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domenica 2 dicembre 2012

La filosofia del Pigiama

Ci sono giorni, come oggi, nei quali nemmeno mi viene in mente l'idea di togliermi il pigiama.
Perché sono pigra da morire potrebbe essere un'ottima risposta, ma sotto sotto, sotto il pile, sotto il piumone, sotto il plaid più caldo e confortevole della mia personalità c'è dell'altro.
Se uscissi di casa in pigiama sarebbe tutto più semplice. Comincio a capire questa tipologia di senzatetto... se mi vedete per strada, di fronte ad un bidone fiammeggiante, coi guanti coi buchi per le dita e i pantaloni rosa della carica dei 101, non preoccupatevi, è solo la mia indagine sociopsicologica in corso.

Il pigiama è l'espressione più vera e trita di una persona.
Perché nudi è facile distrarsi, col pigiama che hai ancora addosso alle tre del pomeriggio di una domenica piovosa, quint'essenza della morte nel cuore, no.
Sei come sei, quindi sì probabilmente fai schifo.
Sono giorni un po' tristi e per non affondare il cucchiaio da minestra nella nutella, rifletto sulla superficialità, sulla banalità, sulla profonda pesantezza estetica dell'essere umano, da domani mi drogo.
Nel trionfo dell'ovvio, so che l'uomo della mia vita mi incontrerà in pigiama, coi capelli esplosi, senza trucco e con la mia tazza filosofica in mano. Senza filtri, senza camicette trasparenti, pantaloni aderentissimi o scarpe alte all'ultimo grido.
Ecco, mi incontrerà così.
E mi dirà:

"Donnadellamiavita, faccio finta di non aver visto niente, ripasso stasera alle otto."



martedì 27 marzo 2012

Sogni in saldo

E quando mi hai baciata, per un istante solo ma lunghissimo, mi è ritornato in mente quando mi dicevi che nel mondo ci son due tipi di persone... quelli che hanno bisogno di magia e quelli che anche non volendo, questa magia la creano.
Non sono più tanto sicura d'esser chi hai pensato tu.

sabato 24 marzo 2012

Ti amo.

Non sono sconvolta.
Forse non sono nemmeno stupita.
Sì, ho tremato appena.
Sì, ho abbassato lo sguardo subito dopo avertelo detto.
Ma non c'è stato un momento in cui mi sia accorta che era così.
Non c'è stato perché malgrado tutto, lo sapevo già da quel bacio rubato la prima sera.
E' buffo? Assurdo? Strano?
Forse.
Poco importa, il resto che è venuto poi è stato solo una conferma di quel balenio che mi ha attraversato il cuore la sera in cui m'hai vista e m'hai scelta.
Dopo che avevo scelto te.

venerdì 23 marzo 2012

Dettagli

Quanto ti ho aspettato.
La speranza non mi ha consumata, mi ha corrosa.
Caustica nel prendersi gioco di me.
Io ho resistito, stanca, non stremata.
Sono rimasta qui.
Ad aspettare te.

Poi sei tornato.
Privo di perché.
Ed eri bello.
Bellissimo.
Tanto bello che non mi accorsi subito che fossi dimagrito.
Eri più leggero.
Di ventuno grammi almeno.

martedì 13 marzo 2012

A che Pensi?

Questo piccolo autoritratto me lo sono fatto l'altro giorno e sono io riflessa narcisisticamente nel vetro del mcDonald fuori dalla Stazione.
Ero insieme alla Virgi.
No, non ci siamo concesse il solito HappyMeal, giusto un caffeino.
Che poi volevamo prendere da un'altra parte ma c'era troppa gente quindi cosa meglio del Mc per mettere alla prova la nostra ferrea forza di volontà messa a stecchetto nell'ennesima dieta?!?
E brave noi. 
Lo posto così, alla cazzo di cane.
Giusto per dire, che a forza di ascoltarmi il remix di Shake Senora, non pensavo a niente per davvero.




