sabato 27 luglio 2013
Debolezze di stomaco
Certo ne ho preso uno stamattina e il mal di testa mi è passato, ora ho solo la nausea.
No. No. Certo che sto attenta, sì mamma attentissima. No, sì lo so che saresti contenta ma no.
Sicura. Mamma, ti giuro che semmai decidessi di farmi incastrare da un uomo sfornandogli un figlio saresti la prima a saperlo ma per ora ho solo l'influenza.
No, scusami, è che è stata una giornata lunga, questa settimana ho tre consegne e detesto la nausea.
Devo andare, la lavatrice sta bippando, ci sentiamo domani, tivogliobenebuonanotte.
Si è rotta due settimane fa, la lavatrice.
Scoppio a piangere.
Ci sono io, in mutande, seduta sul cesto dei panni da lavare, coi gomiti sulle ginocchia, i palmi sugl'occhi, i capelli tutti sopra.
Piango.
Come tutte le donne, meno di alcune, più di alcune altre.
Ho il ciclo ma avrei pianto comunque, magari non singhiozzando ma sì.
Una mosca mi si posa su una coscia e si annoda le zampine. Prima quelle davanti e poi quelle dietro. Le intreccia in quella posa da complotto.
La scaccio.
Si riposa nello stesso punto della coscia e questo mi fa piangere in un singulto più intenso e mi fa ridere, ridimensiona la drammaticità e ne accentua la tristezza.
Una mosca.
Ma vaffanculo.
Mi alzo e vado in cucina.
Apro il frigo, prendo il cartone di latte di soia e mi siedo sul tavolo.
Sì mi sento trasgressiva e infatti lo bevo dal cartone con il broncio ancora in bella vista.
Tossisco appena.
Avevo sedici anni quando mio cugino, mezz'ora dopo avermi servito il mio primo Long Island mi disse, guardandomi negl'occhi, che se non volevo passare la vita nella nausea, la soluzione era nelle mie mani. Letteralmente.
Ciondolo nel corridoio e passo le dita sui bordi delle cornici appese.
Devo decidermi a toglierla questa foto del campeggio, penso, poi mi fermo a guardare la teca della mia collezione.
Quattro farfalle spillate, ognuna con data e nome, ognuna rarissima, irripetibile, a suo modo.
Detesto gli insetti, i lepidotteri mi danno letteralmente il voltastomaco.
Avevo cinque anni, ero una bambina solitaria, silenziosa, affascinata.
Stavo seduta sugli scalini del giardino della scuola quando mi si presentò la prima della serie. Violenta.
La guardai con la coda dell'occhio, con un gesto posato e maldestro la presi.
Le sue zampe che si muovevano mi contorcevano lo stomaco.
Le sue ali erano bellissime.
Non vado a caccia di farfalle. Non ho nessun retino.
Quando loro vengono a cercare me, io le metto al loro posto.
Funziona così.
Sono in bagno, e la luce dello specchio mi dà un colorito bluastro che accostato alle occhiaie del giorno mi fa sembrare una tossica da ghetto.
Su questa canottiera c'è una macchia di dentifricio.
Tutta la vita che mi lavo i denti, deve ancora arrivare la volta che ne esca incolume.
È il momento della resa dei conti.
Il latte di soia freddo di frigo non è stata un'idea luminosa eh.
Mi lego i capelli.
Il futuro è nella mia mano destra.
Un respiro.
Indice. Medio.
Giù.
A vuoto.
Riproviamo.
Ancora.
Quasi.
Ancora.
Ci siamo.
Il latte di soia fa un vortice nel lavandino.
Mi sento meglio ma mentre mi tiro su per sciacquarmi la faccia, qualcosa risale su per l'esofago.
Che cazzo, mi si pianta in gola, i muscoli tirano, sto ipersalivando e mi si spezza il fiato.
Tossico.
Sputo.
Tiro fuori gli spilli.
Ecco la quinta.
sabato 13 luglio 2013
Non sono speciale
Sono la seconda figlia di tre.
La seconda figlia di una terza figlia.
Mia sorella più piccola è la prescelta.
L'altra sorella è più grande di me.
Sono cresciuta nell'attesa che arrivasse il momento per la mia piccola sorella, di salvare l'intera razza umana dallo sterminio.
Mentre l'altra sorella già lo faceva da prima e meglio, a quanto dice.
Mia sorella maggiore è stata capitano della squadra di pallavolo del liceo fin da quando era una matricola.
Mia sorella minore è la prescelta per salvare l'intera razza umana dallo sterminio.
Io ho le cosce tornite e sono negata per gli sport.
Mia sorella maggiore ha conosciuto il suo ragazzo al quarto anno, lui era il primo della classe e il capitano della squadra di calcio, faceva il modello per occhiali da sole per arrotondare, ora sono in viaggio di nozze a Parigi.
Mia sorella minore che è la prescelta per salvare l'intera razza umana dallo sterminio, sta con un superdotato genio del calcolo numerico conosciuto mentre veniva presentata in quanto prescelta, alla commissione segreta della sicurezza interna. Superdotato in vari campi, ci tiene a sottolineare la prescelta.
Io sono uscita per un po' con un ragazzo di cui mi sono innamorata giusto un paio di giorni prima che lui incontrasse la donna della sua vita.
Per questo natale mia sorella maggiore ha ricevuto un appartamento in centro dove andrà a vivere con suo marito nonappena sarà tornata.
Mia sorella minore un libro che la mia famiglia si tramanda da secoli contenente tutto lo scibile immaginabile ed una serie di incantesimi ancestrali, in coordinato ad un preziosissimo anello tramandato dallo stesso tempo.
Io un abbonamento per la palestra.
I miei genitori mi vogliono bene eh, ed io ne voglio a loro.
Solo che la cosa più importante che so non me l'hanno insegnata loro ma Vanda, la nostra dirimpettaia anzianotta che a volte mi ha fatto da babysitter.
Mi ero sbucciata un ginocchio tentando di emulare la mia sorella maggiore quando fa punto.
E mentre mi asciugava i lucciconi tenendo premuto il cotone imbevuto d'acqua ossigenata sul mio ginocchio mi disse
"Ragazzina, la specialità di alcune persone sta nel non avere proprio niente di speciale"
Io spalancai gli occhioni e piansi tutto il pomeriggio, attaccata alla gonnellona variopinta del vestito di Vanda.
Oggi, mentre mia sorella maggiore è a Parigi a sorseggiare Champagne in compagnia della sua dolce metà e mia sorella minore è a ricercare il quinto simbolo di non so cosa nel mezzo del deserto dei Gobi, io ho appena premuto "start" alla mia cena nel microonde e penso a Vanda, signora della spremuta d'arancia e delle schiacciatine alla mortadella, lei sì che era speciale.
