mercoledì 20 febbraio 2013

Fuori Tempo. Ritmo perfetto

Dai sei venuto in moto!
Cos'è? Una Guzzi?
Queste sono bretelle...
Il cappello.
Questi capelli.
Un po' gangstar, forse.
Fumi?
Immaginavo.
Cosa prendi?
Con o senza ghiaccio?
Un classico, che domande...

No adesso non mi piace.
Ho scordato lo zippo nei jeans.
Hai da accendere?
Attento ai capelli.
No non li lego quasi mai.
No non li arriccio.

Suoni sempre il piano?
La sai fare Bohemian Rhapsody?
Ah già... non ancora...
Ma sei arrossito?
Da noi vanno così, non è troppo corta.
L'unica cosa i colori, ecco quelli non è che mi facciano impazzire.

Sì ai tuoi tempi si baciava meglio...
Magari è l'atmosfera.
Però non sono sicura...

Ok, sì, confermo.

Dovremo smetterla di vederci così.
Con queste zeppe ho fatto una fatica ad arrivare fin qui...
Domani sera dici?
Quando?
Il 55? Sembra perfetto...
Mi vieni a prendere in vespa?

Anche io.
Da sempre.


giovedì 14 febbraio 2013

L'amore ai tempi del Nespresso

L'amore è come il caffè.

Nero.

Ho letto e sentito la parola "amore" trecento volte oggi.

Da piccola ogni tanto prendevo una parola, la ripetevo dentro di me tante volte (sì mi sono sempre divertita male) e dopo venti, trenta volte che mi risuonava in testa, mi piaceva che questa parola tornasse ad essere soltanto un suono, staccato da ogni significato.

Amaro.

Cambi una lettera ed hai risposta, soluzione e beffa del destino.

Sono ascendente gemelli, quindi ho molti impulsi contrastanti.
Con una mia frenetica logica amo tutto e tutto detesto, uso la scusante dell'ascendente, ma le scusanti non mi piacciono.

Non ho bisogno di dimostrare un qualche genere di superiorità trasudando cinismo.
Non ho pregiudizi verso l'amore romantico, a prima vista, vero, infinito, disney, dei nonni.
Anzi, lo guardo con fascino e malinconia.

È che prima avevo tutto molto più chiaro.
L'amore era il messaggino prima di dormire, la lettera a sanvalentino, tenersi per mano, le sorprese e quei "ti amo" detti perché li senti proprio straboccare.

Ora mi interessa molto meno e molto di più.
Per quanto sia, in fin dei conti, un'amante della tradizione, del corteggiamento, dell'imparità dei sessi in ambito di cortesia e galanteria, mi importa molto di più aver davanti qualcuno che stimo, del quale non mi interessi rimarcare i difetti e che si senta fortunato ad avere me.

Bla Bla Bla vomito arcobaleni.

È che mi sono rotta di vedere storie logorate da litigi nati perché alla fine le persone si detestano e stanno insieme per non stare sole o per paura di mancarsi.

Io per me voglio una storia vera, che dei giorni fa fatica prendere un autobus per vederci e degl'altri invece per un fine settimana non programmato prendi due aerei.
Una storia in cui il senso di coppia sia il rendere felice chi hai vicino.
Una storia che faccia venir voglia di essere migliori.
Una storia di cose in comune e spazi privati.
Una storia senza divieti e che non facesse nascere il bisogno di distrazioni.

L'amore è come il caffè.
Io lo prendo nero
e amaro sì.
Che se è fatto come dio comanda è eccellente.
Appena meno è uno schifo.




lunedì 11 febbraio 2013

Semanticamente "già"

"Devi promettermi una cosa, prima che ci mettiamo a lavoro"
"Certo dimmi"
"Prometti che non ti innamorerai di me"
"Mh, tanto sono impegnato"
"Il cuore degl'artisti è grande, ci possono entrare un casino di cose"
"Tu dici?"
"Prometti"
"Sì, sì, prometto"
"Presuntuoso."
"Io?!?Tu semmai..."
"Dai accendi il computer"
"Fatto"
"L'hai fatto tu questo?"
"Eh sì"
"Accidenti."
"Ti piace?"
"Moltissimo"
"Beh sta a te promettere..."
"Che cosa?"
"Cosa? Che non ti innamorerai di me alla fine..."
"Preoccupato?"
"Io? No no, affatto, per niente... insomma prometti"
"Oh certo, prometto che alla fine non mi innamorerò di te."
"Accidenti come sei sicura...poi il presuntuoso sono io"
"Presuntuoso e disattento"
"Disattento? A cosa non avrei fatto caso?"

