A me piace cucinare.
Non è un'attitudine dettata dalla modernità, come ogni bambina, ho costretto i miei familiari a fingere di gradire mangiarini preparati con foglie e sassi, prendevo il tè al latte (che schifo) nel mini servito insieme alle bambole, ho riempito d'olio la cucinetta di plastica che tanto ho amato e sistemavo gli avanzi, come il grasso del prosciutto, a forma di faccia nel piatto.
Il tutto mentre alla televisione non c'era Benedetta Parodi ma Wilma De Angelis.
Che donna, la adoravo.
Nei miei occhi di bambina, wilmadeangelis era una fusione tra la signora in giallo e mia nonna, che si chiama proprio Wilma. Ovviamente era un segno.
Così passavo ore ad imitare la mia vera nonna, pensando che era più brava dell'altra wilma, che comunque mi stava simpatica.
Mia nonna cucinava sempre.
È una toscana dal mugello, che altro mai avrebbe potuto fare?
Chiacchierare?
Esattamente, quindi la mia infanzia con la nonna l'ho passata tra uno "stai attenta alla padella" e un "perché vedi in tempo di guerra".
Le persone che mi piacciono le ho sempre ascoltate volentieri, e per mia nonna avevo un'adorazione infinita.
Così a cinque anni ho impastato la mia prima pasta frolla e sapevo a grandi linee che la seconda guerra mondiale non era stata un'idea luminosa.
Poi è stata la volta del ciambellone e le storie delle merende con sua sorella
Dopo è venuto il minestrone, quello vero, con tutte le verdure che non nascono a cubetti, e delle storie strane di famiglia.
Poi la vera pasta e le storie di lei ragazza.
Le ricette dell'ultimo secondo, come darsi la cipria in ascensore.
In fine il ragù, con tutti i suoi tempi.
Ti vanno di più le tagliatelle o il risotto?
Il risotto.
Giugi tirati su le maniche che la faccenda è lunga.
Lunga quanto?
Pensa che non avevo nemmeno vent'anni...
Ci vuole tutto il tempo che ci vuole.
E smaniare, sbuffare, fissare la cipolla sul fondo della pentola non renderanno affatto più celere il tutto.
Il tempo del ragù è il tempo della passione.
Una passione tanto profonda quanto consapevole.
Un gioco di sguardi lunghissimi.
Intensissimi.
Rosso scuro.
Denso e tirato.
Perfetto.
Il tempo del riso è un rempo sereno e attento.
Preciso e divertente.
Un gioco di baci al dente
di gesti buffi.
Attento a ridere così che poi ci si attacca eh.
Oggi mia nonna non cucina più tanto e se le chiedi una cosa, può succedere che tu debba ripeterla cinque o sei volte perché non sente, da vicino, perché se sussurri qualcosa a telefono, a dieci metri da lei, sente perfettamente.
A me piace cucinare
anche riso diverso
anche sugo diverso
credo che prima del risotto al ragù
ci saranno diverse sere al runner-pizza.
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lunedì 27 maggio 2013
lunedì 8 aprile 2013
Se fossi nata nel 23
Avrei avuto i capelli scuri e mossi, la vita stretta e le ciglia lunghe.
Avrei lavorato fin da giovane, confezionando tailleur e pellicce per la Firenze bene.
Mi sarei cucita i vestiti da sola.
Avrei imparato a cucinare molto presto e molto bene.
Avrei portato scarpe basse ed avrei avuto una bicicletta.
Avrei letto quanto più potevo ed avrei letto per mia sorella.
Avrei scritto poesie nelle carte di caramella.
Avrei scritto senza rime.
Avrei conosciuto un ragazzo alla fermata della corriera.
L'avrei trovato bello ed oltremodo ardito.
Mi avrebbe corteggiata con galante ostinazione.
Avrei abilmente, amabilmente rifiutato.
Mi avrebbe dato un bacio prima di partire per il fronte.
Avrei atteso.
Avrebbe sperato.
Avrei spedito cento e cento e cento lettere. Tre cartoline. Un paio di fotografie.
Avrei sofferto un po' la fame.
Avrei avuto un po' paura.
Avrei.
Avrei gioito del suo ritorno.
Gli avrei tenute strette le mani sempre.
Avrei detto sì, lo voglio.
E poi due figlie, un cane e qualche gatto.
Se fossi nata nel 23, come mia nonna, adesso avrei novant'anni e ricorderei poco e niente di quel che non mi importa, vedrei le mie nipoti sempre deperite ed avrei sempre il giusto aneddoto dolceamaro da tirar fuori quando due lacrime sincere si devono versare e non si sa da dove cominciare.
sabato 10 novembre 2012
Buon Compleanno
"che nome complicato signorina"
"che vuol che le dica, un nome semplice non sta bene ad una persona che semplice non è."
"lo prenderebbe un caffè con me?"
"non penso proprio, è già tanto che abbia ignorato l'accordo tra lei e la mia amica, di modo che lei oggi abbia saputo esattamente a quale ora e dove aspettarmi."
"ma cosa sta insi.."
"oh lasci stare, vi ho visti parlare lo scorso giovedì e poi Flora non è certo abile nel mantenere quel certo tipo di confidenza... anzi, a dire il vero, nessun genere di confidenza."
"allora mi faccia rimediare, si faccia offrire questo caffè"
"mi piacerebbe ma è arrivata la corriera, arrivederci singnor?"
"Franco, mi chiami Franco, ma ha detto che le piacerebbe? Le piacerebbe davvero?"
