quando in fondo in fondo vuoi e anche parecchio.
E allora tieni il fiato.
Reggi il costume.
E salti.
Conosco un posto bellissimo dove vorrei portarti
In questo posto c'è l'acqua trasparente e i sassi al posto della sabbia,
possiamo fare le immersioni e mangiare i ghiaccioli.
E ti ci vorrei portare adesso.
Proprio ora.
Perché c'è un posto, in questo posto, che ti ricorda una cosa.
Che non puoi vivere un tempo diverso da quello reale.
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martedì 14 maggio 2013
giovedì 9 agosto 2012
Una Stella inciampa. Poi cade.
Ho messo addosso una maglia colorata.
E' rossoarancio, credo.
Era della mia mamma, devo averla presa da uno degli scatoloni di "roba di quand'ero giovane e magra" che era nella mansarda dove ora vivo io.
Ho diecimila magliette, ma sono tutte degli stessi colori, più o meno.
Svariate sfumature di grigio, ancor più di blu, qualcosa beige o marrone e nero.
Bianco poco. Rosa fosforescente una.
Però questa aranciorossa ora che sono un po' abbronzata non fa l'effetto malaticcio che risultò quando me ne appropriai, declassandola a "maglia per stare in casa".
Ma non l'ho messa perché mi stesse bene fuori, l'ho indossata perché mi accendesse dentro.
Sono vestitopatica.
Ed ho una memoria antipatica che lascia appigli improbabili e precisi.
Un tessuto, un odore, un profumo, un sapore, una parola, una pronuncia, un pensiero.
E bum.
Mi è venuto in mente un sms pieno di sogni inespressi che scrissi, mi vergogno di scrivere quanti anni fa, ed è triste e buffo vedere che penso la stessa cosa, ad una distanza infinita, ma senza affetto.
Poi mi sono messa a pensare che domani è San Lorenzo (che sì non è vero che le stelle cadono solo il dieci agosto, anzi ne cadono di più la settimana dopo e poi non sono stelle eccetera eccetera...)
e che non sono mai andata alla spiaggiata a vedere queste famose stelle, ero sempre da un'altra parte e col cielo coperto. Quando qualche volta con gli amici andavamo nei campi a fare i filosofi e tutti si esaltavano per averne vista "una enormeeee" io stavo guardando sempre dalla parte opposta del cielo. E' successo così tante volte che fino all'estate scorsa mi chiedevo se esistessero davvero queste "stelle" cadenti. Poi le vidi, ne vidi un casino, quasi a compensare gli anni di spiaggiate mancate. Mi prese tanto bene che ci scrissi un racconto in treno, a mano, che parlava di stelle cadute, farò prima a riscriverlo che a sbobinarlo.
Il desiderio espresso, sempre lo stesso.
Quindi complice la playlist di arpeggi malinconici di chitarristi romantici, un'aria di leggera tristezza ha riempito camera mia, dove sto piegando le magliette grigie e blu da mettere in valigia.
Per questo la maglia rossarancio, e vaffanculo la spiaggiata che mi resta tutta la sabbia nei capelli.
"speriamo che una stella ti caschi in testa, di punta." c'era scritto nel messaggio.
E' rossoarancio, credo.
Era della mia mamma, devo averla presa da uno degli scatoloni di "roba di quand'ero giovane e magra" che era nella mansarda dove ora vivo io.
Ho diecimila magliette, ma sono tutte degli stessi colori, più o meno.
Svariate sfumature di grigio, ancor più di blu, qualcosa beige o marrone e nero.
Bianco poco. Rosa fosforescente una.
Però questa aranciorossa ora che sono un po' abbronzata non fa l'effetto malaticcio che risultò quando me ne appropriai, declassandola a "maglia per stare in casa".
Ma non l'ho messa perché mi stesse bene fuori, l'ho indossata perché mi accendesse dentro.
Sono vestitopatica.
Ed ho una memoria antipatica che lascia appigli improbabili e precisi.
Un tessuto, un odore, un profumo, un sapore, una parola, una pronuncia, un pensiero.
E bum.
Mi è venuto in mente un sms pieno di sogni inespressi che scrissi, mi vergogno di scrivere quanti anni fa, ed è triste e buffo vedere che penso la stessa cosa, ad una distanza infinita, ma senza affetto.
Poi mi sono messa a pensare che domani è San Lorenzo (che sì non è vero che le stelle cadono solo il dieci agosto, anzi ne cadono di più la settimana dopo e poi non sono stelle eccetera eccetera...)
e che non sono mai andata alla spiaggiata a vedere queste famose stelle, ero sempre da un'altra parte e col cielo coperto. Quando qualche volta con gli amici andavamo nei campi a fare i filosofi e tutti si esaltavano per averne vista "una enormeeee" io stavo guardando sempre dalla parte opposta del cielo. E' successo così tante volte che fino all'estate scorsa mi chiedevo se esistessero davvero queste "stelle" cadenti. Poi le vidi, ne vidi un casino, quasi a compensare gli anni di spiaggiate mancate. Mi prese tanto bene che ci scrissi un racconto in treno, a mano, che parlava di stelle cadute, farò prima a riscriverlo che a sbobinarlo.
Il desiderio espresso, sempre lo stesso.
Quindi complice la playlist di arpeggi malinconici di chitarristi romantici, un'aria di leggera tristezza ha riempito camera mia, dove sto piegando le magliette grigie e blu da mettere in valigia.
Per questo la maglia rossarancio, e vaffanculo la spiaggiata che mi resta tutta la sabbia nei capelli.
"speriamo che una stella ti caschi in testa, di punta." c'era scritto nel messaggio.
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lunedì 25 giugno 2012
Oltremare
Siamo in quella spiaggia.
Quella dove andavi sempre.
Quella con l'acqua cristallina, con la sabbia fine.
Ho un vestito leggero di pizzo avorio.
I capelli sciolti sulle spalle, mossi dal vento.
Solo tu ed io.
Nemmeno una parola.
Solo io e te.
Le mie labbra sulle tue.
Le tue dita a seguire le linee del mio corpo.
Il viso.
Il collo.
Le spalle.
Lo scalino tra il seno ed il costato.
I fianchi.
Il solco del bacino.
Ancora un bacio.
Un altro.
Un altro ancora.
Sei perfetto.
Attento alla sabbia.
Quella dove andavi sempre.
Quella con l'acqua cristallina, con la sabbia fine.
Ho un vestito leggero di pizzo avorio.
I capelli sciolti sulle spalle, mossi dal vento.
Solo tu ed io.
Nemmeno una parola.
Solo io e te.
Le mie labbra sulle tue.
Le tue dita a seguire le linee del mio corpo.
Il viso.
Il collo.
Le spalle.
Lo scalino tra il seno ed il costato.
I fianchi.
Il solco del bacino.
Ancora un bacio.
Un altro.
Un altro ancora.
Sei perfetto.
Attento alla sabbia.
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