       

domenica 15 gennaio 2012

Le principesse non hanno i capelli corti.


Una volta c'ero.
Non sembra più lo stesso posto.
Cammino tra le rovine.
Non si distingue il vialetto dalle macerie.
Le case non sembrano nemmeno più case.
Si vede soltanto il fiume ma il percorso è cambiato.
E l'acqua non è più trasparente.

Albeggia.
Cammino da prima che facesse buio.
Stremata ma non stanca.
Soffia uno scirocco leggero.
Penetra negli strappi incrostati del mio vestito che era bellissimo.
Di fronte a quest'albero. Il nostro.
Cado in ginocchio.
Eccomi.
Ci sono.
Sono tornata.
Fa ridere vero?
Se fossi qui, se fossi qui e te lo avessi detto, avresti fatto lo stizzoso, almeno un po'.
Poi, piano piano, il sorrisetto sghembo avrebbe preso il posto del serioso te.
Però sono qui.
Ho fatto tanta strada per tornare.
Sì lo so, ne ho voluta fare tanta per andare. Forse troppa, diresti.
Ma ho dovuto, e anche se sbraiteresti col riaffiorare di tutti i momenti in cui mi volevi accanto e non c'ero, anche se il nodo in gola di quelle notti in cui mi cercavi  tra le coperte vuote tornerebbe a galla, anche se ha fatto male tutto e fino in fondo, fino all'osso, ora sono qui.

Non sembra più lo stesso posto.
L'aria sa di polvere e di un dolciastro quasi nauseante.
Se fossi qui, forse, nemmeno mi riconosceresti.
Due notti fa scappavo da un incubo.
E sono rimasta incastrata nella grata a scorrimento della vecchio palazzo.
Colpa dei capelli selvaggi. Perdo sempre i fermagli, ricordi?
Ho visto la morte ridermi in faccia.
L'ho sentita alitarmi sul collo.
Mi sono slogata un polso ed ho dato un taglio, netto, a tutti i capelli, che ti piacevano tanto.
Sono scivolata via velocissima, ho anche perso una scarpa. e solo dopo mi sono accorta che sanguinavo.
Ancora.
Perché non erano bastate le ferite collezionate dagli scontri di questi lunghi mesi o i graffi che ormai sembrano striature quasi naturali.
Ci volevo io, che, al solito, so farmi male meglio di chiunque altro.
Come per il mio compleanno, che volevo rifinirmi il vestito da sola a tutti i costi e mi punsi, e mi trovasti svenuta e sanguinante...
Quindi se mi vedessi adesso avrei i capelli corti con le ciocche storte, e la clavicola che affiora in due punti dalla pelle.
Oltre a polvere e fango su tutta la mia superficie.
Un po' diversa da come mi ricordavi, credo.

Sì, un po' diversa.
Sai che la polvere, non l'ho mai sopportata.
Ed il vestito, da giallo brillante che era, è di un grigio strappato e logoro.


Mentre camminavo per i tornanti ai piedi del monte, mi è venuta in mente la prima volta che ho avuto bisogno di te e quel ricordo mi ha tenuto in caldo il cuore anche sotto la pioggia più torrenziale di questi giorni.
Ogni volta che una cicatrice mi ha fatto male, ho stretto i denti pensando a quando ti avrei raccontato come me le sono fatte, ad una ad una, stretta tra le tue braccia.

Lo sapevo che non avrei retto, che la tensione si sarebbe spezzata, che questi mesi senza versarne nemmeno una mi avrebbero portato a questo.
Devastante e dirotto.
Piango.
Per ogni cosa storta, per ogni livido. per ogni graffio. per ogni passo falso. per ogni volta in cui mi sono persa e che cadere in basso non mi ha fatto guardare che più giù.
E per ogni volta in cui dire "mi dispiace" era più arduo che ingoiare rospi amari e per tutte le volte in cui son stata zitta e avrei dovuto urlare. E per la volta in cui ho parlato per liberarti dal mio peso quando non era quello che volevo, quando non era quello che chiedevo.
Per ogni volta in cui non ho capito.
Per ogni volta in cui non mi hai afferrato.
Per ogni volta in cui non ho saputo salvarmi da me stessa e che nemmeno tu l'hai fatto.
Ma soprattutto per quel "non importa più" che mi risuona in testa.

