Visualizzazione post con etichetta Stranezze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stranezze. Mostra tutti i post

lunedì 27 agosto 2012

Breve Dialogo Semplice


In uno di quei barrettini sulla spiaggia, quelli tutti di legno, quelli in cui alle quattro e mezza fanno la schiacciata e le ciambelline, quelli col pavimento sabbioso su cui puoi camminare anche senza ciabattine, chiedo un caffè e una mezza naturale.

"Signora..sei fidanzata?"
"...no"
"Ma sei bella!"
"Che carino, grazie mimmi..."
"Sai io quando vedo una che mi piace la bacio! A te ti bacia mai nessuno?"
"Mah... ultimamente insomma..."
"Magari dove stai te li fanno diversi! Non essere triste signora!"

Mi dice che è bello l'orecchino che ho lì, sull'ombelico e poi prende un maxibon e torna a giocare coi suoi amichetti che ridacchiavano e dicevano che parlavo buffa.



venerdì 6 luglio 2012

Distrazioni

Sto mettendo in ordine, poi mi fermo solo un istante e guardo.
Guardo la trave portante sopra il mio letto.
La sfioro con la mano.
Con la punta delle dita seguo le venature e mi soffermo sui nodi che formano.
Un movimento lento.
Ipnotico.

Respiro.

La mia mano sul tuo viso.
Le mie dita sulle tue labbra.
Lungo il collo.
Piano sulle clavicole sporgenti.
Sul petto.
Lungo l'addome caldo e segnato dai muscoli.
Poi l'incavo del bacino, le vene.

Respiro.

Non importa se bevo acqua gelida o leggo noiosa saggistica perché
c'è il divano. 
La scrivania.
La colonna.
Il pavimento del corridoio.
La porta con l'oblò della cucina.
Oddio la cucina.
Il piano di lavoro.
Il lavello.
Il tavolo di legno.
La lavatrice.
La trave più bassa.
La doccia immensa.
L'armadio.
La coiffeuse.
La specchiera.
e il letto.
Già, anche il letto.

Respiro.

Un bip del telefono:

"sai ti pensavo. che stai facendo?"

"metto in ordine."

martedì 27 marzo 2012

Sogni in saldo

E quando mi hai baciata, per un istante solo ma lunghissimo, mi è ritornato in mente quando mi dicevi che nel mondo ci son due tipi di persone... quelli che hanno bisogno di magia e quelli che anche non volendo, questa magia la creano.
Non sono più tanto sicura d'esser chi hai pensato tu.

domenica 25 marzo 2012

Bad thing, gud Idea

Sì sorrido, sorrido perché è una parte piccola e strana della mia vita.
Sì perché è chiaramente marginale ma i ricordi sono belli nitidi, capisci che intendo?
Poi non lo so, io ci faccio caso ma perché sono fatto così...
Mi fa strano che tu la conosca, e penso tu sia il primo a cui ne parlo così.
Sì credo.
Beh, lei la conobbi che ero un ragazzino ma niente cose del tipo la vedi e capisci, no.
La conobbi perché era con quella per cui mi ero preso una sbandata allucinante, ecco lei era l'amica, che poi tra l'altro già da allora stava in mezzo ai suoi casini, aveva già le sue grane con i ragazzi...
Però mi stette simpatica, avevo inteso che faceva il tifo per me con la sua amica, le avevo viste parlare un casino quella sera e poi lei mi aveva fatto un cenno e un bel sorriso, quindi partii in quarta...
E? E niente, nel senso, sì cioè, ci fu un bacio bello lungo con questa che mi piaceva ma nessun seguito e la serata finì con io che tornavo al motorino accompagnato dalla mia mezza conquista, da lei ed il suo ragazzo... mh...
Poi... poi la rividi ad un'altra serata, che lasciamo stare, finì a schifìo, ma non con lei, coi miei amici e figurati che la incontrai davanti ad una specie di infermeria, guarda lasciamo stare... comunque lì, ecco, lì mi accorsi che aveva un sorriso bello, che lasciava il segno.
Col fatto che avevamo tanti amici in comune sì ci siamo rivisti tante volte ma niente di che, roba da amici così...
Comunque lei era sposata e io pure quindi, mi capisci...
Avevamo passato del tempo a parlare di passioni comuni, d'arte fondamentalmente, ma non col senso di chissà cosa, così, per passione e basta...
Ci fu una sera in cui mi fermai un po' di più.
Era ad una delle solite feste del giro ma non era come sempre, non ballava, non rideva... teneva in mano il suo blocco di disegni e stava in un angolo a guardarlo, come se il mondo non esistesse.
Mi avvicinai quasi istintivamente.
E lei si confidò con me, si schiuse, sì, come un fiore che si apre piano.
E rimasi lì, interessato, affascinato, proprio rapito da quel gesto che mi fece sentire come privilegiato...
Quante parolone... insomma fu un bel momento.
Poi, dopo il suo divorzio, avevo saputo che frequentava uno che conosco, uno apposto, sì mi sa che sai chi è... ed incontrai lui prima, e quando me lo disse ero contento, certo, glielo dissi anche, ma qualcosa mi dava fastidio, non so cosa ma qualcosa...
Rividi lei, per caso, ti giuro per un caso veramente assurdo, in un posto veramente assurdo, e solo dopo che con quest'altro non era andata...
E...
E vabbè niente.
Io ero sposato no? Ricordi?

E' una tosta. Te l'ho detto, lascia il segno.

martedì 13 marzo 2012

A che Pensi?

