Siamo in quella spiaggia.
Quella dove andavi sempre.
Quella con l'acqua cristallina, con la sabbia fine.
Ho un vestito leggero di pizzo avorio.
I capelli sciolti sulle spalle, mossi dal vento.
Solo tu ed io.
Nemmeno una parola.
Solo io e te.
Le mie labbra sulle tue.
Le tue dita a seguire le linee del mio corpo.
Il viso.
Il collo.
Le spalle.
Lo scalino tra il seno ed il costato.
I fianchi.
Il solco del bacino.
Ancora un bacio.
Un altro.
Un altro ancora.
Sei perfetto.
Attento alla sabbia.
lunedì 25 giugno 2012
domenica 24 giugno 2012
Light Sketch
Questo sorrisetto sghembo, sì proprio questo, il mio.
Il mio non di sempre, di qualche volta.
Il mio di questi giorni.
Che basta una serata calda, una canzone giusta, un po' di vento ed un pensiero forse.
"ancora"
Il mio non di sempre, di qualche volta.
Il mio di questi giorni.
Che basta una serata calda, una canzone giusta, un po' di vento ed un pensiero forse.
"ancora"
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mercoledì 20 giugno 2012
Nuova testata blog.
La prima opzione era più curata.
Le avevo messo un twin set graziosizzimo e la gatta intorno.
Ma mi faceva caldo solo a guardarla.
Quindi ho spogliato anche l'immaginina di intestazione.

Le avevo messo un twin set graziosizzimo e la gatta intorno.
Ma mi faceva caldo solo a guardarla.
Quindi ho spogliato anche l'immaginina di intestazione.

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domenica 3 giugno 2012
Prendo nota.
Certo che le persone sono proprio strane.
E scriverò di loro con leggerezza, almeno in questo caso.
Alcune danno tanto per scontato.
Altre pensano di no ma non vedono al di là del loro naso.
Io mi nascondo dietro la frangetta e prendo appunti sul mio taccuino.
Annoto chi mi parla così tanto per fare e chi invece qualcosa vuole dirmi,
scrivo di chi mi annoia e di chi mi diverte, scrivo a margine chi mi sente ma non mi comprende.
Mi diverto con chi si sofferma sulle mie bionde chiome e si sorprende che non sbagli i congiuntivi.
Sbadiglio coi discorsi gonfi e vuoti di chi vuole qualcosa ma non sa che dirmi.
Mi piace chi distingue più di una sfumatura, chi sa ridere di sé, di me e di chissà chi altro.
Mi intriga chi possiede padronanza di linguaggio e chi senza parole fa capire ogni intenzione.
Mi dispiace cadere nel silenzio spinta dal limite del mio interlocutore e mi appassiona lo stimolante inganno di una conversazione a pari tono.
Allora scrivo e scrivo e scrivo ancora e ogni tanto mi distraggo in un disegno storto, in un pensiero forse un po' contorto, alzo gli occhi per vedere dove ero rimasta e disatteso trovo uno sguardo conosciuto, occasione più unica che rara, ammetto a malincuore, ma comunque capitata in qualche giorno buono.
Lo sguardo inaspettato di chi mi osserva come faccio io, di chi mi guarda nel complesso intero.
E vede che sono buffa quando inciampo, seria e anche stizzita a volte, appassionata nelle mie letture, un po' arrogante e forse presuntuosa e pigra e sognatrice e bionda.
Insomma c'è chi mi guarda e vede quel che vedo io e allora un attimo mi fermo e lascio andare un piccolo sorriso sghembo.
Segno un asterisco in una pagina speciale, chiudo e vado verso.
E scriverò di loro con leggerezza, almeno in questo caso.
Alcune danno tanto per scontato.
Altre pensano di no ma non vedono al di là del loro naso.
Io mi nascondo dietro la frangetta e prendo appunti sul mio taccuino.
Annoto chi mi parla così tanto per fare e chi invece qualcosa vuole dirmi,
scrivo di chi mi annoia e di chi mi diverte, scrivo a margine chi mi sente ma non mi comprende.
Mi diverto con chi si sofferma sulle mie bionde chiome e si sorprende che non sbagli i congiuntivi.
Sbadiglio coi discorsi gonfi e vuoti di chi vuole qualcosa ma non sa che dirmi.
