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lunedì 11 marzo 2013

Morire, dormire, forse sognare

Amo i giochi di parole
Leggo l'oroscopo
Non credo nel caso
E le risposte importanti le trovo dormendo




venerdì 8 marzo 2013

Tempo Relativo

- Se vi dicessi che io non sono di quest'epoca, mi credereste?
Mi credereste se vi dicessi che vengo da molto più lontano di quanto riusciate a immaginare spingendovi al limite?
Qui le donne possono scrivere?
- Romanzi?
- No non romanzi, sul giornale...
- Che sciocchezza.
- E verrebbero pagate se lo facessero?
- Non credo proprio...
- Non siete costretto a parlare con me soltanto perché i vostri amici intrattengono le mie sorelle.
- Non vi parlo per questo, siete strana, mi incuriosite.
- Sì non fatico a credervi e detesto questo uso del voi.
- E come vorreste parlare?
- Come si fa dalle mie parti, e non ridete.
- Siete la creatura più arguta e assurda che abbia mai incontrato... ma avanti, parlatemi come si fa dalle "vostre parti".
- Mio padre sa che lo stai imbrogliando?
- Non ancora.
- Sai che non te lo lascerò fare, vero?
- Sapevo mi avresti, è corretto? Sapevo mi avresti creato dei problemi.
- Non voglio fargli notare quanto sia mal riposta la fiducia nei tuoi riguardi, si sentirebbe sciocco.
Gli racconterò cosa sono gli avvoltoi in un racconto che sto scrivendo e capirà.
- Penso che vi chiederò in moglie.
- Penso che non accetterò.
- Penso che sarà vostro padre a decidere.
- Penso di avere molta più influenza di te, su mio padre.
- Penso che non troverete altro uomo tollerante delle vostre stranezze.
- Penso di non voler essere tollerata.
- Penso che vorrei baciarvi.
- Penso che sia un legittimo desiderio.
- Mi credereste se vi dicessi che quello che dite è assurdo ma sono spinto a credervi?
- Mi crederesti se ti dicessi che al parco, prima, con le mie sorelle, siamo state attaccate da una lince?
- Sì vi crederei, in questa zona se ne trovano spesso, state bene?
- Sì stiamo bene, e mi crederesti se ti dicessi che in quel momento ho capito cosa voglio essere?
- Perché non dovrei... dunque?
- Dunque voglio essere una reporter e intervistare tutte le più importanti persone possibili.
- Sì vostro padre mi ha raccontato del vostro passatempo, ma la scelta dei vostri soggetti non sembra indirizzata come dite...
- Perché tu non vieni da lontano, tu sei nato qui.
- Accantonerò gli affari, voglio che siate la madre dei miei figli.
- Non ti sembra un po' presto per parlare di figli?
- Non vi sembra un po' tardi per non dire sì?
- Mi stai dicendo che sono vecchia?
- Vi sto dicendo che sono impaziente.
- Potrò fare ciò che desidero senza svilire il tuo retrogrado concetto di "uomo" ?
- Assolutamente sì.
- Lo metterai per iscritto?
- Assolutamente sì.
- Ti fiderai di me?
- Fin quando sarò vivo.
- Non voglio compromessi
- Voglio conoscere la radice del vostro entusiasmo.
- Mi piace il caffè nero.
- Fate brillare i miei occhi come i vostri.
- Che ore sono?
- Le sei meno un quarto.
- E non è tardi?
- Tardi per cosa?
- Per parlare con mio padre.

Accademico

Ho diciotto anni.
Sono al liceo e sto raccogliendo dei fondi per il concerto dell'istituto.
Il rettore mi dà carta bianca.
È un uomo intelligente, sui cinquanta, ex docente di lettere classiche.
Dal terrazzo della biblioteca si vede un cielo da brivido e questo vento leggero e freddo è come se ti tenesse sveglia, attenta, aderente al presente.
Tengo le mani sulla ringhiera, ruvida, e respiro.
Frizza.
La città è lontanissima.
Sono a studiare da Marta, per i miei.
Non sento il rumore della porta ma i passi sì.
Faccio sempre attenzione a dettagli di poco conto, come il rumore di un passo, che ovunque, riconoscerei.
La sua voce mi strappa un sorriso che nascondo tra i capelli.
Non mi volto ma rispondo.
Ogni sera la stessa storia.
Ma la mattina è più interessante.
Lui si alza prestissimo, io mi sveglio ma lui non lo sa.
Mi guarda e sento che pensa.
Quanto pensa.
Troppo quando non serve, secondo me.
Però prepara un caffè buonissimo, lo lascia in cucina insieme ad un post it.
Ci scrive qualcosa che qualcuno di importante avrebbe potuto scrivere per me e di fare attenzione quando attraverso la strada.
Chiude la porta dietro di sé e ancora sento che sta pensando.
Mi alzo, faccio la doccia, prendo il caffè e scelgo i vestiti dal cassetto.
Tre fermate di autobus e sono a scuola.
Forse domani lo racconto a Marta, forse a luglio, dopo il diploma, se saremo ancora amiche.
Prima o poi vorrà conoscerlo questo chitarrista dei Velvet Underground.
Meno male che Marta, di musica, non capisce un cazzo.
-Hai fatto la versione di greco?
-Sì certo
-Ti è tornata?
-Quasi tutta, tu ce l'hai matematica? Io manco l'ho aperta...