"Alla semantica."

martedì 5 febbraio 2013

La frase più triste al mondo

, una volta mi disse:
"balli che potresti fare la cubista"
è una frase orribile, ma anche un complimento.
Voglio una foto insieme perché ho deciso che gli amici vanno celebrati con una goccia eterna nell'oceano in jpeg.
Che ragazzina sciocca.
Noi non siamo amici.
Quante sbronze? Nemmeno io me lo ricordo.

Educazione, Simulazione, Azione, Verità, Sorpresa, Finzione.

No, se mi drogassi avrei delle speranze, potrei smettere.
Prego signori, prendete posto, lo spettacolo inizia, spero che abbiate preso da bere perché non c'è intervallo e i popcorn sono salati.

Tienimi la mano. Più a lungo che puoi.
Stringi. Più forte.

Non puoi fare sempre la cosa giusta.
Se sei così perfetto sempre, io poi impazzisco.
Devi odiarmi di più.
È più sano.
No. Non è vero.

Lo sai che se incontri qualcuno che prende il caffè come te, poi devi sposarlo?
Vale anche per i biscotti.
Ma solo se ti lascia l'ultimo anche se dici che sei a dieta.
Me l'ha detto un'amica.
Dice che funziona.

Sai, questa mia amica fa un sacco di casino coi sentimenti.
In realtà non così tanto, ma fa un po' fatica a spiegarli e dice che secondo lei bisogna conoscere bene i propri ma non bisogna spiegarli, bisogna aspettare qualcuno che li capisca.
Saggia questa mia amica...
Stupida anche.
Tutti hanno "un'amica"...

Sì vabbè, la mia è una causa persa.

Ce l'abbiamo una foto insieme? No da quella mi sono staggata, ero un cesso.

Troppo veloce. Troppo bello. Troppo intenso. Troppo denso. Troppo tutto.


non respiro.



Mi guardi così.  come se capissi tutte le mie paranoie.
Mi lasci soffiare come i gatti arrabbiati finché non faccio le fusa.
Ti odio.
Mi leggi come un libro scritto grande. Quelli con tante figure.
Io sono complicata.
C'ho messo una vita a diventare interessante intricata.
Non è che arrivi e rendi tutto semplice così, perché sei tu.
Ecco.
Io sono disastrata.
Distratta.
Occupata.

Mi piace giocare con le parole.
Mi piace giocare a gavettoni.
Mi piace il suono di una voce familiare.
Mi piace il profumo dei fiori di cotone.

Suona per me. Solo quella canzone.

Andiamo in campagna, a casa mia, coi jeans e le scarpe da ginnastica.
È qui che ho fumato la mia prima sigaretta.
Tu chiamale cazzate.
Emozioni.

Da laggiù si vede il tramonto che amo di più.
Non è più bello di altri ma è quello che dentro di me vuol dire che la vita è proprio bella.

Ti ho sempre amato.
No non vuol dire questo.
Vuol dire da prima.
Da dopo sono bravi tutti.

In italiano è tutto più normale.
Ma lascia lo stesso il cratere immenso e il vuoto sconfinato intorno.

Quando inizi un discorso come questo con una frase che fa :

Qualcuno che conoscevo.









mercoledì 30 gennaio 2013

Stasera offro io


La tequila.
Sì, non è il top dell'eleganza uno shot che per berlo devi passare la lingua sulla mano.
Però è divertente.
E non è dolce.
Ed io per la gestualità, il lato fisico, ci sento.
Un bicchiere che non è né primo né ultimo, di una serata in coda ad un giorno infinito e storto.
La ragazza del bar mi conosce.
Sa che reggo il giusto e che ci vado giù peso, in certe sere.
Sa anche che torno a casa a piedi.
Glielo ripeto tutte le volte ed ogni volta mi risponde che due birre e cinque shot su un ragazzo non stanno bene, anche se riesce a non sbiascicare, io la guardo storto e lei, dopo un po', mette su quel disco che le piace che, cazzo, tutte le volte ci sta.

