domenica 13 novembre 2011

Superare la fine di una relazione, Parte I





Alla fine, malgrado ogni buona intenzione, ci si casca sempre!
Certo è un sentimento bellissimo, forse il più bello tra tutti quelli esistenti.
Ma per quanto uno ne possa provare, nel caso sfortunato in cui esso finisca o decida di prendersi una pausa da te, è decisamente il più fottuto bastardo.

Mettiamola così:
se l'amore finisce è perché doveva finire.
Non importa quanto o quanto poco ci abbiamo provato.
Finisce.
Come il latte la domenica mattina, quando la coop è chiusa e tu ti svegli pregustando il tuo cappuccino casalingo.
Come il dentifricio, che ovviamente finisce la sera, prima di andare a letto, dopo la frittata di cipolle della nonna.
Come la nutella, che da fuori pare che ce ne sia più di mezzo vasetto, e nel momento del bisogno, una volta aperta, non ne contiene nemmeno un cucchiaino da tè.

Ecco così.
Quando queste cose succedono, oltre ad uno sconforto iniziale di fronte al bisogno impellente di soddisfarci, non passiamo il resto della giornata a interrogarci sul perché ciò sia accaduto e di sicuro la nostra mente non ci proietta i "the best of" dei momenti passati a montare la schiuma, a passarci il filo interdentale dopo una passata di AZ o a spalmare nutella sulle superfici più improbabili.
Certo, queste sono cose che si possono comprare, è vero, ma anche con l'amore si può arrivare ad un riacquisto.
Il succitato amore, per quanto sembri un ente fisica capace di scorrerci sotto la pelle, riempirci il cuore, stringerci lo stomaco è una condizione mentale.
Così come l'immenso et devastande dolore per la sua perdita.
Una condizione mentale.
E come tale va presa, smitizzata e superata.

Qualunque madornale errore tu o lui abbiate compiuto, il fatto è che tale binomio sentimentale non ha più modo di esistere.
E quando uno dei due ci rimane sotto, inizia quella fantastica fase costellata da:

lo amo
non posso vivere senza di lui
la mia vita non ha più senso
se lui non mi ama più come posso amarmi io
se lui non mi ama più come potrà amarmi un altro
non è possibile
come lui non c'è nessuno
nessuno mi renderà mai così felice
voglio morire

E sono tutte vere. Sì sono tutte vere per quella Te che stava con lui.
Ma ora, non è più così, ed anche se la cosa che sembra più giusta da fare sia stare ad attendere un qualche ritorno, mantenendo vivi i ricordi e conservando ogni dettaglio di lui...beh no.
Io credo nell'amore. Molto. Moltissimo.
Ma non si può amare una persona che vive in riflesso del sentimento per un'altra.
E' necessario avere ben strette in mano le redini della propria vita, tenerla in riga tra passioni, hobby, amici, parenti e doveri.
E' necessario liberarsi da fantasmi e paure che, anche se non pare vero, non risolveranno mai il senso di ansia e sofferenza nel ricordare quel "non ti amo più".
Non sì è pronti ad amare, come non lo si è a non amare più.
Succede, sì, bisogna anche volerlo.
Quindi, dopo che hai smesso di affettare chili di cipolle per non ammettere che volevi ancora piangere su quel cumulo d'affetto di cui non sai che fartene, dopo aver scritto papiri di speranze deluse, dopo aver ascoltato la discografia della Pausini, di Giorgia, Arisa e 883, dopo tutto questo, bisogna accendere il cervello.
Ogni cosa accade perché deve accadere.
Si poteva fare di più? sicuramente.
Ma è andata così ed è un fatto.
E l'unico altro FATTO che hai è te stessa.
Quindi, è una strada contorta e scomoda ma fattibile.
E se ce l'ha fatta Jennifer Aniston, scaricata da Brad Pitt per Angelina Jolie...
Possiamo farcela anche noi comuni mortali.











Feeling Blue






sabato 12 novembre 2011

Ataf

Dling.
Siamo in San marco e il 6 ha appena aperto le portiere.
Una signora anziana entra in autobus e si siede di fronte a me.
Io tengo le maniche della felpa imbottita di finta pecora, allungate e strette nelle mani.
Tengo lo sguardo fuori dal finestrino. Insolito, perché di solito osservo i passeggeri e mi immagino storie.
La signora mi guarda.
Dopo qualche secondo la guardo anche io ed abbozzo un sorriso. Uno di quelli gentili, un po' forzati.
La signora ricambia ma scuote la testa.
Poi dice:
"le belle ragazze come te non dovrebbero mica essere così tristi! La vita è breve ragazza mia! Che cos'è quella faccia, è mal d'amore?"
Dling.
Siamo in piazza Oberdan.
Io la guardo bene e  non rispondo.
Lei continua:
" Eeeeeeeeeeh che sarà mai, gli amori vanno e vengono, e tu sei così bella, così giovane...quanti anni hai?"
"Venti" rispondo.
"Venti?" E dopo che lo ha detto ha fatto una breve pausa, ha aggrottato leggermente le sopracciglia e poi se n'è uscita dicendo:
"Beh ragazza mia, dovresti darti una mossa, alla tua età ero già sposata!"
Dling. 
E' la mia fermata.


venerdì 11 novembre 2011

A Crystalware inside me.