-Buon giorno ragazze.
-Buon giorno direttore.

giovedì 7 marzo 2013

Canzone per Te


Si può ascoltare una canzone
scrivendone un'altra?
Non so magari facciamo un tentativo.
È un giro blues
lo senti il ritmo è  giusto,
servono solo parole giuste uguali.
Qualcosa da dire
Sì qualcosa da dire
anche senza le rime
e che ti faccia accorgere che è una canzone
almeno un po' speciale.
Hai capito che è per te?

Mi incuriosisce e mi spaventa
quanto "normale" "banale" e "speciale"
stiano bene tra di loro
La pretesa presuntuosa di far l'originale
per finir più scontata dei botti a capodanno.
Però l'effetto vorrei fosse quello,
una cosa che sai già
che ogni volta è bella e diversa
e ti fa stringere la mano di chi hai accanto
che in questo caso sarei io
e anche se hai ventitré problemi
sorridi per davvero.

Si ho detto ventitré per far l'interessante
Ora la smetto e scrivo solo come viene
Certe cose crescon storte se le vuoi guidare troppo
Non sei d'accordo?
No il ritornello non lo scrivo perché non so che dire.
Non ancora, non più volte.
Non uguale.
La prima cosa che ho pensato è che eri bello
Considerazione un po' superficiale
Ma "in superficie" hai questi occhi che
Che accidenti a te, lasciano il segno.
Ma quale segno? Fanno proprio un buco in mezzo al petto.
E ti lasciano lì,
Con le mani nel sangue
Ad aspettare che torni.

Ti adoro e ti detesto.
E tu che senti?
La senti la mia esse?
Li vedi bene i miei difetti?

Dormiamo insieme.
Baciami solo quando ci capiamo.
No, fallo anche se ti guardo storta.
Fammi notare quando parlo troppo.
Fammi arrabbiare spesso.
Fammi desiderare di far pace.
Fallo violento e dolce. Sempre intenso.
Cambia, sii lo stesso, come hai sempre fatto
Come ti ha reso bello come sei
Ecco, l'ho riscritto
ma ha un senso un po' diverso
Non il tuo viso, le tue braccia, il tuo talento...
tu
soltanto tu
e tutto l'universo che comprende.

Si può scrivere una canzone
ascoltandone un'altra?

mercoledì 20 febbraio 2013

Fuori Tempo. Ritmo perfetto

Dai sei venuto in moto!
Cos'è? Una Guzzi?
Queste sono bretelle...
Il cappello.
Questi capelli.
Un po' gangstar, forse.
Fumi?
Immaginavo.
Cosa prendi?
Con o senza ghiaccio?
Un classico, che domande...

No adesso non mi piace.
Ho scordato lo zippo nei jeans.
Hai da accendere?
Attento ai capelli.
No non li lego quasi mai.
No non li arriccio.

Suoni sempre il piano?
La sai fare Bohemian Rhapsody?
Ah già... non ancora...
Ma sei arrossito?
Da noi vanno così, non è troppo corta.
L'unica cosa i colori, ecco quelli non è che mi facciano impazzire.

Sì ai tuoi tempi si baciava meglio...
Magari è l'atmosfera.
Però non sono sicura...

Ok, sì, confermo.

Dovremo smetterla di vederci così.
Con queste zeppe ho fatto una fatica ad arrivare fin qui...
Domani sera dici?
Quando?
Il 55? Sembra perfetto...
Mi vieni a prendere in vespa?

Anche io.
Da sempre.


lunedì 11 febbraio 2013

Semanticamente "già"

"Devi promettermi una cosa, prima che ci mettiamo a lavoro"
"Certo dimmi"
"Prometti che non ti innamorerai di me"
"Mh, tanto sono impegnato"
"Il cuore degl'artisti è grande, ci possono entrare un casino di cose"
"Tu dici?"
"Prometti"
"Sì, sì, prometto"
"Presuntuoso."
"Io?!?Tu semmai..."
"Dai accendi il computer"
"Fatto"
"L'hai fatto tu questo?"
"Eh sì"
"Accidenti."
"Ti piace?"
"Moltissimo"
"Beh sta a te promettere..."
"Che cosa?"
"Cosa? Che non ti innamorerai di me alla fine..."
"Preoccupato?"
"Io? No no, affatto, per niente... insomma prometti"
"Oh certo, prometto che alla fine non mi innamorerò di te."
"Accidenti come sei sicura...poi il presuntuoso sono io"
"Presuntuoso e disattento"
"Disattento? A cosa non avrei fatto caso?"

"Alla semantica."

martedì 5 febbraio 2013

La frase più triste al mondo

, una volta mi disse:
"balli che potresti fare la cubista"
è una frase orribile, ma anche un complimento.
Voglio una foto insieme perché ho deciso che gli amici vanno celebrati con una goccia eterna nell'oceano in jpeg.
Che ragazzina sciocca.
Noi non siamo amici.
Quante sbronze? Nemmeno io me lo ricordo.

Educazione, Simulazione, Azione, Verità, Sorpresa, Finzione.

No, se mi drogassi avrei delle speranze, potrei smettere.
Prego signori, prendete posto, lo spettacolo inizia, spero che abbiate preso da bere perché non c'è intervallo e i popcorn sono salati.