Ma basta.
Basta queste complicazioni.
Gli esseri umani sono un casino, anche quelli semplici, incasinano tutto.
E poi al giorno d'oggi, dopo un po' non basta più piacersi, non basta un bel paio d'occhi o di tette per qualche sera, e la sera dopo ancora uguale e da capo.

Dopo un po' vuoi che qualcuna che dorma con te, qualcuna diversa, ti somigli.
Vuoi qualcuna che sappia che non sei perfetto, che puoi fare cose belle e che se a volte sbagli,  non sei comunque da buttare.
Vuoi qualcuna che ti abbracci perché sei tu, non perché hai una camicia figa e hai fatto il galante.
Vuoi qualcuna da vivere nelle sciocchezze quotidiane, che magari ascolti un po' della musica che ascolti tu e che certe cose che ti piacciono proprio non le capisca.
Vuoi qualcuna con cui creare una routine, diversa dalla routine che hai con tutte le altre.
Insomma una tranquilla, con gli occhi che brillano di sogni, che abbia una vita sua, delle ambizioni, dei desideri e che le piaccia da morire condividerli con te.
Con me.
Una tipo lei.

- sicuro che ne vuoi un altro?

- sì, lo voglio.

sabato 26 gennaio 2013

Divano.




















È un po' come quelle sere passate sul divano.
Tra i libri, il computer, il gatto, la tv di sottofondo, gli occhiali.
Magari un caffè.

Un istante.
Un pensiero.

Appoggi il libro sul tavolino
Salvi con nome e metti in standby
Il felino segue il gomitolo tirato lungo il corridoio

- No questo film mi piace, lascialo - dice lui

Posi il telecomando, lo guardi, la luce bluastra dello schermo lo rende così incredibilmente attraente, poi lo sguardo perso in questo film tremendo che avrà visto duecento volte, guardalo, sa le battute a memoria ma sta attento come fosse la prima.

Togli gli occhiali, li accomodi sopra i libri.
Senza far rumore ti sfili la maglietta ampia, la posi accanto e ti avvicini.
Lo baci.
Lui ci mette un attimo per accorgersi che i Pearl Jam non ti stanno più addosso.
E poi.
Poi finisce come tutte le sere passate sul divano.

A meno che non sia in onda Gray's Anatomy, Sex&theCity, Dexter e Doctor Who.
Eh oh.



martedì 22 gennaio 2013

Forse. Una Storia.

Una volta conoscevo un ragazzo bello come il sole, talentuoso come un dio greco.
Per questo lo chiamerò Apollo.
Non sono Dafne, né Giacinto, né Melissa.
Sono un po' ninfa, un po' uomo, un po' donna mortale.
E nel tempo in cui tutto poteva essere, almeno un po', siamo stati anche noi.
Nelle acque fredde di un fiume antico, intingevo i pennelli in un giorno d'estate.
Un masso scaldato dal sole ospitava con grazia, me , le mie piccole tele e le mie lunghe chiome ondulate.
Fu allora che un annoiato Cupido ordì la sua trama dolceamara.
Scoccò due dardi, uno contro il verso di Zefiro.

Troppo lirica?
Non sto, sebbene sia da me, indorando la pillola...
Questa è una storia bella e triste, vera e falsa, infinitamente lontana, proprio dietro l'angolo, come una leggenda, un mito dipinto su un vaso che qualche crepa per qualcuno è segno di vecchio, per qualcun altro di fascino.

Tra la polvere di un ricordo e la nebbia appena sotto un monte che forse non era l'Olimpo, se chiudo gli occhi, sento ancora la terra umida sotto i piedi e le mani poggiate sulle cortecce ruvide degl'alberi.

Finché non lo incontrai, non feci che cantare di lui.
Dopo che l'ebbi incontrato non sopporto nemmeno la vista del suo nome scritto.

