giovedì 11 novembre 2010

un maschio idiota.

Le donne.
Io, che donna sono, talvolta mi trovo d'accordo su certi incisi misogeni alla Wilde, per intenderci.

Il punto è che, sebbene sia piena di difetti e spesso il mio ego abbia bisogno di un intero appartamento tutto per sé, non posso non rendermi conto di una peculiarità che mi appartenga:
L'intelligenza.
E qui c'è chi penserà alla mia presunzione astronomica o al totale ammanco di modestia...
beh, chissenefrega.
Non ho detto di essere la più intelligente del mondo. Rita Levi Montalcini o Luciana Littizzetto potrebbero darmi del filo da torcere...
Per questo provo un certo fastidio nonché un notevole disappunto nell'accorgermi quanto certe persone abusino di questo termine.
E mi riferisco a queste sciacquette da night club, queste donne scialbe che riempiono le frasi di "fidati di me" e sguardi maliziosi, queste donnicciole volgari, prive di cultura che hanno di che dire su ogni cosa.
Io sono una rinomata rompicazzo. Non dimentico di essere umile ma quando è troppo è troppo.
E la cosa che ancora mi stupisce è quanto gli uomini siano in balia di questi occhietti color del cielo che in questo caso rappresentano proprio l'aereo vuoto cerebrale...
Che tristezza.


lunedì 8 novembre 2010

E & M

I baci caldi, i movimenti frenetici, il respiro veloce, gli abiti come ostacoli da strappare via.
Gli sguardi scagliati diretti come proiettili, atti a bruciare dentro quanto più possibile.
L'inferno. La beatitudine. L'immenso in una stanza. In quella stanza.
E adesso, tra le stesse quattro mura, il respiro si faceva corto, stretto dal morso allo stomaco.
E. è lì, raccolta in un angolo del letto, il viso occultato dai capelli ed il pianto strozzato in fondo alla gola.
Vuole che M. la stringa a sé. Vuole sentire l'odore della sua pelle, vuole le manchi il fiato ascoltando il battito corrispondente dal suo petto. Vuole, o meglio ri-vuole quel senso d'appartenenza che M. le aveva dato in tutto quel tempo.
Lui l'aveva trovata, lui l'aveva salvata, lui l'aveva resa bella, o meglio, lui le aveva mostrato quanta bellezza fosse racchiusa in lei. Lei che si era sempre sentita sbagliata. Lei che non si era mai sentita pura.
In quel momento, i loro corpi, i loro occhi erano come avvolti dalla nebbia, in un notturno invernale.

M. sta in piedi, di fronte a lei.
E. alza piano la testa, i due si guardano, M. si volta verso la portafinestra.
E. scatta, arriva davanti a lui.
Vorrebbe urlare, vorrebbe gridargli tutta la sua rabbia, tutta la sua paura folle.
Invece si avvicina, trema, gli posa le mani gelide, sul viso, quasi si scusa e gli occhi le si fanno lucidi.
M. si volta verso di lei, la vede bella, bella come sempre, forse più di sempre. Sente le vertigini fissando quegl'occhi grigi e spofonda in se stesso.
Vorrebbe non sentire il peso dell'equilibrio infranto.
Vorrebbe soffocare in un abbraccio devastante il proprio terrore.
E. lo guarda " baciami ancora" dice piano.
M. vorrebbe farlo, non desidera altro. Esita.
E. si alza sulle punte, socchiude gli occhi e posa le sue labbra morbide su quelle di M.
Lui non si sente degno ma la sente sua.
La stringe forte. Più di sempre.
La bacia. Davvero.
La respira. Affondo.
E' suo come non mai.
Si trascina su di lei.
La bacia ancora.
L'unica desiderio è raggiungerla.
Ed è un altro brivido tra le lenzuola increspate.
E. scivola via. Lo guarda e si rannicchia in un angolo del letto. Sfatto.
Il volto occultato dai capelli e l'inclemenza in fondo alla gola.


lunedì 25 ottobre 2010

Fuori Sincrono

Sveglia antelucana, ore di dita passionali strusciate su pagine antiche, tempo perduto ad ascoltare parole leggere tanto da non lasciare segno alcuno, e finire la giornata ad eseguire ordini altrui.
In un giorno di questo tipo essere messi spalle al muro da noi stessi, di fronte all'ultimo caffé, è davvero inevitabile.
Sei lì, ed appoggiando lo sguardo stanco sulla cremina beige macchiata di latte che non volevi ma altrimenti sarebbe ridicolmente avanzato, sentendo gli interrogativi svolazzare tra le pieghe cerebrali, non puoi far altro che chiuderli danodogli quel perché che tanto reclamano.