Le porte della corriera si chiusero, lei prese posto vicino al finestrino, si accomodò il cappello e lanciò un'occhiata nascosta dai boccoli bruni al ragazzo ancora lì alla fermata.
La corriera partì.
Il resto complicato e strano come i loro nomi scritti per intero.
Poi lei rimase sola, col peso di un vuoto lungo una vita.
Ogni giorno è ricordo
ogni giorno è memoria.
Ogni giorno è un giorno in più che c'è
e un in più che manca.
Eppure lei è sempre lì.
Con gli occhi grandi e scuri, i boccoli un po' più crespi, un po' più bianchi.
Sempre lì con una parola dolce ed un appunto burbero.
Sempre lì che in realtà è qui.
Qui che ogni pranzo è l'occasione per gli aneddoti dei tempi di guerra,
che ogni viso triste per il mal d'amore lei sa che vuol dire e ti sa spiegare.
Qui pronta a recensire i miei disegni, i miei racconti, il test che se non li capisce va rifatto tutto.
La donna che mi tiene stretta sempre e riempie casa con l'odore di vaniglia.
La nonna che ha creduto in me in momenti in cui nessuno mai, nemmeno io, su me avrei scommesso niente.
Ottantanove anni a testa alta, umile e orgogliosa, al posto di comando di una famiglia storta e un po' ammaccata ma sempre unita fino in fondo, che suona bene e fa anche un po' paura.
Buon Compleanno Nonna.
Sono contenta che tu sia una donna d'altri tempi e che mi abbia insegnato tutto ciò che so di uomini e cucina, sono contenta che tu abbia gusti d'altri tempi che piacciano anche a me che in questi tempi sto ma che alla fine non mi piacciono poi tanto. Sono contenta tu sia una donna d'altri tempi e che tu abbia passato intere ore a raccontarmi un mondo in cui si faceva in bicicletta una città per dirsi "ciao" e "ti voglio bene". Sono contenta che tu venga da quel tempo in cui insegnavano ad aspettare, in cui tutto aveva un proprio tempo, come il ciambellone, che non puoi inventarti quante uova servono o per quanto deve stare in forno perché poi sennò è tutto da buttare.
Ti amo tanto.
e sono anche contenta che tu mi abbia chiesto cos'è facebook e dove sta, ed anche la email, il cui concetto t'è piaciuto tanto. Col cordless ormai ho perso le speranze ma magari prima o poi dirai anche "scottex"
"che vuol che le dica, un nome semplice non sta bene ad una persona che semplice non è."
"lo prenderebbe un caffè con me?"
"non penso proprio, è già tanto che abbia ignorato l'accordo tra lei e la mia amica, di modo che lei oggi abbia saputo esattamente a quale ora e dove aspettarmi."
"ma cosa sta insi.."
"oh lasci stare, vi ho visti parlare lo scorso giovedì e poi Flora non è certo abile nel mantenere quel certo tipo di confidenza... anzi, a dire il vero, nessun genere di confidenza."
"allora mi faccia rimediare, si faccia offrire questo caffè"
"mi piacerebbe ma è arrivata la corriera, arrivederci singnor?"
"Franco, mi chiami Franco, ma ha detto che le piacerebbe? Le piacerebbe davvero?"
Le porte della corriera si chiusero, lei prese posto vicino al finestrino, si accomodò il cappello e lanciò un'occhiata nascosta dai boccoli bruni al ragazzo ancora lì alla fermata.
La corriera partì.
Il resto complicato e strano come i loro nomi scritti per intero.
Poi lei rimase sola, col peso di un vuoto lungo una vita.
Ogni giorno è ricordo
ogni giorno è memoria.
Ogni giorno è un giorno in più che c'è
e un in più che manca.
Eppure lei è sempre lì.
Con gli occhi grandi e scuri, i boccoli un po' più crespi, un po' più bianchi.
Sempre lì con una parola dolce ed un appunto burbero.
Sempre lì che in realtà è qui.
Qui che ogni pranzo è l'occasione per gli aneddoti dei tempi di guerra,
che ogni viso triste per il mal d'amore lei sa che vuol dire e ti sa spiegare.
Qui pronta a recensire i miei disegni, i miei racconti, il test che se non li capisce va rifatto tutto.
La donna che mi tiene stretta sempre e riempie casa con l'odore di vaniglia.
La nonna che ha creduto in me in momenti in cui nessuno mai, nemmeno io, su me avrei scommesso niente.
Ottantanove anni a testa alta, umile e orgogliosa, al posto di comando di una famiglia storta e un po' ammaccata ma sempre unita fino in fondo, che suona bene e fa anche un po' paura.
Buon Compleanno Nonna.
Sono contenta che tu sia una donna d'altri tempi e che mi abbia insegnato tutto ciò che so di uomini e cucina, sono contenta che tu abbia gusti d'altri tempi che piacciano anche a me che in questi tempi sto ma che alla fine non mi piacciono poi tanto. Sono contenta tu sia una donna d'altri tempi e che tu abbia passato intere ore a raccontarmi un mondo in cui si faceva in bicicletta una città per dirsi "ciao" e "ti voglio bene". Sono contenta che tu venga da quel tempo in cui insegnavano ad aspettare, in cui tutto aveva un proprio tempo, come il ciambellone, che non puoi inventarti quante uova servono o per quanto deve stare in forno perché poi sennò è tutto da buttare.
Ti amo tanto.
e sono anche contenta che tu mi abbia chiesto cos'è facebook e dove sta, ed anche la email, il cui concetto t'è piaciuto tanto. Col cordless ormai ho perso le speranze ma magari prima o poi dirai anche "scottex"
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