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mercoledì 20 marzo 2013

Semplice

È tutto più complicato.
Forse.
Eppure, malgrado le prove dell'estrema durezza della vita,
le cose che contano si mostrano con una semplicità disarmante.
Ci sei tu.
Col mal di testa da tre giorni, mille fraintendimenti, cose da fare, litigi,
tristezze, insoddisfazione, un po' di tosse e i capelli spettinati.
E una sola domanda che conta.

Sei felice?

lunedì 11 marzo 2013

Morire, dormire, forse sognare

Amo i giochi di parole
Leggo l'oroscopo
Non credo nel caso
E le risposte importanti le trovo dormendo




giovedì 14 febbraio 2013

L'amore ai tempi del Nespresso

L'amore è come il caffè.

Nero.

Ho letto e sentito la parola "amore" trecento volte oggi.

Da piccola ogni tanto prendevo una parola, la ripetevo dentro di me tante volte (sì mi sono sempre divertita male) e dopo venti, trenta volte che mi risuonava in testa, mi piaceva che questa parola tornasse ad essere soltanto un suono, staccato da ogni significato.

Amaro.

Cambi una lettera ed hai risposta, soluzione e beffa del destino.

Sono ascendente gemelli, quindi ho molti impulsi contrastanti.
Con una mia frenetica logica amo tutto e tutto detesto, uso la scusante dell'ascendente, ma le scusanti non mi piacciono.

Non ho bisogno di dimostrare un qualche genere di superiorità trasudando cinismo.
Non ho pregiudizi verso l'amore romantico, a prima vista, vero, infinito, disney, dei nonni.
Anzi, lo guardo con fascino e malinconia.

È che prima avevo tutto molto più chiaro.
L'amore era il messaggino prima di dormire, la lettera a sanvalentino, tenersi per mano, le sorprese e quei "ti amo" detti perché li senti proprio straboccare.

Ora mi interessa molto meno e molto di più.
Per quanto sia, in fin dei conti, un'amante della tradizione, del corteggiamento, dell'imparità dei sessi in ambito di cortesia e galanteria, mi importa molto di più aver davanti qualcuno che stimo, del quale non mi interessi rimarcare i difetti e che si senta fortunato ad avere me.

Bla Bla Bla vomito arcobaleni.

È che mi sono rotta di vedere storie logorate da litigi nati perché alla fine le persone si detestano e stanno insieme per non stare sole o per paura di mancarsi.

Io per me voglio una storia vera, che dei giorni fa fatica prendere un autobus per vederci e degl'altri invece per un fine settimana non programmato prendi due aerei.
Una storia in cui il senso di coppia sia il rendere felice chi hai vicino.
Una storia che faccia venir voglia di essere migliori.
Una storia di cose in comune e spazi privati.
Una storia senza divieti e che non facesse nascere il bisogno di distrazioni.

L'amore è come il caffè.
Io lo prendo nero
e amaro sì.
Che se è fatto come dio comanda è eccellente.
Appena meno è uno schifo.




domenica 23 dicembre 2012

Odi et amo



Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.


Nessuno al mondo mi ha mai amata senza odiarmi un po'.
Anche l'amore, quello grande, quello da romanzo quotidiano, quello da "non ci credo che è così perfetto" alla fine mi ama ancora, coltivando lo stesso un po' d'odio.
È tanto vero che a volte mi piacerebbe essere quel tipo di persona che ispira solo cose belle.
Delicatezza, gentilezza, solo innocenza e nessun segreto.
Non che non sia anche questo ma c'è così tant'altro e così meno che è difficile stare accanto a me su di uno stesso gradino di affetto.
È un vortice.
Coi tempi quieti delle tempeste.
La banalità la adoro ma mi stanca.
La stravaganza mi eccita e mi annoia.
E sono sempre troppo poche le persone con cui riesco a passare insieme un giorno intero
e alla fine sentir di voler dire "ancora"

Una partita a scacchi, dopo cena, un duello continuo.
Ritmo serrato e tempi infiniti.
Adrenalina e tedio.

Aura mediocritas un cazzo.

Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.

sabato 8 dicembre 2012

4 Tipi di persona dicono sempre la verità.

Ho un carattere complesso.
Ho reazioni potenti.
Mi entusiasmo con sincerità e mi sento delusa per cause di pari semplicità.
È tutto veramente semplice.
Ma ci vuole pazienza.

Ho diversi difetti.
Li detesto tutti, anche se in modo differenti.
Ci sono quei difetti che mi infastidiscono, come la pigrizia estrema.
E poi ci sono quei difetti che odio perché mi fanno sentire stupida, come la capacità di sentirmi sempre addosso questa nostalgia, questo motivo sempre verde per sentirmi in colpa, per tornare sui miei passi quando proprio non dovrei oppure che mi spinge riavvicinarmi perché se una persona a cui vuoi bene non è morta allora non è giusto che ti manchi perché qualcosa puoi sempre farlo.
Così mi dico che alla fine non mi servono le  scuse, posso farne a meno, anche se le meriterei c'è qualcosa che vale di più, e che magari certe cose che sono state dette non erano vere, erano più frutto di un mix mal dosato tra rabbia e tequila.
E qui precipito nella contraddizione, perché lo sanno tutti che al mondo ci sono solo quattro tipi di persone che dicono sempre il vero e sono:

I bambini

Gli arrabbiati

Gli ubriachi

E Piero Angela.