La seconda figlia di una terza figlia.
Mia sorella più piccola è la prescelta.
L'altra sorella è più grande di me.
Sono cresciuta nell'attesa che arrivasse il momento per la mia piccola sorella, di salvare l'intera razza umana dallo sterminio.
Mentre l'altra sorella già lo faceva da prima e meglio, a quanto dice.
Mia sorella maggiore è stata capitano della squadra di pallavolo del liceo fin da quando era una matricola.
Mia sorella minore è la prescelta per salvare l'intera razza umana dallo sterminio.
Io ho le cosce tornite e sono negata per gli sport.
Mia sorella maggiore ha conosciuto il suo ragazzo al quarto anno, lui era il primo della classe e il capitano della squadra di calcio, faceva il modello per occhiali da sole per arrotondare, ora sono in viaggio di nozze a Parigi.
Mia sorella minore che è la prescelta per salvare l'intera razza umana dallo sterminio, sta con un superdotato genio del calcolo numerico conosciuto mentre veniva presentata in quanto prescelta, alla commissione segreta della sicurezza interna. Superdotato in vari campi, ci tiene a sottolineare la prescelta.
Io sono uscita per un po' con un ragazzo di cui mi sono innamorata giusto un paio di giorni prima che lui incontrasse la donna della sua vita.
Per questo natale mia sorella maggiore ha ricevuto un appartamento in centro dove andrà a vivere con suo marito nonappena sarà tornata.
Mia sorella minore un libro che la mia famiglia si tramanda da secoli contenente tutto lo scibile immaginabile ed una serie di incantesimi ancestrali, in coordinato ad un preziosissimo anello tramandato dallo stesso tempo.
Io un abbonamento per la palestra.
I miei genitori mi vogliono bene eh, ed io ne voglio a loro.
Solo che la cosa più importante che so non me l'hanno insegnata loro ma Vanda, la nostra dirimpettaia anzianotta che a volte mi ha fatto da babysitter.
Mi ero sbucciata un ginocchio tentando di emulare la mia sorella maggiore quando fa punto.
E mentre mi asciugava i lucciconi tenendo premuto il cotone imbevuto d'acqua ossigenata sul mio ginocchio mi disse
"Ragazzina, la specialità di alcune persone sta nel non avere proprio niente di speciale"
Io spalancai gli occhioni e piansi tutto il pomeriggio, attaccata alla gonnellona variopinta del vestito di Vanda.
Oggi, mentre mia sorella maggiore è a Parigi a sorseggiare Champagne in compagnia della sua dolce metà e mia sorella minore è a ricercare il quinto simbolo di non so cosa nel mezzo del deserto dei Gobi, io ho appena premuto "start" alla mia cena nel microonde e penso a Vanda, signora della spremuta d'arancia e delle schiacciatine alla mortadella, lei sì che era speciale.
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martedì 9 luglio 2013
4 luglio
Stavo camminando col mio amico verso piazza alberti.
Mi fermo di fronte a quel negozio d'arredamento bagni per specchiarmi al lavandino e vedere se questi pantaloni mi stanno aderenti come dovrebbero, ma con discrezione, stando a telefono.
Ho gli occhiali appannati ma ho troppe cose in mano per potermeli togliere e passarci il tergilenti o un lembo di maglietta.
Incontriamo un amico comune ed io mi volto consapevole che tu stai arrivando in bicicletta.
Detesto incontrarti. Vicino a casa mia poi mi risulta insopportabile.
Mi passi accanto e mi dai una pacca leggera alla quale rispondo con un poco convinto sorriso.
Mi volto di nuovo verso lo specchio.
Ecco l'ennesimo pomeriggio rovinato da un chiodo piantato secco in mezzo al cervello.
Vedo che torni indietro e allucchetti la bici.
Vieni verso di me e mi chiedi se ho un secondo, devi dirmi una cosa, se posso.
Ed io ti dico sì, con la stessa velocità di uno scatto in sequenza movimento preso con la macchina che ho al collo.
Complimenti per la resistenza.
Camminiamo
-Nonostante non mi discosti da ciò che ti ho detto, volevo dirti che in queste settimane non ho compicciato niente, non ho nemmeno finito io il progetto perché, di fatto, questa situazione con te mi ha scocciato.
-Nonostantenontidiscostidaciòchemihaidetto è proprio una premessa del cazzo.
È per ciò che mi hai detto che poi un discorso così non devi farmelo mai a meno che non ti discosti dal ciò di cui sopra.
Capisco il tu egocentrismo, e ne apprezzo la profondità, ma in questo caso gira in senso contrario al mio che per me ha la precedenza.
Cioè, alla fine, perché me lo hai detto?
-Perché lo penso, perché sento la mancanza dell'abbracciarti, dello starti vicino, del camminarti accanto mentre saltelli.
Di baciarti.
Tua l'iniziativa, mia l'arrendevolezza.
La schiena contro il muro.
Le mani intorno al viso.
Complimenti per la resistenza.
Passa una signora che conosco e dice che il mio ragazzo se lo ricordava diverso.
È estate, tempo di svolte. Rispondo io e tu mi prendi per mano e mi dici tra il serio e l'idiota:
Così cambi ragazzo con le stagioni...
No ho un solo ragazzo, non ho il multitasking. Io.
Tu sorridi e raggiungiamo i miei amici che si sono spostati su un prato che non mi ricordavo ci fosse.
È il 4 luglio e ti guardo scherzare tra l'erba.
È il 4 luglio e non sono mai stata tanto vicina all'esser felice.
È il 4 luglio, il giorno in cui la terra è più lontana dal sole.
L'estate è già finita
Mi fermo di fronte a quel negozio d'arredamento bagni per specchiarmi al lavandino e vedere se questi pantaloni mi stanno aderenti come dovrebbero, ma con discrezione, stando a telefono.
Ho gli occhiali appannati ma ho troppe cose in mano per potermeli togliere e passarci il tergilenti o un lembo di maglietta.
Incontriamo un amico comune ed io mi volto consapevole che tu stai arrivando in bicicletta.
Detesto incontrarti. Vicino a casa mia poi mi risulta insopportabile.
Mi passi accanto e mi dai una pacca leggera alla quale rispondo con un poco convinto sorriso.
Mi volto di nuovo verso lo specchio.
Ecco l'ennesimo pomeriggio rovinato da un chiodo piantato secco in mezzo al cervello.
Vedo che torni indietro e allucchetti la bici.