"Ogni cosa a suo tempo".

Questo inciso dovrei farmelo marchiare a fuoco in fronte.
E' il monito che più mi sia stato ripetuto. E' il post-it mentale che mi affligge continuamente.
La fretta non è mai stata una cattiva consigliera e l'ultimo minuto è il mio miglior amico e sebbene sappia che facendo le cose con calma e cogliendo i frutti da maturi, ci sia solo tanto di guadagnato, è più forte di me, faccio di tutto e mi sbatto fino all'invero simile per raggiungere ciò che corrisponda alle esigenze del mio frenetico e battente cuore.

Il punto è che la maggior parte delle volte riesco a spuntarla, o almeno penso che sia così; ma per quanto il tempo si faccia galante, quando gli passi avanti storce il naso, allunga il passo e poi ti supera di quel metro scarso che ti lascia stranito lì, ad osservargli le terga.

I biscotti e la cioccolata in tazza vanno presi e consumati insieme.
Il bagnoschiuma va versato in vasca mentre quest'ultima si sta riempiendo.
L'acqua si sala prima di buttare la pasta.

Ogni cosa a suo tempo.

Ecco.

C'è poco da fare quando, pur restando un sorriso di fondo, uno arriva coi biscotti mezz'ora dopo aver sciacquato la tazza o versa il bagnoschiuma in vasca dopo che ci si è già serviti dell'accappatoio o che porti il sale quando gli spaghetti sono bolliti sciocchi.

Non è la stessa cosa e non lo sarebbe stata.

Ogni cosa a suo tempo. Ogni tempo ha la sua cosa.
E davvero non c'è niente da fare...senza posto per i "se" di circostanza.
La cioccolata è stata lo stesso gradevole, ho usato i sali al posto del bagnoschiuma ed ho puntato sul sapore del sugo.

La luce dello schermo cessa di illuminarle il viso.
Rimette la cosa nel cassetto. Lo chiude.
Spegne la luce lasciando la stanza. Lentamente.
Nero.
Titoli di coda.

lunedì 11 ottobre 2010

and I'm feeling not so gud.

Non ho capito perché l'immaginuccia di oggi appaia notevolmente rimpicciolita...
Qualunque sia la causa, non me curerò oltre.

Eh, cosa non si fa pur di evitare ciò che si deve...

C'è chi esce, chi si perde in chiacchiere e chi si arrovella con livelli in perenne disaccordo...
C'est la vie...




mercoledì 29 settembre 2010

Put your head on my shoulder...




Ok, l'amore, carnale o platonico che sia, è un business di infinite risorse.
E' anche l'argomento su cui sia stato maggiormente discusso, scritto, dipinto, cantato, composto, filmato, inventato...

Così, ogni volta che mi trovo a fare i conti con l'amore che provo io, ecco che l'ansia della banalità mi assale, ed ogni cosa che mi venga in mente mi sembra simile ad una decina di film, un paio di canzoni ed una manciata di puntate salienti di telefilm vari.

Nella banalità non c'è mica niente di male, soltanto che, coi tempi che corrono, sta diventando il titolo della scusa più gettonata per non sforzarsi " un po' " di più.

Ma non ho più diciassette anni, i panegirici di ricercate aggettivazioni che descrivono il più tragico e passionale sentimento sopportabile dall'essere umano, poco si addicono a come ami adesso... (sebbene rimangano tra le mie letture favorite)

Per dirmi alla mia dolce metà, mi occorre un linguaggio alla Volo.
Qualcosa di profondamente umano e meravigliosamente contemporaneo ma non contemporaneo come gli Emo, contemporaneo meritevole di un posto nel mio personale olimpo...

E quindi ho scavato nei ricordi, riletto pagine di diario coll'inchiostro sbaffato a pioggia, aperto album e rivisto fotografie. Fotografie di sensazioni che riaffiorano con magia Proustiana....