E se scrivessi a Piero mi risponderebbe "stai nel tuo".

domenica 2 dicembre 2012

La filosofia del Pigiama

Ci sono giorni, come oggi, nei quali nemmeno mi viene in mente l'idea di togliermi il pigiama.
Perché sono pigra da morire potrebbe essere un'ottima risposta, ma sotto sotto, sotto il pile, sotto il piumone, sotto il plaid più caldo e confortevole della mia personalità c'è dell'altro.
Se uscissi di casa in pigiama sarebbe tutto più semplice. Comincio a capire questa tipologia di senzatetto... se mi vedete per strada, di fronte ad un bidone fiammeggiante, coi guanti coi buchi per le dita e i pantaloni rosa della carica dei 101, non preoccupatevi, è solo la mia indagine sociopsicologica in corso.

Il pigiama è l'espressione più vera e trita di una persona.
Perché nudi è facile distrarsi, col pigiama che hai ancora addosso alle tre del pomeriggio di una domenica piovosa, quint'essenza della morte nel cuore, no.
Sei come sei, quindi sì probabilmente fai schifo.
Sono giorni un po' tristi e per non affondare il cucchiaio da minestra nella nutella, rifletto sulla superficialità, sulla banalità, sulla profonda pesantezza estetica dell'essere umano, da domani mi drogo.
Nel trionfo dell'ovvio, so che l'uomo della mia vita mi incontrerà in pigiama, coi capelli esplosi, senza trucco e con la mia tazza filosofica in mano. Senza filtri, senza camicette trasparenti, pantaloni aderentissimi o scarpe alte all'ultimo grido.
Ecco, mi incontrerà così.
E mi dirà:

"Donnadellamiavita, faccio finta di non aver visto niente, ripasso stasera alle otto."



sabato 13 ottobre 2012

Promemoria per le persone importanti

Credo che sia importante ricordare alle persone che abbiamo attorno, che valore abbiano per noi.
Non importa come, una parola, un gesto, un messaggio su un post-it.
Così, senza un apparente motivo, se non quello di tener vivo il senso di un legame.

Personalmente, scelgo piccoli oggetti simbolici:
un fiore di stagione, una matita, una frase di una poesia.
Piccole cose da tenere in borsa, nel portafogli, nell'agenda e che ricordino un messaggio, un pensiero.

Un dildo spinato, in questo caso, da tenere proprio dove immagini.

sabato 6 ottobre 2012

Tutorial di sopravvivenza per Lui: Come evitare che Lei si arrabbi in 3 mosse

Oggi girellavo in cerca di una meta, in cerca di ispirazione, sono entrata in un negozio del centro, uno dei soliti, uno di quelli in cui i vestiti sono fatti per stare sui manichini, non sulle persone, ma alla fine ai manichini stanno benissimo e l'insalata fa bene a tutti, se non ci sono le zucchine ovviamente.
Insomma mentre osservavo adorante l'ennesimo golfino grigio che avrei acquistato poco dopo, una giovane coppia festeggiava i propri cinque mesi di relazione con una giornata di shopping e litigio.

Lei teneva in mano dei jeans microscopici e gli diceva che non era possibile che in cinque mesi lui con i propri amici facesse l'alba e con lei le serate finissero a mezzanotte sul divano.
Lui replicava attaccando la frivolezza delle richieste di lei argomentando che una cena fuori non fosse nemmeno lontanamente paragonabile al romanticismo che lui le dimostrasse addormentandosi cingendola, sul divano di cui sopra.

Io li ascoltavo come fanno le vecchie del clan della vena varicosa, sì le anziane di paese abilissime nel fingere di fare qualunque cosa mentre carpiscono informazioni da riferire, in via del tutto confidenziale, alle altre allegre comari.
E la cosa mi faceva ridere, non la parte della vecchia tra i golfini grigi, mi faceva ridere che quel tipo di bisticcio l'avessi fatto anche io mille volte, senza trovarne mai la soluzione, finché serviva.