Troppo concettuale?
È sempre difficile raccontare una bugia, almeno quanto dire il vero.

Questa è una storia che non comincia, che era già iniziata, io sono arrivata dopo, almeno cinque minuti. Al solito.
Mi sono svegliata tardi, stavo facendo un sogno, sognavo proprio questo ragazzo bello come il sole, ed anche questo sogno era bello così, quindi ho ignorato la sveglia, ho affondato la testa sul cuscino quel tanto che è bastato per guardare il riflesso ambrato, tipico dei sogni belli forte, che lo stava giust'appunto illuminando...
non ce l'ho fatta a baciarlo.
Mi sono svegliata.
Per questo ho fatto tardi.
Scusate.

È per questo che non ho il colpo di scena.
Ho tante parole, un paio di canzoni, un profumo tanto vivo da far male e una serie infinita di incontri mancati, di casualità perdute, di svolte filate lisce, di bivi ad una sola uscita.

Ogni mito, ogni favola, ogni storia che valga la pena leggere, vivere, ascoltare, non è precisa, non è definita, è come sfumata, perché non parla di nessuno ma alla fine somiglia a tutti.

Così questo ragazzo bello come il sole io non l'ho mai visto, e lo conosco meglio di chiunque altra al mondo.
Come un eroe mi ha stretta tra le sue braccia e sono scivolata via perché ero già in ritardo per la fine triste di ogni amore impossibile che meriti di essere raccontato sottovoce, che meriti di rimanere protetto in un segreto infinito.

E vissero per sempre lontani e insieme, incompleti e felici come quella volta che forse non c'era mai stata.




mercoledì 2 gennaio 2013

Piscanalisillusioni




Cosa c'entra adesso la mia infanzia? È proprio una fissa di voi psicanalisti eh...
Io non ho nessun trauma, o meglio, non di quelli che pensa lei.
Ho trent’anni ed in due settimane la mia vita si è trasformata in un disastro.
No, le assicuro che questo, con i miei primi anni di vita c'entra ben poco.
Sa com’è, questa città segue un certo ritmo e non puoi perdere il battito.
Ogni azione, ogni reazione dev'essere a tempo.
Se sfori sei fuori, e non ha importanza quanto tu sia in gamba, ricca, celebre, magra, anzi, tanto peggio, più vali e più ci godono nel vederti andare a fondo.
Ora come se la stampa non bastasse ci sono tutti quei cazzo di blog.
Si rende conto? Una non può nemmeno uscire di casa senza trucco, dopo una giornata storta, che due ore dopo, dico due ore dopo si ritrova trecento foto su siti spazzatura con tanto di analisi circa la profondità delle occhiaie. No, dico, assurdo.
Sì sì lo so, non posso farmene un problema, ma infatti lo dicevo così, per farle capire, ormai è una cosa superata... 
No non ne ho molta voglia, perché insiste tanto?
Ma è sicuro che queste tecniche funzionino?
Sì?
Sì, sono là.
A nord.
A casa.
Sì, ho studiato in un collegio cattolico, un istituto molto rigido e no, non ho mai avuto nessun istinto rivoluzionario, faccio sempre il mio dovere e funziona. Le suore, le preghiere, le lingue morte... mi va tutto a genio ed i miei sono contenti.

I miei sono molto amici, o meglio, mio padre è molto amico dei nostri vicini, sì insomma vicini... diciamo confinanti ecco. Mio padre è molto amico della coppia che vive nella villa immersa nel colle accanto al nostro. Anche loro hanno dei figli, una Kat, più grande e quattro maschi, tra cui Sam. Ah, dimenticavo, loro sono atei, o eretici come dice mia madre.
Ogni Natale, quando andiamo a salutarli, mentre le nostre madri si scambiano quei sorrisi d'alta società, sì quelli che mal celano diffidenza tra i biscotti di pasticceria spacciati per fatti in casa ed i nostri padri si cimentano in sempre troppo lunghe partite al biliardo, io sto sul loro divano, ad osservare il loro albero bellissimo e ad ascoltare leggende pagane da Nate, Sam e tutti gli altri Devon. Ma perché le sto raccontando questo?