Questo piccolo autoritratto me lo sono fatto l'altro giorno e sono io riflessa narcisisticamente nel vetro del mcDonald fuori dalla Stazione.
Ero insieme alla Virgi.
No, non ci siamo concesse il solito HappyMeal, giusto un caffeino.
Che poi volevamo prendere da un'altra parte ma c'era troppa gente quindi cosa meglio del Mc per mettere alla prova la nostra ferrea forza di volontà messa a stecchetto nell'ennesima dieta?!?
E brave noi. 
Lo posto così, alla cazzo di cane.
Giusto per dire, che a forza di ascoltarmi il remix di Shake Senora, non pensavo a niente per davvero.




       

domenica 15 gennaio 2012

Le principesse non hanno i capelli corti.


Una volta c'ero.
Non sembra più lo stesso posto.
Cammino tra le rovine.
Non si distingue il vialetto dalle macerie.
Le case non sembrano nemmeno più case.
Si vede soltanto il fiume ma il percorso è cambiato.
E l'acqua non è più trasparente.

Albeggia.
Cammino da prima che facesse buio.
Stremata ma non stanca.
Soffia uno scirocco leggero.
Penetra negli strappi incrostati del mio vestito che era bellissimo.
Di fronte a quest'albero. Il nostro.
Cado in ginocchio.
Eccomi.
Ci sono.
Sono tornata.
Fa ridere vero?
Se fossi qui, se fossi qui e te lo avessi detto, avresti fatto lo stizzoso, almeno un po'.
Poi, piano piano, il sorrisetto sghembo avrebbe preso il posto del serioso te.
Però sono qui.
Ho fatto tanta strada per tornare.
Sì lo so, ne ho voluta fare tanta per andare. Forse troppa, diresti.
Ma ho dovuto, e anche se sbraiteresti col riaffiorare di tutti i momenti in cui mi volevi accanto e non c'ero, anche se il nodo in gola di quelle notti in cui mi cercavi  tra le coperte vuote tornerebbe a galla, anche se ha fatto male tutto e fino in fondo, fino all'osso, ora sono qui.

Non sembra più lo stesso posto.
L'aria sa di polvere e di un dolciastro quasi nauseante.
Se fossi qui, forse, nemmeno mi riconosceresti.
Due notti fa scappavo da un incubo.
E sono rimasta incastrata nella grata a scorrimento della vecchio palazzo.
Colpa dei capelli selvaggi. Perdo sempre i fermagli, ricordi?
Ho visto la morte ridermi in faccia.
L'ho sentita alitarmi sul collo.
Mi sono slogata un polso ed ho dato un taglio, netto, a tutti i capelli, che ti piacevano tanto.
Sono scivolata via velocissima, ho anche perso una scarpa. e solo dopo mi sono accorta che sanguinavo.
Ancora.
Perché non erano bastate le ferite collezionate dagli scontri di questi lunghi mesi o i graffi che ormai sembrano striature quasi naturali.
Ci volevo io, che, al solito, so farmi male meglio di chiunque altro.
Come per il mio compleanno, che volevo rifinirmi il vestito da sola a tutti i costi e mi punsi, e mi trovasti svenuta e sanguinante...
Quindi se mi vedessi adesso avrei i capelli corti con le ciocche storte, e la clavicola che affiora in due punti dalla pelle.
Oltre a polvere e fango su tutta la mia superficie.
Un po' diversa da come mi ricordavi, credo.

Sì, un po' diversa.
Sai che la polvere, non l'ho mai sopportata.
Ed il vestito, da giallo brillante che era, è di un grigio strappato e logoro.


Mentre camminavo per i tornanti ai piedi del monte, mi è venuta in mente la prima volta che ho avuto bisogno di te e quel ricordo mi ha tenuto in caldo il cuore anche sotto la pioggia più torrenziale di questi giorni.
Ogni volta che una cicatrice mi ha fatto male, ho stretto i denti pensando a quando ti avrei raccontato come me le sono fatte, ad una ad una, stretta tra le tue braccia.

Lo sapevo che non avrei retto, che la tensione si sarebbe spezzata, che questi mesi senza versarne nemmeno una mi avrebbero portato a questo.
Devastante e dirotto.
Piango.
Per ogni cosa storta, per ogni livido. per ogni graffio. per ogni passo falso. per ogni volta in cui mi sono persa e che cadere in basso non mi ha fatto guardare che più giù.
E per ogni volta in cui dire "mi dispiace" era più arduo che ingoiare rospi amari e per tutte le volte in cui son stata zitta e avrei dovuto urlare. E per la volta in cui ho parlato per liberarti dal mio peso quando non era quello che volevo, quando non era quello che chiedevo.
Per ogni volta in cui non ho capito.
Per ogni volta in cui non mi hai afferrato.
Per ogni volta in cui non ho saputo salvarmi da me stessa e che nemmeno tu l'hai fatto.
Ma soprattutto per quel "non importa più" che mi risuona in testa.

Chinata su me stessa.
I pugni stringono tra terra e ghiaia che sulle ferite nelle mani frizza ancora.
E sono pulita solo sotto i segni delle lacrime che ho pianto.
E non importa quanta strada abbia dovuto fare per esserci di nuovo.
Ma ci sono.
E resto.
Non me ne importa se "non importa più".
Se non a modo ma per sempre.
Se nuovi soli sorgeranno su nuove case e nuovi viali saranno edificati da queste rovine.
Sono le mie rovine.
E resterò in eterno ad aspettare il tuo ritorno.
Il tuo ritorno che aspettavo già.
Che aspettavo da prima di conoscerti.
Da prima che me ne andassi via.
Resterò in eterno tra queste radici.