Vieni verso di me e mi chiedi se ho un secondo, devi dirmi una cosa, se posso.
Ed io ti dico sì, con la stessa velocità di uno scatto in sequenza movimento preso con la macchina che ho al collo.
Complimenti per la resistenza.
Camminiamo
-Nonostante non mi discosti da ciò che ti ho detto, volevo dirti che in queste settimane non ho compicciato niente, non ho nemmeno finito io il progetto perché, di fatto, questa situazione con te mi ha scocciato.
-Nonostantenontidiscostidaciòchemihaidetto è proprio una premessa del cazzo.
È per ciò che mi hai detto che poi un discorso così non devi farmelo mai a meno che non ti discosti dal ciò di cui sopra.
Capisco il tu egocentrismo, e ne apprezzo la profondità, ma in questo caso gira in senso contrario al mio che per me ha la precedenza.
Cioè, alla fine, perché me lo hai detto?
-Perché lo penso, perché sento la mancanza dell'abbracciarti, dello starti vicino, del camminarti accanto mentre saltelli.
Di baciarti.
Tua l'iniziativa, mia l'arrendevolezza.
La schiena contro il muro.
Le mani intorno al viso.
Complimenti per la resistenza.
Passa una signora che conosco e dice che il mio ragazzo se lo ricordava diverso.
È estate, tempo di svolte. Rispondo io e tu mi prendi per mano e mi dici tra il serio e l'idiota:
Così cambi ragazzo con le stagioni...
No ho un solo ragazzo, non ho il multitasking. Io.
Tu sorridi e raggiungiamo i miei amici che si sono spostati su un prato che non mi ricordavo ci fosse.
È il 4 luglio e ti guardo scherzare tra l'erba.
È il 4 luglio e non sono mai stata tanto vicina all'esser felice.
È il 4 luglio, il giorno in cui la terra è più lontana dal sole.
L'estate è già finita
venerdì 5 luglio 2013
Gratuito
Tu sei stato così immeritato per me.
Al di là del bene e del male.
Non aspettavo che te ed avrei pagato tutto pur di non incontrarti mai, neppure per caso.
Immeritato per quanto mi hai resa felice.
Immeritato per quanto mi hai fatto male dopo.
Non meritavo che finissi nel modo più perfetto le mie frasi.
Non meritavo di starti nuda accanto.
Non meritavo di ascoltare il tuo respiro nel cuore della notte.
Non meritavo di baciarti con gli occhi chiusi.
No.
Non meritavo quel tremore delle mie ginocchia esattamente come non meritavo la tachicardia prima di voltare l'angolo dietro cui sapevo mi aspettassi.
Non meritavo l'attesa al display nero del telefono.
Non meritavo che non ti innamorassi.
Almeno quanto me.
Respirare come si respira sott'acqua.
Ogni volta che ti vedo.
Respirare come si respira sott'acqua.
Ogni volta che non ti vedo.
Respirare come si respira sott'acqua.
Come si respira sott'acqua?
non si respira
domenica 23 giugno 2013
Fosse MD
Come stai?
Insomma
Che ti ha detto il medico?
C'è scritto lì.
Stimolazione del sistema nervoso centrale, euforia, entactogenesi, senso di felicità diffusa, illusione di grandi legami emotivi con cose o persone sconosciute
Possibili effetti indesiderati sono irrequietezza, confusione, iperriflessia, mioclono, convulsioni, midriasi, piloerezione,panico, secchezza alle fauci e nausea.
Ma che cazzo hai preso?
Una cotta.
Fosse MD potrei smettere.
Insomma
Che ti ha detto il medico?
C'è scritto lì.
Stimolazione del sistema nervoso centrale, euforia, entactogenesi, senso di felicità diffusa, illusione di grandi legami emotivi con cose o persone sconosciute
Possibili effetti indesiderati sono irrequietezza, confusione, iperriflessia, mioclono, convulsioni, midriasi, piloerezione,panico, secchezza alle fauci e nausea.
Ma che cazzo hai preso?
Una cotta.
Fosse MD potrei smettere.
senza titolo
Ci sei tu, che hai una vocazione, una passione.
Tu che ti fai in quattro per andare fino in fondo a questo bisogno che senti.
Tu, che hai avuto coraggio e che sei cambiato tanto o forse solo cresciuto, e ti sorprende che ti sia piaciuto.
Tu, che quando fai qualcosa che ti piace non c'è bisogno di parole.
Tu, che sai stare nel mezzo delle cose tanto quanto un po' più in là, guardando altrove.
Tu, che sei in guerra tutti i giorni e ti accorgi che quel fiore vuol dire primavera.
Tu, che torni a casa da eroe stanco, sconfitto a volte, e mi guardi ogni volta come fosse la prima, come fossi la sola.
Poi ci sono io.
Io che devo seguire cosa mi fa battere il cuore.
Che inciampo se cammino e non corro ma saltello.
Io che potrei annegare in un sorso d'acqua e nuotare in mare aperto in piena notte per lo stesso motivo.
Io coi miei silenzi trasparenti, coperti da sciarpe di parole.
Io che amo imparare ma studiare mai mi piacerà.
Io che tutto e tutto il contrario.
Io, madrina del brillio negl'occhi d'entusiasmo e malinconia.
Io, che torno a casa a mettere i cerotti sulle ginocchia dei miei sogni e ti preparo il caffè mentre ti siedi.
Mi dai un bacio, mi porgi un fiore e mi dici che è di nuovo primavera.
Tu che ti fai in quattro per andare fino in fondo a questo bisogno che senti.
Tu, che hai avuto coraggio e che sei cambiato tanto o forse solo cresciuto, e ti sorprende che ti sia piaciuto.
Tu, che quando fai qualcosa che ti piace non c'è bisogno di parole.
Tu, che sai stare nel mezzo delle cose tanto quanto un po' più in là, guardando altrove.
Tu, che sei in guerra tutti i giorni e ti accorgi che quel fiore vuol dire primavera.
Tu, che torni a casa da eroe stanco, sconfitto a volte, e mi guardi ogni volta come fosse la prima, come fossi la sola.
Poi ci sono io.
Io che devo seguire cosa mi fa battere il cuore.
Che inciampo se cammino e non corro ma saltello.
Io che potrei annegare in un sorso d'acqua e nuotare in mare aperto in piena notte per lo stesso motivo.
Io coi miei silenzi trasparenti, coperti da sciarpe di parole.
Io che amo imparare ma studiare mai mi piacerà.
Io che tutto e tutto il contrario.
Io, madrina del brillio negl'occhi d'entusiasmo e malinconia.