Chinata su me stessa.
I pugni stringono tra terra e ghiaia che sulle ferite nelle mani frizza ancora.
E sono pulita solo sotto i segni delle lacrime che ho pianto.
E non importa quanta strada abbia dovuto fare per esserci di nuovo.
Ma ci sono.
E resto.
Non me ne importa se "non importa più".
Se non a modo ma per sempre.
Se nuovi soli sorgeranno su nuove case e nuovi viali saranno edificati da queste rovine.
Sono le mie rovine.
E resterò in eterno ad aspettare il tuo ritorno.
Il tuo ritorno che aspettavo già.
Che aspettavo da prima di conoscerti.
Da prima che me ne andassi via.
Resterò in eterno tra queste radici.

Aspetterò lo stesso.
Anche se non sembra più lo stesso posto.
Anche se non sembro più la stessa io.


lunedì 12 dicembre 2011

A Fuoco Lento

Fuori è buio.
Il bollitore per il tè è sul fuoco.
Accendo le luci in camera, quelle piccoline avvolte intorno alla trave, che fanno tanta atmosfera.
Mi sdraio sul letto e aspetto.

Arrivi tu.
Sai di freddo.
Di freddo e di buono.
Mi baci.
Mi baci ancora.
Mi baci in quel modo semplice.
Poi di più, più lungo.
Da film.
Mi accarezzi il viso.
Poi mi stringi i fianchi.
Ti passo la mano sulla barba appena incolta.
Poi sul collo.
Il tuo giubbotto cade.
Mi sbottoni il golfino. Grigio.
Riconosci il mio profumo. Alla vaniglia.
Mi baci ancora.
Sul collo.
Sul petto.
"Spogliati"
"Spogliami"
Come sei bello- penso.
Mi sei mancata- dici.
E' incredibile.
Come sempre.
E' incredibile.
Come non era ancora stato.

Il fischio del bollitore.
Mi sveglio.

lunedì 24 ottobre 2011

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

A volte penso che non avrei dovuto lasciare tutto questo spazio alla mia fantasia.
Da quando ho cominciato a pensare e disegnare, la mia immaginazione, che già era potente, si è trovata a briglia sciolta in un mondo pieno zeppo di stimoli e appigli.
Così l'insegnante di greco è una fattucchiera illuminata dalla luce giallastra del calderone bollente.
La mia gatta la reincarnazione di Jane Austin.
Le mie amiche delle fate abitanti di un paese magico.
E le persone in autobus...oh, le persone in autobus sono le mie preferite.
Tutto per dire che sognare non è un atto involontario svolto durante il mio sonno (che comunque occupa la gran parte delle mie giornate zZzZz)
Ma è piuttosto l'inscindibile paio di lenti rosa attraverso il quale vedo e filtro tutto, da desta.




venerdì 9 settembre 2011

La priorità



La miscela buona, quella che scelgo sempre, che metto con cura nella macchinetta da espresso, sì perché noi italiani siamo fissati, il caffé dev'essere buono, non si possono bere certi troiai, e quindi c'è una specie di tradizione da mantenere, quasi più un rituale.

Peccato che non mi riesca usare il macinachicci... sarebbe decisamente più fico.

martedì 23 agosto 2011

La verità è come un pruno.

Io non capisco niente.
In generale.
Non sono una di quelle persone a cui si chiedono chiarimenti o da cui ci si aspetti coerenza o responsabilità.
Sono un essere particolare.
Filantropa e misantropa in egual misura.
E odio questo fottuto vizio  che ho, di grattare la superficie.
Qualunque essa sia.
Che sia la crosticina di una sbucciatura sul ginocchio, la scorza dura di una persona o l'involucro di un'emozione fa lo stesso.
Io devo testarne la consistenza col polpastrello, farci leggermente pressione e cominciare con l'unghia limata dell'indice, a scoprire il punto più nascosto.
In senso lato.

