lunedì 15 marzo 2010

Gud: Malamoreno



















Sarà pure tanto allegra da parere cartoonesca.
Sarà eccessivamente retrò.
Sarà quello che vi pare.
Però è vera.
Elementare. In due parole spiega perché mi brillano ancora gli occhi.

chiedo perdono per PS impropriamente utilizzato.


"ma l’amore, ma l’amore può
far tornare a sorridere ancora
imboccare una strada sicura
sì l’amore, sì l’amore può
e se scoppia in un attimo il sole
tutto quanto potrebbe finire
ma l’amore, ma l’amore no
anche i prati rinunciano ai fiori
perchè i fiori hanno perso i colori
ma l’amore, ma l’amore no
ma l’amore, ma l’amore..."

lunedì 8 marzo 2010

Odio lo sfumino. ODIO.







da "Cento sonetti d'amore"

Oggi non ho voglia di scrivere.
La giornata è volta all'insegna del disegno e delle scansioni, visto che è stato riesumato uno scanner superfigo del quale mi sono loscamente appropriata.
Però, visto che le sei di questa mattina mi hanno trovata sveglia e riflessiva, riporto le righe che mi hanno fatto compagnia, al solito, grazie Pablo.



Sete di te m'incalza

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.


Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.


Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.


XLIV sonetto

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.


Nuda sei semplice

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo.
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.



Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

venerdì 5 marzo 2010

e poi

Lo stile di vita da drogata di psicofarmaci non fa per me.
Mi fa sentire un po' troppo in contatto col mio lato sociopatico. Meglio evitare quel lato...
Quindi perchè inventarsi stronzate letterarie.
Come tutti, come tutte, sono qui ad ascoltare canzoni melodiche, un po' rock, dal dubbio gusto, e, come di copione, la cioccolata è accanto a me ed ogni cucchiaino, che è sempre l'ultimo, accompagna un ricordo diverso, che fa male in un punto diverso, ed ogni cucchiaino, si rivela essere, non mai l'ultimo.
Perchè è facile, facilissimo, ritirar fuori solo le cose belle, una parte di me proietta in continuazione, passati attimi strappalacrime. Ma il presente qual'è?
Un bacio sulla guancia, le mie cose nel corridoio dell'ingresso.
Un viso vuoto. Parole stonate.
Nessuna scusa pronunciata. Nessuno a combattere per quell'amore.
Solo due paia d'occhi a guardarlo morire, agonizzante tra le implorazioni e l'espressione terrorizzata e consapevole del fatto che, questa volta, nessuno lo aiuterà a tornare in vita.
Povero Amore. E' stato così buono con me...
Certo, non sempre, ma spesso...
Sarebbe stato bello un finale diverso. Ma non siamo al cinema e a volte non funziona come tra i sognanti portagonisti Disney...
Però sopravvivono tutti. Non mi aspetta certo la fine di Ann Boleyn. Posso stare tranquilla.
Andrà tutto bene. E questa patina che avvolge il mio cuoricino lacrimoso, si scioglierà, come ha sempre fatto.
L'ego un po' smaccato. Il costante pensiero " per me, per me che sono io, davvero non potevi far altro che questo...?"
ed il suo contrario " per te, te che sei proprio te, davvero non potevo far altro che questo..?"
La mia risposta la conosco, ma questa volta volevo un passo verso di me.
Un passo che non è stato fatto.
e mi rendo conto che, svuotando tutto il contenuto degl'sms, il mio cellulare rosa, pesa almeno 21 grammi meno...
buffo...
basta.
sfogherò le mie tristezze nell'unica cosa che mi va di fare, l'hobby da sabato pomeriggio.



Tanto per...

NON E' STATA COLPA MIA.
E' LO SFUMINO CHE AD UN CERTO PUNTO HA SMESSO DI FUNZIONARE.
O.
ECCO.


giovedì 4 marzo 2010

Citazioni.