Le cose sono cambiate, quando mio padre è morto, i rapporti con i Devon si sono allentati molto, io abito lontano ma ogni tanto telefono, in casa c’è sempre la signora Devon che tra l'altro mi ha sempre dato ottimi consigli, ha un certo fiuto per gli affari ed anche in fatto di uomini... 

Ho ventiquattro anni, esco dal cancello di casa e penso che non tornerò più.

Sam. Incrociamo gli sguardi. Già non ci parliamo più. Lo vedo che si accorge che me ne sto andando.


Ho vent'anni, frequento da poco il college, tutta un'altra cosa rispetto al collegio, capisce? Siamo sul marciapiede, dopo un'asta di beneficenza... la neve, lo champagne, la confidenza... Sam mi guarda, ride, io lo bacio, quasi.
 
Lui mi dice che sono bella, bellissima, la più bella ragazza che abbia mai visto e che gli piaccio, gli piaccio da sempre ma... ed io lì mi ritraggo come un felino graffiato sul muso... non è così che mi vuole. Sorrido. Prendo un taxi. Torno a casa, faccio le valige ed il giorno dopo prendo il primo volo per venire qua.

Ho ventitré anni, indosso un vestito nero, è il funerale di mio padre. Vedo Sam ma non ci parliamo nemmeno, poi io sono fidanzata con il mio collega, Max, sono già uscite delle foto.
Ho sette anni, stiamo facendo il presepe e mio padre mi racconta una storia, una storia che parla di tutti, la storia del ritorno, che dice che uno fa tutto quello che fa per poi tornare alla partenza, guardare il piccolo sé rimasto lì e fare il punto della situazione... tirare le somme, vedere se è stato all'altezza delle premesse che portava dentro da piccolino.
Ho trent'anni e un mese.
Un Eliee Saab fatto su misura.
Dodici carati di promesse intorno al dito.
Il mondo intero col fiato sospeso.
D'accordo magari il mondo no ma un quarto tutto...
Insomma sono lì, ad una sillaba dal top e...
Il silenzio
Ecco il silenzio non esiste, è fatto di suoni piccoli, impercettibili ed un milione di leggeri sospiri all'unisono, a volte, è il silenzio più spaventoso di sempre.
Quel figlio di puttana, quello stronzo, quell'enorme testa di cazzo di vaffanculo Max sia dannato lui e tutta la sua cazzo di famiglia bigotta del cazzo che cazzo fa?
Non arriva.
N O N A R R I V A.
Arriva la sua segretaria a dire che è dispiaciuto e non verrà, mi si avvicina e mi sussurra che l'anello posso tenerlo, mia madre sgrana gli occhi, sua madre sviene, suo padre per raccoglierla cade e si spacca la testa sullo spigolo di una panca.
Una scena degna di Tarantino.
No non sorrida sa.
Lei non ha idea di cosa significhi trattenere l'inferno dentro solo perché ben strizzato in un tubino da principessa.
Per non parlare del resto.
La moglie di mio fratello, che faccia conto è esattamente il tipo di donna che ogni suocera vorrebbe come nuora,  ha quarant'anni, cucina, ha tre figli, i capelli lisci, parla poco e bene e si fa il segno della croce prima di mangiare... le piace anche che mio fratello la ammanetti all'ebano del baldacchino ma questo è un trauma di cui parleremo poi...

Ho trent'anni, un mese e due settimane ed Emma, mia cognata, m’invita a stare da loro per un po'.
Che poi "da loro" è la villetta nella tenuta dei miei.
Dico sì. Non ci ho nemmeno pensato.
Non le parlo di quelle due settimane antecedenti non perché se ne sia parlato già abbastanza ma perché, fondamentalmente, non me le ricordo, a parte che mi si è rotto il microonde e allora ho riacceso il cellulare, e la prima a chiamare è stata mia cognata.

Taxi, aeroporto, ansiolitico, aeroporto, taxi, casa.
Pago il tassista, scarico da sola la mia valigia e mentre il taxi riparte mi fermo davanti al cancello.
 