Una caratteristica che ho riscontrato grazie al mio spionaggio da comare, è che la gran parte delle ragazze tenda a legittimare qualunque, seppur irragionevole, proprio desiderio o apparentemente fondamentale necessità senza lasciare al partner il tempo necessario per reperire una risposta adeguata che possa soddisfare ogni possibile sfumatura emotiva della richiesta della propria dolce metà.
Ma non è soltanto una questione di tempo, perché seppur minima, una percentuale di fidanzati particolarmente acuti e scaltri riuscirebbe a trovare le parole giuste in quei tredici secondi in cui lei passa da dolce-principessa a erinni imbufalita; approssimando una stima: lo 0.8% riuscirebbe ad evitare il linciaggio (dati approssimati per eccesso).
La soluzione del problema è, in realtà, già in possesso del partner coi secondi contati.
Tutto sta nella comunicazione indiretta, strategia parzialmente involontaria tipica della maggior parte delle donne prese in esame.
Appare semplice ma, ovviamente, la faccenda è un po' più complessa.
Se la domanda che sorge spontanea è "perché non parlare chiaro subito?" già la partenza è errata.
Limitiamoci per ora ad analizzare i fatti, per l'origine del mito c'è tutto il tempo.
Per la gran parte delle donne, tutto ciò che riguarda l'esigenza emotivo-sentimentale appare chiarissimo e ben fornito di dettagli fin dalla più insospettabile tenera età.
Da che giochi potrebbero farsi con la Barbie desiderata a come potrebbe essere il primo bacio, il primo "ti amo", il primo anello eccetera... il tutto con una svariata gamma di opzioni.
Quindi, trovandosi all'interno di un binomio amoroso, una donna ha già immaginato le situazioni e sensazioni che le darebbero appagamento, e perché l'ago della bilancia punti verso la felicità, occorre solo che la realtà immaginata corrisponda a quella effettiva, che le due realtà non siano parallele ma coincidenti. Niente di più e niente di meno.
La donna non rivelerà mai direttamente, esplicitamente o spontaneamente le chiavi della propria felicità. Lo farà con aria distratta, quando il partner meno se lo aspetta, magari una sera, a casa di lei, mentre lui le raccomoda il lettore dvd che si inceppa sempre, lei, tranquilla, se ne uscirà dicendo:
"vuoi gli spaghetti o le penne? Questo pesto a Parigi sarebbe più pinoloso. Per secondo prosciutto e melone eh, che sono a dieta"
Potranno passare mesi, anni in certi casi e se un paio di frasi velate non verranno recepite, arriverà il momento, durante un litigio, indipendentemente dalla causa scatenante dell'alterco, in cui lei dirà "e poi non mi hai mai portato a Parigi! E' sempre stato il mio sogno e tu l'hai sempre saputo!!! Ma non ti importa!!! Non mi dai attenzioni! Mi trascuri!!Non mi ami!" E mentre lei continuerà l'arringa, presa dalla tristezza, dallo sconforto, dal disappunto, lui sarà lì che prima di rispondere a tono si chiederà "ma quando mai è successo???".
Da lì il degenerare delle cose, e un desiderio nato come cornice romantica ad un amore spontaneo diventa motivo di spargimento di sangue, amore rinnegato e maledizione verso la stagione dell'incontro tra i due amanti.
Sarebbe più semplice fare un elenco? Beh sì, ma è una condizione che si verifica raramente e in coppie molto ben organizzate, caratteristica naturale e difficilmente imponibile, nonché rarissima.
La gran parte delle donne non è nemmeno del tutto consapevole di tutto ciò che desideri dal proprio uomo se non nel momento in cui lui non manchi di qualcosa.
E quelle che ne sono invece consapevoli si dividono a loro volta in un'altra sottocategoria: coloro che, orgogliose della propria consapevolezza comunicano con semplicità i sine-qua-non (vedi donne da coppia ben organizzata) e coloro che, anche se magari vorrebbero, non possono, proprio non possono essere dirette. Non possono essere dirette perché questo elenco puntato che si portano dentro, a loro, appare chiarissimo, ovvio, palese, tanto chiaro che solo un demente non riuscirebbe a riscriverlo nel dettaglio, e poi, fondamentale, perché esplicitare i propri romantici, sciocchi, superflui, anche assurdi dettagli ucciderebbe definitivamente la spontaneità.
"Se te lo dico poi non vale più".
 Dunque, la difficoltà più diffusa riscontrata dai maschi è quella di reperire le informazioni necessarie per rendere felice la propria donna, farla ragionare sul fatto che non tutte le esigenze manifestate dalla dolce metà siano poi così fondamentali è un desiderio legittimo che però necessita di un'altra parentesi: è necessario spezzare una lancia in favore di queste fidanzate.
Non lo faccio nemmeno troppo volentieri ma è un dato fondamentale di cui è impossibile e irragionevole non tener conto: il background.
Sembrerà sciocco, frivolo, superficiale, ma a partire dai cartoni Disney per poi finire a situazioni alla GossipGirl, l'immaginazione femminile subisce un'influenza devastante per cui è quasi impossibile che una ragazza cresciuta tra storie monogame infinite dei nonni e Sailor Moon, riesca a scavare con chirurgica lucidità dentro di sé e che riesca a recidere il vero innecessario bagaglio superfluo.
Sicuramente lei riconoscerà il valore basilare delle piccole cose e le amerà, ma, seppur in minima percentuale, desidererà quell'elemento sorpresa-amoreterno.
Ergo, l'unica soluzione possibile è armarsi di santa pazienza e ascoltare.
Ascoltare e registrare perché ogni informazione potrà rivelarsi "fondamentale" e soprattutto potrebbe essere nascosta tra le righe della più insospettabile conversazione.
Guardare i film e le serie e dare un'occhiata ai libri della propria dolce metà si rivela sempre utile.
Naturalmente, i risultati si noteranno dopo qualche settimana dalla prima applicazione del metodo, consigliato ad uso giornaliero, nell'attesa che la pazienza dia i suoi frutti, scuse sentite e tutto ciò che la lei in questione ritenga una carineria sono molto utili al fine di evitare il punto di non ritorno, quel punto nel quale lei incalza insopportabilmente sulle mancanze del partner che non ha scampo: quando lei si sdegna non esiste più una risposta giusta ed una errata.
C'è solo "perdonami per non averti capita" fondamentale la presa di coscienza col "per" da non sbagliare mai col discolpante "se non".
Se superati i limiti massimi di sopportazione è accettabile anche un "vaffanculo" a scopo ridimensionante a patto che non sia stato preceduto da un "stai calma" "devi calmarti" "calmati" "devi stare calma" "se ti arrabbi ti vengono le rughe".
L'intensità del bisticcio è direttamente proporzionale all'interesse per il partner, è una dimostrazione d'affetto in un certo senso. Per quante cose terribili lei possa dire, per quanto sia credibile mentre le dice, vorrebbe solo che il partner capisse, è sconcertata dal fatto che ancora lui non abbia compreso, e sebbene lo negherà con tutte le proprie forze, è il momento in cui vorrebbe un soffocante comprensivo e romantico abbraccio.
"Ascoltare-Ricordare-Agire"
Questo è un metodo che aumenta esponenzialmente la percentuale degli scampati al linciaggio di cui sopra: dallo 0.8% dei rapidissimi si passa al 96.5% dei metodici.
Nel caso opposto il problema viene raramente percepito, nel caso, una maggiore attenzione a gli interessi del partner è unanoiamortale ma dà sempre risultati eccellenti.