Tienimi la mano. Più a lungo che puoi.
Stringi. Più forte.

Non puoi fare sempre la cosa giusta.
Se sei così perfetto sempre, io poi impazzisco.
Devi odiarmi di più.
È più sano.
No. Non è vero.

Lo sai che se incontri qualcuno che prende il caffè come te, poi devi sposarlo?
Vale anche per i biscotti.
Ma solo se ti lascia l'ultimo anche se dici che sei a dieta.
Me l'ha detto un'amica.
Dice che funziona.

Sai, questa mia amica fa un sacco di casino coi sentimenti.
In realtà non così tanto, ma fa un po' fatica a spiegarli e dice che secondo lei bisogna conoscere bene i propri ma non bisogna spiegarli, bisogna aspettare qualcuno che li capisca.
Saggia questa mia amica...
Stupida anche.
Tutti hanno "un'amica"...

Sì vabbè, la mia è una causa persa.

Ce l'abbiamo una foto insieme? No da quella mi sono staggata, ero un cesso.

Troppo veloce. Troppo bello. Troppo intenso. Troppo denso. Troppo tutto.


non respiro.



Mi guardi così.  come se capissi tutte le mie paranoie.
Mi lasci soffiare come i gatti arrabbiati finché non faccio le fusa.
Ti odio.
Mi leggi come un libro scritto grande. Quelli con tante figure.
Io sono complicata.
C'ho messo una vita a diventare interessante intricata.
Non è che arrivi e rendi tutto semplice così, perché sei tu.
Ecco.
Io sono disastrata.
Distratta.
Occupata.

Mi piace giocare con le parole.
Mi piace giocare a gavettoni.
Mi piace il suono di una voce familiare.
Mi piace il profumo dei fiori di cotone.

Suona per me. Solo quella canzone.

Andiamo in campagna, a casa mia, coi jeans e le scarpe da ginnastica.
È qui che ho fumato la mia prima sigaretta.
Tu chiamale cazzate.
Emozioni.

Da laggiù si vede il tramonto che amo di più.
Non è più bello di altri ma è quello che dentro di me vuol dire che la vita è proprio bella.

Ti ho sempre amato.
No non vuol dire questo.
Vuol dire da prima.
Da dopo sono bravi tutti.

In italiano è tutto più normale.
Ma lascia lo stesso il cratere immenso e il vuoto sconfinato intorno.

Quando inizi un discorso come questo con una frase che fa :

Qualcuno che conoscevo.









mercoledì 30 gennaio 2013

Stasera offro io


La tequila.
Sì, non è il top dell'eleganza uno shot che per berlo devi passare la lingua sulla mano.
Però è divertente.
E non è dolce.
Ed io per la gestualità, il lato fisico, ci sento.
Un bicchiere che non è né primo né ultimo, di una serata in coda ad un giorno infinito e storto.
La ragazza del bar mi conosce.
Sa che reggo il giusto e che ci vado giù peso, in certe sere.
Sa anche che torno a casa a piedi.
Glielo ripeto tutte le volte ed ogni volta mi risponde che due birre e cinque shot su un ragazzo non stanno bene, anche se riesce a non sbiascicare, io la guardo storto e lei, dopo un po', mette su quel disco che le piace che, cazzo, tutte le volte ci sta.

Ma basta.
Basta queste complicazioni.
Gli esseri umani sono un casino, anche quelli semplici, incasinano tutto.
E poi al giorno d'oggi, dopo un po' non basta più piacersi, non basta un bel paio d'occhi o di tette per qualche sera, e la sera dopo ancora uguale e da capo.

Dopo un po' vuoi che qualcuna che dorma con te, qualcuna diversa, ti somigli.
Vuoi qualcuna che sappia che non sei perfetto, che puoi fare cose belle e che se a volte sbagli,  non sei comunque da buttare.
Vuoi qualcuna che ti abbracci perché sei tu, non perché hai una camicia figa e hai fatto il galante.
Vuoi qualcuna da vivere nelle sciocchezze quotidiane, che magari ascolti un po' della musica che ascolti tu e che certe cose che ti piacciono proprio non le capisca.
Vuoi qualcuna con cui creare una routine, diversa dalla routine che hai con tutte le altre.
Insomma una tranquilla, con gli occhi che brillano di sogni, che abbia una vita sua, delle ambizioni, dei desideri e che le piaccia da morire condividerli con te.
Con me.
Una tipo lei.

- sicuro che ne vuoi un altro?

- sì, lo voglio.

sabato 26 gennaio 2013

Divano.




















È un po' come quelle sere passate sul divano.
Tra i libri, il computer, il gatto, la tv di sottofondo, gli occhiali.
Magari un caffè.

Un istante.
Un pensiero.

Appoggi il libro sul tavolino
Salvi con nome e metti in standby
Il felino segue il gomitolo tirato lungo il corridoio

- No questo film mi piace, lascialo - dice lui

Posi il telecomando, lo guardi, la luce bluastra dello schermo lo rende così incredibilmente attraente, poi lo sguardo perso in questo film tremendo che avrà visto duecento volte, guardalo, sa le battute a memoria ma sta attento come fosse la prima.