Io, che torno a casa a mettere i cerotti sulle ginocchia dei miei sogni e ti preparo il caffè mentre ti siedi.
Mi dai un bacio, mi porgi un fiore e mi dici che è di nuovo primavera.
venerdì 21 giugno 2013
Altrove
Ho visto l'alba arrivare tra la magnolia e l'abete del mio giardino.
Stanotte non riuscivo a prendere sonno, ad un certo punto mi sono alzata.
Sono andata in cucina, ho aperto la portafinestra, mi sono seduta sugli scalini e mi sono accesa una sigaretta che non so fumare.
Momenti di una qualità estetica degni di Anderson.
In pigiama, coi capelli isterici, lo sguardo verso l'oltre, qualche colpo di tosse e un po' di freddo.
Non sapevo se sentirmi bella da morire e profondissima o incredibilmente stupida.
Tutte e due, come sempre.
Nel frattempo P, un vecchio gatto che svariati veterinari avevano dato per spacciato in molte più occasioni di quante le sue vite feline gli avrebbero potuto permettere , sbraitava nell'erba vomitando un groviglio di peli.
Stavo pensando a questi giorni in cui sto valutando l'ipotesi di non avere un cuore.
O se proprio devo averlo di averlo messo altrove.
Così altrove da non sentirne nemmeno un'eco lontanissimo, appoggiando l'orecchio per terra, come gli indiani d'america nei film che piacciono tanto a mio babbo.
Alla fine che palle questi sentimenti, che palle questo amore.
Non sono pessimista, non sono ottimista, non sono nemmeno indifferente.
Sono altrove, l'ho detto no?
Altrove.
Ecco.
Mi accendo un'altra sigaretta e mentre decido se far colazione prima delle sette, mi rendo conto che da qui, da questa sconosciuta mattina, da questo altrove dove sono, posso ricordare benissimo le cose state.
E allora ecco.
Questo amore è una roba che a volte ti trovi davanti, come un elefante seduto in un vicolo di paese, che sta tutto dentro una persona, sensibilmente più piccola del suddetto elefante.
E non lo puoi vedere questo elefante, lo puoi solo sentire, anche se non barrisce.
Lo senti quando appoggi il palmo della mano sul palmo della mano di questo qualcuno, o immagini di farlo in certi casi, e quella sensazione lì ti fa credere che potresti rinunciare per sempre all'uso di quella mano, che alla fine puoi fare tutto con la sinistra anche se non sei mancino perché quella mano lì sta bene proprio dove sta. Intrecciata alla mano della persona che si è nascosta l'elefante sotto la maglietta.
E andrà tutto bene, malgrado tutto il resto.
Vada per il latte di soia e vediamo se riesco a farmi un caffè che non sappia di liquirizia.
Se fosse tutto qui sarebbe anche semplice, uno attinge a questo amore che circola di base nel mondo, trova l'elefante e ciao.
Ma il mondo non è un vicolo di paese, è una strada di periferia, dietro la stazione, retro di locali malfamati, e dopo una certa ora non ci arrivano nemmeno più i taxi.
E le persone sono disastrate, piene di schermi, maschere, paure, ferite mal cucite, altre storie, altre esigenze, convinzioni, buchi neri, paranoie, cazzate.
Quindi non sempre se trovi un elefante nel mezzo della strada, puoi fermarti.
E tra il buio, il fumo, lo sguardo basso per evitare di incrociare quei brutti ceffi all'angolo, magari passi accanto al tuo elefante e nemmeno te ne accorgi.
Oppure lo riconosci laggiù, dentro la stazione, dall'altra parte del binario, e dio solo sa quanti nomi ha quella dannata riga gialla.
È un mondo pieno di amori che sarebbero potuti essere, pieno di occasioni perse, di coraggio mancato, di ruoli non compresi e situazioni in stallo.
Un mondo pieno per metà di chi fa un passo verso qualcuno fermo che aspetta o muove il passo verso altrove.
Il mio regno per dei biscotti.
Possibile che i miei facciano colazione coi plumcake? Mai una gioia.
L'alba si è fatta mattina sull'abete e la magnolia, è estate.
La sveglia dei miei ha suonato, questo vuol dire che ho un'altra chance per prendere un caffè che non faccia piegare il viso intorno alla bocca.
Il vento della svolta spinge tutti in qualche luogo.
Se non mi trovi a casa, sono altrove.
Stanotte non riuscivo a prendere sonno, ad un certo punto mi sono alzata.
Sono andata in cucina, ho aperto la portafinestra, mi sono seduta sugli scalini e mi sono accesa una sigaretta che non so fumare.
Momenti di una qualità estetica degni di Anderson.
In pigiama, coi capelli isterici, lo sguardo verso l'oltre, qualche colpo di tosse e un po' di freddo.
Non sapevo se sentirmi bella da morire e profondissima o incredibilmente stupida.
Tutte e due, come sempre.
Nel frattempo P, un vecchio gatto che svariati veterinari avevano dato per spacciato in molte più occasioni di quante le sue vite feline gli avrebbero potuto permettere , sbraitava nell'erba vomitando un groviglio di peli.
Stavo pensando a questi giorni in cui sto valutando l'ipotesi di non avere un cuore.
O se proprio devo averlo di averlo messo altrove.
Così altrove da non sentirne nemmeno un'eco lontanissimo, appoggiando l'orecchio per terra, come gli indiani d'america nei film che piacciono tanto a mio babbo.
Alla fine che palle questi sentimenti, che palle questo amore.
Non sono pessimista, non sono ottimista, non sono nemmeno indifferente.
Sono altrove, l'ho detto no?
Altrove.
Ecco.
Mi accendo un'altra sigaretta e mentre decido se far colazione prima delle sette, mi rendo conto che da qui, da questa sconosciuta mattina, da questo altrove dove sono, posso ricordare benissimo le cose state.
E allora ecco.
Questo amore è una roba che a volte ti trovi davanti, come un elefante seduto in un vicolo di paese, che sta tutto dentro una persona, sensibilmente più piccola del suddetto elefante.
E non lo puoi vedere questo elefante, lo puoi solo sentire, anche se non barrisce.
Lo senti quando appoggi il palmo della mano sul palmo della mano di questo qualcuno, o immagini di farlo in certi casi, e quella sensazione lì ti fa credere che potresti rinunciare per sempre all'uso di quella mano, che alla fine puoi fare tutto con la sinistra anche se non sei mancino perché quella mano lì sta bene proprio dove sta. Intrecciata alla mano della persona che si è nascosta l'elefante sotto la maglietta.
E andrà tutto bene, malgrado tutto il resto.
Vada per il latte di soia e vediamo se riesco a farmi un caffè che non sappia di liquirizia.