Sebbene, nel mio immaginario, difficile da scindere dalla mia reale esistenze, l'amore è lui che mi viene a prendere, una notte, a Parigi...no quello è "Sex & the city"...
Insomma, se per me l'amore, concettualmente, è un classico Disney riadattato alla One tree hill... nella vita, quella vera, quella in cui, quando, raramente, lui mi dice una frase dolcissima e perfetta, non solo non c'è colonna sonora o neve ma io non ho né fondotinta né capello a modo...ecco, in questa vita qui, l'amore che conta non è quello patinato e perfetto...
è dargli la parte più buona del pollo senza dispiacersi troppo... è la preoccupazione che il caffé non sia venuto come le piace, è il trovarlo alla porta la sera in cui non c'era tempo per vedersi e tirarsi su le maniche, prendersi per mano e saltare oltre le incomprensioni, mille pro die...

E se è una fregatura non lo so... e nemmeno voglio saperlo.

domenica 19 settembre 2010

Sarah Kane, Crave (Fame)

E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni

e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te"


mercoledì 15 settembre 2010

Frederick

Se avesse un cervello funzionante?
Se fosse intelligente?
Se fosse colto?
Se fosse intuitivo?
Se fosse sensibile?
Se fosse buono?
Se fosse innamorato?
Se lo fosse di me?
Se amasse quello che faccio?
Se fosse tenero?
Se fosse dolce?
Se fosse...
ah meno male!

domenica 12 settembre 2010

Questione di Sketch

Questi sono alcuni degli schizzi (orrendi)
fatti attraverso un sito di websketching...
Niente a che vedere con Odoscketch!
Comunque divertente.

Cleo:
Marta:
Paola:
Lisa:


il sito web è Harmony


Un diavolo per disegno...

Fare le illustrazioni per il blog.
Che INCUBO!
E' da prima delle vacanze estive che giro con un post-it nello sketchbook che riporta l'elenco delle sezioni che vorrei/dovrei illustrare ed i miei fogli sono piene di prove e bozze cancellate e poco amate perché non sono riuscita nemmeno a decidermi sullo stile da seguire.
Ieri poi, scarabocchiando di brutto, mi sono stancata ed ho scannerizzato il primo foglio a caso, che è diventato la nuova intestazione blog.
Incubo è il nome della bionda ragazza dalle parti intime luminescenti.
Questa qui sotto è FaseRem, la versione light.

Quando avrò qualche idea migliore od una manualità più soddisfacente, non tarderò ad apportare modifiche...



lunedì 6 settembre 2010

Il Dentista...

Dopo una settimana al limite del sopportabile, ho tirato un respiro di sollievo quando al mio albeggiante risveglio, mi sono resa conto che le cose che avrei assolutamente dovuto fare mi piacevano tutte.
Eccetto l'appuntamento col figlio del demonio, sanguisuga di risparmi, essere senza scrupoli e totalmente privo di moralità.

Il Dentista.

Oltre ad essere uno spietato arrampicatore sociale, lucrante sulle altrui atroci sofferenze, in questa figura che sfiora il mitologico, è forte l'istinto sadico, che sfoggia con boria consunta, già dalle prime manifestazioni di sé.
Ti studia, ti deride per l'errato utilizzo del filo interdentale e ti invita, celando il suo fine con un diabolico sorriso, a sederti su quel moderno rifacimento di sedia elettrica...
"Prego, si accomodi..." dice il discendente di Satana...
E quando trovi la risposta all'interrogativo circa il perché le assistenti della suddetta prole di Blezebù, più che dall'università, sembrino uscite dal catalogo di Victoria Secret's...

E' troppo tardi.

Sei già in trappola. Inerme. Nella medesima condizione di una tartaruga dondolante sul carapace.
E nonappena vedi l'ago anestetico che dovrebbe esserti amico o percepisci il suono dell'apparentemente innocuo e minuscolo trapano, il tuo occhio prende le stesse sembianze di quello del povero bovino destinato al macello.
Ecco, lì ti rendi conto concretamente dell'ineluttabilità della sofferenza, della vittoria schiacciante del male incombente...
Ed a coronate questo Satanico quadretto c'è la faccia gaudente che l'anticristo ti mostra per tutto quell'infinito tempo infernale...
Mi sfugge ancora il meccanismo che mi porta, in conclusione a questo tour nella bolgia odontoiatrica, a remunerare fior fior di quattrini il primogenito di Lucifero...
In effetti avevo sentito dire che le anime di oggi non valessero più come quelle di una volta...