Mi piace chi distingue più di una sfumatura, chi sa ridere di sé, di me e di chissà chi altro.
Mi intriga chi possiede padronanza di linguaggio e chi senza parole fa capire ogni intenzione.
Mi dispiace cadere nel silenzio spinta dal limite del mio interlocutore e mi appassiona lo stimolante inganno di una conversazione a pari tono.
Allora scrivo e scrivo e scrivo ancora e ogni tanto mi distraggo in un disegno storto, in un pensiero forse un po' contorto, alzo gli occhi per vedere dove ero rimasta e disatteso trovo uno sguardo conosciuto, occasione più unica che rara, ammetto a malincuore, ma comunque capitata in qualche giorno buono.
Lo sguardo inaspettato di chi mi osserva come faccio io, di chi mi guarda nel complesso intero.
E vede che sono buffa quando inciampo, seria e anche stizzita a volte, appassionata nelle mie letture, un po' arrogante e forse presuntuosa e pigra e sognatrice e bionda.
Insomma c'è chi mi guarda e vede quel che vedo io e allora un attimo mi fermo e lascio andare un piccolo sorriso sghembo.
Segno un asterisco in una pagina speciale, chiudo e vado verso.
Un caffè corretto al flashback
Oggi camminavo per il centro e pensavo al mio futuro.
Ho immaginato il mio lavoro, un angolo della mia casa, il mio gatto, il mio cane, il mio terrazzo.
Ho immaginato dettagli di dinamiche quotidiane della mia vita nel mondo degli adulti.
Sono inciampata in un san pietrino appena ho buttato l'occhio al futuro partner amoroso.
Ho scampato una signorotta sudata e tedesca per un pelo.
Mi sono ridata un contegno ed ho proseguito in direzione del mio caffè.
Aspettando un caffè shakerato, il mio pensiero si è velocemente ramificato (l'aggettivo mi piace preliminare al sostantivo quindi talvolta incappo in odiose rime baciate) .
Pensavo a come gli uomini possano "percepirmi" e come vorrei essere "percepita" io.
Pensavo alle occasioni sprecate, alla serietà svanita, a quanto abbia desiderato che il mio qualcuno notasse un certo lato di me che non volevo mostrare esplicitamente e a tutte le volte in cui il fatto che qualcun altro lo notasse con naturalezza mi facesse precipitare nello sconforto.
Pensavo alle serate in cui ho preferito un vestito scollato a due parole che mi avrebbero messa a nudo e alle giornate in pigiama nelle quali potevo conquistare il mondo.
Pensavo ai fraintendimenti che hanno rovinato tutto, all'ostinazione per non scendere a patti e ad una remissiva accondiscendenza scaturita da una triste paura.
Pensavo alle notti passate a leggere, alle passioni che mi hanno resa forte e debole insieme.
Pensavo a quante persone abbiano lasciato il segno dentro di me e in quante lo abbia lasciato io.
Pensavo a quando mi hanno annoiata certe parole e quanto incuriosita altre.
Pensavo a quanti mi abbiano parlato come se non capissi e che poi abbiano pagato pegno per aver frainteso i miei colpi di sole.
Pensavo ai lati di me che odio.
Pensavo alla dimensione reale del mio potenziale.
Pensavo che l'atto è il passo che sto compiendo adesso.
Pensavo "e se mi stessi sbagliando?"
Ci hanno messo un giga di pensieri prima di portarmi la coppa margarita col caffè shakerato che avevo ordinato e al solito, sotto il piattino non c'è il senso della vita o la scelta giusta ma solo lo scontrino col conto da pagare.
E hanno pure aumentato i prezzi.
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venerdì 1 giugno 2012
Certe persone lasciano un segno indelebile.
Io sono un'artista.
Ho uno spiccato gusto estetico-contenutistico.
Nutro una smodata passione per la tipografia.
Passione nata alle elementari, quando il font scelto con cura per le mie ricerche era Times New Roman rispetto a Comic sans usato da tutti gli altri bambini.
O forse prima, quando inventai il carattere, più tardi rinominato "Ego", che in ogni lettera nascondeva delle "g" rosa.
Ho uno spiccato gusto estetico-contenutistico.
Nutro una smodata passione per la tipografia.
Passione nata alle elementari, quando il font scelto con cura per le mie ricerche era Times New Roman rispetto a Comic sans usato da tutti gli altri bambini.