Aspetterò lo stesso.
Anche se non sembra più lo stesso posto.
Anche se non sembro più la stessa io.


sabato 12 novembre 2011

Ataf

Dling.
Siamo in San marco e il 6 ha appena aperto le portiere.
Una signora anziana entra in autobus e si siede di fronte a me.
Io tengo le maniche della felpa imbottita di finta pecora, allungate e strette nelle mani.
Tengo lo sguardo fuori dal finestrino. Insolito, perché di solito osservo i passeggeri e mi immagino storie.
La signora mi guarda.
Dopo qualche secondo la guardo anche io ed abbozzo un sorriso. Uno di quelli gentili, un po' forzati.
La signora ricambia ma scuote la testa.
Poi dice:
"le belle ragazze come te non dovrebbero mica essere così tristi! La vita è breve ragazza mia! Che cos'è quella faccia, è mal d'amore?"
Dling.
Siamo in piazza Oberdan.
Io la guardo bene e  non rispondo.
Lei continua:
" Eeeeeeeeeeh che sarà mai, gli amori vanno e vengono, e tu sei così bella, così giovane...quanti anni hai?"
"Venti" rispondo.
"Venti?" E dopo che lo ha detto ha fatto una breve pausa, ha aggrottato leggermente le sopracciglia e poi se n'è uscita dicendo:
"Beh ragazza mia, dovresti darti una mossa, alla tua età ero già sposata!"
Dling. 
E' la mia fermata.


domenica 12 giugno 2011

A Prima Svista

Aldilà del talento, dell'occhio, dell'abilità che si possa, scusate l'assonanza, possedere,
chiunque sia visivamente sensibile, porta con sé una piccola grande maledizione.
Si innamora.
Di continuo.
Di quell'angolo di strada.
Di come quell'auto rifletta il sole.
Del rosso violaceo delle foglie di quell'albero.
Della terrazzina in fiore che si nota per caso.
Del ragazzo seduto a quel tavolino del bar.
Dello sguardo sereno di quell'anziana signora.
Dell'espressione buffa di quel cane.
Di come tornino le pieghe dell'abito di quella ragazza straniera.
E di queste e di mille altre cose e persone ancora.
Per quanto sembri un jolly, una scusa da tirare in ballo appena un soggetto artisteggiante manchi di attenzione alle responsabilità della vita quotidiana tipo :

"Giuliaaaa perché non funziona il telefono???Hai pagato la bolletta???Ti avevo lasciato i soldi nella biscottiera!!"

"Beh mamma, lo so che la bolletta è importante, ma non puoi veramente essere arrabbiata con me se non ho pagato, perché proprio mentre stavo entrando per adempiere ai miei doveri, beh mi sono innamorata di..."

"Ancora... e per curiosità, i soldi che fine hanno fatto?"

"Ohiohi ma come sei venale...cioè la superficialità fatta mamma..."

Ecco in realtà non lo è.
Non lo è affatto.
Ed il risvolto ancor più grave è che quando questi soggetti si innamorano, quando io mi innamoro, anche nel tempo di un secondo, a volte, un po', è per sempre.

lunedì 23 maggio 2011

Facebook in love

Tutto è cominciato condividendo alcune attività.
Abbiamo partecipato a tre eventi, anche se io poi sono andata ad uno solo.
Dopo la scoperta di ben quattro amici comuni, tra cui Jessica Alba,
i passi sono stati serrati e decisivi.
Una request.
Poi lui m'ha taggata.
ed a quel punto io non volevo altro che lui mi linkasse.
Linkami.
Linkami tutta. pensavo di continuo.
E ancora, l'inaspettato colpo al cuore:
un MP.
ed un altro.
ed un altro ancora.
Poi la bomba.
Un alberino verde.
Mi vede come una sorella.

L'ho bloccato.

martedì 22 marzo 2011

Ritorno alle origini.

(...) -L'attrice aveva una maschera di coccio.Una donna alta come te, una donna di pietra come te, una donna tenerissima come te. Mandava un dolore muto dalla maschera che teneva sul viso con una mano lunga e un tantino maschile. Non era la tua mano, unico punto che mi distrasse da te reale. La donna cercava il suo amore, lo rincorreva esausta senza correre: fece soltanto sette passi sulla scena e sette giri su sè stessa impiegando un tempo indescrivibile. Per ogni giro lei mostrava quel dolore sempre uguale, un dolore di pietra appunto, immedicabile, che un attore fuori campo accompagnava con uno strumento a fiato: una nenia struggente. Un dolore di coccio illuminato da un riflettore, nel buio. Era il tuo, era il mio dolore che la maschera nascondeva dietro la sua inespressività? Non morire, ti prego. Dipende da te. Non morire per i piedi stanchi o per la pena. Lo so che hai camminato per sette colli, lo so tutto il tempo e gli spazi che hai percorso con l'amore. Li hai riempiti tutti, ma la morte uccide sempre, anche se non sei tu a morire ma il nostro amore. Aspetta, non compiere l'ultimo passo, non accasciarti ai piedi dellultimo colle. Hai percorso tutti i colli dell'amore, perchè morire adesso? Sono carico di pena che nascondo sotto una maschera effimera come la tua, nel suono sempre uguale dell'armonica che chiama giù, giù fino in fondo: fino alla morte dell'amore. Aspetta. Aspetta a morire. Aspetta che io arrivi, che io capisca. Non compiere l'ultimo passo. Anche se pare che io non mi muova sto correndo verso di te. Anch'io ho la maschera, per questo non mi vedi correti incontro. Ecco, vedi, io mi muovo. Quel personaggio dalla maschera d'oro falso, coperto di stoffe vaporose e pesanti si è mosso, si muove verso di te. Fermati. Lo puoi se arresti l'ultimo volteggio.-