Lei sicuramente avrà sbuffato quella sera che la sua amica dava una festa e loro non sono andati perché lui era stanco, e quell'altra sera che c'erano i negozi aperti ma c'era anche la partita.
E se lui l'avesse ascoltata, senza giudicare il perché o il percome, ora non dovrebbe tirare fuori la visa per rabbonirla. Funziona anche quella ma più raramente e in extremis.

Detto questo, i concetti sempreverdi sono giustissimi e da tenere a mente, quindi sì è tutto un compromesso, la compatibilità è fondamentale, la diversità è fondamentale, litigare serve a conoscersi -e a fare pace-, ognuno è un'eccezione, siamo tutti diversi, siamo tutti uguali, il ciclo, gli ormoni, i propri spazi eccetera...

Io sono per la relazione vittoriana un po' riadattata, il duello mentale austeniano, le favole e le poesie da scambiarsi, le passeggiate, i pianti, il sesso intenso, la vita sociale da inventare, l'intimità profonda, cucino io, il letto lo fa lui, ogni tanto il giapponese, il cinema, forse il mc, cerco quello stabile ma matto, paziente ma fino a un certo punto, in pratica che abbia la mia stessa sfumatura psicopatica, o una simile e poi sì il dvd e il divano.

"Pesto a Parigi. Amore che ne pensi? Potrei chiamarlo così il mio libro..."





giovedì 4 ottobre 2012

GudSophia



Siamo nell'era in cui l'apparire conta più dell'essere?
Forse siamo nell'era in cui ci sono molte possibilità di apparire. Molte più di sempre.
Quindi una grossa parte del nostro formarci riguarda anche cosa poi appaia, che idea di noi si dia al mondo esterno.
Uno di quegl'argomenti spinosi, che se dici che ti importa vieni linciato dalla massa che ti lincia anche se dici che non te ne importa, tanto non ti crede nessuno.

De gustibus non est disputandum, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace.

Ma cos'è bello?
A darci varie versioni e suddivisioni di questo concetto ci hanno pensato in molti, da Platone a Kant, da  Da Vinci a Jobs, ed io non credo di aver ancora pronta la mia teoria sviluppata in merito.
Oggi però sono stata a sentire Givone che ne parlava e mi è proprio piaciuto.
Il ragionamento filosofico cattura bene la mia attenzione e l'argomento trattato anche, quindi ho trascorso due ore immersa nel mio ideale godimento intellettuale.
Ho saltato il dibattito col pubblico sennò la Marti perdeva la sita, ma non sembrava all'altezza della lezione, i soliti saccenti che sanno due definizioni e pensano sia tutto lì.
La Marti mi ha tenuto la mano per quasi tutta la conferenza.
Troppo coinvolgente per abbracciare un bracciolo imbottito.