Guardo le fronde degl’alberi che seguono il tempo lento del vento del nord, i movimenti lunghi delle colline di casa, il vialetto coi sassolini, il freddo ruvido delle inferriate.
Chiudo gli occhi.
Respiro.
Riapro gli occhi su una ciocca di miei capelli e la prima cosa che penso è "cazzo che schifo di doppie punte!"

"Annie?"
Ed io penso che no, non è possibile.

Sam.

Mi sfilo gli occhiali, gli corro in contro, mi apre le braccia e gli do il bacio che dieci anni fa non gli ho dato e dura un attimo. E una vita.

Non mi dice niente, non apro bocca.
Prende la mia roba e con l'altra mano afferra la mia.
Entriamo nella sua auto e andiamo.
Io guardo fuori dal finestrino e le strade sono uguali ma anche cambiate e quel cambiamento mi fa soffocare.
Il silenzio non esiste, no?
Nessuno di noi parlava ma quei piccoli rumori che puoi sentire in un'auto ben progettata sono il più confortevole dei suoni, alle volte.
Arriviamo ad un ristorante, il ristorante italiano di quello chef famoso...come si chiama? Sì insomma mi ha capito...
E qui è buffo, ordina lui per entrambi ed io dico che voglio scegliere da sola, lui ride ed io poi ordino davvero le stesse cose.
Ridiamo tutta la cena e beviamo un rosso incredibile.
Prendiamo anche il dessert, sa da quant'è che non mangiavo un intero dessert?
Insomma finiamo ed io mi macchio col cioccolato e Sam dice al cameriere che mi deve accompagnare in auto per via del vestito e invece scappiamo.
Così.
Senza pagare.
Come gli adolescenti.
Come i cretini.

Ci crede che non mi sono sentita mai tanto in colpa quanto emozionata in tutta la vita?
Nemmeno quando presi le mie statuette.

Lui è single, fa l'architetto, ha Chris un figlio di otto anni, orfano di madre grazie a quel brutto incidente aereo di otto anni fa appunto, ed io, ed io...
Ed io lo amo.


Ecco, adesso la prego, se è un altro di quei giochetti del subconscio con l'ipnosi, dato quanto la pago, non mi svegli. 









domenica 23 dicembre 2012

Odi et amo



Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.


Nessuno al mondo mi ha mai amata senza odiarmi un po'.
Anche l'amore, quello grande, quello da romanzo quotidiano, quello da "non ci credo che è così perfetto" alla fine mi ama ancora, coltivando lo stesso un po' d'odio.
È tanto vero che a volte mi piacerebbe essere quel tipo di persona che ispira solo cose belle.
Delicatezza, gentilezza, solo innocenza e nessun segreto.
Non che non sia anche questo ma c'è così tant'altro e così meno che è difficile stare accanto a me su di uno stesso gradino di affetto.
È un vortice.
Coi tempi quieti delle tempeste.
La banalità la adoro ma mi stanca.
La stravaganza mi eccita e mi annoia.
E sono sempre troppo poche le persone con cui riesco a passare insieme un giorno intero
e alla fine sentir di voler dire "ancora"

Una partita a scacchi, dopo cena, un duello continuo.
Ritmo serrato e tempi infiniti.
Adrenalina e tedio.

Aura mediocritas un cazzo.

Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.

domenica 9 dicembre 2012

Ritenta, sarai più fortunata

Il primo ragù che ho fatto è venuto buono.
Il secondo però era dieci volte tanto.
Sbagliando si impara.

Ti è mai capitato di amare qualcuno da piangere?
Cioè che se pensi che stai insieme a questa persona ti senti fortunatissimo e immeritevole perché questa persona è bellissima e ti rende felice, ti fa sentire così speciale che non esiste paragone ed è come il regalo che desideravi ma non avevi il coraggio di chiedere?

Col tempo questa sensazione, per me è cambiata.
È passata da "ti amo da piangere" a "mi viene da piangere perché ti amo" .
Che descrive il momento nel quale non ti capaciti di amare una persona capace di (elenco personalizzato) e dunque di star male per fraintendimenti o dispetti.