Eutanasia di un Amore, Giorgio Saviane, 1978.

lunedì 28 febbraio 2011

Settembre "17

Permettete che mi asciughi i capelli.
Dunque, parliamo di mercoledì scorso.
Sono le ventuno e quindici circa.
Mi trovo al primo piano del grande ristorante presso le Murate.
Sono in compagnia di M, il mio ex-compagno di liceo, ed A, un'amica comune.
Non frequento M da almeno due anni, ma in occasione della nostra rinnovata amicizia, abbiamo deciso di cenare insieme.
M ha dimostrato un eccessivo interesse per quell'incontro.
Mi ha sottolineato più volte, la necessità di vedersi.
Ho l'impressione voglia dirmi qualcosa di importante, ha fatto accenno soltanto vagamente, al mio lavoro...
Quindi no, non avevo idea di cosa succederà poi.
Aspettiamo i caffè, quando un uomo, alto, sulla trentina, capelli brizzolati, viso glabro e spigoluto, vestito di nero, con un lungo cappotto, si siede al nostro tavolo, di fronte ad M.
A. non è sorpresa.
Io rimango ad osservare la scena.
Quest'uomo, che io mai avevo visto prima, dice ad M, che sia inutile opporsi, che nessuno avrebbe potuto fare assolutamente niente, che tutto sia già stato deciso, che il meccanismo sia già stato innescato...
M sbianca chiaramente.
Suda freddo, è incredulo e irrassegnato.
L'uomo ripeteva "Non c'è più niente da fare. E' troppo tardi"
Ci alziamo tutti da tavola, sotto cenno di M, intenzionato ad uscire.
L'uomo in nero si presenta a me e mostra già conoscere bene il mio nome.
La cosa non mi piace ma non ho tempo per fare domande, o meglio, per ottenere risposte.
Scendiamo in fretta e ci dirigiamo verso l'uscita principale: sbarrata.
Io non capisco, mi giro verso M che è atterrito ma non sorpreso.
Affatto sorpreso.
Cerco di passare, ma subito due camerieri mi chiedono "gentilmente" di tornare al mio tavolo.
M mi afferra per un braccio, mi guarda negl'occhi e mi dice:
"Tu devi trovare un modo per uscire. Non preoccuparti per noi"
Le mie domande sono state inutili.
Mi sono diretta verso l'uscita sul retro e lì c'erano delle persone ad impedirne il passaggio.
Tuttavia, con una scusa tragica, riesco ad uscire fuori.
E' già buio e la testa scoppia di interrogativi irrisolti.
Cammino e non riesco a smettere di pensare.
Squilla il telefono.
E' mia sorella e mi chiede dove sono, perché mi aveva visto nel ristorante e voleva salutarmi ed ora non mi trova più.
Io la liquido in fretta.
Le dico che sto arrivando.
Riattacco.
E non so che fare.
Torno indietro.
Cammino a testa bassa, cercando una soluzione che non trovo e vedo un gruppo di ragazzi, vestiti tutti uguali e soprattutto armati.
Uno di loro mi guarda.
Io so chi sono, sono mercenari, soldati di strada.
Scarti dell'esercito nazionale, auto organizzati in questo periodo di crisi politicomilitare.
Pattuisco un prezzo e loro mi aiutano volentieri.
Arrivati di fronte all'edificio, lo spettacolo è orrendo.
Si sentiva gridare.
Il sangue grondava anche dalle finestre.
I mercenari si guardano e dicono
"non sarà peggio della battaglia del ''12 "
Sfondiamo l'entrata ed io...
Scusate.
Insomma, sfondiamo l'entrata e lo spettacolo che ci si offre è tremendo.
Ci sono corpi squartati ovunque.
L'odore del sangue nauseante.
E ci sono degl'uomini.
Degl'uomini in divisa che afferrano le persone e le consegnano nelle mani meccaniche di questi orribili mostri robotici.
Ho visto coi miei occhi accartocciare un uomo come si fa con una bozza mal riuscita.
Vedo L nascosta sotto un tavolo.
Comincia lo scontro tra i mercenari e gli uomini in divisa.
L è spaventata, piange ed io la rassicuro, fingendo una consapevolezza tranquilla.
Lei si fida di me ed io non ho nessuna risposta.
La faccio uscire grazie al capo dei mercenari che un attimo dopo averla messa in salvo, viene afferrato ed infilzato da un lungo palo.
Scappo.
Veloce e lontano.
Vago randagia per alcuni giorni.
Per strada non c'è nessuno.
Nessuno sa cosa sia successo e perché.
Da una vetrina di un negozio di elettronica, vedo un servizio del telegiornale.
Vedo i Mercenari, infilati uno per uno in una tela metallica.
Come perline.
Le riprese del tg sono aeree.
Nessuno ha il coraggio di avvicinarsi.
L'esercito ha preso il comando della Nazione e consiglia ai cittadini di non uscire di casa almeno per le prossime 48 h.
Mostrano il luogo del nuovo insediamento.
Io lo conosco.
E' vicino, molto vicino, a dove andavo al mare da piccola, coi miei genitori.
Mi sembra strano ma non ho tempo per pensare.
Ritrovo la mia auto e vado.
E' tutto deserto.
La radio non prende e sento il peso dei giorni di vagabondaggio.
Vedo la fortezza.
Soldati armati ovunque.
Io sono sola e disarmata.
Scelgo la via della diplomazia.
E due nerboruti soldati mi afferrano e mi tengono le braccia piegate dietro la schiena.
Io chiedo di vedere il loro capo e loro, dopo una pausa breve ed uno scambio di sguardi, mi infilano una specie di moneta in tasca e mi portano in una stanza enorme e vuota.
Un grande macchinario satinato viene portato di fronte a me.
Rimango immobile.
Sola di fronte a questo pezzo levigato di metallo.
Emana freddo.
D'un tratto si aziona.
Si accende, non so, comincia ad emettere luce.
E mi attira a sé.
Mi tiene stretta, legata da una dolorosa forza elettrica.
Mi fa male ogni parte del corpo.
Sento la scossa penetrare ed avvolgere ogni singolo organo.
Ed è in quel momento che ho capito.
Che ho visto tutto.
E' lì che ho ricevuto tutte le risposte.
Ho perso i sensi.
L'ultima cosa che ricordo è mio nonno che mi dice
"A volte si è la persona giusta solo perché ci si trova al posto giusto nel momento giusto"
Ho sicuramente azionato io il riempimento della vasca ed anche l'assurda temperatura del liquido di ripristino.
Non lo ricordo ma è categoricamente impossibile che sia stato qualcun altro eccetto me.
Soltanto io ho la competenza necessaria per farlo.
Poi siete arrivati voi.
Sì so chi siete, ma non posso seguirvi.
Però voi potete fare qualcosa per me.
Trovate M. e dategli questa.
Lui saprà cosa fare.
In cambio...
Beh in cambio vi prometto che uscirete di qui.
Vivi.