Se fosse tutto qui sarebbe anche semplice, uno attinge a questo amore che circola di base nel mondo, trova l'elefante e ciao.
Ma il mondo non è un vicolo di paese, è una strada di periferia, dietro la stazione, retro di locali malfamati, e dopo una certa ora non ci arrivano nemmeno più i taxi.
E le persone sono disastrate, piene di schermi, maschere, paure, ferite mal cucite, altre storie, altre esigenze, convinzioni, buchi neri, paranoie, cazzate.
Quindi non sempre se trovi un elefante nel mezzo della strada, puoi fermarti.
E tra il buio, il fumo, lo sguardo basso per evitare di incrociare quei brutti ceffi all'angolo, magari passi accanto al tuo elefante e nemmeno te ne accorgi.
Oppure lo riconosci laggiù, dentro la stazione, dall'altra parte del binario, e dio solo sa quanti nomi ha quella dannata riga gialla.
È un mondo pieno di amori che sarebbero potuti essere, pieno di occasioni perse, di coraggio mancato, di ruoli non compresi e situazioni in stallo.
Un mondo pieno per metà di chi fa un passo verso qualcuno fermo che aspetta o muove il passo verso altrove.
Il mio regno per dei biscotti.
Possibile che i miei facciano colazione coi plumcake? Mai una gioia.
L'alba si è fatta mattina sull'abete e la magnolia, è estate.
La sveglia dei miei ha suonato, questo vuol dire che ho un'altra chance per prendere un caffè che non faccia piegare il viso intorno alla bocca.
Il vento della svolta spinge tutti in qualche luogo.
Se non mi trovi a casa, sono altrove.
Luna piena
C'è luna piena.
I pescatori di pesci lasciano le barche ormeggiate al molo.
I pescatori di cuori affrontano il mare con ami sottili e esche di fiori.
Luci flebili di ideali di dongiovanni in acque nero peccato, inquiete come un segreto.
La di lei mano, delicata sulla penombra del viso ispido dell'uomo del mare.
La di lei bocca, schiusa sulle labbra del canta storie di reti e sirene.
La notte è zaffiro prezioso che lei porta al collo baciato tra fili di perle e promesse intessuti da colui che all'alba seguente rimarrà un marinaio.
E la giovane si addormenterà sul tuo petto di lupo di mare e passando le dita sul tuo marchio d'inchiostro leggerà "àncora" dove tu scrivesti "ancora".
Arrossiranno le guance al soffiare candido della passione.
Arrossiranno i cirri mattutini al soffocare di un lamento già ricordo, già solitudine.
Lenzuola tiepide.
Vuote e increspate come le onde di riva alle prime ore di un giorno nuovo, che affronti solo, che è il solo modo che sai.
Dalla vertigine del faro guardo il mare.
Mia figlia vivrà in campagna, vedrà i fiori nascere dalla neve.
Avrà capelli biondi di sogni oro come i miei.
Ed occhi blu profondo oceano.
Come l'unica cosa che suo padre sa amare.
I pescatori di pesci lasciano le barche ormeggiate al molo.
I pescatori di cuori affrontano il mare con ami sottili e esche di fiori.
Luci flebili di ideali di dongiovanni in acque nero peccato, inquiete come un segreto.
La di lei mano, delicata sulla penombra del viso ispido dell'uomo del mare.
La di lei bocca, schiusa sulle labbra del canta storie di reti e sirene.
La notte è zaffiro prezioso che lei porta al collo baciato tra fili di perle e promesse intessuti da colui che all'alba seguente rimarrà un marinaio.
E la giovane si addormenterà sul tuo petto di lupo di mare e passando le dita sul tuo marchio d'inchiostro leggerà "àncora" dove tu scrivesti "ancora".
Arrossiranno le guance al soffiare candido della passione.
Arrossiranno i cirri mattutini al soffocare di un lamento già ricordo, già solitudine.
Lenzuola tiepide.
Vuote e increspate come le onde di riva alle prime ore di un giorno nuovo, che affronti solo, che è il solo modo che sai.
Dalla vertigine del faro guardo il mare.
Mia figlia vivrà in campagna, vedrà i fiori nascere dalla neve.
Avrà capelli biondi di sogni oro come i miei.
Ed occhi blu profondo oceano.
Come l'unica cosa che suo padre sa amare.
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sabato 15 giugno 2013
nastri autentici
"Spero tanto tu sia sincera"
Se non puoi essere sincera non dire niente.
Vorrei un aneddoto che dimostrasse il valore di questa frase.
Ma non ce l'ho.
Non mi ricordo nemmeno dove o quando l'abbia sentita, so solo che ad un certo punto ho cominciato a tenerla a mente prima di rompere quella barriera tra le mie cose e le cose del mondo.
Così sto zitta spesso.
O parlo d'altro.
Raramente si presentano occasioni nelle quali non possa dire come la pensi a causa delle circostanze ( fin da bambina "circostanze" era una parola buffa, di quelle che fanno ridere, come chiocciola o mortadella, parole che non sai dire senza mostrare i dentini. Essendo piccola non comprendevo che l'uso di "circostanze" in una frase implicasse in qualche modo una certa serietà e pensare che bisognava essere seri mentre in queste stanze magari c'erano i funamboli che mi piacevano tanto o meglio ancora gli elefanti lo trovavo divertente.)
E questo rende molto autentiche le relazioni che ho, ed anche i miei diverbi.
Ho sempre voglia di verità.
E questo sia per indole naturale che perché a tredici anni non mi sentivo bella abbastanza e quindi passavo le sere a guardare la luna dalla vasistas e a scrivere poesie per il mio amore di IIF che sapeva appena come mi chiamassi.
Ho sempre voglia di verità perché come il mio buon umore va a biscotti e gelato al pistacchio, il mio cuore batte a colpi di verità, colpi bifunzionali, che fanno sì che viva e che alle volte spezzano il fiato, ti schiantano a terra e ti fanno capire che significa morire stando ancora nel mondo dei vivi.
Non è una benedizione, non è una condanna, è un dato di fatto, che purtroppo, e dico purtroppo perché sono così devota al sottosenso che vedrei un tralerighe in ogni gesto, ho imparato che quelle del nondetto e del nonfatto sono lenti rosa di occhiali che indosso spesso solo io quindi, per preservarmi, ho preso la severa e castigante ma retta decisione che sì, contano i fatti soltanto.
Le parole stanno a zero, contano i fatti. Il silenzio è un fatto.