Givone ha parlato molto bene, il signore seduto di fronte a noi mi ha chiesto se il macellaio che sta accanto alla mia casa in campagna faccia davvero le più buone salsicce del chianti e io gli ho detto che è vero e che fa anche una mousse al lardo di colonnata da urlo e che sono i motivi per i quali ogni settembre, da bambina, facevo ritorno a Firenze rotolando.

Si è discusso su cosa sia la bellezza, l'ontologia di essa ecco e superando la sezione della relatività e del belloperantonomasia , il professore ha detto delle cose che, curiosamente , per me sono ciò che penso dell'amore.

Ora.
Parlare d'amore è la cosa più noiosa del mondo.
Però è anche la più bella.
Dipende come se ne parla, certo, poi c'è tutta quest'ansia che non puoi dire questa parola sennò vuol dire che vuoi accasarti e allora è un taboo come negl'anni quaranta parlare di ateismo o sesso orale.
Quando conosco qualcuno non mi interessa sapere quanti album su facebook abbia dedicato alle sue donne, non mi interessano i nomignoli cretini che poi giustamente ci si vergogna a ripetere, però mi interessa com'è che qualcuno diverso da me si innamori, com'è che ami, cosa sia o sia stato per lui  l'amore.
Questo sì mi interessa.
Mi interessa come mi interessano le cose che entusiasmano le persone che ho intorno, dalla scultura alla storia della matematica, mi interessa ciò che chi amo definise bello.
Amore e bellezza per me sono due concetti simili.
Se per bellezza si intende un vettore.
Hai davanti un luogo, un monumento, un paio d'occhi e capisci, e senti che non sono un luogo, un monumento o due occhi, sono una manifestazione di una casualità infinita che ti spiazza, sono una domanda, una domanda di fronte alla quale l'unica risposta possibile è sì.

Poi c'è Megan Fox.
Ma questo è un altro discorso.

Però alla fine è questo che voglio per me, nella vita e nell'amore.
E' questo il senso di condivisione della vita, è questa la "scintilla", la base, i lepidotteri nell'apparato digerente. E' sentire bello qualcuno e desiderare di essere altrettanto bella per.
Bello secondo caratteristiche casuali che corrispondono ai propri personali canoni.
E' tutti lì, racchiuso in quei momenti nei quali si ha l'impressione che tutto si trovi al posto giusto, nel giusto momento, quella sensazione che ti dice che tutto va bene, tutto è come deve essere e non importa chi abbia deciso come debba essere, semplicemente i fatti corrispondono alla realtà che il tuo io desidera. (avevo scritto cuore ma m'è venuto un conato quindi ho messo "io")

Alla fine è complesso e semplicissimo.
Elementare Watson. Elementare.
Un gioco.
Un gioco tra immaginazione e intelletto.
Un gioco libero.
Un gioco per caso.
Un gioco ordinato da regole autogenerate.
La scoperta riscoperta della natura, della propria natura.
Il riconoscersi in qualcosa al di fuori di noi che è così simile e presente anche dentro di noi.
E scoprirne il senso di verità, di bene, di bello.
Una scoperta che mette in gioco le persone per ciò che sono.

Sragiono forse, un mix tra enfasi intellettuale e assenza di cibo definibile tale (sì roba da canoni di bellezza imposti dalla società che blàblà il male del mondo blàblà JillCooper eccetera)

Insomma un gioco.
Buffo come la parola "gioco" stia in un'espressione quale "mettersi in gioco", un gioco uno lo scambia sempre per uno scherzo ma mettersi in gioco significa starci dentro sul serio.
E forse è proprio questo il senso, cogli la bellezza vera quando ritrovi il ritmo del mondo, quando ritrovi il senso infantile dell'esistenza.
Tutto è un gioco quindi.
Un bellissimo, un serissimo gioco.
Un gioco serio come seri sono i giochi dei bimbi che passano i pomeriggi giocando al "facciamo finta che siamo", la realtà immaginata, nella più totale libertà, si ritrova nel mondo reale ed è perfetta.
Alla fine i bimbi hanno sempre tutte le risposte in tasca, insieme alle figurine e le palline che rimbalzano.

"Per me sei la più bella del mondo"

Me lo disse il mio piccolo cuginetto in un giorno triste mentre gli facevo da babysitter.
Ha funzionato meglio delle rose.

Nero.
Titoli di coda.

Dopo abbiamo giocato coi gormiti, ho vinto io, lui si è arrabbiato e me li ha tirati dietro, ma non era d'effetto finire il post con questa parte della storia, ho tagliato prima.


sabato 18 agosto 2012

Zara o Zarathustra?