giovedì 24 febbraio 2011

Appuntamento col Destino

"Stesso posto e stessa ora?"

"Certamente."

Ma che vuol dire "certamente"?
Razza di sgrammaticato, è uno stramaledetto avverbio che così solo non vuol dire assolutamente niente.
Vago ed incerto...
Falso ed abile.
Al solito.

"Allora a  più tardi."

Insistere è inutile.
Sarà pure tanto potente ma in fin dei conti...

Parlare con lui, anche solo per telefono, mi da una strana sensazione.
Mi fa sentire dentro il vuoto e l'universo intero insieme.
La voce mi esplode dal mezzo del petto e la gola si stringe in un colpo.

All'inizio era tutto più teso.
Ogni singola parola era calibratissima.
Ed un po', lo temevo.

Adesso...
Adesso sono successe tante di quelle cose, che è diventato un gioco a carte scoperte.
Alla pari.
Quasi.

Lui.
Conosco il suo compito.
So quale sia il suo ruolo.
Mi rendo conto che certe cose le faccia perché deve, non perché vuole.
Però conosco anche lui.
Bene come nessuna mai.
E so che in fin dei conti, farmi girare, un po', gli piace.
Annoda i miei fili col sorriso sghembo sulle labbra.
Ed ogni disastro è la sua firma.
La sua presenza, a suo modo, nella mia vita.
Non lo approvo.
Non avrà mai il mio plauso.
Ma lo capisco.

E mi tiene così.
Sospesa.
Sul filo del rasoio.
Sull'orlo del crollo.
Ed in cuor suo, se ne ha uno, spera che io smetta di farlo.
Spera che smetta di insistere.
Spera che smetta di dirgli che, in fin dei conti, è lui che sceglie.

E' per questo che fa di tutto per abbattere le mie convinzioni.
E' per questo, che mi invita in questa danza di illusioni effimere ed esiti reali.
Contorti.
Orribili.

E per un po' ha funzionato.
Per un po' gli ho creduto.

Poi ho imparato.
Ho visto.
Ho compreso quale fosse il mio potere su di lui.
Ed è lì che ho smesso di temerlo.
Ed'è da lì che mi ha voluta come non mai.

Ed eccolo che arriva.
Con passo lento e cadenzato.
Sempre più vicino.

"Ti ho fatta attendere a lungo?"

"No..."

"Mi ami ancora?"

"Certamente."

lunedì 21 febbraio 2011

Ecco cosa accade a non ricevere il bacio della buonanotte...


























C'ero io, intenta a mettere in salvo tutti i passanti per la piazzetta davanti casa.
Non casa mia questa.
Quella in campagna, nel paesino.
Quella con la facciata gialla e la fontana incassata nel muro.
Insomma io stavo lì al cancello e facevo entrare persone che poi si radunavano in giardino ed in casa.
Poi arrivi tu, con qualche amico di quelli simpatici, resi seri dall'imminente pericolo.
E mi chiedi se è casa mia, se potete entrare ed io annuisco doppiamente.
Poi mi prendi da parte perché sai che siamo noi a dover fare qualcosa.
E in quel momento, il pericolo, il male, si presenta di fronte a noi, sotto forma di una bellissima e terrificante lince.
Io tremo, impallidisco, sudo freddo tutto in un istante.
Tu lo stesso ma mi afferri la mano e mi dici che dobbiamo camminare, dobbiamo farla uscire.
E così facciamo, e scappiamo nel viale del bosco ed il pericolo sembra già lontano.
Finché non rispunta scattante da una siepe.
Ci voltiamo lenti e acceleriamo il passo, ma lei è più veloce.
Mi volto e la vedo saltarmi addosso.
Cado a terra e la bellissima bestia passa il muso sul mio collo nudo.
Tu ti fermi, impietrito.
Intanto questo felino indugia a sbranarmi, gioca coi miei capelli...
Ed io ti dico che ti voglio bene, che te ne ho voluto da subito, da prima di conoscerti meglio.
E tu mi dici che non vuoi ascoltarmi, che non è il momento per certi discorsi.
Allora rimango scornata in punto di morte, pensando a come scacciare la bestiola.
E vedo una donna, scostante, antipatica, atta a sciacquare dei piatti in quel che ha tutta l'aria di essere un lavandino in granito da campeggio.
Mi ha vista e continua a sciacquare.
Non muove un passo, non piega ciglio.
Tu con un umido stratagemma distrai l'animale.
Ed io lo indirizzo verso la donna.
Ce ne andiamo.
Mi batte forte il cuore.
Anche a te.