Ed è per questo che non mi basta sentire un impulso, un leggero imbarazzo, un accenno di paura o un tremore del cuore.
Devo, giuro che devo, andare più a fondo, seguire il cordone, fino alla base, alla radice, a quel perché che ha dato origine al brillio dei miei occhi, o allo sbuffo sommesso.

Sono tutta una cicatrice, ricucita dopo mille e mille autopsie un po' maldestre a cui non ho potuto evitare di sottopormi.
Ma mi lascio anche vivere, per qualche secondo, e prendo gl'attimi, i flussi emotivi si adagiano sul presente che prende forma tutto intorno.
Ed è perfetto.
Bellissimo.
Da piangere.
MeStessa però torna sempre, e alla fine è con lei che devo convivere.
Torna e chiede il resoconto, il saldo emotivo, lo scontrino fiscale di quel flusso incontenuto.
Ed io non so che rispondere.
Il cuore mi salta dal petto alla gola, come fossi alla cattedra o di fronte alla corte di francia di qualche secolo fa.
Sbatto la testa.
Apro libri e cartelle.
Ci sono fogli, ci sono foto, ci sono canzoni e ricordi.
E' tutto qui, su questa incasinata scrivania di vita.
Ed è notte fonda, sento le civette ed il caffè si è freddato ed è già da rifare.
Nessuna risposta.
Nessuna pratica da consegnare.
E rimane solo questa faccia, che porta i segni della notte trascorsa.
Che sembra non voler parlar d'altro che di questa benedetta e maledetta notte.
Solo questa faccia rimane ad accogliere il giorno che viene, il sole che sorge lo stesso, incurante dei vasi di Pandora che sono stati aperti a forza.
Già.
Perché qualunque cosa accada, si fa comunque mattina.

Forse allora il bisturi non serve.
Non questa volta.
Proprio questa volta.

E la verità alla fine è come un pruno.
Se non la estrai con le pinzette, dopo poco viene fuori da sé.

venerdì 29 luglio 2011

In me c'è qualcosa di sbagliato.
Non è una frase da quindicenne depressa.
Dico così perché mi rendo conto che nelle mie reazioni c'è qualcosa, qualche piccola cosa, che non va.

Me ne rendo conto quando mi sento...sola.
E intendo quel sentirsi soli quando fisicamente non lo si è.
Mi sento sola accanto alle persone.
Ed è triste.
E non sono le persone sbagliate.
Sono io che sto rendendo ogni cosa più distante e più difficile.
Sì sto svarionando ma è colpa del fatto che non sappia metabolizzare a tempo gli choc.
Succede una brutta, brutta cosa ed io sto immobile finché tre giorni dopo, seguendo un pensiero, allento la presa.
Scoppio.
Crollo.
La morte di Benedetta non è affatto giusta.
E non sono io a doverlo dire, che non la vedevo da due anni.
Però lo penso lo stesso.
E vedo la disperazione dei suoi amici più cari ed il dolore che ha lasciato con questo vuoto improvviso.
E il cuore mi si stringe in gola ed anche se sono due estati che non vedo quel giro, abbraccerei tutti perché non so come ma sto male anche io.
In questi giorni non ho pensato ad altro.
E mi sono sentita come fuori luogo a mostrare la tristezza, come se non c'entrassi con quella disgrazia.
Forse è così.
Ma penso lo stesso che la Bene, che ho sempre visto sorridere, non meritasse affatto quello che le è capitato.