Oggi mentre mi specchiavo in un camerino, riflettevo anche.
Pensavo a quante volte ero stata proprio in quel camerino, a quanti capi abbia provato, a quanti ne abbia poi davvero comprati, a quante aspettative abbia riposto nel vestito giusto e nel colore giusto per la serata giusta.
Cazzate filosofiche miste a mero materialismo.
Poi pensavo a che persona sia diventata, a che persona sia sempre stata, e a quanto non me ne importi più niente di piacere per il gusto di farlo.
Poi altre cazzate filosofiche.
Tipo: se non mi fossi sentita terribilmente esteticamente inadeguata, avrei mai letto un libro?
E poi un altro e un altro ancora?
Forse no, forse se a quattordici anni mi fossi sentita bella e serena non avrei passato le notti a scrivere roba -illeggibile- barocca densa d'aggettivi attempati e forse nemmeno mi sarei messa a cercare risposte, non mi sarei fatta neppure tante domande e sarei andata al Variety a vedere un film insieme al ragazzino che mi piaceva.
Mi ripeto spesso che sebbene il desiderio di conoscenza si porti dietro qualche effetto collaterale, valga comunque sempre la pena, che nonostante tutto, faccia crescere in modo sano e diventare migliore.
Sì. Ma forse no. Forse questa fissa di andare oltre, di voler scoprire sempre la verità, di non accontentarsi mai di quello che si vede ma pretendere sempre qualcosa in più da me e dal mondo intorno, forse non vale il mal di testa o di stomaco o di fegato che ne derivano.
Forse è sbagliato. Forse se le cose ti appaiono in un certo modo devi fartele andare bene e basta. Soffocare il pop-up interrogativo che balena in testa. 
Forse dovrei essere più semplice, più leggera.
Meno robusta sia fisicamente che nei confronti della vita.
Tenere in riga, a dieta il cervello, farlo diventare borderline anoressico.
E forse questi sono i discorsi giusti per questo scopo.
Ma, sempre forse, non è il caso di dar tanta corda a questo florilegio d'assurdità.

Prima o poi deciderò come la penso:
Se sia più giusto "così parlò zarathustra" o se non sia meglio fermarsi a zara e basta.

giovedì 9 agosto 2012

Una Stella inciampa. Poi cade.

Ho messo addosso una maglia colorata.
E' rossoarancio, credo.
Era della mia mamma, devo averla presa da uno degli scatoloni di "roba di quand'ero giovane e magra" che era nella mansarda dove ora vivo io.
Ho diecimila magliette, ma sono tutte degli stessi colori, più o meno.
Svariate sfumature di grigio, ancor più di blu, qualcosa beige o marrone e nero.
Bianco poco. Rosa fosforescente una.
Però questa aranciorossa ora che sono un po' abbronzata non fa l'effetto malaticcio che risultò quando me ne appropriai, declassandola a "maglia per stare in casa".
Ma non l'ho messa perché mi stesse bene fuori, l'ho indossata perché mi accendesse dentro.
Sono vestitopatica.
Ed ho una memoria antipatica che lascia appigli improbabili e precisi.
Un tessuto, un odore, un profumo, un sapore, una parola, una pronuncia, un pensiero.
E bum.
Mi è venuto in mente un sms pieno di sogni inespressi che scrissi, mi vergogno di scrivere quanti anni fa, ed è triste e buffo vedere che penso la stessa cosa, ad una distanza infinita, ma senza affetto.
Poi mi sono messa a pensare che domani è San Lorenzo (che sì non è vero che le stelle cadono solo il dieci agosto, anzi ne cadono di più la settimana dopo e poi non sono stelle eccetera eccetera...)
e che non sono mai andata alla spiaggiata a vedere queste famose stelle, ero sempre da un'altra parte e col cielo coperto. Quando qualche volta con gli amici andavamo nei campi a fare i filosofi e tutti si esaltavano per averne vista "una enormeeee" io stavo guardando sempre dalla parte opposta del cielo. E' successo così tante volte che fino all'estate scorsa mi chiedevo se esistessero davvero queste "stelle" cadenti. Poi le vidi, ne vidi un casino, quasi a compensare gli anni di spiaggiate mancate. Mi prese tanto bene che ci scrissi un racconto in treno, a mano, che parlava di stelle cadute, farò prima a riscriverlo che a sbobinarlo.
Il desiderio espresso, sempre lo stesso.
Quindi complice la playlist di arpeggi malinconici di chitarristi romantici, un'aria di leggera tristezza ha riempito camera mia, dove sto piegando le magliette grigie e blu da mettere in valigia.
Per questo la maglia rossarancio, e vaffanculo la spiaggiata che mi resta tutta la sabbia nei capelli.

"speriamo che una stella ti caschi in testa, di punta." c'era scritto nel messaggio.





domenica 3 giugno 2012

Prendo nota.

Certo che le persone sono proprio strane.
E scriverò di loro con leggerezza, almeno in questo caso.
Alcune danno tanto per scontato.
Altre pensano di no ma non vedono al di là del loro naso.