Togli gli occhiali, li accomodi sopra i libri.
Senza far rumore ti sfili la maglietta ampia, la posi accanto e ti avvicini.
Lo baci.
Lui ci mette un attimo per accorgersi che i Pearl Jam non ti stanno più addosso.
E poi.
Poi finisce come tutte le sere passate sul divano.

A meno che non sia in onda Gray's Anatomy, Sex&theCity, Dexter e Doctor Who.
Eh oh.



martedì 22 gennaio 2013

Forse. Una Storia.

Una volta conoscevo un ragazzo bello come il sole, talentuoso come un dio greco.
Per questo lo chiamerò Apollo.
Non sono Dafne, né Giacinto, né Melissa.
Sono un po' ninfa, un po' uomo, un po' donna mortale.
E nel tempo in cui tutto poteva essere, almeno un po', siamo stati anche noi.
Nelle acque fredde di un fiume antico, intingevo i pennelli in un giorno d'estate.
Un masso scaldato dal sole ospitava con grazia, me , le mie piccole tele e le mie lunghe chiome ondulate.
Fu allora che un annoiato Cupido ordì la sua trama dolceamara.
Scoccò due dardi, uno contro il verso di Zefiro.

Troppo lirica?
Non sto, sebbene sia da me, indorando la pillola...
Questa è una storia bella e triste, vera e falsa, infinitamente lontana, proprio dietro l'angolo, come una leggenda, un mito dipinto su un vaso che qualche crepa per qualcuno è segno di vecchio, per qualcun altro di fascino.

Tra la polvere di un ricordo e la nebbia appena sotto un monte che forse non era l'Olimpo, se chiudo gli occhi, sento ancora la terra umida sotto i piedi e le mani poggiate sulle cortecce ruvide degl'alberi.

Finché non lo incontrai, non feci che cantare di lui.
Dopo che l'ebbi incontrato non sopporto nemmeno la vista del suo nome scritto.

Troppo concettuale?
È sempre difficile raccontare una bugia, almeno quanto dire il vero.

Questa è una storia che non comincia, che era già iniziata, io sono arrivata dopo, almeno cinque minuti. Al solito.
Mi sono svegliata tardi, stavo facendo un sogno, sognavo proprio questo ragazzo bello come il sole, ed anche questo sogno era bello così, quindi ho ignorato la sveglia, ho affondato la testa sul cuscino quel tanto che è bastato per guardare il riflesso ambrato, tipico dei sogni belli forte, che lo stava giust'appunto illuminando...
non ce l'ho fatta a baciarlo.
Mi sono svegliata.
Per questo ho fatto tardi.
Scusate.

È per questo che non ho il colpo di scena.
Ho tante parole, un paio di canzoni, un profumo tanto vivo da far male e una serie infinita di incontri mancati, di casualità perdute, di svolte filate lisce, di bivi ad una sola uscita.

Ogni mito, ogni favola, ogni storia che valga la pena leggere, vivere, ascoltare, non è precisa, non è definita, è come sfumata, perché non parla di nessuno ma alla fine somiglia a tutti.

Così questo ragazzo bello come il sole io non l'ho mai visto, e lo conosco meglio di chiunque altra al mondo.
Come un eroe mi ha stretta tra le sue braccia e sono scivolata via perché ero già in ritardo per la fine triste di ogni amore impossibile che meriti di essere raccontato sottovoce, che meriti di rimanere protetto in un segreto infinito.

E vissero per sempre lontani e insieme, incompleti e felici come quella volta che forse non c'era mai stata.




sabato 1 dicembre 2012

After Party

Chiudo la porta, mi spoglio, mi strucco, infilo il pigiama, prendo il cane, il gatto, spengo la luce e dormo.
La mattina dopo mi alzo, faccio poca colazione perché ho bevuto un bicchiere di rosé di troppo, o forse due e poi chiamo l'amica che mi ha scritto l'immancabile messaggino di check.

"com'è andata la serata?"

Il che significa fondamentalmente se ho visto qualcuno che mi piaceva e cos'è successo.

"Allora!!! Dimmi tutto! T U T T O . " fa lei con un entusiasmo non consono all'ora presta.

"mah, insomma, bella la festa"

"e chi c'era? lui c'era?"

Ti è mai capitato che ti piacesse qualcuno, che ti piacesse tantissimo senza nemmeno conoscerlo troppo, come a quindici anni, che ti prendi infinite sbandate per chi ti ha appena detto solo un ciao? Ti è mai capitato che ti acceleri il battito cardiaco all'impazzata nel momento il cui lo senti parlare, o peggio, lo vedi? Ti è mai capitato di sentire il nodo alla gola e il morso allo stomaco se ti saluta  e di avere mille cose bellissime che vorresti raccontargli come del concerto strasuggestivo di Einaudi o dell'ultimo libro che ti è piaciuto o anche, più scioccamente, di quale telefilm in streaming ti stai drogando in questo periodo e non riuscire a spiccicare due parole in fila? Ti è mai capitato di evitare chi ti fa tremare le ginocchia perché non vuoi che veda che arrossisci? Ti è mai capitato di dimenticarti come si fanno cose normali come respirare, camminare, sorridere o parlare una lingua conosciuta solo perché siete nella stessa stanza? Ti è mai capitato di comportarti completamente nel modo opposto a quello che vorresti e tornare a casa e sentirti cretina? Ti è mai capitato di avere quindici anni quando non ce li hai più da un pezzo e non volerlo proprio ammettere?