Ora, per amore della sincerità cantata fino a adesso, mi trovo impelagata in una situazione vischiosa nella quale mi sono buttata poco gradualmente per dare una svolta conosciuta al tenore sospeso della mia vita di qualche tempo fa. Tipica scelta compiuta per sfida nei confronti della vita, io che rilancio e aspetto un' altra mossa.
Ma se io sono stronza e presuntuosa la vita mi batte in esperienza ed ha quella pazienza che io spesso detesto.
Sono all'impasse, in un magazzino, seduta su nere, gialle e rosse casse a scegliere e studiare le mie mosse.
No, sto scherzando, non ho un magazzino e se lo avessi ci sarebbero anche casse verdi e blu.
L'unica cosa vera che volevo dire è che ieri ho preso in mano una chitarra ed ho suonato le solite cose anni 80, poi ho suonato Con il nastro rosa e mi sono incazzata da morire perché mi ha ricordato che è quello che ti direi se potessi essere sincera,
ignorando le circostanze.
Se non puoi essere sincera non dire niente.
Vorrei un aneddoto che dimostrasse il valore di questa frase.
Ma non ce l'ho.
Non mi ricordo nemmeno dove o quando l'abbia sentita, so solo che ad un certo punto ho cominciato a tenerla a mente prima di rompere quella barriera tra le mie cose e le cose del mondo.
Così sto zitta spesso.
O parlo d'altro.
Raramente si presentano occasioni nelle quali non possa dire come la pensi a causa delle circostanze ( fin da bambina "circostanze" era una parola buffa, di quelle che fanno ridere, come chiocciola o mortadella, parole che non sai dire senza mostrare i dentini. Essendo piccola non comprendevo che l'uso di "circostanze" in una frase implicasse in qualche modo una certa serietà e pensare che bisognava essere seri mentre in queste stanze magari c'erano i funamboli che mi piacevano tanto o meglio ancora gli elefanti lo trovavo divertente.)
E questo rende molto autentiche le relazioni che ho, ed anche i miei diverbi.
Ho sempre voglia di verità.
E questo sia per indole naturale che perché a tredici anni non mi sentivo bella abbastanza e quindi passavo le sere a guardare la luna dalla vasistas e a scrivere poesie per il mio amore di IIF che sapeva appena come mi chiamassi.
Ho sempre voglia di verità perché come il mio buon umore va a biscotti e gelato al pistacchio, il mio cuore batte a colpi di verità, colpi bifunzionali, che fanno sì che viva e che alle volte spezzano il fiato, ti schiantano a terra e ti fanno capire che significa morire stando ancora nel mondo dei vivi.
Non è una benedizione, non è una condanna, è un dato di fatto, che purtroppo, e dico purtroppo perché sono così devota al sottosenso che vedrei un tralerighe in ogni gesto, ho imparato che quelle del nondetto e del nonfatto sono lenti rosa di occhiali che indosso spesso solo io quindi, per preservarmi, ho preso la severa e castigante ma retta decisione che sì, contano i fatti soltanto.
Le parole stanno a zero, contano i fatti. Il silenzio è un fatto.
Ora, per amore della sincerità cantata fino a adesso, mi trovo impelagata in una situazione vischiosa nella quale mi sono buttata poco gradualmente per dare una svolta conosciuta al tenore sospeso della mia vita di qualche tempo fa. Tipica scelta compiuta per sfida nei confronti della vita, io che rilancio e aspetto un' altra mossa.
Ma se io sono stronza e presuntuosa la vita mi batte in esperienza ed ha quella pazienza che io spesso detesto.
Sono all'impasse, in un magazzino, seduta su nere, gialle e rosse casse a scegliere e studiare le mie mosse.
No, sto scherzando, non ho un magazzino e se lo avessi ci sarebbero anche casse verdi e blu.
L'unica cosa vera che volevo dire è che ieri ho preso in mano una chitarra ed ho suonato le solite cose anni 80, poi ho suonato Con il nastro rosa e mi sono incazzata da morire perché mi ha ricordato che è quello che ti direi se potessi essere sincera,
ignorando le circostanze.
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giovedì 13 giugno 2013
Ultima
Ma io cosa ci posso fare?
Guarda, adesso mi siedo qui, ti dico tutto e però poi per cortesia, basta.
Meglio sul tavolo?
Bene, vada per il tavolo.
Cazzo quanto è freddo.
Sbottono la camicia?
Perfetto.
Allora mettiamo subito in chiaro una cosa.
Io non spiego mai niente.
No no no non mi guardare così.
Mai e niente vogliono dire davvero mai e niente.
Non che se uno mi chiede come funziona il programma della lavatrice non gli risponda certo.
Non spiego mai niente, un cazzo niente, di me.
Perché? Abbiamo detto sinceri?
I braccialetti dove li metto? Bustina? Ok.
Dov'ero... ah, sì, bene.
Non spiego niente di me perché per me è tutto molto naturale e come lo capisco io, tutti possono capirlo, non trovi? E se così non è, beh ho i miei tempi di risposta e la mia voglia di rispondere non è sempre la stessa, poi non mi piace scoprirmi, dare così, a qualcuno, tutte le possibilità di ferirmi porgendo il fianco.
Tolgo anche i Jeans? Li appoggio qui?
E quindi non è che arrivi, metti in disordine i miei compostissimi disastri e te ne vai con la pretesa che sia tutto uguale, tutto a posto, tutto intatto.
Intatto un cazzo.
E non ci trovo niente di buffo.
No non è vero, ci ho riso anche io, tra un pianto e un altro.
In fin dei conti mi sono sforzata tanto per stare così nel mio e nel tempo di un giorno, per te, sono diventata più trasparente di un'acqua in bicchiere.
Ti piace? Il colore è lo stesso ma questo è in pizzo, non so, ho comprato i completini di questo mese pensando che ti saresti divertito a toglierli quanto io a farmi guardare.
Lo metto nell'altra busta.
Sei triste adesso.
Lo sai a me non piace parlare, soprattutto quando necessario.
Sono molto femminile per molte molte molte anche troppe cose ma per altre insomma.
Due birre, una pizza e un divano mi hanno reso la vita sempre molto più semplice di dobbiamoparlare.
Pensavo fosse successo tutto troppo presto e tutto, soprattutto, solo nella mia testa, un po' come adesso, sai sono abituata a vivere a cavallo dei miei sogni fantasiosi.
Però ora mi accarezzi il viso, mi baci le mani, sorridi passando le dita tra i colori strani dei miei capelli.
Io sono nuda e tu sei trasparente.
Toglimi tu la catenina.
Puoi risparmiarti la fatica, è stato un incidente.
Non devo muovermi? No tranquillo, gli aghi non mi fanno paura, mi sono sempre piaciuti.