Io mi nascondo dietro la frangetta e prendo appunti sul mio taccuino.
Annoto chi mi parla così tanto per fare e chi invece qualcosa vuole dirmi,
scrivo di chi mi annoia e di chi mi diverte, scrivo a margine chi mi sente ma non mi comprende.
Mi diverto con chi si sofferma sulle mie bionde chiome e si sorprende che non sbagli i congiuntivi.
Sbadiglio coi discorsi gonfi e vuoti di chi vuole qualcosa ma non sa che dirmi.
Mi piace chi distingue più di una sfumatura, chi sa ridere di sé, di me e di chissà chi altro.
Mi intriga chi possiede padronanza di linguaggio e chi senza parole fa capire ogni intenzione.
Mi dispiace cadere nel silenzio spinta dal limite del mio interlocutore e mi appassiona lo stimolante inganno di una conversazione a pari tono.
Allora scrivo e scrivo e scrivo ancora e ogni tanto mi distraggo in un disegno storto, in un pensiero forse un po' contorto, alzo gli occhi per vedere dove ero rimasta e disatteso trovo uno sguardo conosciuto, occasione più unica che rara, ammetto a malincuore, ma comunque capitata in qualche giorno buono.
Lo sguardo inaspettato di chi mi osserva come faccio io, di chi mi guarda nel complesso intero.
E vede che sono buffa quando inciampo, seria e anche stizzita a volte, appassionata nelle mie letture, un po' arrogante e forse presuntuosa e pigra e sognatrice e bionda.
Insomma c'è chi mi guarda e vede quel che vedo io e allora un attimo mi fermo e lascio andare un piccolo sorriso sghembo.
Segno un asterisco in una pagina speciale, chiudo e vado verso.

domenica 6 maggio 2012

(:

Smile.

Always.

Aperta parentesi.
Due punti.
Ma non è punteggiatura.
E' un imperativo categorico.

lunedì 19 marzo 2012

Ben Tornata GUD

Mia mamma è tornata a casa e mi ha portato due vuoti di quelle che, a occhio, furono bottiglie di limoncello.
Me le ha messe accanto al computer e mi ha detto "ti tiro fuori i colori da vetro, dipingici qualcosa che voglio farci delle lampade!"
Sì mia mamma è assurda, molto più creativa e geniale di me, o comunque molto più fattiva.
Io sono madre di idee lasciate lì, orfane, a marcire nella propria genialità, a scadere nel mondo del latente finché non vengono partorite nuovamente da qualche mente più degna.
Non è sempre vero ma mi piaceva il gusto tragico della frase.
In ogni caso, sono una ragazza strana, alle prese con la continua dicotomia dell'essere umano, e di una pigrizia rasente la vergogna.
Quindi ogni input è gradito.
Anche quello materno.

Dunque ho preso in mano la prima bottiglia e ci ho fatto i tratti salienti di un viso con la pastina a rilievo d'oro, ho tinto gli occhi di nero/blu e poi, con maniacale ossessione ho tracciato le linee morbide dei capelli, alcuni dei quali ho tinto col giallo dorato lucido trasparente.
Il risultato è stato gradevole oltre le mie aspettative.
La seconda bottiglia ho voluto farla in omaggio al mio amore, a Pablito Picasso mio.
Un po' per amore, un po' perché dato quant'era venuta bene la prima, la seconda avrebbe altrettanto fatto cagare, al solito...
Allora ho fatto lei, lei che ho visto live quasi un anno fa, La Donna che Piange.
E mentre la disegnavo, mentre la copiavo, mi sono sentita presa.
Rapita.
Completamente catturata da quest'immagine.
Mi si è stretto il morso allo stomaco.
M'è venuto da piangere.
Mi sono strusciata la mano sugl'occhi e il diluente misto all'azzurro oltremare mi ha fatto lacrimare come una demente.

Però mi sono illuminata.

Ed ho capito diverse cose.
Ad esempio che se io, ultimamente, non sono stata all'altezza delle mie potenzialità non ho perso comunque il mio valore.
Che se ho mostrato il fianco appoggiandomi ad alcuni che credevo amici o potenzialmente tali, non ho sbagliato e se c'è qualcuno che ha compiuto un bell'errore è chi ha finto, chi ha mentito e chi si è girato insieme al vento.
Non si tradisce.
E non me ne frega niente se esiste chi continui a credere altrimenti, io non tradisco.
Posso non essere presente, diventare evanescente, ritirarmi in eremi lontani e solo miei ma non tradisco.
Faccio un sacco di altri errori eh, in compenso.
In ogni caso, se mi odio per un centinaio buono di motivi, questa stronzata colpa della catto-educazione che ho subito da bambina, mi fa guardare il mio riflesso senza ansia.
Senza timore e priva di vergogna.
Gli errori si pagano, tutti.
L'insincerità la sconti sempre.
Ed io che fino ad ora sono stata zitta e remissiva perché credevo che abbassando un po' la testa avrei trovato gente più sincera mi son resa conto che se guardi in basso l'unica razza di teste che vedi è quella più bassa del tuo sguardo stesso.
E quindi che si fotta chi ha riso col mio nome tra le labbra.
Che si fottano stronzi e troie d'ogni provenienza.