O forse prima, quando inventai il carattere, più tardi rinominato "Ego", che in ogni lettera nascondeva delle "g" rosa.
Ho frequentato corsi di perfezionamento ovunque.
Sono stata a New York a Londra ed a Tokio. Più volte.
Sono stata a New York a Londra ed a Tokio. Più volte.
E' più di amore profondo, è un legame ardente fatto di storia, di scoperta, di classe, di emozione tanto che scegliere il giusto carattere da utilizzare neanche mi sembra più un lavoro.
Utilizzo soltanto font progettati da me.
Ogni singolo carattere è concepito da una precisa emozione, da un preciso impulso e connesso alla perfezione con la parola da scrivere, al "progetto" previsto.
Ogni singolo carattere è concepito da una precisa emozione, da un preciso impulso e connesso alla perfezione con la parola da scrivere, al "progetto" previsto.
Passo anche settimane insonni a progettare il giusto font, il font perfetto al "progetto" designato.
Ed è giusto così perché quando arrivo ad imprimere i miei caratteri, tutto è semplicemente perfetto.
Certo, ci ho messo un po' ad essere precisa con quella macchinetta, ho dovuto fare delle prove, ma tutto sommato me la sono cavata bene.
Certo, ci ho messo un po' ad essere precisa con quella macchinetta, ho dovuto fare delle prove, ma tutto sommato me la sono cavata bene.
In ogni caso ne è valsa la pena perché il mio font nella parola "troia" tatuato sulla tua fronte fredda
è magnifico.
Ed io sono un'artista.
Ed io sono un'artista.
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Typography
domenica 6 maggio 2012
Heartless
Vorrei strapparmi il cuore.
Spaccherei lo sterno.
Affonderei la mano nel petto e poi lo stringerei in una morsa.
Lo sentirei pulsare arrogante e sfacciato.
Premerei più forte e lui più forte pulserebbe.
Batterebbe a ritmo di sfida.
Ma io no, non cederei, non lo asseconderei più.
Non una seconda volta.
Allenterei la presa per un attimo.
Gli darei l'impressione di poter battere un impulso di sollievo.
Poi lo afferrerei di scatto e lo strapperei impietosa e incurante dello schizzo delle vene e delle arterie sfilacciate sul tappeto del salotto.
Sì. Vorrei strapparmi il cuore.
Allora forse potrei essere felice.
Allora forse non passerei notti in bianco.
Allora forse smetterei di ricordare.
Di pensare.
Di torturarmi con le bugie a cui ho creduto per colpa di questo stupido, maledetto, inutile, malsano
Cuore.
Perché con questo cuore difettoso che mi è toccato in sorte, non c'è la possibilità di vedere razionalmente il vero.
Non importa quanto abbia sofferto, quanto sia stato calpestato, quanto ignorato,
questo inetto organo sentimentale, causa e coacervo d'ogni sofferenza, crede ad ogni brillio nei tuoi occhi.
S'abbandona ciecamente ad ogni "ti amo" pronunciato dalla tua bocca.
Ma lui, l'idiota a ventricoli, mica si ricorda che tu sei affidabile quanto una guida cieca in un impervio luogo sconosciuto.
Già, ha la memoria selettiva lui.
Il genio.
Se io potessi scegliere nell'Austeniano dualismo sceglierei Ragione mille volte e ancora mille.
Ma so bene che non possiedo il privilegio di tale libertà.
Appunto per questo,
vorrei strapparmi il cuore.
Spaccherei lo sterno.
Affonderei la mano nel petto e poi lo stringerei in una morsa.
Lo sentirei pulsare arrogante e sfacciato.
Premerei più forte e lui più forte pulserebbe.
Batterebbe a ritmo di sfida.
Ma io no, non cederei, non lo asseconderei più.
Non una seconda volta.
Allenterei la presa per un attimo.
Gli darei l'impressione di poter battere un impulso di sollievo.
Poi lo afferrerei di scatto e lo strapperei impietosa e incurante dello schizzo delle vene e delle arterie sfilacciate sul tappeto del salotto.
Sì. Vorrei strapparmi il cuore.
Allora forse potrei essere felice.
Allora forse non passerei notti in bianco.
Allora forse smetterei di ricordare.
Di pensare.
Di torturarmi con le bugie a cui ho creduto per colpa di questo stupido, maledetto, inutile, malsano
Cuore.