" Se permetti, le cose che faccio io sono più impegnative e serie dei tuoi disegnini del cazzo"

ma questo non è amore?

lunedì 1 marzo 2010

"If you believe in love at first sight, you never stop looking"

Il cane teneva stretto tra i denti un brandello di carne.
Un brandello costatogli strenua fatica.
Lontano dagl'altri affamati animali, il cane andò verso il fiume cercando riposo.
Giunto alla sponda, sul punto di accucciarsi notò qualcosa che attirò la sua attenzione.
Un altro cane, stava sotto di lui e teneva tra i denti, stretto, un altro brandello di carne.
Un attimo. Una mossa. Il brandello scivolò via seguendo la corrente.

A questo ho pensato negl'ultimi giorni.
Alla morale di questa storia...e c'è qualcosa che, di fatto, non torna.
"chi troppo vuole nulla stringe" dicono.
Ma chi decide cosa sia "troppo"?
Cos'è il troppo rispetto alla domanda infinita del cuore dell'uomo?
Forse non si è pienamente consapevoli del valore delle nostre prioprietà finchè esse non ci vengano strappate via o vengano, improvvisamente, a mancare...?
Sono veramente vere queste parole?
Non si mette in gioco niente se non si è sicuri di ottenere di più, di meglio...?
Non si rischia...?
Sono giunta alla conclusione che il cane in questione sia un po' farlocco ma che le sue esigenze siano state quanto di più umanamente giusto si possa ritenere.
Però non ho ancora colto il senso del mio vivere...
Meglio votarsi al mantenimento della bistecca? magari in freezer?

lunedì 22 febbraio 2010

Per nome, a suo modo.

La sveglia stamattina non ha suonato.
Non si è rotta e non ho dimenticato di impostarla faticosamente ieri notte.
Mi sono svegliata mezz'ora prima d'aver bisogno di lei, semplicemente.
Reduce da sogni che non sto nemmeno più a raccontare...
L'oretta di lavori forzati è scivolata via veloce, il motivo segreto è che c'è un cartone della mattina che mi piace un casino, quindi con la scusa del babysitting posso non perderne un episodio...
Il piccolo D, il mio bimbino, oggi mi ha fatto tornare indietro nel tempo con una precisione impressionante.
Gli bacio teneramente la fronte, gli risistemo il cappellino e lo incoraggio come si deve.
Lui, con la solita aria mesta e sconsolata, mi guarda coi suoi occhioni verde scuro, languidissimi. Non dice niente, abbozza un sorriso sghembo per farmi contenta e si incammina lento e dondolante verso la scalinata principale.
Aspetto che sia fuori dal mio campo visivo per andarmene.
Poi mi abbandono alla malinconia del momento.
Io odiavo andare a scuola.
Non odiavo starci, studiare, leggere ma proprio andarci.
Separarmi dalla mia dolce ed accogliente casetta per recarmi in quel luogo impervio e nefasto, per una piccola me che amava così profondamente la vita casalinga, era traumatico. Giornalieralmente traumatico.
Sempre stato così, fin dall'asilo.
L'asilo lo vidi per due settimane al massimo. Ho giusto un paio di ricordi di quel periodo.
La mia amica si chiamava Giuditta, ci davano delle fotocopie da colorare ed io odiavo colorare, mi sentivo immensamente stupida ad usare quei pennarelloni per riempire degli spazi insignificanti, uguali a quelli di tutti. Era frustrante, quindi fingevo di avere mal di testa e mi rifugiavo nella stanzetta dei giochi a fare la bambina solitaria.
Non ero affatto triste, stavo proprio bene e mentre attendevo il signor Pugi che ci portava la schiacciatina, pensavo "io sono più intelligente, odio colorare quei fogliacci e sono più intelligente, intelligente, intelligente...ecco."
Dopo le due lunghissime settimane di asilo, la mia educazione fu affidata a mia nonna.
Mia nonna è una nonna coi controcazzi. E' fantastica.
A quattro anni, grazie a lei, già sapevo scrivere e leggere.
Mi raccontava un sacco di storie, non erano proprio fiabe, erano racconti ed io li adoravo, potevo stare ad ascoltarla per ore.
Poi c'erano le barbie. E su questo non mi sento ancora pronta a raccontare niente. Quando guarirò, vedremo...
Iniziai la prima elementare a 5 anni, non ero l'unica della mia classe ma ero la più piccolina.
Se non per la dimensione, non si vedeva. Avevo i capelli lunghissimi.
Italiano era la mia materia preferita, non sbagliavo le h o le doppie, a volte però avevo qualche difficoltà con le i .
C'era una cosa che però, scrivevo in modo scorretto: il mio nome.
Sembra sciocco, in fin dei conti è la prima cosa che si insegna a scrivere ad un bambino ma prima di andare a scuola, anche io lo scrivevo benissimo.
Però poi, improvvisamente da Giulia, divenni Giuglia.
Mica era colpa mia, se l'amore della mia vita aveva un difetto di pronuncia... il mio nome, detto da lui, mi piaceva di più, era più bello. Giulia non ero io, a cinque anni io ero e volevo essere soltanto Giuglia.
Lui si scordò di me dopo un paio d'anni di elementari. Io un po' dopo...