"no... non c'era."



mercoledì 7 novembre 2012

L'ultima notte al mondo

Ogni tanto mi capita di pensare ad amene assurdità:
cosa farei se fossi una rockstar, se vincessi l'enalotto, se potessi leggere nel pensiero, se i Maya avessero ragione...
Se i Maya avessero ragione.
Se il mondo finisse sul serio, se ci credessi davvero, penso non cambierebbe niente.
Penso che mi piacerebbe lo stesso imparare a fare le curve precise su illustrator, mi piacerebbe lo stesso finire i progetti complessi che ho in corso, mi piacerebbe lo stesso guardare le tele bianche intatte e immaginare cosa ci dipingerò quando avrò imparato a dipingere, e poi, fondamentalmente, la cosa che ci terrei più a fare sarebbe correre da te, rallentando prima di girare l'angolo, ti arriverei di fronte e tu penseresti che non ha senso che sia lì, che nemmeno ci pensavi e nel mentre ti stupisci della mia presenza ti darei il bacio che ti volevo dare l'ultima volta. Dalla prima volta.

"Sei la fine del mondo."

sabato 3 novembre 2012

Breve presa di coscienza

Ci sono eventi che ricavano il proprio valore grazie alla loro speciale unicità:
il natale,
il compleanno,
una mattina in cui non ti odio.

venerdì 12 ottobre 2012

Track 03

Ecco e poi te ne vieni fuori con una canzone così.
Sai è stata una giornata difficile, una settimana difficile, una vita. Difficile.
Non sono adatto a certi ritmi.
Sono stanco. Un po'.
Sì lo so, "un po'" è come "abbastanza"... fa schifo.
È che ancora non ho capito bene cosa siamo, cosa sei.
Se sei il colpo di fortuna o l'emblema del mio rincoglionimento.
Forse entrambe le cose. Al solito.
Ecco poi sorridi così e non me ne frega niente della risposta, perché la so.
Sei un Single Malt.
Ti fa schifo? È normale, sei ancora nel tempo della rossa alla spina.
Io? Io pure ma so apprezzare anche il resto... però non so se mi piace davvero il whisky, era più una metafora, un concetto...
Usciamo stasera, conosco un posto.
Ma vieni vestita così?
No, sei bellissima, mi è venuta una sincope, tutto qui...
Ti ricordi la prima volta che siamo usciti? Avevi i capelli così.
Non che di solito ci faccia caso ma ricordo che ti guardavo un punto nei capelli per non dare troppo l'impressione di fissarti, che idiota, e tu che mi guardavi e dicevi "sì lo so, sono spettinata ma non ho avuto tempo"... no non volevo dire questo, stai benissimo... volevo dire che ti ho sempre visto bella.
Bellissima.

E sì, baci bene, molto.

Ma lo spegniamo questo stereo? Che quando è uscita questa canzone io c'ero, avevo la cassetta.
Pardon, I pod.


sabato 6 ottobre 2012

Tutorial di sopravvivenza per Lui: Come evitare che Lei si arrabbi in 3 mosse

Oggi girellavo in cerca di una meta, in cerca di ispirazione, sono entrata in un negozio del centro, uno dei soliti, uno di quelli in cui i vestiti sono fatti per stare sui manichini, non sulle persone, ma alla fine ai manichini stanno benissimo e l'insalata fa bene a tutti, se non ci sono le zucchine ovviamente.
Insomma mentre osservavo adorante l'ennesimo golfino grigio che avrei acquistato poco dopo, una giovane coppia festeggiava i propri cinque mesi di relazione con una giornata di shopping e litigio.

Lei teneva in mano dei jeans microscopici e gli diceva che non era possibile che in cinque mesi lui con i propri amici facesse l'alba e con lei le serate finissero a mezzanotte sul divano.
Lui replicava attaccando la frivolezza delle richieste di lei argomentando che una cena fuori non fosse nemmeno lontanamente paragonabile al romanticismo che lui le dimostrasse addormentandosi cingendola, sul divano di cui sopra.

Io li ascoltavo come fanno le vecchie del clan della vena varicosa, sì le anziane di paese abilissime nel fingere di fare qualunque cosa mentre carpiscono informazioni da riferire, in via del tutto confidenziale, alle altre allegre comari.
E la cosa mi faceva ridere, non la parte della vecchia tra i golfini grigi, mi faceva ridere che quel tipo di bisticcio l'avessi fatto anche io mille volte, senza trovarne mai la soluzione, finché serviva.