Perché con questo cuore difettoso che mi è toccato in sorte, non c'è la possibilità di vedere razionalmente il vero.
Non importa quanto abbia sofferto, quanto sia stato calpestato, quanto ignorato,
questo inetto organo sentimentale, causa e coacervo d'ogni sofferenza, crede ad ogni brillio nei tuoi occhi.
S'abbandona ciecamente ad ogni "ti amo" pronunciato dalla tua bocca.
Ma lui, l'idiota a ventricoli, mica si ricorda che tu sei affidabile quanto una guida cieca in un impervio luogo sconosciuto.
Già, ha la memoria selettiva lui.
Il genio.
Se io potessi scegliere nell'Austeniano dualismo sceglierei Ragione mille volte e ancora mille.
Ma so bene che non possiedo il privilegio di tale libertà.
Appunto per questo,
vorrei strapparmi il cuore.
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(:
Smile.
Always.
Aperta parentesi.
Due punti.
Ma non è punteggiatura.
E' un imperativo categorico.
Always.
Aperta parentesi.
Due punti.
Ma non è punteggiatura.
E' un imperativo categorico.
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"Quando credi che qualcosa sia sbagliata lo è. Quindi devi tenere duro"
Sarà fatto.
Terrò duro.
Tornerò vittoriosa ed il mio nome sarà leggenda.
E' così che funziona.
Perché certo, io vivo in una favola che comincia con c'era una volta ma non ci sono fate madrine con magiche bacchette, ci sono io nella stanza più alta della torre, io che dormo più che se fossi punta da un arcolaio maledetto e che mi sveglio non certo con un bacio ma col cerchio alla testa per la notte prima finita a suon di shot perché la mezzanotte è passata, il trucco è sbavato e nessuno si è visto.
Nessun bianco destriero, nemmeno una cinquecento cavalli parcheggiata in strada.
E quindi per il mio "per sempre felici e contenti" i pantacollant li indosso io e non di certo azzurri che fanno troppo anni ottanta.
lunedì 30 aprile 2012
Conati
Forse sono immersa nei succhi gastrici della vita.
Forse sono stronza indigesta ed è giunto tutto insieme il momento di tirarlo fuori.
Forse dovrei mettere meno in discussione ciò che penso con tutti questi forse.
Io somatizzo.
Ed è tutto il giorno che ho una gran bella voglia di vomitare.
Ho così voglia di vomitare che persino la parola "vomitare" mi accresce il senso di nausea.
Già. La nausea.
Sono nauseata.
Dal cibo.
Dalla volgarità che mi circonda.
Dall'ingenuità.
Dalla stupidità.
Dall'idiozia.
Dall'opulenza.
Dal minimalismo.
Dall'eccesso.
Dalla frenesia.
Da questo costante bisogno di mettere tutto in mostra.
Dalla superficialità.
Dalle persone.
Devo riprendere a respirare altrime...
Vomito.
Guardo il fondo del cesso che torna bianco di una ceramica perfetta.
Ricorda il riflusso marino.
Mi gira la testa, ma non riesco a smettere di vedermi da fuori come una Curtney Love d'altri tempi.
Fatta fino al midollo e abituata ai conati del mattino dopo.
Sono disgustata.
Ma ho anche fame.
Fame di intelligenza.
Di dialoghi che mi lascino stupita e non sconcertata.
Di qualcuno che mi insegni qualcosa che voglia imparare
o qualcosa che non sapevo di voler sapere.
Di persone che giudichino senza celarsi dietro falso perbenismo.
Di chi non fa citazioni improprie.
Di qualcuno che possa stimare.
Di qualcuno che non mi faccia sentire la noia.
O la nausea.
Eccolo:
Lo specchio.
Forse sono stronza indigesta ed è giunto tutto insieme il momento di tirarlo fuori.
Forse dovrei mettere meno in discussione ciò che penso con tutti questi forse.
Io somatizzo.
Ed è tutto il giorno che ho una gran bella voglia di vomitare.
Ho così voglia di vomitare che persino la parola "vomitare" mi accresce il senso di nausea.
Già. La nausea.
Sono nauseata.
Dal cibo.
Dalla volgarità che mi circonda.
Dall'ingenuità.
Dalla stupidità.
Dall'idiozia.
Dall'opulenza.