Io ho amato una volta sola, e se in certi momenti mi dico che avrei fatto meglio a sbattere contro una trave piuttosto che uscirci insieme o cadere in un burrone prima di dargli un bacio, in fin dei conti non sono tanto pentita.

Provo una certa tenerezza nel rivedermi piccola nei ricordi con B.
Ed anche, col senno di poi, quante cose potevano andare solo come sono andate, nonostante sentissi su di me chissà quali responsabilità.

Tanti drammi interiori li avrei evitati se mi fossi accorta prima che era tutto un 50 e 50, e che come non ho il potere di cambiare una persona, non ho il potere di farlo agire pessimamente contro di me (B era molto persuasivo, ed io, col fatto che mi piaceva da morire ascoltare le cose che mi raccontava sulla matematica, sulla fisica, sulla meccanica, ero portata a prendere tutto in considerazione, anche le cazzate... ma l'ho detto che ero piccola)

Forse era piccolo anche lui e non ci siamo semplicemente capiti.
Non ne so parlare con chiarezza perché tra noi non è mai riuscita a resistere questa chiarezza.

Per anni non ho avuto niente a che fare con l'orgoglio, credevo fermamente che si trattasse di un ostacolo ad un rapporto sereno, ed ho sofferto come un cane.
Poi mi sono sforzata di convincermi che se ad una persona importa di te cerca di capirti e all'idea di farti piangere starebbe male e telefonerebbe e farebbe di tutto pur di chiarire.
E sono rimasta sola
ed ho sofferto come un cane.
Ma meno.

Dico sempre che ho un carattere difficile.
Ed è vero ma fino ad un certo punto.
Ho reazioni molto forti, forti quanto, talvolta, la mia indifferenza.
Pretendo molto da pochissime persone che sono le uniche per le quali mi smuovo.
Del resto non me ne importa molto.
Ci sono delle sciocchezze che ritengo importantissime e tendo a non dirlo.
E quando una persona non lo capisce sto malissimo.
Ma quando lo capisce sono la ragazza più felice al mondo.

B ed io abbiamo sempre litigato molto e questo perché non sono mai riuscita a spiegarmi.
Buffo.
Avrei voluto potergli dire cosa mi faceva rimanere male, senza scatenare la sua arrabbiatura, avrei voluto che i motivi per i quali ci facevamo orribilmente soffrire a vicenda fossero stati argomenti importanti di cui parlare, da risolvere insieme perché ci volevamo bene.
A volte è stato davvero così, ed era così convincente che credevo potesse esserlo sempre.
Ma questo succede solo nelle sitcom.

Poi mettiamoci la sua capacità di rinfacciare ogni cosa dall'alba dei tempi, anche totalmente fuori contesto, la sua attitudine al volgare, la sua capacità di innervosirmi facendo muro, non fare mai squadra con me, alimentare costantemente, negando sempre, la competizione, le mie insicurezze e, fondamentalmente, sentirsi sempre in diritto di dirmi o fare qualunque cosa, senza mai scusarsi, perché, non facendo ingegneria, avevo torto.
(ovviamente scherzo, non è solo per ingegneria)
E poi io che quando sento qualcosa che non torna insisto, la mia gelosia in totale contraddizione al mio egocentrismo, il mio istinto all'abbocco, il peso che do ai gesti, il peso che do alle parole, il peso che do alle scelte e all'essere scelta.

Insomma, presi singolarmente magari siamo anche belle persone, io per lo meno sì.
Ma con lui ho insistito tanto, troppo forse e per cosa? Per vedere un gesto palese, per sentirmi davvero la più importante, certo la sua inacidita bestfriendforever sempre attaccata al culo e la sua ex complessata della quale lui si prendeva sempre così teneramente cura magari hanno influito un po' sul mio selfcontrol ma non per ciò di cui lui era convinto.
Queste due giovani a me non piacevano esteticamente, non mi sono mai sentita in competizione fisica o estetica, quello che non capivo era il suo atteggiamento protettivo, comprensivo, denso di stima e complicità con ragazze di cui non era innamorato, mentre ogni cosa con me è sempre stata una guerra.