Una caratteristica che ho riscontrato grazie al mio spionaggio da comare, è che la gran parte delle ragazze tenda a legittimare qualunque, seppur irragionevole, proprio desiderio o apparentemente fondamentale necessità senza lasciare al partner il tempo necessario per reperire una risposta adeguata che possa soddisfare ogni possibile sfumatura emotiva della richiesta della propria dolce metà.
Ma non è soltanto una questione di tempo, perché seppur minima, una percentuale di fidanzati particolarmente acuti e scaltri riuscirebbe a trovare le parole giuste in quei tredici secondi in cui lei passa da dolce-principessa a erinni imbufalita; approssimando una stima: lo 0.8% riuscirebbe ad evitare il linciaggio (dati approssimati per eccesso).
La soluzione del problema è, in realtà, già in possesso del partner coi secondi contati.
Tutto sta nella comunicazione indiretta, strategia parzialmente involontaria tipica della maggior parte delle donne prese in esame.
Appare semplice ma, ovviamente, la faccenda è un po' più complessa.
Se la domanda che sorge spontanea è "perché non parlare chiaro subito?" già la partenza è errata.
Limitiamoci per ora ad analizzare i fatti, per l'origine del mito c'è tutto il tempo.
Per la gran parte delle donne, tutto ciò che riguarda l'esigenza emotivo-sentimentale appare chiarissimo e ben fornito di dettagli fin dalla più insospettabile tenera età.
Da che giochi potrebbero farsi con la Barbie desiderata a come potrebbe essere il primo bacio, il primo "ti amo", il primo anello eccetera... il tutto con una svariata gamma di opzioni.
Quindi, trovandosi all'interno di un binomio amoroso, una donna ha già immaginato le situazioni e sensazioni che le darebbero appagamento, e perché l'ago della bilancia punti verso la felicità, occorre solo che la realtà immaginata corrisponda a quella effettiva, che le due realtà non siano parallele ma coincidenti. Niente di più e niente di meno.
La donna non rivelerà mai direttamente, esplicitamente o spontaneamente le chiavi della propria felicità. Lo farà con aria distratta, quando il partner meno se lo aspetta, magari una sera, a casa di lei, mentre lui le raccomoda il lettore dvd che si inceppa sempre, lei, tranquilla, se ne uscirà dicendo:
"vuoi gli spaghetti o le penne? Questo pesto a Parigi sarebbe più pinoloso. Per secondo prosciutto e melone eh, che sono a dieta"
Potranno passare mesi, anni in certi casi e se un paio di frasi velate non verranno recepite, arriverà il momento, durante un litigio, indipendentemente dalla causa scatenante dell'alterco, in cui lei dirà "e poi non mi hai mai portato a Parigi! E' sempre stato il mio sogno e tu l'hai sempre saputo!!! Ma non ti importa!!! Non mi dai attenzioni! Mi trascuri!!Non mi ami!" E mentre lei continuerà l'arringa, presa dalla tristezza, dallo sconforto, dal disappunto, lui sarà lì che prima di rispondere a tono si chiederà "ma quando mai è successo???".
Da lì il degenerare delle cose, e un desiderio nato come cornice romantica ad un amore spontaneo diventa motivo di spargimento di sangue, amore rinnegato e maledizione verso la stagione dell'incontro tra i due amanti.
Sarebbe più semplice fare un elenco? Beh sì, ma è una condizione che si verifica raramente e in coppie molto ben organizzate, caratteristica naturale e difficilmente imponibile, nonché rarissima.
La gran parte delle donne non è nemmeno del tutto consapevole di tutto ciò che desideri dal proprio uomo se non nel momento in cui lui non manchi di qualcosa.
E quelle che ne sono invece consapevoli si dividono a loro volta in un'altra sottocategoria: coloro che, orgogliose della propria consapevolezza comunicano con semplicità i sine-qua-non (vedi donne da coppia ben organizzata) e coloro che, anche se magari vorrebbero, non possono, proprio non possono essere dirette. Non possono essere dirette perché questo elenco puntato che si portano dentro, a loro, appare chiarissimo, ovvio, palese, tanto chiaro che solo un demente non riuscirebbe a riscriverlo nel dettaglio, e poi, fondamentale, perché esplicitare i propri romantici, sciocchi, superflui, anche assurdi dettagli ucciderebbe definitivamente la spontaneità.
"Se te lo dico poi non vale più".
 Dunque, la difficoltà più diffusa riscontrata dai maschi è quella di reperire le informazioni necessarie per rendere felice la propria donna, farla ragionare sul fatto che non tutte le esigenze manifestate dalla dolce metà siano poi così fondamentali è un desiderio legittimo che però necessita di un'altra parentesi: è necessario spezzare una lancia in favore di queste fidanzate.
Non lo faccio nemmeno troppo volentieri ma è un dato fondamentale di cui è impossibile e irragionevole non tener conto: il background.
Sembrerà sciocco, frivolo, superficiale, ma a partire dai cartoni Disney per poi finire a situazioni alla GossipGirl, l'immaginazione femminile subisce un'influenza devastante per cui è quasi impossibile che una ragazza cresciuta tra storie monogame infinite dei nonni e Sailor Moon, riesca a scavare con chirurgica lucidità dentro di sé e che riesca a recidere il vero innecessario bagaglio superfluo.
Sicuramente lei riconoscerà il valore basilare delle piccole cose e le amerà, ma, seppur in minima percentuale, desidererà quell'elemento sorpresa-amoreterno.
Ergo, l'unica soluzione possibile è armarsi di santa pazienza e ascoltare.
Ascoltare e registrare perché ogni informazione potrà rivelarsi "fondamentale" e soprattutto potrebbe essere nascosta tra le righe della più insospettabile conversazione.
Guardare i film e le serie e dare un'occhiata ai libri della propria dolce metà si rivela sempre utile.
Naturalmente, i risultati si noteranno dopo qualche settimana dalla prima applicazione del metodo, consigliato ad uso giornaliero, nell'attesa che la pazienza dia i suoi frutti, scuse sentite e tutto ciò che la lei in questione ritenga una carineria sono molto utili al fine di evitare il punto di non ritorno, quel punto nel quale lei incalza insopportabilmente sulle mancanze del partner che non ha scampo: quando lei si sdegna non esiste più una risposta giusta ed una errata.
C'è solo "perdonami per non averti capita" fondamentale la presa di coscienza col "per" da non sbagliare mai col discolpante "se non".
Se superati i limiti massimi di sopportazione è accettabile anche un "vaffanculo" a scopo ridimensionante a patto che non sia stato preceduto da un "stai calma" "devi calmarti" "calmati" "devi stare calma" "se ti arrabbi ti vengono le rughe".
L'intensità del bisticcio è direttamente proporzionale all'interesse per il partner, è una dimostrazione d'affetto in un certo senso. Per quante cose terribili lei possa dire, per quanto sia credibile mentre le dice, vorrebbe solo che il partner capisse, è sconcertata dal fatto che ancora lui non abbia compreso, e sebbene lo negherà con tutte le proprie forze, è il momento in cui vorrebbe un soffocante comprensivo e romantico abbraccio.
"Ascoltare-Ricordare-Agire"
Questo è un metodo che aumenta esponenzialmente la percentuale degli scampati al linciaggio di cui sopra: dallo 0.8% dei rapidissimi si passa al 96.5% dei metodici.
Nel caso opposto il problema viene raramente percepito, nel caso, una maggiore attenzione a gli interessi del partner è unanoiamortale ma dà sempre risultati eccellenti.