Poi mi sveglio.
E capisco.

venerdì 18 febbraio 2011

Lungi da me l' essere bacchettona, ma cosa c'è di più bello di un sorriso pulito e dei capelli profumati?


Se sei una femmina ed in linea di massima, le tue caratteristiche fisiche rientrano nella media, a circa quattordici anni di vita, il mondo cambia d'un tratto.
Le gambe si allungano e somigliano molto più a vere gambe che a stecchi con giunture.
La vita si affusola e si forma lo stacco che nel pancino delle bambine non c'è.
Il viso si distende, perde la turgidezza paffuta, gli occhi si aprono, le labbra si fanno più pronunciate e il sopracciglio diventano due.
Ovviamente non è una metamorfosi tra scie luminose e musichette incantevoli alla Saylor Moon.
E' un processo orribile, di pianti e drammi interiori, di brufoli e jeans preferiti che non coprono più le caviglie.
Una sofferenza. 
Ma poi c'è la rivalsa dell'Eva.
Da ragana dell'ultimo banco a sinistra, con l'acquisto del primo reggiseno ( non top, proprio reggiseno) compi il passaggio di casta, l'evoluzione naturale, diventi..."desiderabile".
E d'improvviso basta un sorriso per un invito alla festa più bella, bastano due parole per un' uscita al cinema ed un vestito più corto è il pass per il meglio e subito.
E poco importano tutte le sere passate a sfogliare romanzi Austeniani o a scrivere in cerca di sé, guardando la luna dalla vasistas.
Il paese dei balocchi è tutto intorno e basta solo sbattere le ciglia.

Sembra tutto perfetto. 
Finché, in un giorno di calo ormonale, ti rendi conto che non è così che vuoi comunicare.
Non è sullo splendore divino del tuo corpo che vuoi la vera attenzione. 
La vuoi su te. Su te di tutti i giorni.
Su te che hai messo i tacchi per farti bella per lui e che appena lo vedi inciampi slogandtoti una caviglia.
Su te che stai facendo un discorso serio, incurante della strisciata di dentifricio che ti riga il volto.
Su te che non sai mangiare un kebab senza sembrare un suino al trogolo.
Su te che anche se hai il visino d'angelo, russi come un trombone.
Su te che leggi libri e ti senti toccata dentro.
Su te che ti sbatti in mille modi per essere meritevole.
Su te che hai sentimenti, emozioni e competenza.
Su te. Che è molto meno e molto più di quello splendido e divino corpo.

E per un po' magari pensi di sfruttare il sistema, di dare al mondo quello che chiede, quello che si merita, che per te non costa niente perché tanto sai quanto vali e chi sei veramente.
Ma alla fine, chi sei veramente, lo perdi di vista.
Ed è lì che scegli.
E' lì che prendi in mano le redini della tua condotta di vita.
E' lì che comprendi di cosa tu abbia maggiormente bisogno.

Nessuna delle due scelte è sbagliata. E non è sicuramente definitiva.
Contro la Pigrizia umana, fortunatamente la vita ci offre costante rimedio.
Veniamo e saremo continuamente stimolati da pungoli che ci porteranno con altissima frequenza a rivedere le nostre posizioni. Ed è giusto così.
Senza bisogno di giudicare nessuno.
Perché in fin dei conti, quando noti una frivolezza, non sai cosa ci stia davvero dietro.

Ecco.Detto ciò, ieri sera stavo maluccio e il digitale terrestre mi aveva, e mi ha tuttora, censurato la visione dei canali Mediaset, impedendomi di prendere visione dell'agognato Match Point e costringendomi alla paccottiglia di Sanremo, ottimo solo per alimentare il mio cinismo e la mia misantropia.
Siamo in un periodo sociopolitico di fermento, forse qualcosa sta davvero cambiando, e la rimonta dei valori del genere femminile tornano a farsi sentire.
Il senso della Donna sta tornando a galla agguerrito più che mai ed affamato di rispetto e meritocrazia.
Sento l'eco delle suffragette, sento il sangue ribollirmi nelle vene, sento di poter abbandonare la matita da occhi...
Sento i passi dell'ennesima showgirl che shakera le sue forme al silicone, contornata da ballerini vogliosi e immersa nel plauso della folla, sulla tv nazionale.
E' spettacolo? E' solo spettacolo?
No.
E' sbagliato.
E' solo sbagliato.

sabato 5 febbraio 2011

Sciupafiabe.

Non voglio fare un discorso a discapito della categoria, però ora basta...
A me la vita piace, tantissimo.
La amo proprio.
Ecco ma mi piacciono lo stesso, un casino, anche le favole...
Mi piace leggerle, scriverle, disegnarle e soprattutto, adoro che mi si raccontino...
Mi piacciono tanto da aver reso certi personaggi, parte integrante di me.
E stasera, presa più dallo studio che dal senso fiabesco, mi sono resa conto che uno dei miei personaggi preferiti è una persona che non vorrei mai essere.