domenica 12 giugno 2011

A Prima Svista

Aldilà del talento, dell'occhio, dell'abilità che si possa, scusate l'assonanza, possedere,
chiunque sia visivamente sensibile, porta con sé una piccola grande maledizione.
Si innamora.
Di continuo.
Di quell'angolo di strada.
Di come quell'auto rifletta il sole.
Del rosso violaceo delle foglie di quell'albero.
Della terrazzina in fiore che si nota per caso.
Del ragazzo seduto a quel tavolino del bar.
Dello sguardo sereno di quell'anziana signora.
Dell'espressione buffa di quel cane.
Di come tornino le pieghe dell'abito di quella ragazza straniera.
E di queste e di mille altre cose e persone ancora.
Per quanto sembri un jolly, una scusa da tirare in ballo appena un soggetto artisteggiante manchi di attenzione alle responsabilità della vita quotidiana tipo :

"Giuliaaaa perché non funziona il telefono???Hai pagato la bolletta???Ti avevo lasciato i soldi nella biscottiera!!"

"Beh mamma, lo so che la bolletta è importante, ma non puoi veramente essere arrabbiata con me se non ho pagato, perché proprio mentre stavo entrando per adempiere ai miei doveri, beh mi sono innamorata di..."

"Ancora... e per curiosità, i soldi che fine hanno fatto?"

"Ohiohi ma come sei venale...cioè la superficialità fatta mamma..."

Ecco in realtà non lo è.
Non lo è affatto.
Ed il risvolto ancor più grave è che quando questi soggetti si innamorano, quando io mi innamoro, anche nel tempo di un secondo, a volte, un po', è per sempre.

lunedì 23 maggio 2011

Facebook in love

Tutto è cominciato condividendo alcune attività.
Abbiamo partecipato a tre eventi, anche se io poi sono andata ad uno solo.
Dopo la scoperta di ben quattro amici comuni, tra cui Jessica Alba,
i passi sono stati serrati e decisivi.
Una request.
Poi lui m'ha taggata.
ed a quel punto io non volevo altro che lui mi linkasse.
Linkami.
Linkami tutta. pensavo di continuo.
E ancora, l'inaspettato colpo al cuore:
un MP.
ed un altro.
ed un altro ancora.
Poi la bomba.
Un alberino verde.
Mi vede come una sorella.

L'ho bloccato.

mercoledì 27 aprile 2011

Cinque minuti.

Questa è una copia distorta di B.
B è un ragazzo spagnolo, o meglio, un ragazzo israeliano che studia per diventare chef, in spagna.
Simpatico, multilingua e con moooolti meno capelli.

E' luglio.
Dopo una serata di sangria e mojito, in una taverna barcellonese, ha preso vita una scenetta che mi ha fatto molto riflettere in seguito...

B ci guarda.
Noi, un gruppetto di amiche di amici, sbronze, abbronzate e turiste.
Il suo sguardo si fa misericordioso.
B pensa che ci manchi qualcosa.
Pensa che abbiamo bisogno.
Un bisogno.
Quindi sfodera il suo accento migliore e ci dice che per rendere felice una donna, a lui bastano...

"Cinco minutos"

B che parla israeliano ed inglese, ce lo ha detto con accento catalano.
Con lui si è trattato spesso di questioni linguistiche.


B ci ha poi spiegato quali altre siano le sue abilità e noi siamo state tra le più attente allieve alticce della storia.


E il punto, se c'è un punto, è che noi (stupide donne), passiamo la vita a coltivare sogni che per protagonisti hanno sexy scrittori, sexy cantanti, sexy poeti, sexy filosofi e barricaderi...
Ma alla fine, se uno sa cucinare e ha il trucco del "cinco minutos"...

¡Viva!

Chapeau.


Bingo.

Strike.


E' fatta.



venerdì 22 aprile 2011

Donne Nude Disegni



Chicco



Capelli in-fluenti




In dolci veritas




Procrastinare la prova costume




Pennello nuovo. Rotto.


Riempio gli spazi col caffè



S.Marco



Sentimental


Circus


Capelli influenti II


Guddine

giovedì 21 aprile 2011

Non mi riesce

impostare la barra del menù in alto.
eccheccacchio!