Dal minimalismo.
Dall'eccesso.
Dalla frenesia.
Da questo costante bisogno di mettere tutto in mostra.
Dalla superficialità.
Dalle persone.
Devo riprendere a respirare altrime...
Vomito.
Guardo il fondo del cesso che torna bianco di una ceramica perfetta.
Ricorda il riflusso marino.
Mi gira la testa, ma non riesco a smettere di vedermi da fuori come una Curtney Love d'altri tempi.
Fatta fino al midollo e abituata ai conati del mattino dopo.
Sono disgustata.
Ma ho anche fame.
Fame di intelligenza.
Di dialoghi che mi lascino stupita e non sconcertata.
Di qualcuno che mi insegni qualcosa che voglia imparare
o qualcosa che non sapevo di voler sapere.
Di persone che giudichino senza celarsi dietro falso perbenismo.
Di chi non fa citazioni improprie.
Di qualcuno che possa stimare.
Di qualcuno che non mi faccia sentire la noia.
O la nausea.
Eccolo:
Lo specchio.
venerdì 13 aprile 2012
veNERDì
è il giorno della cena fuori, di un film straclassico e della partita a scacchi che se finisce male guardiamo il sequel ma se finisce bene ti faccio vedere il mio costume da wonder woman e mi dici se il blu è quello giusto...
martedì 3 aprile 2012
NeverEnded
"Tu non hai capito.
Anche se siamo lontani, lontanissimi forse..
Lui ed io siamo nostri.
Nostri fino al midollo.
E importa molto poco che tu non riesca a vederlo.
Anche se siamo lontanissimi. "
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Crash
"Eccolo qui, mi dica, si può riparare?"
"E' un bel disastro... vediamo cosa posso fare.
Un po' di colla qui...
E qui...
Anche qui...
Questo pezzo sopra...
Questo più a sinistra...
Ci siamo quasi...
Ok... ora mi servono le pinzette che sono rimasti i pezzetti piccoli.
Ecco... sì... ancora uno...
Trattenga il respiro...
Fatto.
Come nuovo.
Più o meno."
"Ecco. Adesso, per cortesia, me lo cambi...
Perché è vero, non lo volevo bello, lo volevo incredibile.
Migliore tra il miglior cristallo Swarovski, di Boemia.
Più sensibile del vetro soffiato.
Più Trasparente.
Stupefacente come la più raffinata composizione di Murano.
Il top di gamma.
E l'ho avuto.
E' così.
E' perfettamente ciò che chiesi.
Ma è troppo.
Troppo fragile.
Mi aiuti, me ne dia uno che non si rompa.
Può farlo?"
"Ne ho uno che feci con uno stampo rifacendomi proprio al suo modello.
Sembra lo stesso.
Sembra però.
Perché, in fondo, è di plastica."
"Lei cosa ne pensa?
Mi starà giudicando una persona orribile..."
"No, io non penso niente, le dico solo le cose come stanno:
il prezzo per un cuore che non si infranga è un cuore di plastica."
"E' un bel disastro... vediamo cosa posso fare.
Un po' di colla qui...
E qui...
Anche qui...
Questo pezzo sopra...
Questo più a sinistra...
Ci siamo quasi...
Ok... ora mi servono le pinzette che sono rimasti i pezzetti piccoli.
Ecco... sì... ancora uno...
Trattenga il respiro...
Fatto.
Come nuovo.
Più o meno."
"Ecco. Adesso, per cortesia, me lo cambi...
Perché è vero, non lo volevo bello, lo volevo incredibile.
Migliore tra il miglior cristallo Swarovski, di Boemia.
Più sensibile del vetro soffiato.
Più Trasparente.
Stupefacente come la più raffinata composizione di Murano.
Il top di gamma.
E l'ho avuto.
E' così.
E' perfettamente ciò che chiesi.
Ma è troppo.
Troppo fragile.
Mi aiuti, me ne dia uno che non si rompa.
Può farlo?"
"Ne ho uno che feci con uno stampo rifacendomi proprio al suo modello.
Sembra lo stesso.
Sembra però.
Perché, in fondo, è di plastica."
"Lei cosa ne pensa?
Mi starà giudicando una persona orribile..."
"No, io non penso niente, le dico solo le cose come stanno:
il prezzo per un cuore che non si infranga è un cuore di plastica."
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