Lei sicuramente avrà sbuffato quella sera che la sua amica dava una festa e loro non sono andati perché lui era stanco, e quell'altra sera che c'erano i negozi aperti ma c'era anche la partita.
E se lui l'avesse ascoltata, senza giudicare il perché o il percome, ora non dovrebbe tirare fuori la visa per rabbonirla. Funziona anche quella ma più raramente e in extremis.

Detto questo, i concetti sempreverdi sono giustissimi e da tenere a mente, quindi sì è tutto un compromesso, la compatibilità è fondamentale, la diversità è fondamentale, litigare serve a conoscersi -e a fare pace-, ognuno è un'eccezione, siamo tutti diversi, siamo tutti uguali, il ciclo, gli ormoni, i propri spazi eccetera...

Io sono per la relazione vittoriana un po' riadattata, il duello mentale austeniano, le favole e le poesie da scambiarsi, le passeggiate, i pianti, il sesso intenso, la vita sociale da inventare, l'intimità profonda, cucino io, il letto lo fa lui, ogni tanto il giapponese, il cinema, forse il mc, cerco quello stabile ma matto, paziente ma fino a un certo punto, in pratica che abbia la mia stessa sfumatura psicopatica, o una simile e poi sì il dvd e il divano.

"Pesto a Parigi. Amore che ne pensi? Potrei chiamarlo così il mio libro..."





giovedì 13 settembre 2012

La sirena e il capitano

A volte mi sento come una sirena, seduta su uno scoglio, che pur di non cantare i suoi segreti canta cover.

Mi vesto e mi accorgo di un dettaglio che mi fa sorridere.
Mi sono accorta che indosso un coordinato, niente di che, pizzo color sabbia, uguale a tutti gli altri.
Ma questo, e scusami se rido, questo l'ho comprato per te.
Lo so, lo so è assurdo, ma a mia discolpa posso dirti che l'ho comprato molto tempo fa, molto più di quanto non sarei disposta a confessare, forse.
Sai io ho un modo molto empatico di acquistare capi.
Li guardo, li tocco, e se mi suscitano l'emozione giusta o l'immagine giusta, nemmeno li provo, sono già miei.
E' perché la mia immaginazione è fervida che il mio armadio straripa.
Così vidi questo e pensai che ti sarebbe piaciuto, ma non per lo stesso motivo scatenante per cui piacerebbe anche ad altri, forse, ma perché tu sei uno che si accorge delle cose, uno attento al dettaglio, ed avresti passato piano le dita sul ricamo degli spallini e sul pizzo tra le ossa ondose del bacino ci avresti letto una storia.
Scuoto la testa e sorrido ancora.
I miei sogni a forma di vita sono così lineari, nella vita a forma di vita, forse non ti accorgeresti nemmeno che sono nuda se non per qualche decimetro quadrato ben tagliato di stoffa, anzi neppure mi spoglieresti.
E qui mi vengono in mente i discorsi che la mia amica ed io ci prestavamo a vicenda, frasi a effetto, molto rincuoranti che parlavano della bellezza di mari mai navigati, o appena solcati, di fatti che son come domande e poi le risposte arrivano anche se non sai quando, tutte le cose da sapere su tempo e destino per sentire un po' meno il senso di vuoto che ti lascia dentro qualcosa andata per un altro verso rispetto alla rotta che tu avevi tracciato.
Eravamo bellissime.
Sorrido.
Hai visto molto di me, ma mai questo completo.
Mi abbottono la camicetta e penso che sono contenta che ti piaccia il mio cervello, che ci sia questo scambio di informazioni, opinioni, recensioni, sono felice tu voglia capirmi, ascoltarmi, farmi conoscere quello che sai, mi allieta che tra noi vi sia questa affinità culturale, professionale.
Sì.
Davvero.
Perché ti stimo.
Ecco.
Però, no, sei uno scemo, uno di quelli certificati, perché questo completino mi sta da dio e la prima cosa che dovresti pensare appena sveglio è chiamarmi, vedermi e stamparmi un bacio di quelli che ti si imprimono a forza nella memoria. Sensoriale, fisica, sentimentale.
Siamo perfetti alla fine.
Una sirena che canta canzoni d'altri e il capitano di una nave a vele spiegate, attraccata al porto.