Avevo meno di cinque anni.
Era tutto chiarissimo.
Avrei fatto la pittrice ed avrei vissuto in una fattoria nella quale le mucche sarebbero servite solo per il latte, le pecore per il formaggio, le galline per le uova ed i conigli per bellezza.
Volevo le scarpe con gli strap ed i pantaloni con l'elastico e pieni di tasche perché erano più comodi.
Mangiavo quello che mi pareva e speravo che alla mia mini cugina non andasse tutto il suo tenerone perché l'avrei finito volentieri io.
Odiavo l'insalata.
Era tutto chiarissimo.

Il primo dubbio è l'inizio della fine.

Ed è così che a forza di crescere dentro, crescere troppo, a volte mi sento in questo modo:
Un  enorme pachiderma circondato da cristalli emotivi fragilissimi.
La mia PiccolaGud mi guarda sdegnata.
Come biasimarla.
Lei è alta un metro e un tappo, è tutta ossa, ha gli occhi grandi e salta come un grillo senza sfiorare nemmeno un bicchiere.
Mi sgattaiola accanto mentre io sto qui in bilico tra i cristalli, mi supera, mi guarda e mi striglia dicendo: "Quello che non capisco è perché hai indossato quel costume ed hai messo tutti i bicchieri intorno a te se poi dovevi arrivare qui...ne hai già rotto uno, e non si fa! "

Lì per lì volevo dirle "MiniGud, stai nel tuo!"
Poi ho capito.
Sì ho rotto uno, due, cento bicchieri.
Il cristallo non si reincolla.
Ma il costume...beh prendo un respiro.
Abbasso la zip.
MiniGud sorride...

lunedì 24 ottobre 2011

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

A volte penso che non avrei dovuto lasciare tutto questo spazio alla mia fantasia.
Da quando ho cominciato a pensare e disegnare, la mia immaginazione, che già era potente, si è trovata a briglia sciolta in un mondo pieno zeppo di stimoli e appigli.
Così l'insegnante di greco è una fattucchiera illuminata dalla luce giallastra del calderone bollente.
La mia gatta la reincarnazione di Jane Austin.
Le mie amiche delle fate abitanti di un paese magico.
E le persone in autobus...oh, le persone in autobus sono le mie preferite.
Tutto per dire che sognare non è un atto involontario svolto durante il mio sonno (che comunque occupa la gran parte delle mie giornate zZzZz)
Ma è piuttosto l'inscindibile paio di lenti rosa attraverso il quale vedo e filtro tutto, da desta.




domenica 25 settembre 2011

Frittata di cipolle

-Sto bene- continua a rispondere.
-Sto bene, davvero, mai stata meglio- dice anche.
-Sono serena come non lo ero da anni interi- ha aggiunto una volta.

Sto bene, pensava entrando nel supermercato, irrigidita dal getto freddo del bancone frigo.
Sto bene perché è andato tutto come doveva andare, ed anche se ho sbagliato, se ho fatto questa scelta sbagliata, che poi chi lo ha detto che è sbagliata? manca anche il latte già...
Insomma se ho fatto un errore è colpa mia ma se doveva andare così, io alla fine che potevo farci?
Niente. Ecco anche le uova...
-Sto bene, non deve preoccuparsi- dice all'uomo che l'aveva urtata col carrello.
-Quattro euro e settanta, ha la carta fidaty? vuole una busta?-
-Sì sì tenga, grazie. Sono precisi-

Sto bene, pensava camminando per tornare a casa.
Non sono ingrassata nemmeno un po', vuol dire che non sono depressa...

La casa non era grandissima, ma nemmeno piccola. Era normale.
Il profumo si sentiva già dal primo pianerottolo delle scale.
E si sentiva anche il rumore del coltello che batteva deciso sul tagliere.
Un profumo deciso, un colore violaceo, un singhiozzo smorzato a mezza gola.