Ed è Wendy.

Peter è quel bambino che un giorno ha deciso non sarebbe più cresciuto, ok?
E' il suo perchè. Il suo bene e male. Il suo.
Lo dice dall'inizio. Lei lo sa benissimo.
Eppure, usando la sua abilità di rammendo e l'abitudine a raccontar novelle, una volta svoltata la seconda stella a destra, è tutto un susseguirsi di mezze frasi e punzecchiamenti morali per, di fatto, cambiare la di lui natura.
E lo fa sembrare pure una cosa giusta...
"Oh Peter, ma io devo crescere, mica mi basta che sbaciucchi il ditale, o ti prendi le tue responsabilità oppure io ed i fratelli che mi son portata dietro, torniamo a casa..."
Ed io ho sempre trovato triste questa favola, perché alla fine lei se ne andava e non poteva stare con Peter e l'amore finiva e l'unica ad essere felice era quella stronza di Trilly.
Wendy è proprio odiosa.
Se almeno avesse scelto la maturità losca di Uncino, se si fosse invaghita di lui e fosse diventata la sua depravata compagna, avrei potuto, in cuor mio, salvarla...
Invece no.
Con questo non dico che non si possa cambiare o che P. faccia bene a far come fa (sebbene un po' lo pensi)
Però lui è così. Sincero.
E si merita una che lo ami e lo scelga per com'è.
Che lo aiuti coi bimbi sperduti, che lo segua svolazzando per pattugliare l'isola, che si prenda cura di lui in quanto compagna ma che sappia stargli dietro.
Che è un po' quello che sarebbe giusto succedesse...
Però noi donne, ora non generaliziamo, sicuramente c'è chi così non fa, abbiamo la tendenza alla modifica, al perfezionamento... e le caratteristiche che all'inizio erano il motivo per cui ci siamo avvicinate al Peter della situazione, diventano quel "però" che se non ci fosse, filerebbe tutto liscio.
Rimanere giovani, almeno un po', è molto più complesso che sposarsi un responsabilissimo impiegato di banca.
Wendy.
No, grazie.

martedì 25 gennaio 2011

Dormi con me.

Insomma, sembra che tra facebook e I-google, siano tutti a riarredare mansarde.
Certo non sono immune al fascino della trave a vista, è che ci ho battuto tante di quelle immeritate testate che l'idea di avere un soffitto a 3m di distanza non è che mi dispiaccia poi tanto...
Però poi ho visto questa e...
eh...
e mi ci sono vista tutte quelle sere passate a guardare la luna dalla vasistas, e a scrivere, disegnare, pensare troppo, o semplicemente lì, a coccolare quello tra i gatti che ancora non dorme...
perfetta.

Au Revoir...

Con la convinzione disegnevole che mi ha colto in questa settimana, ho svogliatamente iniziato a riempire la rosa-valigia che mi porterò dietro in questi giorni.
Destinazione: Angouleme.
Aspettative: zero.
E per la testa ho circa tre pensieri:
- trovare qualcosa della mia rosa di autori mangialumache.
- trovare qualcosa per chi rimane qui tra i mangiaspaghetti.
- tornare a casa incolume. In realtà, anche solo tornare a casa.
Scrivo e cancello perché non so come tagliare questo post.
Che sto scrivendo per non abbandonare il blog per sei giorni, senza spiegazione alcuna.
Tengo le dita ben incrociate e l'unica cosa che spero segretamente è di cogliere quell'atmosfera tipica di eventi simili. La parte buona. Quella senza manga...
E nell'attesa continua del mio essere un'umana incasinata, ripenso a Pavese e mi rifugio tra qualche pagina del suo bel diario.
Ma se c'è una cosa che risolve le turbe femminee interiori. Anche le più profonde.
Beh, signori miei, è solamente lo shopping.
Quindi passo e chiudo, in direzione di vetrine e banchi, in compagnia della ricciola più bella...

sabato 22 gennaio 2011

Dimmi quand'è che hai vissuto le piccole cose, che fanno grande la tua vita...

Le cose non vanno mai come credi.
Tantomeno come desideri.
E volendo fare statistiche, la legge di Murphy ci ripete, stanca come Cassandra, che non è vero che un qualche accadimento possa avere le stesse probabilità di andar a buon e a cattivo fine...
Non si tratta MAI di un vero 50 e 50.
Se c'è la possibilità che vada male, è quasi certo (dove il quasi è rappresentato da un 1 % proforma) che così andrà.
Sono troppo pigra perché la mia preparazione si trovi spesso al passo con le occasioni che capitano, quindi ho anche imparato che la sorte gira e che è sempre, comunque, importante aver fede nel proprio destino, in noi stessi ed in quella manciata di buon'anime che ci sta vicino vicino.
E così, anche nei momenti di sfiga più colossale, in cui te ne capitano inverosimilmente troppe ed immagini di premere pausa, guardando in camera, e parlare con i fantaspettatori ridenti delle tue disgrazie... ecco anche lì, l'importante è tener presente che "non potrà piovere per sempre" (forse).