martedì 31 luglio 2012

Notturno Dialogo Triviale

- A che pensi?
- A lui...
- E che pensi?
- Di parlarci...
- E dirgli cosa?
- "Prendimi e sbattimi qui, al muro di questa stazione!"
- E ma che volgare sei...
- Dici? Hai ragione...
 "Prendimi e sbattimi qui, a questa parete intonacata dell' Accademia della Crusca!"
 ... meglio?

venerdì 6 luglio 2012

Distrazioni

Sto mettendo in ordine, poi mi fermo solo un istante e guardo.
Guardo la trave portante sopra il mio letto.
La sfioro con la mano.
Con la punta delle dita seguo le venature e mi soffermo sui nodi che formano.
Un movimento lento.
Ipnotico.

Respiro.

La mia mano sul tuo viso.
Le mie dita sulle tue labbra.
Lungo il collo.
Piano sulle clavicole sporgenti.
Sul petto.
Lungo l'addome caldo e segnato dai muscoli.
Poi l'incavo del bacino, le vene.

Respiro.

Non importa se bevo acqua gelida o leggo noiosa saggistica perché
c'è il divano. 
La scrivania.
La colonna.
Il pavimento del corridoio.
La porta con l'oblò della cucina.
Oddio la cucina.
Il piano di lavoro.
Il lavello.
Il tavolo di legno.
La lavatrice.
La trave più bassa.
La doccia immensa.
L'armadio.
La coiffeuse.
La specchiera.
e il letto.
Già, anche il letto.

Respiro.

Un bip del telefono:

"sai ti pensavo. che stai facendo?"

"metto in ordine."

sabato 30 giugno 2012

Coincidenze


“Cos’è l’amore?”
Tesoro mio che domandona.
Beh, hai presente il quadro che c’è nell’ingresso, proprio appena entri, di fronte al portone?
Sì, quel quadro con lo sfondo intenso che sfuma dal verde acqua al viola fino al rosso con un cerchietto ritagliato in fondo a destra?
Ecco quel quadro l’ho dipinto io, lo sai no?

Era una sera, una caldissima sera d’estate, molto più caldo di ora ed io ero a casa mia a riflettere sul mondo, sui rapporti umani, sui casini che combinavo e che dovevo in qualche modo risolvere…  ed intanto dipingevo quello che doveva essere il cielo visto da una finestra.
D’improvviso mi chiama un’amica, un’amica un po’ scema e mi dice “mettiti un vestito e i tacchi tu-sai-quali  che stasera mi servi in forma”
Io mi lamento per una decina di minuti ed in un quarto d’ora sono già fuori di casa.
Andiamo in uno di quei locali così esclusivi da essere quasi sconosciuti.
Balliamo fino a tarda notte e quando saliamo sul taxi per tornare a casa la mia amica dice al conducente di portarci alla stazione.
Io mi metto a ridere, sai come fanno le ragazze dopo qualche flute di troppo…
Quindi finiamo alla stazione con due biglietti del treno per Parigi.
Così, perché suonava bene e partiva tra venti minuti.
Saliamo, ci sediamo e cominciamo a farci un milione di autoscatti assurdi sfruttando tutto il repertorio di espressioni.
Qualche ora dopo il treno si ferma e per un guasto non bene identificato, una voce robotica si scusa per il disagio e ci fanno scendere.
Noi, rinsavite appena, cominciamo a chiederci se non è il caso di tornare a casa.
Mentre ci avvertono che non sarà possibile proseguire il viaggio col treno che ci aveva portato fin lì e che avremo dovuto attendere la corsa successiva, noi andiamo al box per farci cambiare biglietto per battere ritirata.
La mia amica si mette in fila, io vado a prendere un paio di caffè e mentre sono al banco sento una voce che conosco.
Pago, infilo in tasca i dieci centesimi di resto,
“fa che il trucco abbia retto, che non somigli a Curtney Love del giorno dopo” penso e mi volto con nonchalance.

“E tu che ci fai qui?”
“Lunga storia… sono con un’amica”
“E dove vai?”
“Sto tornando a casa…”

Siamo finite a girare il nord Europa con dei metallari…
Io sono tornata a casa un mese dopo con un anello al dito, una promessa al cuore e dieci centesimi in tasca che se guardi sono il buco preciso nel quadro.

Per me l’amore è questo.
E’ uno sfondo intenso, pieno di sfumature, su cui succedono le cose.
Ma non c’è una risposta jolly che vale per tutti, sicuramente se lo chiedi al nonno, sarà una di quelle canzoni fatte di grida indistinte e assoli di mezz’ora che mi faceva ascoltare dal suo ipod perché capissi il suo sentimento per me…

Ma tu lo sai cos’è un ipod?