Anche la storia del sangue, beh l'ho sempre trovato interessante...
Poi non credo che mi farà male.
Vederti piangere invece.
Se avessi saputo che ci saremo rivisti solo oggi, ti avrei baciato.
Meglio.
E questo?
Sembra uno di quegli anellini da estate, quelli da mettere con le infradito.
Mancano le infradito.
Hai scritto giusto il nome sul cartellino? Mia mamma ci tiene.
Guarda, adesso mi siedo qui, ti dico tutto e però poi per cortesia, basta.
Meglio sul tavolo?
Bene, vada per il tavolo.
Cazzo quanto è freddo.
Sbottono la camicia?
Perfetto.
Allora mettiamo subito in chiaro una cosa.
Io non spiego mai niente.
No no no non mi guardare così.
Mai e niente vogliono dire davvero mai e niente.
Non che se uno mi chiede come funziona il programma della lavatrice non gli risponda certo.
Non spiego mai niente, un cazzo niente, di me.
Perché? Abbiamo detto sinceri?
I braccialetti dove li metto? Bustina? Ok.
Dov'ero... ah, sì, bene.
Non spiego niente di me perché per me è tutto molto naturale e come lo capisco io, tutti possono capirlo, non trovi? E se così non è, beh ho i miei tempi di risposta e la mia voglia di rispondere non è sempre la stessa, poi non mi piace scoprirmi, dare così, a qualcuno, tutte le possibilità di ferirmi porgendo il fianco.
Tolgo anche i Jeans? Li appoggio qui?
E quindi non è che arrivi, metti in disordine i miei compostissimi disastri e te ne vai con la pretesa che sia tutto uguale, tutto a posto, tutto intatto.
Intatto un cazzo.
E non ci trovo niente di buffo.
No non è vero, ci ho riso anche io, tra un pianto e un altro.
In fin dei conti mi sono sforzata tanto per stare così nel mio e nel tempo di un giorno, per te, sono diventata più trasparente di un'acqua in bicchiere.
Ti piace? Il colore è lo stesso ma questo è in pizzo, non so, ho comprato i completini di questo mese pensando che ti saresti divertito a toglierli quanto io a farmi guardare.
Lo metto nell'altra busta.
Sei triste adesso.
Lo sai a me non piace parlare, soprattutto quando necessario.
Sono molto femminile per molte molte molte anche troppe cose ma per altre insomma.
Due birre, una pizza e un divano mi hanno reso la vita sempre molto più semplice di dobbiamoparlare.
Pensavo fosse successo tutto troppo presto e tutto, soprattutto, solo nella mia testa, un po' come adesso, sai sono abituata a vivere a cavallo dei miei sogni fantasiosi.
Però ora mi accarezzi il viso, mi baci le mani, sorridi passando le dita tra i colori strani dei miei capelli.
Io sono nuda e tu sei trasparente.
Toglimi tu la catenina.
Puoi risparmiarti la fatica, è stato un incidente.
Non devo muovermi? No tranquillo, gli aghi non mi fanno paura, mi sono sempre piaciuti.
Anche la storia del sangue, beh l'ho sempre trovato interessante...
Poi non credo che mi farà male.
Vederti piangere invece.
Se avessi saputo che ci saremo rivisti solo oggi, ti avrei baciato.
Meglio.
E questo?
Sembra uno di quegli anellini da estate, quelli da mettere con le infradito.
Mancano le infradito.
Hai scritto giusto il nome sul cartellino? Mia mamma ci tiene.
mercoledì 12 giugno 2013
La noia
Tutto mi annoia.
Sì certo se metto un bell' "io" a inizio frase è ovvio che qualcosa di interessante verrà fuori ma sono leggermente stanca di rigirare coltelli in piaghe che conosco.
Vorrei un "tu" che valesse la pena del mio tempo, che lo pretendesse, che se lo prendesse non che mi desse l'impressione di un quarto d'ora perso.
Oggi ho capito che vuol dire "bello da far male" e l'ho capito come uno stinco comprende uno spigolo in massello.
Ho riso delle mie convinzioni passando il ghiaccio sul livido nascente.
Se non hai sentimenti sei una stronza.
Se ne hai sei una super stronza.
Se li hai ma non li vuoi sei stronza uguale e pure un po' incazzata.
Arrabbiarsi fa aumentare le rughe, il quadro è completo.
Tutto mi annoia.
In questa fase della vita, cuore e culo non sono due parole, sono due concetti risvolto della stessa medaglia che non cade mai di testa o croce ma sta fissa in piedi sul bordo zigrinato.
Ci ho messo il cuore
L'ho fatto col cuore
Ti porto nel cuore
Col cuore in mano
Cuore mio
Mi batte il cuore
Mi pesa il cuore
Dal più profondo del mio cuore
Ti ho dato il cuore
Vaffancuore
ora sostituisci cuore con culo e rileggi sopra.
Tutto mi annoia.
Il silenzio mi annoia, le parole vuote mi annoiano, il senso delle cose mi annoia, la pochezza delle persone mi annoia, questo tentativo di perfezione cristomadonna mi annoia.
Voglio i difetti.
Parlami di difetti.
Raccontami che quanto torni a casa qualche sera non ti senti l'eroe,
dimmi che ti piace guardarti da fuori mentre ti racconti agl'altri che credono ad ogni cosa e che persino tu ti credi, a volte, quando te la racconti.
Dimmi di quella volta che hai mentito, di quella volta in cui hai copiato, di quella volta in cui far male ti piaceva e fermarti non è stato facile come avevi creduto.
Dimmi di quando non dormivi per il senso della colpa,
raccontami tutte le volte che un nondetto dentro ti gridava un nonfatto dilaniante.
Dimmi quante volte hai avuto paura.
Dimmi quante volte hai detto iostobene dall'inferno.
Raccontami di quando hai perso, di quando ti è piovuto addosso, di quando non credevi fosse vero che un mondo tanto grande ti rendesse claustrofobico.
Voglio i difetti.
Quelli che hanno fatto piangere tua madre, che t'hanno fatto credere d'essere il peggiore tra gli esseri viventi.
Voglio i difetti.
Che valgano la pena di almeno un quarto d'ora d'attenzione.
Pensi di essere abbastanza sbagliato?
Sì certo se metto un bell' "io" a inizio frase è ovvio che qualcosa di interessante verrà fuori ma sono leggermente stanca di rigirare coltelli in piaghe che conosco.
Vorrei un "tu" che valesse la pena del mio tempo, che lo pretendesse, che se lo prendesse non che mi desse l'impressione di un quarto d'ora perso.