-Sto bene- diceva asciugandosi gli occhi con un canovaccio.
-Sto bene, sto bene, sto bene maledette cipolle.-

La frittata è fatta.




venerdì 9 settembre 2011

La priorità



La miscela buona, quella che scelgo sempre, che metto con cura nella macchinetta da espresso, sì perché noi italiani siamo fissati, il caffé dev'essere buono, non si possono bere certi troiai, e quindi c'è una specie di tradizione da mantenere, quasi più un rituale.

Peccato che non mi riesca usare il macinachicci... sarebbe decisamente più fico.

mercoledì 31 agosto 2011

Wild rover

-Tu non dici mai niente.
-Questo non vuol dire che non pensi niente.
-Brucia accidenti!
-Se facessi meno l'eroe non dovrei rammendarti ogni volta come una camicia bucata...
-Hai ragione, ma quel tale, quel Nolan...proprio non lo sopporto. Poi ti ha mancato di rispetto. Ha avuto quel che si meritava...ecco.
Ahi...
-E' una locanda e siamo a trenta passi dal porto. Ci sono anche serate così. Ma io me la so cavare.
E tu non dovresti cacciarti sempre in questi guai...
-Sì...Alla festa ci vieni con me?
-Roan Sheridan chi diavolo ti ha dato tanto ardire?
E comunque certo che no, io... io sono promessa sposa del giovane Quinlan.
E tu lo sai.
-Sì e dov'è il "giovane Quinlan" adesso?
-Nel nuovo continente a cercare fortuna.
- Vedi che è uno stolto!
-Perché dici così Roan...?
-Perché è andato nel "nuovo continente" a cercar fortuna, quando la vera fortuna l'ha lasciata qui, a ricucire le mie ferite.
-Sei proprio uno sciocco, giovane Sheridan...
Fatto.
-Niamh dimmi una cosa...
-Il mio compito è finito e non ho niente da dirti, quindi non ti dico un bel niente.
-Già, tu non dici mai niente.
-Già.
Roan?
-Sì...?
-Se anche non ti dico niente, non significa che non pensi niente.

martedì 23 agosto 2011

La verità è come un pruno.

Io non capisco niente.
In generale.
Non sono una di quelle persone a cui si chiedono chiarimenti o da cui ci si aspetti coerenza o responsabilità.
Sono un essere particolare.
Filantropa e misantropa in egual misura.
E odio questo fottuto vizio  che ho, di grattare la superficie.
Qualunque essa sia.
Che sia la crosticina di una sbucciatura sul ginocchio, la scorza dura di una persona o l'involucro di un'emozione fa lo stesso.
Io devo testarne la consistenza col polpastrello, farci leggermente pressione e cominciare con l'unghia limata dell'indice, a scoprire il punto più nascosto.
In senso lato.

Ed è per questo che non mi basta sentire un impulso, un leggero imbarazzo, un accenno di paura o un tremore del cuore.
Devo, giuro che devo, andare più a fondo, seguire il cordone, fino alla base, alla radice, a quel perché che ha dato origine al brillio dei miei occhi, o allo sbuffo sommesso.

Sono tutta una cicatrice, ricucita dopo mille e mille autopsie un po' maldestre a cui non ho potuto evitare di sottopormi.
Ma mi lascio anche vivere, per qualche secondo, e prendo gl'attimi, i flussi emotivi si adagiano sul presente che prende forma tutto intorno.
Ed è perfetto.
Bellissimo.
Da piangere.
MeStessa però torna sempre, e alla fine è con lei che devo convivere.
Torna e chiede il resoconto, il saldo emotivo, lo scontrino fiscale di quel flusso incontenuto.
Ed io non so che rispondere.
Il cuore mi salta dal petto alla gola, come fossi alla cattedra o di fronte alla corte di francia di qualche secolo fa.
Sbatto la testa.
Apro libri e cartelle.
Ci sono fogli, ci sono foto, ci sono canzoni e ricordi.
E' tutto qui, su questa incasinata scrivania di vita.
Ed è notte fonda, sento le civette ed il caffè si è freddato ed è già da rifare.
Nessuna risposta.
Nessuna pratica da consegnare.
E rimane solo questa faccia, che porta i segni della notte trascorsa.
Che sembra non voler parlar d'altro che di questa benedetta e maledetta notte.
Solo questa faccia rimane ad accogliere il giorno che viene, il sole che sorge lo stesso, incurante dei vasi di Pandora che sono stati aperti a forza.
Già.
Perché qualunque cosa accada, si fa comunque mattina.

Forse allora il bisturi non serve.
Non questa volta.
Proprio questa volta.

E la verità alla fine è come un pruno.
Se non la estrai con le pinzette, dopo poco viene fuori da sé.