e che c'entra tutto questo?
Ogni volta che mi fermo e quardo la parte di vita trascorsa dallo stop più recente, mi dico
"hey G, cazzo, sei cambiata, sei cresciuta, sei diversa... la te di sei mesi fa non ti riconoscerebbe mica..." ( è un esempio, non mi parlo davvero in questo modo...credo...)
Però queste cose di allora ci sono anche adesso, ognuna incredibilmente immutata.
Odio colorare le fotocopie.

lunedì 15 febbraio 2010

Omnem crede diem tibi diluxisse supremum: grata superveniet quae non sperabitur hora.

Ieri sera, tornando a casa, ho visto una cosa.
In macchia, per la strada, di fronte al ristorante dove M cenava.
Un'automobile dei carabinieri, delle persone ed un uomo, steso per terra, coperto da un lenzuolo bianco.

"M. sai che è successo?"
"era a cena qui, stava tornando a casa..."

Difficile non pensare ad altro.
Ed inevitabile immagino quest'uomo, a cena, mentre taglia la pizza e si chiede se mangerà o meno, anche quella parte un po' più bruciata e pensa che domani metterà a posto la libreria, incontrerà quella persona, comprerà il latte....domani. Domani un cazzo.
Fare oggi, Fare oggi. Fare Assolutamente Oggi.

domenica 14 febbraio 2010

Pensando a come vestirmi Martedì...


E sono qui, nelle gelide terre vagliesi, nel look più londinese possibile e nell'attesa della famosa cena, scrivo...
Vaglia aveva organizzato un carnevale coi fiocchi, carri, coriandoli, bambini in costume e persino la banda, la Banda di Vicchio...sembra un mondo parallelo eh?
Un po' lo è...una realtà fuori dai celebri schemi cittadini.
Qui si conoscono tutti, è normale che si tengano trattori in giardino e che ci si scambino anatre e galline, ancora vive e pennute, per il pranzo del giorno seguente...
La mia splendida M. ha vinto una medaglia per il suo bel costume da elfa dei boschi!
Era bellissima infatti. E per tornare a casa, abbiamo preso un passaggio dalla Perla Nera...che fortuna eh...
Io mi sono resa definitivamente conto di quanto, le bande musicali, mi mettano tristezza. Una tristezza immensa, sconfinata et profondissima.
Non so se sia legato a qualche trauma infantile o a qualche stereotipo collettivo, ma mentre il mondo circense attiri sempre, fascinoso, la mia attenzione, le bande musicali, i pennacchi, gli ottoni ed i tamburelli...mi trascinano davvero nella più languida malinconia...
Per fortuna ci sono i baci della perugina, di cui ho scoperto una curiosissima origine...
Una delle cause scatenanti della pancettina antitendenza, antitaglia40, antimagrezzaperfetta insomma, è stato plasmato dalle fini e creativissime mani della Spagnoli. Luisa Spagnoli.
Fantastico.

venerdì 12 febbraio 2010

Gea: la mia cana.