Non sarò cattiva, lo prometto, e nemmeno scioccamente perfida, ma mai più perderò occasione di rimettere al proprio posto chi dimostra di non aver capito quale questo posto sia.

Le dighe dell'ego si sono infrante. Scorre impetuoso nuovamente.
In questa personalità imperiale ritrovata, bella e devastante, giuro, con semplicità, godo.

martedì 13 marzo 2012

A che Pensi?

Questo piccolo autoritratto me lo sono fatto l'altro giorno e sono io riflessa narcisisticamente nel vetro del mcDonald fuori dalla Stazione.
Ero insieme alla Virgi.
No, non ci siamo concesse il solito HappyMeal, giusto un caffeino.
Che poi volevamo prendere da un'altra parte ma c'era troppa gente quindi cosa meglio del Mc per mettere alla prova la nostra ferrea forza di volontà messa a stecchetto nell'ennesima dieta?!?
E brave noi. 
Lo posto così, alla cazzo di cane.
Giusto per dire, che a forza di ascoltarmi il remix di Shake Senora, non pensavo a niente per davvero.




       

Mark Zuckerberg

Io non lo conosco questo Zuckerberg.
Non ho mai avuto occasione di parlarci.
Conosco il suo prodotto, Facebook, e ne faccio un discreto utilizzo.
Ma non so che tipo sia.
So quello che la maggior parte della gente sa.
Quante persone chiami Amici, non lo so.
Quanto sia complicata la propria relazione, non lo so.
Se abbia imparato il cinese mandarino per Prischilla o per business, non lo so.
Se sia bastardo e viscido come nel film su di lui, non lo so.
Non so nemmeno perché abbia affittato un intero cinema di Palo Alto per mostrare "The social network" a tutto il proprio staff visto che appena uscito il film disse che non gli era piaciuto e non era realmente andata così.
Non so proprio niente di lui.
Ma così, a pelle, non mi piace.


Lo sfondo è stato realizzato con il pattern "Zuck", rinominato per l'occasione, altresì nomato "Pelle di Nerda"

mercoledì 15 febbraio 2012

Ognuno sta solo sul

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera

Così diceva Quasimodo, e alle elementari, la prima volta che lessi questa poesia, ero convinta che a scriverla fosse stato indiscutibilmente il Gobbo di Notre Dame...

Oggi mi è capitata subdolamente sotto agl' occhi, e in questi giorni di esilio dal mondo, mi ha fatto sorridere perché dopo averla letta, la "me" che con occhi ammezzati apprezza il valore di ogni poetico significato s'è data all'ippica insieme alla "me" modaiola che sta attenta alle scarpe, ed il cinico involucro coi capelli strani che è rimasto a casa tra strati di lenzuola e coperte ha guardato con tragicomico volto queste belle parole, pensando...

Ognuno sta solo suo cuor cul della terra...




































E' un po' così che mi sento, sul culo della terra, sul culo della vita...
e per culo sto qui, perché potrebbe andar peggio...
Ma alla fine se la terra, se la vita sono donne, il culo è il palcoscenico su cui punta un gran riflettore.
Quindi mi godo il lato B degl'eventi, mentre mi finisco gl'occhi tra i tutorial.
Non ho fretta, aspetto ma non m'aspetto niente.
Ed è la svolta.
O meglio, è la prima volta che non m'aspetto niente.
E sto bene, vivo bene.
C'è da dire che da qui, il panorama almeno è bellissimo.

lunedì 9 gennaio 2012

Le parole stanno a zero

Potrei scrivere mille parole.
Che formerebbero frasi bellissime.
Con qualche frecciatina e tanta gratitudine.
Ma non importa.
Non importano le cattiverie.
Né le dette, né le fatte.
Non importa l'invidia


E' tutto qui
quello che conta.



lunedì 12 dicembre 2011

A Fuoco Lento

Fuori è buio.
Il bollitore per il tè è sul fuoco.
Accendo le luci in camera, quelle piccoline avvolte intorno alla trave, che fanno tanta atmosfera.
Mi sdraio sul letto e aspetto.

Arrivi tu.
Sai di freddo.
Di freddo e di buono.
Mi baci.
Mi baci ancora.
Mi baci in quel modo semplice.
Poi di più, più lungo.
Da film.
Mi accarezzi il viso.
Poi mi stringi i fianchi.
Ti passo la mano sulla barba appena incolta.
Poi sul collo.
Il tuo giubbotto cade.
Mi sbottoni il golfino. Grigio.
Riconosci il mio profumo. Alla vaniglia.
Mi baci ancora.
Sul collo.
Sul petto.
"Spogliati"
"Spogliami"
Come sei bello- penso.
Mi sei mancata- dici.
E' incredibile.
Come sempre.
E' incredibile.
Come non era ancora stato.

Il fischio del bollitore.
Mi sveglio.