Niente, complici gli addobbi di natale e quei terribili discorsi che gli amici comuni si lasciano scappare, mi era presa un po' di nostalgia per un amore che, bello come me lo ricordo, mi sa che l'ho solo immaginato.

Sbagliando si impara.
Ho imparato a fare il ragù, ho preso la mia strada, ho ripreso a fumare e, fondamentalmente ho imparato a farmi i cazzi miei, con tutto l'amore del mondo.
Ritenterò.
Il mio prossimo amore sarà più fortunato.


sabato 8 dicembre 2012

4 Tipi di persona dicono sempre la verità.

Ho un carattere complesso.
Ho reazioni potenti.
Mi entusiasmo con sincerità e mi sento delusa per cause di pari semplicità.
È tutto veramente semplice.
Ma ci vuole pazienza.

Ho diversi difetti.
Li detesto tutti, anche se in modo differenti.
Ci sono quei difetti che mi infastidiscono, come la pigrizia estrema.
E poi ci sono quei difetti che odio perché mi fanno sentire stupida, come la capacità di sentirmi sempre addosso questa nostalgia, questo motivo sempre verde per sentirmi in colpa, per tornare sui miei passi quando proprio non dovrei oppure che mi spinge riavvicinarmi perché se una persona a cui vuoi bene non è morta allora non è giusto che ti manchi perché qualcosa puoi sempre farlo.
Così mi dico che alla fine non mi servono le  scuse, posso farne a meno, anche se le meriterei c'è qualcosa che vale di più, e che magari certe cose che sono state dette non erano vere, erano più frutto di un mix mal dosato tra rabbia e tequila.
E qui precipito nella contraddizione, perché lo sanno tutti che al mondo ci sono solo quattro tipi di persone che dicono sempre il vero e sono:

I bambini

Gli arrabbiati

Gli ubriachi

E Piero Angela.

E se scrivessi a Piero mi risponderebbe "stai nel tuo".

Facciamo che baciarci sia come sentire Hendrix dal vivo.

Facciamo un gioco?
Facciamo finta che io non sia distrutto dalla vita, facciamo finta che le tue cicatrici siano disegni.
Facciamo finta che ci sia ancora tutto da scoprire e facciamo finta che sentiamo di poter essere felici.

Intanto stiamo qui.
Fuori dal mondo.
Fuori dal tempo.
In primavera, sotto un lenzuolo fuori del quale, già cadono le foglie.

Facciamo un gioco?
Facciamo finta che per me tu sia la più bella del mondo anche se ti senti brutta e facciamo finta che io sia il tuo eroe, anche se a volte perdo.
Facciamo finta che baciarci sia come poter sentire Jimi Hendrix dal vivo.
Hai freddo? Vieni più vicina.
Senti, facciamo un gioco?
Facciamo che facciamo per davvero?

venerdì 7 dicembre 2012

Parà

Mi vesto in fretta e a quel punto arrivi tu.
Mi guardi come sempre.
Mi metti una mano sul petto e mi dici "respira, sono qui, siamo qui, comunque vada" "insieme" tu dici, io penso.
Ho il nodo alla gola, l'adrenalina in circolo.
Ho paura e non vedo l'ora.

Il rumore delle eliche è sempre lo stesso. Sa sempre di ignoto.
Prende il volo.
Guadagna altezza.
Quel vuoto nello stomaco.
Guardo giù.
Rivedo la prima volta che l'ho fatto, la seconda, la millesima.
Poi te.
Mi stringi.
Saltiamo giù.



Insieme



Penso solo questo.
Che alla fine il salto nel vuoto lo fai solo con me.
Ogni volta.
Già.
Da sempre.
E non conta altro.
E non conta altra.
Contiamo tu ed io.
Tu.
Tu che con me, sei più vero che con qualunque dei tuoi errori.
Io.


Insieme.


Mi ami.
Ogni volta più di sempre.
Vero?
Vero.
Sei pronto?
Tre.
Lascio la mano.
Due.
Tiro la corda.
C'è un problema?
Non si apre?
Quello di riserva?
Nemmeno?
Uno.
Sei già lontano


Insieme.


Non stavolta.