Ecco.
Credo a quello che ho scritto, però: Regia! Manipolo di Sceneggiatori della mia vita!
Malgrado tutto, che bisogno c'era di farmi assaporare così a fondo il gusto pieno del Winsor e Newton INK?????






lunedì 17 gennaio 2011

C'est la vie...de merde


Studiare fumetto è tendenzialmente figo.
Frequentare la Comics è egualmente, tendenzialmente figo.
E' una scuola che costa tanto da esser presa tendenzialmente sul serio
e che, frequentandola, ti rende tendenzialmente un artista.
Il disegnare passa da hobby a passione, da passione ad amore e da amore a...
beh, dall'amore alla mania, grafomania, il passo non è poi così lungo...
E quindi ti ritrovi in quattro e quattr'otto a sentire le mani impazienti di riportare sulla fedele moleskine ( che non uso perché penso sempre sia troppo bella per i miei disegni) quel dettaglio, quella figura, quell'esclamazione che in quel momento ti intoppa la mente.
E' una malattia, ma una malattia tendenzialmente figa.
Al solito, c'è un rovescio della medaglia, perché mentre sei lì, nell'angolo della festa,
accanto alla lumiera vintage, e le linee che tracci con passione, non sono solo disegni ma flussi emotivi interiori, e pensi alle graphic novel che t'hanno toccato il cuore, che t'hanno fatto star male da quanto cazzo erano vere, insomma mentre sei in quello stato di simil-nirvana, ti può sì capitare di cadere nell'occhio di un'anima affine, ma persino in quello della più-che-ventenne-entusiasta-e-di-rosa-vestita che ti guarda con occhio languido, glitterato e spalancato e che con voce squillante ti dice:
"Disegniiii!!!ooooh come disegni bene!!!!No!!!ti prego, mi disegni hello kitti per la mano a winnie pooh vestito da coniglietto??? Sai, come fanno i ciondolini di gomma, che esce solo la testa?? Se ti riesce eh...

La routine. Tendenzialmente...

martedì 11 gennaio 2011

Dubito ergo Sum

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi."
"Ne sei sicuro?"
"Non ho alcun dubbio"
cito mia mamma che cita De Crescenzo. Sempre.



Chi non ha mai googlato una domanda esistenziale?
Oggi pensavo alla mia incrollabile fiducia amorosa.
Che mi fa sentire tanto ingenua quanto forte.
Ma non è il discorso portatore di valori a saldo che ho in mente.
Penso piuttosto a quanto sia semplice sembrare bravi di fronte alle altrui debolezze.
E a quanto siano rare le persone che si possano guardare in faccia senza vergogna o disprezzo. Per eccesso.
Ma non era nemmeno questo.
O meglio, c'entrano, forse, entrambe le cose.
Googlando circa l'amore e soprattutto su come si faccia a comprendere se si ami o meno, sono finita in un forum dal floreale tema, con utenza femminile del 99.9 periodico % .
Uno di quelli dove si possano trovare i pipponi dattiloscritti più lunghi et infruttuosi del web intero.
Insomma lì.
E sotto questo interrogativo, la risposta più gettonata era la seguente:

Dal momento in cui sorgono i dubbi, non sei più innamorato.

mh.
Accantonando per un attimo le mia religione Disneyana e Austeniana, non riesco comunque a non pensare che questa sia una cazzata.
Credo che questa parola, dubbio, nel fragile animo collettivo, sia spaventosa, mostruosa, sintomo di angoscia più efficace della scadenza incombente delle bollette.

-Devo pagare 8267.30 € di utenze perché non sapevo che mia sorella fosse in giappone mentre la chiamavo per dirle che ho dei dubbi.

-Oh mio Dio! ma com'è potuto succedere! Hai dei dubbi???Povera cara, ti compatisco.

Il dubbio è diventato il segno più palese dell'impurità di un pensiero o di un sentimento.
Ecco, per me che credo nell'amore come una dodicenne e che sono stata cresciuta con l'abitudine a tenere il cervello acceso, abitudine dalla quale, talvolta, prendo le distanze,
ho sempre visto il Dubbio come un mezzo, come un punto fondamentale per l'evoluzione mentale.
Il punto interrogativo è stato il primo simbolo che abbia messo in bocca al primo personaggio da me creato.
Farsi domande non è sintomo solo di debolezza o mancata convinzione.
Da una domanda può nascere la riconferma con la stessa probabilità con cui si possa scegliere di cambiare direzione.
Il dubbio è manifestazione del ruolo attivo nella propria vita.
E dubitare di noi stessi, come scriveva Ojetti,e non solo, è il primo segno d'intelligenza.
L'amore che si prova pe un essere vivente, un altro da noi, non credo sarebbe vero se scevro dalla presenza del suddetto dubbio.
Davvero, a volte, siamo così spaventati dal nostro dubitare che rischiamo di perdere o perdiamo ciò che ci sta a cuore.
Il dubbio dovrebbe spronare all'indagine, non affievolire il coraggio.
E per tornare a noi, vorrei dire a tutti questi che pronunciano incisi colmi di falsa saggezza, che vincono facile, giocano comodo, che sono bravi tutti a girare il dito nella piaga e che è di gran lunga più semplice gettare la spugna all'alba del dubbio piuttosto che guardarci dentro e arrivarne al tramonto dopo un po' di vita.
Ecco. Io credo che, per quanto si possa soffrire, per quanto sia profondo un patimento, l'amore valga sempre la pena e valga sempre e per sempre la pena crederci.
Questo è ciò che, anche i classici Disney mi hanno detto, perché in quelle storie non c'è solo lo scintillio dei primi passi di una coppia, c'è un valore vero.
Musica di sottofondo.
La folla, dopo un attimo di silenzio, applaude sconvolta.

A forza di tutto questo rimuginare, una leggera emicrania ha attanagliato la mia nonpiccola testa...

C'est mieux que je vais dormir.
Bonne Nuit.



però, il vero interrogativo che non mi fa chiudere occhio è:

se fossi ancora bionda, al posto delle tempie, a dolermi sarebbero le tette?