Oggi ho capito che vuol dire "bello da far male" e l'ho capito come uno stinco comprende uno spigolo in massello.
Ho riso delle mie convinzioni passando il ghiaccio sul livido nascente.
Se non hai sentimenti sei una stronza.
Se ne hai sei una super stronza.
Se li hai ma non li vuoi sei stronza uguale e pure un po' incazzata.
Arrabbiarsi fa aumentare le rughe, il quadro è completo.
Tutto mi annoia.
In questa fase della vita, cuore e culo non sono due parole, sono due concetti risvolto della stessa medaglia che non cade mai di testa o croce ma sta fissa in piedi sul bordo zigrinato.
Ci ho messo il cuore
L'ho fatto col cuore
Ti porto nel cuore
Col cuore in mano
Cuore mio
Mi batte il cuore
Mi pesa il cuore
Dal più profondo del mio cuore
Ti ho dato il cuore
Vaffancuore
ora sostituisci cuore con culo e rileggi sopra.
Tutto mi annoia.
Il silenzio mi annoia, le parole vuote mi annoiano, il senso delle cose mi annoia, la pochezza delle persone mi annoia, questo tentativo di perfezione cristomadonna mi annoia.
Voglio i difetti.
Parlami di difetti.
Raccontami che quanto torni a casa qualche sera non ti senti l'eroe,
dimmi che ti piace guardarti da fuori mentre ti racconti agl'altri che credono ad ogni cosa e che persino tu ti credi, a volte, quando te la racconti.
Dimmi di quella volta che hai mentito, di quella volta in cui hai copiato, di quella volta in cui far male ti piaceva e fermarti non è stato facile come avevi creduto.
Dimmi di quando non dormivi per il senso della colpa,
raccontami tutte le volte che un nondetto dentro ti gridava un nonfatto dilaniante.
Dimmi quante volte hai avuto paura.
Dimmi quante volte hai detto iostobene dall'inferno.
Raccontami di quando hai perso, di quando ti è piovuto addosso, di quando non credevi fosse vero che un mondo tanto grande ti rendesse claustrofobico.
Voglio i difetti.
Quelli che hanno fatto piangere tua madre, che t'hanno fatto credere d'essere il peggiore tra gli esseri viventi.
Voglio i difetti.
Che valgano la pena di almeno un quarto d'ora d'attenzione.
Pensi di essere abbastanza sbagliato?
Cinica e stronza
Per qualche ora, facciamo come se potessi permettermi di non essere una cinica stronza.
Facciamo che mi passo lo struccante sul viso e mi siedo sul divano, con i pantaloni grigi della tuta ed i capelli rosa cipria sciolti da una parte.
E tu, facciamo che tu per qualche ora stai qui accanto a me.
E mi fai posto sul petto, sotto la spalla.
E mi baci la fronte, mi accarezzi il collo e mi dici che andrà tutto bene.
Facciamo che mi tieni la mano e mi sussurri che ti piaccio anche sbagliata,
che il peggio di me è la parte che apprezzi di più, che il mio anulare storto,
che il mio sorriso storto, che il mio silenzio storto non li cambieresti con nessuna perfezione al mondo.
Sì, per qualche ora facciamo che il mondo siamo noi, senza il resto.
E domani sarà come se nulla fosse stato, tornerà il nulla sempre stato.
Così faremo finta.
La stranezza dei gesti che fingi è che se li fingi a lungo poi diventano come veri.
E allora mi chiedo perché non fingere tutti i giorni, per qualche ora, di non essere la cinica stronza che sono.
Facciamo che mi passo lo struccante sul viso e mi siedo sul divano, con i pantaloni grigi della tuta ed i capelli rosa cipria sciolti da una parte.
E tu, facciamo che tu per qualche ora stai qui accanto a me.
E mi fai posto sul petto, sotto la spalla.
E mi baci la fronte, mi accarezzi il collo e mi dici che andrà tutto bene.
Facciamo che mi tieni la mano e mi sussurri che ti piaccio anche sbagliata,
che il peggio di me è la parte che apprezzi di più, che il mio anulare storto,
che il mio sorriso storto, che il mio silenzio storto non li cambieresti con nessuna perfezione al mondo.
Sì, per qualche ora facciamo che il mondo siamo noi, senza il resto.
E domani sarà come se nulla fosse stato, tornerà il nulla sempre stato.
Così faremo finta.
La stranezza dei gesti che fingi è che se li fingi a lungo poi diventano come veri.
E allora mi chiedo perché non fingere tutti i giorni, per qualche ora, di non essere la cinica stronza che sono.
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facciamo finta che,
parole
sabato 1 giugno 2013
L'amore ai tempi delle stampanti 3D
-Tieni è per te.
-Cos'è?
-È un vaso.
-Un vaso per cosa?
-Non lo so, per le piante?
-Piantine, è un po' piccolo no?
-In effetti è nato come un bicchiere.
-Ah sì?
-Sì, mi stavo lavando i denti l'altra mattina, e nel bicchiere degli spazzolini ho visto il tuo
-E ti ha ispirato?
-In un certo senso... l'ho visto lì fermo, appoggiato di schiena al margine rosso di plastica, coperto dal cappuccio opaco di dentifricio e, so che sembra assurdo ma ho come avuto l'impressione che mi stesse guardando ed anche...sì anche parlando. Mi ha proprio guardata e mi ha detto "eppure io sono ancora qui e tu sei fregata" E allora mi sono sciacquata la bocca e sono andata da quei miei amici che fanno quelle sculture sperimentali coi suoni e insomma alla fine ti ho fatto questo... ecco. È proprio per te.
-Ma che pensiero dolce. E che dice?
-Vaffanculo.
-Cos'è?
-È un vaso.
-Un vaso per cosa?
-Non lo so, per le piante?
-Piantine, è un po' piccolo no?
-In effetti è nato come un bicchiere.
-Ah sì?
-Sì, mi stavo lavando i denti l'altra mattina, e nel bicchiere degli spazzolini ho visto il tuo
-E ti ha ispirato?
-In un certo senso... l'ho visto lì fermo, appoggiato di schiena al margine rosso di plastica, coperto dal cappuccio opaco di dentifricio e, so che sembra assurdo ma ho come avuto l'impressione che mi stesse guardando ed anche...sì anche parlando. Mi ha proprio guardata e mi ha detto "eppure io sono ancora qui e tu sei fregata" E allora mi sono sciacquata la bocca e sono andata da quei miei amici che fanno quelle sculture sperimentali coi suoni e insomma alla fine ti ho fatto questo... ecco. È proprio per te.
-Ma che pensiero dolce. E che dice?
-Vaffanculo.
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