No non è vero, mi è riuscito.

❤ html ♥

mercoledì 20 aprile 2011

Non cito Wilde perché ormai lo fanno tutti

Allora, io lo so che l'insalata sia buona.
Buonissima.
Ottima.
Ok?
Sì, lo so.
E mi piace.
Mi piace un casino.
Ecco.
Però come si fa.
Vi chiedo.
Mi chiedo.
Posso resistere al prosciuttino casalingo stagionato al punto giusto.
Posso resistere al pecorino di grotta che si scioglie in bocca.
Alla schiacciata appena uscita dal forno.
All'arrosto misto.
Ai funghi trifolati.
Ma al gelato pannoso al cocco no.
No.
No.
e No.
Resisterei meglio alle proposte indecenti di Luca Argentero.

giovedì 14 aprile 2011

Califana...

Una giornata di sano shopping è la soluzione a qualunque problema.
Migliore anche del più selvaggio amplesso Siffrediano.
La seconda posizione in classifica è indiscutibilmente del cheescake.
La terza è il massaggio orientale di quaranta minuti che fanno al mio centro estetico.

Tutto il resto è noia.

mercoledì 13 aprile 2011

Un sassolino nella scarpa



"Sono perfette, le prendo."

Era dicembre e forse scambiai l'ebrezza di un giorno di compere natalizie per amore vero.
Certo, in quel momento, sotto la luce intensa della vetrina, quelle sembravano le più belle, le più perfette,
le più desiderabili tra tutte le tacco dieci che avessi mai visto.




"Le odio, dove sono le mie Reebok!?!?!?!"

E' aprile  e più che un'opera d'arte foderata di raso neroblù, hanno tutta l'aria sadomaso di alcune torture cinesi.









P.S.: Chissà perché a capodanno non percepii alcuna sofferenza?!


P.P.S.: Vodka Lemon. Come se piovesse.

martedì 22 marzo 2011

Ritorno alle origini.

(...) -L'attrice aveva una maschera di coccio.Una donna alta come te, una donna di pietra come te, una donna tenerissima come te. Mandava un dolore muto dalla maschera che teneva sul viso con una mano lunga e un tantino maschile. Non era la tua mano, unico punto che mi distrasse da te reale. La donna cercava il suo amore, lo rincorreva esausta senza correre: fece soltanto sette passi sulla scena e sette giri su sè stessa impiegando un tempo indescrivibile. Per ogni giro lei mostrava quel dolore sempre uguale, un dolore di pietra appunto, immedicabile, che un attore fuori campo accompagnava con uno strumento a fiato: una nenia struggente. Un dolore di coccio illuminato da un riflettore, nel buio. Era il tuo, era il mio dolore che la maschera nascondeva dietro la sua inespressività? Non morire, ti prego. Dipende da te. Non morire per i piedi stanchi o per la pena. Lo so che hai camminato per sette colli, lo so tutto il tempo e gli spazi che hai percorso con l'amore. Li hai riempiti tutti, ma la morte uccide sempre, anche se non sei tu a morire ma il nostro amore. Aspetta, non compiere l'ultimo passo, non accasciarti ai piedi dellultimo colle. Hai percorso tutti i colli dell'amore, perchè morire adesso? Sono carico di pena che nascondo sotto una maschera effimera come la tua, nel suono sempre uguale dell'armonica che chiama giù, giù fino in fondo: fino alla morte dell'amore. Aspetta. Aspetta a morire. Aspetta che io arrivi, che io capisca. Non compiere l'ultimo passo. Anche se pare che io non mi muova sto correndo verso di te. Anch'io ho la maschera, per questo non mi vedi correti incontro. Ecco, vedi, io mi muovo. Quel personaggio dalla maschera d'oro falso, coperto di stoffe vaporose e pesanti si è mosso, si muove verso di te. Fermati. Lo puoi se arresti l'ultimo volteggio.-

Eutanasia di un Amore, Giorgio Saviane, 1978.