C'è il mio cane, più correttamente, la mia cana, non le piace essere chiamata cagna o cagnetta.
La chiamerò col suo nome, Gea.
Gea è una jagd terrier, un cane da caccia, li addestrano a stanare cinghiali.
L'abbiamo raccolta al canile, abbandonata da un gruppo di cacciatori sul ciglio di una strada. Tutto quello che sapevamo di lei.
Era la fine dell'estate e Gea era poco confidente, dormiva in un angolo della cucina, rannicchiata sul pavimento, mangiava poco e correva veloce. Abbaiava in un modo strano.
Si perchè un cane qualunque fa "bau". lei, incazzosa o meno, dice "aba" e si comprende nettamente.
Io sono il suo amore.
Io sono la SanFrancesca di casa (non santa eh, proprio san...), quella col feeling coi quattrizampati-codamuniti.... veste ereditata dalla zia che però è di superiore livello, avento acquisito la dote "phenomena" della quale io sia totalmente sprovvista.
Gea è cambiata tanto, ha acquisito i caratteristici difetti che già contraddistinguono la sottoscritta: la gola e l'accidia.
Però in questi momenti la amo.
Perchè io parlo, le parlo, lei mi guarda con quegl'occhioni nocciola un po' appannati dal tempo e ha l'espressione tesa verso di me, vorrebbe aiutarmi e non capisce, mi guarda affondo e quasi si dispiace di non comprendermi del tutto ed è dolce, dolcissima, perchè non sa che ha tutta la ragione del mondo a guardarmi in questo modo.


giovedì 11 febbraio 2010

Lettera ad A.

Avevo scritto un altro post, lungo, d'impulso, vero.
L'ho pubblicato per venti secondi.
E poi eccomi qui, a cercare un altro modo per dire la stessa cosa.
Il cuore del discorso è che sono stanca di aspettare.
Stanca di Soffrire per una tale inutile ragione.
Io non devo rammaricarmi niente, si, niente.
Ed ho passato le ultime due settimane in attesa di un cenno, una parola, una reazione che non si sono presentati. mai. nemmeno per sbaglio.
E vabbene che sono quella sensibile ma mica è sinonimo di scema. o stronza.
Sensibile è solo l'ennesima inculata che si prende qualcuno ad affrontare la realtà a cuore aperto.
A volte va bene, e quando è così, è di imparagonabile bellezza.
A volte va male e pare che il dolore di Leopardi e Pavese ti si scagli addosso tutto insieme.
50 e 50, ho scelto io di stare al rischio e lungi da me il sottrarmi alle lacrimose sofferenze.
Però tutto questo è tanto cattivo quanto gratuito.
Pensando alle occasioni che hai avuto per parlarmi, il tempo delle quali ha preferito spenderlo nelle condivisioni di link vuoti e superficiali su facebooooook.
Non ha senso. un social network prima del cuore umano, prima di una persona, prima di me!
Ma sto venendo meno alla mio promesso tono quieto.
Quindi, sono, delusa, amareggiata, molto triste.
Soprattutto sono ennesivamente consapevole del basso ed insignificante peso che rivesta per te nella tua vita.
Certamente non me le porgerai ma nel caso improbabile, le scuse non basteranno.
Sono stanca e vorrei dire un'infinita quantità di cattiverie che ti meriteresti ma per una volta mi risparmierò il sangue cattivo.
Non ti porgerò il mio cuore aperto di nuovo.
Non ho più voglia del tuo totale disinteresse.